Porto San Giorgio

Perché avevo quindici anni quando, con una giacca bianca che mi arrivava ai ginocchi, all’hotel Gabbiano facevo il “boccia” (commis); sparecchiavo i tavoli mentre mi insegnavano che il turista è un amico, perché solo un amico ha piacere nel venire a trovarti.
Perché allora, a Porto San Giorgio, c’erano i tornei internazionali di pallacanestro, anche femminili, e quelle santantonie invece di accendermi precoci pruriti, mi mettevano soggezione.
Perché a Porto San Giorgio, tra gli oleandri di Rivafiorita, arrivavano e si esibivano tutte le star nazionali ed internazionali del momento e, dopo la chiusura del ristorante, ci arrampicavamo sulla scarpata della ferrovia per vederle.
Perché, a nord ed a sud, c’erano pochi uguali sulla fascia costiera e si viveva la soddisfazione dei numero uno.
Perché la gente d’estate si stringeva e si arrangiava nei locali di servizio delle abitazioni per lasciar libera ai turisti ospiti la parte nobile delle modeste case; poi però si finiva a vivere tutti insieme, in rapporto quasi parentale, negli stessi ambienti.
Perché, per errore o per fortuna, non si è vissuta a pieno la trasformazione e l’industrializzazione del turismo come altri paesi vicini più osannati ma certo meno vivibili.
Perché nessuno qui, nonostante tutto e tutti, ha mai perso la certezza di tornare ad essere i numero uno.

Perché Porto San Giorgio è ancora piena di gente come me a cui hanno insegnato che un turista è un amico e ad un amico si dà, non si prende.

La Redazione

Foto e montaggio Giovanni Vagnarelli