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Moresco itinerari

Visitando Moresco

Itinerari nel territorio del castello

Torre eptagonale simbolo del paese

Torre eptagonale simbolo del paese

Moresco, date le dimensioni sia del territorio che del centro urbano, si presta perfettamente per passeggiate e percorsi turistici- Se non che natura, arte e storia si intrecciano in ogni punto per cui ciascun itinerario finisce per essere polivalente. Tuttavia, a seconda della prevalenza di alcune presenze rispetto ad altre si possono suggerire, senza descriverli analiticamente, percorsi tematici che ciascuno, secondo i propri interessi, potrà con facilità costruire e sviluppare.
Gli amanti della natura avranno molto da scoprire partendo dal letto e dal corso del fiume Aso: un habitat esemplare di flora e di fauna che si sta ricostituendo, dopo le escavazioni degli anni passati, con l’aggiunta di nuovi elementi quali laghetti attrezzati per la pesca sportiva e le scampagnate. Molte strade sterrate, poi, scendono dal colle costeggiando i fossi con i loro argini ombreggiati da querce secolari.-,m


Sono vie da percorrere, queste carrarecce, perché hanno ai bordi, oltre alle querce, molte specie arboree ed arbustive sempre più rare: olmi, gelsi, aceri, acacie, siepi di biancospino e bosso, ginepri, alloro, rosmarino e molte erbe aromatiche. Non mancano zone più intensamente selvate a ridosso del paese sul lato nord, mentre le vie di accesso al centro sono ombreggiate da platani e ippocastani ormai secolari.
Un secondo itinerario potrebbe prevedere la visita di antiche case coloniche e degli elementi residui dell’assetto poderale. Molte di queste case sono abbandonate e cadenti ma ad uno sguardo attento rivelano particolari preziosi per conoscere la storia e l’architettura rurale. Le tipologie sono varie, e spesso risultanti da ampliamenti successivi, ma la più comune è quella denominata “della valle dell’Aso”, che utilizza mattoni e ciottoli di fiume come materiali di costruzione, ha la scala interna che divide la cucina dalla stalla e un paio di camere al primo piano. Un’altra tipologia abbastanza diffusa è quella “classica” con la scala esterna e la loggetta, con stalla e magazzino al piano terra e cucina e camere al primo piano. Non mancano casali, ossia abitazioni per più famiglie a sviluppo longitudinale o verticale e modestissime cascine di casanolanti, ossia di famiglie non appoderate che vivono di giornate in campagna, di piccole attività e di espedienti.
Tutte le abitazioni rurali antiche, realizzate con pietre di fiume, con sassi raccolti nei campi e con mattoni prodotti localmente in improvvisate fornaci, si integrano perfettamente nel paesaggio grazie alle loro modeste dimensioni d altezze, alle tonalità del colore che è lo stesso della terra circostante.
In prossimità della maggior parte delle case coloniche, oltre agli stalletti, alle capanne, ai pagliai, c’è spesso una fonte che può riservare sorprese per la presenza di qualche elemento architettonico di pregio. Altre case nascondono l’antica struttura della palombara, altre iscrizioni e date, altre ancora pietre e ruderi di età romana.
Sulla base delle emergenze archeologiche già descritte può costruirsi un itinerario che dal sito della contrada Moresco Vecchio dove affiorano dal terreno basamenti di colonne e di torchi, macine, tratti di muri e resti di anfore e doli, risale in contrada Molino dove, in prossimità di una casa-palombara affiorano in grande abbondanza resti di laterizi. Alcune centinaia di metri più in alto, a sud-ovest di una casa vicina alla strada provinciale che dall’Aso conduce in in paese, sono muraglioni, contrafforti, fondazioni e ampie pavimentazioni d’età romana. La visita può proseguire osservando i ruderi presenti sui muri perimetrali e nei paraggi della chiesa di santa Maria dell’Olmo o inglobati sui muri di alcune case in paese. La conclusione logica dell’itinerario è nella visita al Museo archeologico di Monterubbiano nel quale sono raccolti i più importanti reperti provenienti dal territorio di Moresco.
La visita al castello può svolgersi secondo vari itinerari essendo possibile accedere all’interno da tre diversi passaggi. Si consiglia, per riportarsi ai tempi antichi, di guadagnare l’unica porta originaria, quella sotto la torre dell’orologio che può essere raggiunta percorrendo la via del borgo o quella superiore a ridosso della cinta muraria. Si potrà così ammirare lo splendido portico antistante, a via che viene dalla campagna, il panorama che che guarda sulla valle dell’Aso fino al mare. Superata la soglia e l’arco a sesto acuto della porta nessuno, ora, vi chiederà il pedaggio, come una volta, dalla guardiola con inferriata posta sulla destra né dovrete temere che vi si dia l’altolà dalle guardie disposte in cima alla scalinata che porta all’interno della torre.


