Monteleone di Fermo


Monteleone di Fermo sorge sul crinale che divide l’Ete Vivo dal suo affluente, il Lubrìco. Gode di un panorama straordinario. Da un lato si può spaziare dalla catena dei Sibillini, i Monti Azzurri del Leopardi, con le suggestive vette, della Sibilla, della Priora, del Vettore…, fino ai monti della Laga e al Gran Sasso d’Italia; dall’altro il succedersi digradante delle colline accompagna l’occhio all’Adriatico, su cui si staglia, verso Nord, il massiccio del Conero.
Il centro storico è tutto raccolto sotto l’imponente torre ad esagono irregolare fatta costruire nei primi anni del secolo XII a scopo difensivo dall’abate di Farfa Berardo III, adiacente alla chiesa di Santa Maria (oggi San Giovanni Battista), paleocristiana, di cui si conservano pregevoli elementi decorativi in arenaria e in cotto, realizzata a sua volta su un precedente luogo di culto. Ai piedi della torre si apre la grande piazza Umberto I, tradizionale cuore del paese, chiusa verso Nord dalla facciata della parrocchiale intitolata a San Marone, patrono del paese, anch’essa di origine medievale, che per alcuni decenni, nel corso del Seicento, ospitò un piccolo convento di frati agostiniani.
Appena fuori dal centro abitato, sulla provinciale che scende all’Ete Vivo e quindi conduce verso Servigliano, Belmonte Piceno, Monsampietro Morico, per poi collegarsi con la rete viaria verso Fermo, si incontra un gioiello di arte, per l’impianto architettonico e per i dipinti che la impreziosiscono all’interno, e di storia, per gli avvenimenti a cui è legato. Si tratta della chiesa dedicata in origine alla Madonna della Misericordia, cui in seguito è stata agginta l’intitolazione del Crocifisso.
Tutt’intorno i campi, nonostante lo spopolamento che anche Monteleone di Fermo ha vissuto soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, sono intensamente coltivati. Scomparse le antiche alberate e folignate, che davano al paesaggio un aspetto di ordinato giardino, ed espiantati anche i vigneti, permangono significative presenze di uliveti. Predomina ormai la coltura dei cereali e dei girasoli.
Forte è ancora il fascino complessivo del paesaggio.
Negli ultimi dieci anni l’amministrazione comunale si è posta l’obiettivo di percorrere nuove strade per rilanciare il paese, per dare prospettive e speranze di un futuro a coloro che comunque vogliono continuare a vivere in questo splendido luogo e ha rivolto le sue attenzioni all’accoglienza turistica. Col ricorso a fondi europei e regionali e col sostegno prima della provincia di Ascoli Piceno, poi di Fermo e della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fermo, è stato attuato il progetto di messa in sicurezza e di valorizzazione dell’ampia area dei “vulcanelli di fango”, che costeggia la sponda destra dell’Ete Vivo; insieme, a seguito dell’acquisto e della ristrutturazione di un edificio storico, è in avanzata fase di realizzazione una sede ricettiva di alta qualità, legata alla rete delle “dimore di charme”, che potrà dare un forte impulso turistico a Monteleone di Fermo e a tutta l’area a ridosso dei Sibillini.

Vittorio Paci Sindaco (2005 2015)