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Villa Murri di Porto Sant’Elpidio

muta testimone dell’evoluzione dei tempi

Villa Murri

Villa Murri

Le prime documentate notizie su villa Murri, finora rinvenute, risalgono al 1833, quando è indicata come proprietà di Giuseppe Errighi ed è utilizzata come casa di villeggiatura con orto e giardino. Ancora sconosciuti, invece, sono il committente e il progettista o la maestranza locale che l’ha edificata.
Nel 1858 appartiene a Francesco Sinibaldi Errighi con l’usufrutto del padre Costantino Sinibaldi Odoardi.
Nel 1874 Francesco Sinibaldi Errighi “di sua spontanea volontà ed in ogni miglior modo di legge, vende, cede, trasferisce, ed in perpetuo… in favore della signora consorte Marietta Frontini “ numerose proprietà tra Sant’Elpidio a Mare e il Porto, tra cui la villa, “con annessi magazzini e scuderia” ed anche un “molino dimesso”, “a grano”, “ad una ruota”, posto a monte della residenza gentilizia, che utilizzava l’acqua del Fosso dell’Albero, oggi poco più che un rigagnolo, di cui rimane soltanto una mola appoggiata sul terreno, prossima all’ingresso principale della villa.

Villa Murri

Villa Murri

La compravendita tra moglie e marito è avvenuta ad un prezzo “reciprocamente accettato” di £ 80.000 di cui “10.000 lire per i mobili”.
Sul finire dell’Ottocento, quando si diffonde la moda della villeggiatura marina, il conte Alessandro Maggiori, di Sant’Elpidio a Mare, è alla ricerca di una residenza vicina al mare, ma non distante dai suoi interessi: la gestione del patrimonio agricolo, concentrato per lo più tra Fermo e Sant’Elpidio. Egli individua nella villa del porto di Sant’Elpidio, l’oggetto delle sue intenzioni; pertanto, nel 1880 acquista dalla vedova Sinibaldi-Errighi “un casino padronale a tre piani, oltre le soffitte e la grotta con annesso magazzino e vani (…) scuderia e rimessa, (…) giardini, boschetto, la casa d’affitto di un piano, altra casa di proprio uso a due piani attigua al torriolo che è diviso in tre piani, oltre casa e fabbricato a due piani chiamato Molinetto, casa colonica con prato e terreno”.
Il pagamento degli immobili, del costo di £ 33.000 avviene in due rate; la prima il 18 settembre 1880 di £15.000, la seconda il 18 marzo del 1881 di £18.000.
Un dettaglio curioso si evidenzia nell’atto della registrazione dell’immobile: il cedente proibisce al conservatore di “usufruire l’iscrizione d’ufficio a carico del Maggiori e a favore della Frontini, per non eseguito contestuale pagamento del prezzo dei fondi acquistati”.

Villa Murri dal parco

Villa Murri dal parco

Il 25 gennaio 1936 si registra un nuovo passaggio di proprietà a favore della Nobil Donna Bonetti Cornelia, vedova Murri. Si tratta della vedova di Tullio Murri, figlio del noto medico ed epistemologo fermano Augusto Murri. Tullio balzò alle cronache nazionali quale esecutore dell’omicidio, avvenuto a Bologna nel 1902, di Francesco Bonmartini, nobile proprietario terriero di Padova e marito della sorella Teodolinda.
Quest’assassinio coinvolse l’intera opinione pubblica italiana per la fama di cui la famiglia Murri godeva grazie all’attività scientifica di Augusto, docente di Clinica Medica all’Università di Bologna dal 1876 al 1916, Rettore della stessa nell’anno 1888, deputato nel 1891 e, sempre in quegli anni, consigliere comunale a Bologna insieme con il Carducci.
La stampa si occupò a lungo del caso, schierandosi pro o contro i fratelli Murri: Tullio s’incolpò del delitto e sua sorella fu considerata l’istigatrice.
Per la stima di cui godeva il professore e per il ritratto assai poco esemplare del genero Bonmartini, delineatosi attraverso le testimonianze al processo, riportate dalla stampa del tempo, il mondo della cultura si mobilitò con numerose richieste per la concessione di grazia ai due fratelli.