Entrati nel castello vi accoglie una piazzetta con la sua fontana posta sul muro della casa della confraternita dov’era il Monte di pietà e dove venivano accolti ospiti e poveri. Da una bella loggetta in alto è possibile controllare chi entra in paese e cosa succede nella piazza il giorno del mercato. Due strette vie sulla destra sono fiancheggiate dai palazzi delle famiglie benestanti e conducono al belvedere. A sinistra, scomparso già da un secolo tutto un isolato di abitazioni medioevali, si è subito in piazza Castello, di forma triangolare e dominata al vertice dalla mole del torrione. Essa, chiusa com’è da tutti i lati e in leggera pendenza, d’estate è naturalmente utilizzata per spettacoli e concerti.

Affresco di Vincenzo Pagani

Affresco di Vincenzo Pagani

Sulla sinistra, all’inizio del portico che è una navata residua dell’antica pievania, è stata aperta una nuova porta dal momento che la via di accesso al castello proviene da ovest. In fondo al portico un affresco di Vincenzo Pagani raffigurante Madonna in trono con Bambino e misteri del Rosario e tracce di affreschi più antichi sulla parete sud. Di fronte, il palazzo comunale rifatto agli inizi del secolo e recentemente ritinteggiato. Al suo interno è allestita una piccola pinacoteca con tele provenienti da diverse chiese o collezioni private. Tra tutte spicca la pala d’altare su tavola di Vincenzo Pagani (1490? – 1568) proveniente dalla chiesa di Santa Maria dell’Olmo. Essa rappresenta Madonna in gloria con Bambino e SS. Lorenzo, Rocco, Sofia e Nicola di Bari. La Vergine, contornata da angeli e nuvole, è di influsso raffaellesco, mentre i quattro santi, in atteggiamento meditativo, sono inseriti in un paesaggio di rara bellezza.
Attraverso un passaggio interno al piano terra del palazzo comunale o dalla via esterna che costeggia le mura sul lato nord, è possibile accedere alla torre.
Nell’edificio-simbolo di Moresco un intelligente quanto ardito progetto ha consentito il recupero del vuoto con la realizzazione di una scala che porta a godere della stupenda veduta in cima non prima di aver ammirato le opere d’arte, i libri antichi o gli oggetti dell’artigianato esposti periodicamente negli appositi spazi ricavati lungo l’ascesa. La torre, eptagonale all’esterno, è invece quadrangolare all’interno, almeno fino ad una certa altezza, per poi assumere, nella parte più alta dove i muri si assottigliano, un perimetro assai simile a quello esterno. E’ chiusa da una cupola a spicchi nella quale si apre una botola che consente l’accesso alla campana ed al terrazzo panoramico.
In passato, a partire almeno dal XVI secolo, era utilizzata quale torre campanaria e per questo aveva nella parte alta quattro grandi finestre con archi a tutto sesto dalle quali si diffondeva per tutta la vallata la voce cupa de “lu campanò de Moresco”. Per questa funzione della torre molte discussioni insorgevano tra il pievano ed il Comune per chi dovesse occuparsi della sua manutenzione. La copertura, come può vedersi in molte raffigurazioni antiche, era diversa da quella attuale. Nel 1918, rendendosi necessario un restauro, si pensò bene di adattarla ad un generico modello di torre medievale per cui vennero chiuse e ridotte a feritoie le finestre e fu realizzata nella parte terminale la falsa merlatura ghibellina con piombatoi che vediamo.

