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Villa Barucchello o Fonteserpe

Villa Baruchello di Porto Sant’Elpidio

o Villa Fonteserpe

Villa Barucchello ingresso

Villa Baruchello ingresso

Villa Baruchello nel suo complesso architettonico e vegetazionale caratterizza una porzione del territorio elpidiense. L’architettura e la ricchezza floristica che la connotano non possono essere considerati separatamente, ma sono il risultato di una progettazione unitaria, che scaturisce dalle esigenze insediative dei primi proprietari, i Bonafede, che con le loro scelte edilizie e arboree hanno determinato le caratteristiche estetiche e funzionali dell’ambiente su cui è ubicata la villa.
La ricerca della funzionalità, in particolare è stata determinante per l’impatto visivo: si pensi al terrazzamento su cui è ubicato il giardino, delimitato dai terrapieni, o al bosco messo a dimora per contrastare il movimento di frana del poggio, come testimonia l’età dei numerosi lecci e di altre essenze arboree da cui è costituito e che ha influenzato le scelte insediative dei proprietari. A dimostrazione di ciò, nelle carte catastali del 1800 l’area su cui è stata costruita la villa è denominata Sprofondati Marina, toponimo alquanto indicativo di un evento che sembra geologicamente essersi verificato in un’epoca imprecisata, ma lontana nel tempo, perché nel Catasto elpidiense del 1419 troviamo già il toponimo Li sperfondati.

Villa Barucchello viale

Villa Baruchello viale

La nobile famiglia Bonafede, originaria di Monte San Giusto, dove tuttora, nella piazza, vi è un palazzo a lei intitolato, attesta la sua presenza nel territorio di Sant’Elpidio a Mare fin dal 1726, come proprietaria di terreni destinati a diversi usi agricoli.
Ma è nel 1781 che compare tra i beni della famiglia il fondo rustico di Sprofondati e, nel 1809, per la prima volta, nelle carte catastali, viene descritto il casino di villeggiatura, la chiesa, la casa per il giardiniere, un giardino d’agrumi.
Nel 1822 l’intera proprietà passa a Saverio Orlandi, patrizio fermano. Nell’atto notarile, che sancisce il passaggio, vengono descritti i beni acquisiti da quest’ultimo, compreso l’arredo padronale: si tratta di “vasi, tavolini ordinari, sedie di faggio, cantoniere fissa al muro, quadri, credenze e due soli letti, esclusi gli altri…, tutti li comò, dodici sedie”. Anche del giardino murato, l’attuale serra, abbiamo l’elencazione di ciò che vi era contenuto: c’erano “agrumi diversi a spalliera e sopra vasi grandi di terracotta di numero circa centosessanta…, oltre ad altri piccoli vasi ed alle altre diverse piante e frutti “.

Villa Barucchello

Villa Baruchello

L’Orlandi, come d’altra parte i Bonafede, abitano la villa soltanto nel periodo estivo, per sovrintendere ai lavori sull’estesa proprietà terriera di cui la villa era un centro di coordinamento delle attività economiche.
I Maggi, subentrati nel 1855 sembrano essere “pendolari” tra la città di Sant’Elpidio e i fondi rustici del Porto. Quest’ultima famiglia è composta da sette fratelli: Nicola, Raffaele, Vincenzo, Luigi, Francesco, Saverio e Giacomo; fungeva da amministratore il secondogenito Raffaele.
Nel 1858 i Maggi vendono ad un tal Ludovico Graziavi, forse un tenore. Quest’ultimo, a sua volta, nel 1875 cede alcuni terreni della proprietà ai fratelli Raffaele e Gaetano Fiorani, probabilmente di Fermo che, l’anno successivo, acquistano anche la villa. Questa rimane alla famiglia fino al 1902, quando i discendenti Federico, Adelaide e la minorenne Margherita subiscono l’esproprio della Banca Popolare Cattolica di Fermo “in seguito all’atto di precetto immobiliare con ingiunzione di pagamento di £. 18.000 in data 13 giugno 1901 ».