Il parco di Villa Murri

Il parco di Villa Murri

Tra gli appelli di artisti e scrittori, si ricordano quelli di Eleonora Duse, Matilde Serao e Ugo Ojetti. Persino Giovanni Pascoli, nel 1912, sette anni dopo la sentenza di condanna, inoltrò una pubblica supplica a re Vittorio Emanuele III per la scarcerazione di Tullio.
Teodolinda sconta un anno di carcere, dopodiché la condanna è commutata in esilio e si stabilisce a Porto San Giorgio, prima nella villa attualmente conosciuta come Casa Rossa, predio agricolo del padre Augusto, poi in un villino, sempre sui colli sangiorgesi, appositamente fattosi edificare.
Si racconta che ottenne la grazia dal re perché il prof. Murri aveva curato con successo la figlia Mafalda gravemente malata. Tullio, invece, condannato a trent’anni, viene liberato dopo averne scontati diciassette.
Anche la Bonetti fu implicata nel processo, come favoreggiatrice di Tullio, sembra avesse testimoniato fornendo un alibi all’uomo di cui era innamorata. Il matrimonio tra i due avvenne quasi di nascosto, a conoscenza ne era solo la madre di lei, mentre il prof. Murri si ritroverà di fronte al fatto compiuto. Nonostante questo, molto probabilmente, fu proprio lui ad acquistare per la nuora la villa, in modo da tenerla lontana da Bologna, così da placare l’interesse morboso dei bolognesi verso tutti gli implicati nell’omicidio del Bonmartini, divenuto argomento da salotto. Sembra anche che l’acquisto della villa sia precedente alla registrazione dell’atto del 1936, come spesso si riscontra in altri passaggi di proprietà; ci sono, infatti, testimonianze degli ex dipendenti della villa e di cittadini di Porto Sant’Elpidio che ricordano ancora il periodo della residenza della Bonetti e le visite del marito e del suocero. La presenza di Tullio e di suo padre sono evidentemente precedenti perché ambedue sono già deceduti prima del ‘36.
Su Augusto e la nuora Cornelia si tramandano ancora alcune storie. Riguardo la fama medica del Murri, si dice fosse capace di diagnosticare una malattia solo guardando il paziente, possedeva, cioè, quella pratica clinica dell’osservazione che insegnava all’Università e sollecitava con le sue numerose pubblicazioni scientifiche. Si racconta che fosse molto magnanimo e che spesso offrisse gratuitamente le sue prestazione ai coloni. A questo proposito circola su di lui un aneddoto. Un giorno venne chiamato da una famiglia perché il figlio maggiore aveva da qualche tempo la febbre alta. Il prof. Murri si recò in visita da loro, ma giunto in cima alle scale si fermò a guardare un ragazzo seduto per terra. “Lui sta bene- disse il padre- il malato è dentro”. Il professore, dopo aver visitato il ragazzo che era in casa, uscendo rivolse un ultimo sguardo a quello ancora in terra e disse ai genitori: “Se fossi in voi mi preoccuperei più per questo, anziché per l’altro… E’ lui il vero malato!”. Trascorsero alcuni giorni: al ragazzo malato la febbre scomparve, mentre il “sano” si ammalò e di lì a qualche settimana morì.
Cornelia, tuttavia, non trascorreva tutto il suo tempo nella residenza del Porto. Quotidianamente si recava dalla cognata a Porto San Giorgio e con lei amava trascorrere i pomeriggi nella dependance che Linda si era fatta costruire poco distante dal suo villino, intrattenendosi con gli ospiti anche nei passatempi sociali più in voga al tempo, tra cui lo spiritismo.
Anche a villa Murri c’erano sempre, comunque, numerosi amici: quasi tutti i giorni, ricorda la servitù, si fermavano a pranzo dalle 10 alle 15 persone, tutte amabilmente intrattenute da Cornelia, donna affascinante e un po’ istrionica. Affollate erano anche le feste da ballo che venivano organizzate nel boschetto, dove era stata ricavata una pista.
La Bonetti era una donna di gran fascino, sempre elegante e truccata, ciò aumentava la curiosità degli abitanti del posto, giacché, agli inizi del Novecento non era consueto vedere, soprattutto in provincia, una donna vistosamente imbellettata. Sul suo conto si ricorda che gli ospiti fossero in realtà suoi ammiratori.
Cornelia, ex guardarobiera, divenuta dopo il matrimonio con Tullio, Nobil Donna, titolo che a quel tempo incuteva ancora un certo reverenziale rispetto, era molto alla mano, sia con i coloni che con la servitù. Si rivolgeva loro amichevolmente e non pretendeva quella deferenza che era dovuta al “padrone”. Durante la mietitura e la battitura del grano era solita organizzare cene davanti la villa, allestendo lunghe tavolate di fianco alla rimessa, era questo un modo per incontrare le famiglie dei lavoranti e parlare con il fattore che si occupava del coordinamento delle attività agricole su appezzamenti in verità non molto estesi, ma più che sufficienti per sostenere un tenore di vita non elevatissimo, ma che le permetteva di accogliere con generosità gli ospiti.
