Monteleone di Fermo → Borgo e Territorio

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Vulcanelli a Monteleone

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Emissioni di argilla liquida che con la presenza di gas fanno “ribollire” in qualche punto il terreno. Acque melmose che “gorgogliano” e magari minacciano di tirarti dentro : ritivuji, vullicari, sdrai… sono alcune delle denominazioni popolari di questi fenomeni, che ogni tanto si presentano anche nel territorio piceno. Quelli di Monteleone, lungo l’Ete Vivo, hanno ridestato un interesse prima limitato ai vecchi abitanti della zona interessata, ai quali è magari rimasta impressa una qualche immagine popolare di San Giorgio e relativo drago, come a Montegiorgio ce n’è ancora traccia nella toponomastica, contrada Sdrau. Adesso i vulcanelli sono segnalati, circoscritti da una palizzata in legno, ad uso di “turisti” e curiosi che abbiano voglia di arrivare a quelle prime propaggini del fiume. Soprattutto nel momento in cui vi sia notizia di una qualche loro attività più accentuata. Intorno ai rigagnoli cinerini che restano dopo qualche “colata” più consistente, le colture sono come interrotte. I girasoli si arrestano sul fronte imposto dall’avanzata del…drago, una incontrollata invasione del terreno ad opera di forze naturali, personificate per altre vie dell’immaginario collettivo in questa spontanea “estrazione” di terra biancastra, sulfurea o anche salata. Come per il “lago” di Offida e per le “sagnasughe” di Rotella, si tratta piuttosto di buoni pretesti per una passeggiata in questi luoghi, con poche probabilità di poter ascoltare, in diretta, le voci di dentro la terra, ma con la possibilità di annettere alla propria esperienza contesti paesaggistici di strade e stradelli, fiumi e fossi, vegetazione spontanea, piante di rilievo. Succede a Montappone, in contrada Saletto, a chi dopo un piccolo atterrato e una casa colonica pure abbandonata, scende per il sentiero dei cespi di rugni fino al sottostante Fosso della Rota e al Tarucchio che ne accoglie le acque. Seguendo l’opportuna indicazione, si arriva ad una sorta di piccolo stagno d’argilla dal colore livido, diverso dal resto del terreno circostante. Circondato da tife palustri, se ne sta tranquillo senza minacciare rovine come il “drago” di Monteleone. Meglio comunque non avvicinarsi tanto da sprofondare nel fango ed esserne inghiottiti.

Immagini dei vulcanelli

Giocondo Rongoni