Villa Barucchello

Villa Baruchello

Curiose sono le modalità della pratica d’asta: si hanno a disposizione tre candele della durata di circa un minuto ciascuna, se ne accende una alla volta a mano a mano che la precedente si estingue fino a quando non si spegne l’ultima, che fissa il termine dell’asta. Partecipano a questa, oltre al Procuratore della Banca Popolare, quattro offerenti tra cui il signor Carlo Materassi-Viscardi per “per conto ed interesse proprio” e l’avvocato Alfredo Colarizi “offerente per persona da nominare”. Il prezzo d’asta viene fissato a £. 48.077,73 e “dopo una viva ed animata gara in cui sono state fatte quarantanove offerte in aumento, venne ultimata quella di 60.050″ avanzata dal Colarizi, procuratore esercente di Pietro Basili, imprenditore di lavori, nato a Porto San Giorgio, Angelo Scarfini e Guglielmo Mattei, entrambi commercianti e possidenti di Fermo.
Molto probabilmente l’intento dei tre soci è quello di utilizzare l’edificio e gli spazi verdi circostanti come luogo di ricezione per la nascente moda della villeggiatura marina, vista la favorevole posizione prospiciente il mare, prima dello sviluppo edilizio sopra e sotto la Strada Statale del quartiere di Marina Picena.
I tre acquistano in percentuali l’immobile costituito “dalla villa propriamente detta e cioè casino con giardino annesso, due orti ed annessa colonia; nonché tre case coloniche e tre capanne nel territorio di Sant’Elpidio a Mare, contrada Sprofondati Marina”; la proprietà spetta a Basili e a Scarfini per 20 parti su 51 e al Mattei per le 11 parti rimanenti.
Dopo appena due anni, a causa di alcuni debiti contratti, per far tacere i numerosi creditori, i nuovi proprietari “vendono ed irrevocabilmente alienano” la proprietà in favore del signor Alberto Fabretti, possidente di Ancona, per la cifra di £. 63.000. La vendita avviene “a corpo” e cioè comprende tutti i terreni e gli stabili sopra costruiti, incluse “le scorte vive e morte esistenti nelle colonie, nonché tutti i mobili esistenti nel casino”.
Nonostante le ipoteche non presentino alcun pericolo per il compratore, perché con il prezzo d’acquisto ricevuto i tre riescono a tacitare tutti i creditori, è curioso che si assumano l’obbligo “di rispondere non solo per qualche evinzione, ma anche per la difesa dalle molestie e per la rifrazione di ogni danno, interesse e spese”, forse, dietro richiesta dello stesso Fabretti, alla stipulazione del contratto, per escludere qualsiasi eventuale problema ipotecario e creditizio.
Il Fabretti abiterà nella villa per ben trent’anni, a differenza dei precedenti proprietari che ne avevano fatto un uso prevalentemente estivo.
Improvvisamente il 26 novembre 1933, davanti al notaio Libani di Porto Civitanova si presentano di domenica e senza testimoni il Fabretti stesso, Antonietta Coppini di Firenze e Luigi Vecchietti, Commissario straordinario della Cassa di Risparmio di Sant’Elpidio a Mare. Si tratta di un incontro organizzato in fretta, ciò lo si deduce oltre al giorno festivo in cui avviene, anche dallo scritto del notaio stesso che giustifica eventuali omissioni o errori nella descrizione che il Fabretti fa degli immobili che si accinge a vendere. La presenza del Commissario Vecchietti lascia intuire la contrazione di qualche debito da parte dei Fabretti che cede, quel giorno stesso, la sua proprietà alla signora Coppini, per la somma di £.180.000, di cui £. 75.000 gli vengono consegnate subito e le rimanenti £. 105.000 sono da consegnarsi alla cancellazione dell’ipoteca dotale della consorte del Fabretti stesso che grava sull’immobile. Le condizioni d’acquisto prevedono, inoltre, che la signora Coppini permetti al venditore di continuare ad abitare in villa fino al 31 dicembre dello stesso anno, salvo lasciare in data stessa della stipulazione del contratto i “locali occorrenti all’acquirente per depositare i mobili e per dormire, dovendo sorvegliare i lavori da farsi nella villa stessa”. Sembra che la villa sia acquistata da Antonietta con i soldi ricevuti in dote dal padre, essendosi da poco sposata con il dottor Mario Baruchello, ex capitano degli alpini, laureato in giurisprudenza e allora industriale chimico e presidente dell’Associazione Nazionale degli Industriali.
La famiglia Baruchello trascorre tutte le estati a Porto Sant’Elpidio e il signor Mario collabora amichevolmente con il gruppo ‘pro-Porto,’. La villeggiatura continua fino alla morte dei coniugi Baruchello dopodiché per le insistenze del Comune, che aveva già tentato l’acquisto nel 1978, la villa è venduta dalla figlia Annalena. La cessione all’ente comunale, viene preferita, rispetto a quella privata, per l’affezione che la famiglia nutre per il luogo. Con l’acquisto della villa il Comune entra in possesso anche dei terreni adiacenti, che erano messi da molto tempo ad orticoltura.
I Baruchello praticavano una conduzione mezzadrile dei fondi, mentre i concessionari versavano un canone forfettario, annualmente commensurato in base alla rendita netta di parte padronale. Successivamente all’acquisto, dette rendite sono state assunte dalle parti come canone d’affitto peri rispettivi fondi rustici.
L’edificio presenta una struttura particolare tra tutte le ville del Fermano, perché è composta da due corpi di forma cubica uniti da, una galleria soprelevata, sorretta da colonne. I due corpi si presentano perfettamente identici e simmetrici. Quello a sud costituiva l’abitazione padronale, mentre il corpo settentrionale era adibito ai servizi, con al pian terreno una cappella privata, intitolata a Sant’Antonio e una scuderia; al primo piano l’abitazione del colono e al secondo il granaio. La diversa destinazione è denunciata dalla struttura stessa degli editti, A primo dei quali in muratura con muri portanti e a spina che dividono le stanze distribuite su tre piani, mentre il secondo edificio ha il solaio retto solamente da quattro colonne e il tetro da travi di legno. La galleria che unisce i due edifici soprelevata e poggia su un tornio. Essa si presenta come un lungo parallelepipedo con cinque enormi Finestre ad arco dalle cornici in pietra bianca calcarea, distinte e intervallate da colonnine anch’esse in pietra bianca calcarea distinte e intervallate da colonnine anch’esse in pietra bianca. Questo passaggio sembra di costruzione più recente, rispetto all’edificio padronale o coevo a quello dei servizi: infatti, vi è un dislivello d’altezza tra i piani passando da un edificio all’altro con l’abitazione gentilizia che sorge da un livello più basso. Adiacenti alla costruzione dei servizi si trovano, un unico edificio, la serra e la casa del custode. La serra è a due piani: ha porte finestre enormi che fungono da ingresso al giardino, in corrispondenza delle quali, al piano superiore, se ne aprono altre più piccole, che conferiscono maggiore plasticità alla struttura.