Nel 1953 Cornelia vende al neonato Comune di Porto Sant’Elpidio la villa, che sarà trasformata in residenza Municipale, e torna definitivamente a Bologna.
Si riportano qui di seguito alcuni stralci dell’atto di compra vendita.
“ Anno 1953 giorno 9 Febbraio in Porto Sant’Elpidio e nella residenza municipale. Avanti a me, Trojli Elzio di Paolo, segretario comunale di Porto Sant’Elpidio, assistito dai testimoni infrascritti, idonei ai sensi di legge, si sono costituiti i signori: 1) Dott. Italo Granato, residente ad Ascoli Piceno, Commissario prefettizio del Comune di Porto Sant’Elpidio, il quale agisce nell’esclusivo interesse del Comune stesso all’uopo autorizzato con deliberazione del 24/1/53… 2) Signora Cornelia Bonetti fu Francesco, vedova Murri, nata e domiciliata in Bologna in via Murri n° 2. Premesso che con il citato decreto prefettizio in data 1/2/53… Il Comune di Porto Sant’Elpidio è stato autorizzato ad acquistare dalla Sig. Cornelia Bonetti che dichiara di vendere, con questo atto, cede, vende, trasferisce in pieno dominio in favore del Comune di Porto Sant’Elpidio legalmente rappresentato nella persona del Dott. Italo Granato, commissario prefettizio che in tale veste dichiara di accettare, e comprare i seguenti immobili:
a) Un fabbricato sito in Porto Sant’Elpidio, 1° Stradone numero civico 6… di piani 4 e vani 55, reddito imponibile £ 2000… Confinante con la proprietà rustica Murri e ad ovest con la proprietà Mancini Anna –Francesca, a sud con la via S.Giovanni Bosco, ad Est con la via Umberto I e a Nord con la via Monte Grappa.
b) Appezzamenti di terreno in Porto Sant’Elpidio e Pian di Torre destinati a boschi, seminativi, arativi, orti irrigui, pascoli cespugliati … con numero “ fabbricati colonici, con superficie complessiva di 2.47,98 ettari di reddito dominicale di £ 2.438,26 ed agrario di £ 560,92 confinanti con via San Giovanni Bosco, Il Fosso dell’Albero, la via Umberto I°, la via Montegrappa, e la proprietà Mancini, Zuccheri, Mozzarecchia, D’Alessandro, Renzi, Salvi… detti immobili vengono tra le parti compravenduti come a loro attuale stato, possesso e godimento, con ogni e singola agli stessi inerenti azioni e ragione, usi e diritti, servitù attive e passive, fissi, infissi, accessori e pertinenze tutte. E’ compreso nella vendita anche tutto il mobilio esistente nel salone al primo piano con lampadario e impianto al neon in uso attualmente nell’intero immobile, nonché il salotto verde in damasco, la grande specchiera e i due portabiti in noce massiccia, esclusione fatta di qualsiasi altro mobilio, attrezzi bottame e macchinario pertinente la cantina medesima”.
I due porta abiti si trovano attualmente nella residenza municipale di piazza Garibaldi, insieme ad alcune specchiere e una poltrona, altri arredi sembra che siano stati messi all’asta a quel tempo e acquistati da privati cittadini, altri ancora, sistemati nei corridoi e nelle sale della scuola elementare “Pennesi”, vennero distrutti da un incendio appiccato da alcuni vandali diversi anni or sono.
Il prezzo d’acquisto degli immobili è di £ 45.000.000, che il nuovo comune s’impegna a pagare in tre rate di £ 15.000.000 ciascuna. La prima rata, da versarsi all’atto dell’acquisto, viene anticipata sulle riscossioni senza interessi dell’imposta di Consumo, ritirata dalla ditta del commendator Marcello Migliorati. La seconda si deve pagare entro il 30 aprile 1953, mentre la terza non più tardi del 31 ottobre dello stesso anno. Queste ultime due quote si ottengono dalla vendita dei Beni Patrimoniali assegnati al nuovo Comune, in conseguenza della ripartizione con Sant’Elpidio a Mare.
La scelta di villa Murri quale sede municipale è immediata, sia per le ottime condizioni d’acquisto, sia per la posizione centrale che l’edificio occupa nel paese.
Organizzare le funzioni comunali non fu semplice. La prima difficoltà consisteva nella sistemazione del materiale burocratico e d’archivio proveniente da Sant’Elpidio a Mare. Di esso si occuparono il primo sindaco Ricci ed alcuni impiegati che prestarono gratuitamente la loro collaborazione.
Il secondo problema era creare ex novo tutti gli uffici ed istruire il personale assunto dalla neonata Amministrazione.

