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Il vecchio cimitero di Porto San Giorgio

Un monumento in cerca di aiuto

IL CIMITERO NOSTRO, CHE RESTA SOPRA SAN GIORGIO RENDEVA UN FETORE PUZZOLENTE PER TUTTO IL PAESE.

A TAL MOTIVO VENNERO DA FERMO CANCELLIERE, ARCHITETTO E MEDICO PER PORRE IL RIMEDIO PIU’ ESPEDIENTE, ED ORDINò DI FAR FUOCO PRIMA PER TUTTE LE CONTRADE,

E SCOPERTO IL CIMITERO, COME ANCHE IL TETTO, IVI PORCI DELLA CALCE, ED ARENA.

CON TAL OPERA SVANI’ IL FETORE

21 AGOSTO 1801

 

L’antico cimitero era annesso all’antica chiesa di San Giorgio la cui facciata è ancora visibile guardando attraverso il cancello in ferro.

Nel corso dei secoli XVIII e XIX, l’area fu soggetta a diverse alluvioni per le esondazioni del Fosso Rio.

Le infiltrazioni e l’umidità dell’area intaccarono la chiesa nei cui sotterranei erano conservate numerose sepolture.

Per questo motivo, da sotto il pavimento della chiesa, venivano a sprigionarsi esalazioni mefitiche che alimentavano ricorrenti pestilenze.

La chiesa di San Giorgio fu quindi chiusa al culto e nei primi del 1800 la comunità sangiorgese decise di demolirla lasciando all’area la funzione di cimitero, fino al 1870 quando un nuovo cimitero venne costruito sulla collina.

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Da scheda FAI – I luoghi del cuore

ANTICO CIMITERO OTTOCENTESCO O OSSARIO PORTO SAN GIORGIO

Il prospetto settecentesco del Cimitero di Porto San Giorgio è caratterizzato da un’elegante struttura in laterizio, al centro della quale si apre il portale di accesso fiancheggiato da due aperture chiuse da inferriate. Il portale è sovrastato da un timpano curvilineo al centro del quale è collocato lo stemma in pietra del Cardinale e Principe di Fermo Cesare Brancadoro (1755-1837). Sormontato dal cappello cardinalizio, lo stemma poggia su due cornucopie traboccanti di frutti, simbolo di abbondanza. La struttura architettonica si avvale del piacevole contrasto cromatico fra il colore caldo del laterizio e le cornici in pietra; il fronte è scompartito da quattro lesene binate in laterizio ocra e rosso con capitelli dorici.

L’iscrizione latina posta nell’architrave è riferita all’uso del cimitero, destinato ad accogliere i resti di quanti risorgeranno; alti riferimenti alla destinazione cimiteriale dell’edificio possono scorgersi nei quattro teschi modellati su cornicione e nella decorazione in rilievo che rappresenta due femori incrociati sospesi in un nastro. La sommità del prospetto è decorato da quattro vasi in pietra sormontati da una fiamma. Pur non conoscendo il nome del progettista, il carattere sobrio del prospetto lascia intendere che possa trattarsi di un’opera dell’architetto comasco Pietro Augustoni (1741-1815), architetto della Camera Apostolica ed autore a Fermo dei Palazzi Sassatelli, Pelagallo, Erioni, nonché del Seminario e delle facciate delle chiese del Carmine e di S. Francesco. Rifacendosi ai modelli di Luigi Vanvitelli, Augustoni appare capace di moderare gli eccessi decorativi dell’architettura rococò, alla luce di un rinnovato confronto con quello classico. L’Augustoni venne incaricato dalla Camera Apostolica di progettare i rinnovamenti urbanistici realizzati anche al Porto di Fermo (l’odierna Porto San Giorgio) nella seconda metà del Settecento e, in tale occasione, provvide forse a fornire i progetti per il cimitero.

23.12.2018 La redazione