ninfee

ninfee

La villa è chiamata da tutti gli abitanti del luogo Barucchello o Varucchella, per una dialettizzazione del nome degli ultimi proprietari; in realtà il nome originario è Fonte Serpe e questo compare sulle colonne di sostegno del cancello all’ingresso principale. Quest’ultima è un’ulteriore denominazione dell’area su cui è sorto l’edificio e che trae origine dal torrente che, lambendo a sud il parco arricchisce di acque il sottosuolo ed alimenta una fonte, situata sotto la collina, capace ancor oggi di erogare, nelle varie stagioni, diversi litri di acqua al secondo.

Annalinda Pasquali

Fonti Archivistiche
Archivio di Stato di Ascoli
Sez. dell’Archivio di Stato di Fermo
Archivio Storico di Sant’Elpidio a Mare
Archivio Comunale di Porto Sant’Elpidio

Fonti bibliografiche
P. Persi, A. Pasquali, Ville e residenze gentilizie nel territorio Fermano, Centro beni Culturali Marchigiani, Università degli Studi di Urbino, Litografica COM Soc. coop. a r.l, Capodarco di Fermo, 1996.
A.
Pasquali , “Il paesaggio culturale fermano: una nuova proposta di lettura”, in Studi Urbinati, anno LXXII, 2001, pp. 29-56. ISBN 88-392-0634-5
A
.Pasquali, “Comunicare i beni culturali. La villa nei percorsi didattici pluridisciplinari: un’applicazione nel Fermano”, in Atti del convegno Beni Culturali territoriali regionali. Siti, ville e sedi rurali di residenza, culto, lavoro tra ricerca e didattica, 27-29 settembre 2001, Urbino, Grapho5, Fano, 2002, pp. 345-354.
A. Pasquali , “Le ville elpidiensi, testimonianza di storia e cultura”in
Info, Estate, n. 0, 2003, p. 3.
A.Pasquali , “Le ville nel processo di urbanizzazione costiera delle Marche meridionali” in
O mia diletta quiete, Atti del II convegno Nazionale sui Beni Culturali, 6-7-8 giugno 2003, Tipografia S. Giuseppe, Treia (MC) 2003, pp. 265-271.
A. Pasquali, “Ville e grandi residenze gentilizie di campagna tra sviluppo regionale e identità locale. Geografi e territorialisti a confronto”, in Bollettino della Società geografica, serie XII- volume IX, Fascicolo 1, gennaio-marzo 2004, nota al Convegno omonimo, Treia (MC) 6-8 giugno, pp. 206-207. ISSN 11217820

Annalinda Pasquali

Pubblicato in Frammenti, supplemento n. 7 di InformaCittà, settembre 2001, periodico dell’Amministrazione Comunale di Porto Sant’Elpidio.