Monumentale leccio nel parco di Villa Murri

Monumentale leccio nel parco di Villa Murri

Per concludere, villa Murri è una muta testimone dell’evoluzione del paesaggio elpidiense, da agricolo ad urbano, e della società, da contadina a cittadina e imprenditoriale. Ha ospitato nel tempo nobili proprietari terrieri, neo possidenti, amministratori, impiegati pubblici, studenti, anziani. I cittadini, ora fruiscono del suo parco, della biblioteca e degli altri servizi che l’Amministrazione comunale ha predisposto nelle sue stanze. E’ a disposizione di esponenti della cultura ed artisti che la animano e ai quali, scambievolmente, offre la sua elegante e discreta cornice, accogliendoli nelle sue sale, nell’arena, e nel parco.

Annalinda Pasquali

Bibliografia:
A. Pasquali, D. Rosettani, Villa Murri. Porto Sant’Elpidio, Cooperativa Litografica COM Studio Linea. Capodarco di Fermo, FM, 1993.
P. Persi, A. Pasquali, Ville e residenze gentilizie nel territorio Fermano, Centro beni Culturali Marchigiani, Università degli Studi di Urbino, Litografica COM Soc. coop. a r.l, Capodarco di Fermo, 1996.
A. Pasquali , “Il paesaggio culturale fermano: una nuova proposta di lettura”, in Studi Urbinati, anno LXXII, 2001, pp. 29-56. ISBN 88-392-0634-5
A. Pasquali, “Comunicare i beni culturali. La villa nei percorsi didattici pluridisciplinari: un’applicazione nel Fermano”, in Atti del convegno Beni Culturali territoriali regionali. Siti, ville e sedi rurali di residenza, culto, lavoro tra ricerca e didattica, 27-29 settembre 2001, Urbino, Grapho5, Fano, 2002, pp. 345-354.
A. Pasquali , “Le ville elpidiensi, testimonianza di storia e cultura”in Info, Estate, n. 0, 2003, p. 3.
A. Pasquali , “Le ville nel processo di urbanizzazione costiera delle Marche meridionali” in O mia
diletta quiete, Atti del II convegno Nazionale sui Beni Culturali, 6-7-8 giugno 2003, Tipografia S. Giuseppe, Treia (MC) 2003, pp. 265-271.
A. Pasquali, “Ville e grandi residenze gentilizie di campagna tra sviluppo regionale e identità locale. Geografi e territorialisti a confronto”, in Bollettino della Società geografica, serie XII- volume IX, Fascicolo 1, gennaio-marzo 2004, nota al Convegno omonimo, Treia (MC) 6-8 giugno, pp. 206-207. ISSN 11217820

Fonti archivistiche:
Ufficio Tecnico Erariale, sezione di Fermo
Ufficio Tecnico del Comune di Porto Sant’Elpidio
Archivio di Stato, sezione di Fermo
Archivio comunale di Porto Sant’Elpidio
Archivio di Stato di Ascoli Piceno

Fonti orali:
Dott. Mario Ricci di Porto Sant’Elpidio
Giuseppina Capozucca di Porto Sant’Elpidio
Alfredo Properzi di Porto San Giorgio
Pubblicato in Frammenti, supplemento al n. 4 di InformaCittà, maggio 2001, Periodico dell’Amministrazione Comunale di Porto Sant’Elpidio.