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la sonda su pluto

Un po’ di storia a Montefortino

comunantia Montis Fortini

I numerosi toponimi presenti nel territorio di Montefortino come: Col Martese, Campo d’Arte o Rovitolo, derivanti da un fundum Marte o un fundum Rovetulo a cui si aggiungono i capitelli romani della cripta di S. Angelo in Montespino, attestano l’attuazione di un programma di centuriazione nella zona pedemontana.
Col progressivo abbandono delle campagne e la conseguente rioccupazione di nuclei piceni posti in altura e meglio difendibili, si assiste alla costituzione dei numerosi centri demici dell’area appenninica.
In questo territorio punto nodale è rappresentato dalla pieve di S. Angelo, documentata sin dal X secolo, punta estrema del potere vescovile nella zona montana in cui si scontrano la potenza comitale del vescovo fermano ed i possessi farfensi del monastero di S. Vittoria sul Matenano. E’ lo stesso vescovo che favorisce la costituzione delle comunitas, concedendo alcune libertà civili alle popolazioni che si svincolano perciò dall’influenza farfense entrando sotto il controllo della chiesa fermana.
In un documento del 1220 si legge l’avvenuta costituzione del Comune in quanto un teste viene indicato come Matteo da Monte Fortino.(Crocetti).
Violenti contrasti agitano la nascente comunantia Montis Fortini che mira ad aspirazioni libertarie contro gli interessi espansionistici delle poche famiglie dominanti, i signori Nobili di Monte Passillo che, attraverso Rinaldo Brunforte a loro imparentato, chiedono nel 1255 al papa Alessandro IV di rientrare in possesso del territorio montefortinese.
Progressive acquisizioni di terre: Castel dell’Isola, Ripavecchia, Castel Consilvano (1261) incrementano i possedimenti comunali ma creano liti e sospetti fra i comuni circostanti.
Sino al 1586 il territorio di Montefortino rientra nei possessi del Presidiato farfense ma con la costituzione del Presidiato di Montalto, da parte di papa Sisto V, entra in quest’ambito perdendo così la possibilità di eleggere autonomamente il Podestà.
La ristagnante economia del territorio, dopo la carestia di fine ‘500, concorre a definire una scenografia oramai senza più attori che si protrae fino all’inizio dell’Ottocento.
Il paesaggio agrario in seguito alla ricolonizzazione dei fondi da parte dei mezzadri, che abitano stabilmente sul terreno, si caratterizza per la presenza di case-torri, diffuse lungo la valle dell’Ambro, che ricordano modelli cittadini in cui l’elemento edilizio preminente è la torre di difesa.
La storia del territorio non è più la storia appassionante delle origini ma quella scritta nei centri di potere molto distanti dal nostro e nemmeno la ventata napoleonica riuscirà a rimuovere il ristagno plurisecolare di quest’area.
Nel 1798 a Montefortino si svolsero le trattative per riunire tutte le forze legittimiste picene sotto il comando del generale La Hoz che, abbandonato l’esercito francese, progettava un suo programma di indipendenza. ( Gagliardi)
I successivi avvenimenti seguiranno l’inarrestabile corso degli eventi con i grandi conflitti bellici che trasformarono la zona montana in teatro di aspre battaglie fra i nuclei di resistenza ed i reparti tedeschi. Le prime avvisaglie di un’azione coordinata di resistenza si delinearono fin dal settembre del ’43 ma da tale data al termine definitivo del conflitto numerosi e tragici episodi segneranno drammaticamente il ricordo e le coscienze della popolazione.

Mario Antonelli