chiesa di S. Antonio da Padova

chiesa di S. Antonio da Padova

Un apposito itinerario va dedicato alle chiese di Moresco, in quanto sono tutte “extra moenia”, cioè fuori della cinta muraria, ad eccezione di quella moderna di Sant’Antonio di Padova. La parrocchiale, subito all’ingresso del paese, sorge al posto di quella di San Francesco Borgia e risale al 1836. Parte della chiesa precedente è conservata e funge da sacrestia dell’attuale. La costruzione di questa chiesa, resasi necessaria a seguito della dichiarazione di inagibilità ed antigienicità di quella all’interno del paese, richiese un notevole sforzo economico alla comunità moreschina. Occorsero oltre trenta anni per poterla portare a termine 3, nonostante il concorso del comune, delle confraternite, del clero e dei fedeli, non si riuscì a completare l’opera che prevedeva, secondo il progetto dell’architetto Mestichelli, anche la costruzione dell’abitazione del parroco, che ancora risiede nell’originaria canonica all’interno del castello. La chiesa, oltre all’altare maggiore dove era una tela del fermano Cavazzi (1847) con la Vergine in trono e i santi protettori Lorenzo e Nicola di Bari ora in sacrestia, ha quattro altari laterali. Il primo a sinistra è dedicato a Sant’Anna ed ha una tela del XVIII secolo raffigurante la Santa, Santa Caterina d’Alessandria e San Francesco d’Assisi in adorazione della Vergine col Bambino; l’altro altare è dedicato a San Francesco Borgia e vi è esposta una tela della prima metà del Settecento, proveniente dalla preesistente chiesa, che raffigura la Madonna di Loreto, San Francesco Borgia e San Nicola da Tolentino con una veduta di Moresco sullo sfondo. A destra c’è la cappella del Rosario con una statua lignea della Vergine in trono presumibilmente del XVII secolo ed il monumento funebre del card. Luigi Capotosti. L’altare, spoglio, è dedicato alle anime sante. Di notevole pregio anche le due statue in cartapesta di San Giuseppe e san Lorenzo. Da questa chiesa partono le tradizionali processioni verso le altre chiese extra urbane nelle diverse festività.
Proseguendo verso est sulla via che scende alla valle, subito sotto le mura, è l’antica chiesa di Santa Sofia, da tempo abbandonata, poi adattata e teatrino ed ora in attesa di essere restaurata. Probabilmente edificata alla fine del XV secolo sul suolo dei canonici lateranensi, nel 1545 fu dotata dal comune di diversi benefici e del diritto di decima su fondi rustici, privilegi cessati con l’unità d’Italia. Chiusa al culto sin dal 1892, non si hanno tracce della statua lignea fatta sostituire dal vescovo nel 1768 con la tela raffigurante la santa ora conservata presso il palazzo comunale. La chiesa aveva anche un altare in stile barocco di pregevole fattura ora demolito, mentre sono appena visibili resti di affreschi del XV e XVI secolo.
Un centinaio di metri più in basso, sempre lungo la strada, c’è la chiesa di San Lorenzo, ora restaurata dalla Soprintendenza, già inserita in un contesto agricolo immediatamente suburbano. Era punto di sosta delle processioni, luogo di preghiera e di purificazione, presidio contro la peste se mai si fosse voluta avvicinare al paese.
Utilizzata nel corso di più di un secolo per le sepolture, è restata abbandonata dagli inizi del Novecento. Col tetto sfondato ed in balia delle intemperie stava per essere divorata dai rovi quando, di recente, si è provveduto al suo restauro e alla sistemazione degli spazi circostanti recuperando alla fruizione una delle aree più belle e panoramiche del paese.
Scendendo ancora un po’, all’incrocio di più strade (Tredico), sorge la chiesa di Santa Maria dell’Olmo. Ampliata nel 1521, ingloba l’antica edicola del Crocifisso che la divide in due parti con due distinti altari.
Ad abbellire entrambi gli altari fu chiamato, intorno al 1540, Vincenzo Pagani che realizzò un affresco della Crocifissione che è conservato in loco ed una pala Madonna con Bambino e Santi ora presso la sala consiliare del comune. La chiesa fino al secolo scorso aveva un sacerdote rettore e vi si celebrava la messa domenicale “pro commodate rusticorum” (per comodutà dei contadini). Anch’essa è di proprietà comunale e al comune bisogna rivolgersi per visitarla.
La chiesetta della Madonna della Salute è in contrada Monti, in prossimità della strada che va verso Lapedona. La cupola in spicchi di cemento che la ricopre, benché recente, è molto elegante. I cittadini di Moresco sono molto devoti dell’immagine della Vergine ivi conservata e alla quale vengono attribuiti numerosi miracoli. Ogni anno, in occasione della festa, che cade il giovedì precedente la terza domenica di ottobre, essa viene portata in processione fino alla chiesa parrocchiale.

Luigi Rossi

Da: “MORESCO comunità di castello”, di Luigi Rossi – Andrea Livi Editore, anno 1996