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Vulcanelli di fango o “sdrai” a Belmonte Piceno

sdrau? e se fosse un drago?!

In tutta la regione sono numerose le località in cui sono presenti questi fenomeni, ma la concentrazione più significativa ed interessante è nella parte più meridionale delle marche. Molti sono localizzati lungo la parte alta del fiume Ete Vivo nei territori di Monteleone di Fermo, Belmonte Piceno, Montelparo, Curetta di Servigliano. E’ in questo territorio che prendono anche il nome di “sdrai” forse, come dice il prof. Rocchi, una derivazione del verbo latino “extraho” che vuol dire “tirare fuori”. Dal punto di vista scientifico questi fenomeni sono generati da emissioni di idrocarburi volatili che spingono in superficie le acque faldifere, nelle quali sono disciolte particelle di argilla che, nei momenti di massima energia, producono emissioni di argilla liquida.

Nel territorio di Belmonte Piceno ce ne sono tre: il primo si trova in contrada “Colle Ete” nel letto del fiume Ete Vivo, sulla sponda sinistra, proproio sotto al pianoro dove, nei primi anni del 900 (1909-1911), venne rinvenuta una delle necropoli picene più significative del piceno meridionale.

E’ l’unico che si trovi proprio nel letto del fiume Ete Vivo e l’acqua vi scorre a fianco.

In questi ultimi anni si ricorda che una pecora, nell’attraversare il fiume, vi rimase intrappolata con le quattro zampe e non riuscì più a liberarsi; le volpi fecero il resto.

Gli altri due si trovano sull’altro versante, in contrada “Colle Tenna” ma di questi due oggi si sono perse le tracce in quanto quella parte di territorio non viene più coltivata. Si ricorda ancora, come racconta Toni, un contadino del posto, che durante l’aratura tanti anni fa, una mucca vi rimanesse intrappolata dalle zampe posteriori fino alla pancia; dopo molti tentativi fu liberata e lo “sdrau” fu immediatamente circondato da bastoni conficcati nel terreno per indicarne la presenza.

Franco Giampieri