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Tommaso Salvadori e Porto San Giorgio

Il paradiso degli uccelli

E questo da dove viene, dalla Papuasia?

francobollo dedicato a Tommaso Salvadori dalla Papuasia Nuova Guinea

francobollo dedicato a Tommaso Salvadori dalla Papuasia Nuova Guinea

Proprio così. Un francobollo che viene dall’altra parte del mondo, emesso dalle Poste di Papua-Nuova Guinea nel 1970 in occasione del 42° Congresso dell’ANZAAS. Nella vignetta, un casuario e un personaggio. Ma di chi si tratta? Una breve ricerca e una gradita sorpresa: il francobollo è un omaggio ad un grande marchigiano, che merita di essere maggiormente conosciuto, e non soltanto dagli ornitologi (che lo conoscono bene, ma che sono tanto pochi!), bensì da quanti hanno la possibilità di raggiungere Fermo e di entrare nella Villa Vitali, cioè da tutti.
Qui, infatti, si può ammirare la preziosa Collezione di uccelli messa su dal Salvadori a metà ‘800 e, unitamente ai suoi scritti, donata con encomiabile sensibilità civica dagli eredi al Comune di Fermo.
La Collezione, recentemente restaurata, è ora “Museo di Scienze Naturali Tommaso Salvadori”; gli esemplari presenti, nonché saggi e notizie biografiche e bibliografiche sullo scienziato, rappresentano il soggetto di una splendida pubblicazione-catalogo, voluta dal Comune di Fermo e curata da Carlo Violani, Gianna Gianazzo e Massimo Pandolfi.

serie di francobolli naturalistici della Papuasia Nuova Guinea tra cui quello dedicato

serie di francobolli naturalistici della Papuasia Nuova Guinea tra cui quello dedicato

Il paradiso degli uccelli
Le terre del Continente Nuovissimo sono ricche di fascino e di mistero ancor oggi; figuriamoci quali spettacoli primordiali si offrivano ai primi avventurosi navigatori, che poi naturalmente li raccontavano amplificandoli a piacimento, mescolando la realtà alle leggende degli aborigeni e alla propria fantasia.
Ce ne volle prima di accorgersi che molti degli animali strabilianti, che riportavano in Europa, altro non erano che ingegnosi collage di abili impagliatori; mentre, per colmo d’ironia, poco mancò che i nostri naturalisti non venissero ancora beffati, scambiando per un ennesimo trucco quel residuo di ere lontane, allo stesso tempo rettile, uccello e mammifero, che invece è autentico e risponde al nome di ornitorinco.

Ma uccelli sconosciuti, insoliti per forma, per colore e comportamento, colà esistevano veramente: la paradisea con le sue spettacolari penne ornamentali, la sua vistosissima policromia, i suoi aggraziati rituali di corteggiamento; la clamidera, che per la sua parata nuziale costruisce giardinetti, li abbellisce con oggetti luccicanti e li dipinge con succhi vegetali coloranti; il casuario, che si difende a calci anche dagli uomini, ed è tanto prezioso per l’economia locale da essere barattato per otto maiali, o una donna, fino ad arrivare a quel vero “lusso” della natura, che è la coda dell’uccello-lira.
C’era da mettere un po’ d’ordine in questo guazzabuglio: analizzare, confrontare, classificare, catalogare…, e il nuovo materiale australiano era soltanto un piccolo, ancorché eccezionale campionario da studiare; la scienza, d’altra parte, non si poteva accontentare delle pur graziose leggende con le quali gli abitanti delle Molucche incantavano gli Europei, spiegando come questi uccelli abitassero in un certo paradiso, e che sulla terra facevano solo fugaci apparizioni!

Il Naturalista
Ebbene, Tommaso Salvadori ha speso la sua vita per la conoscenza degli uccelli, rispondendo così a quell’insopprimibile aspirazione, propria dell’uomo, di conoscere la natura e i fenomeni che la animano: aspirazione che si può connotare anche come iniziale curiosità o come “affascinante e sereno divertimento” alla portata di tutti, per poi diventare interesse e desiderio di ricerca scientifica.
Carpire segreti, svelare misteri, leggere nel futuro, scrutare con trepidazione per scoprire se nel buio di una dura e minacciante spilonca vi fusse qualcosa di miracoloso, secondo una vivida immagine di Leonardo da Vinci: è un gusto che stiamo perdendo, eppure sappiamo bene che ogni tassello aggiunto alla conoscenza fa compiere balzi all’umanità intera!
In quest’ottica vanno inquadrate la vita e l’opera del Salvadori che, laureato in Medicina e Chirurgia, non trascurò mai la sua vera passione: perfino durante la partecipazione alle campagne militari di Sicilia con Garibaldi trovava il modo di osservare le abitudini di taccole e ghiandaie marine!.
Forte delle prime esperienze locali (Marche e Sardegna, soprattutto), il Salvadori raggiunse i vertici della competenza ornitologica, imponendosi quale più autorevole esperto del settore, tanto che i suoi studi sugli uccelli di tutto il mondo furono considerati basilari: un’autorevolezza raggiunta e conservata esclusivamente grazie alle proprie capacità, riconosciute dai grandi “nomi” ed anche dai suoi gelosi “colleghi”.
Infatti, come frequentatore di Musei, di collezioni, di naturalisti e soprattutto come Assistente e poi Vice Direttore del Museo Zoologico Torinese (con il quale fu in rapporto per più di cinquant’anni), ebbe modo di compiere osservazioni, confronti e studi, che affinarono il suo intuito, incrementarono la sua esperienza e permisero di trasformare in Museo di prim’ordine quella che fino allora era stata una semplice raccolta di uccelli.
Sono centinaia i suoi scritti scientifici relativi ad uccelli delle più svariate provenienze; tra essi spiccano la seconda parte della Fauna d’Italia, i tre volumi dell’Ornitologia della Papuasia e delle Molucche, il Catalogo sistematico degli uccelli del Borneo. Neppure gli uccelli polari sfuggirono alla sua attenzione.
Ma la consacrazione “mondiale” dei suoi meriti arrivò dal British Museum di Londra quando, assieme ai più celebri specialisti del mondo, fu chiamato a collaborare alla catalogazione degli uccelli di quel Museo, per il quale il Salvadori compilò tre volumi.

Uccelli… di Marca
Attento osservatore dell’avifauna marchigiana, contribuì non poco alla conoscenza delle specie presenti nelle Marche e a far sì che questa regione venisse a trovarsi a nord di una linea immaginaria che, collegando il Monte Circello alla foce del Tronto, suddivideva l’Italia in due parti: una suddivisione operata piuttosto per comodo, affine di limitare una parte ben nota da un’altra che lo è pochissimo, anziché per vere differenze tra le due parti.
Gli studi del Salvadori rappresentarono così uno stimolo anche per le province meridionali, che se ne avvantaggiarono per analogia, come osservava nel 1892 Corrado Lopez che, dopo aver riportato la suddetta citazione, scriveva: …Il nostro Abruzzo ha il vantaggio d’esser a contatto immediato coll’ultimo lembo di terra del versante Adriatico che sia bene studiato: con le Marche; e l’avifauna della nostra provincia, dovendo necessariamente rassomigliare moltissimo a quella di Macerata e d’Ascoli, si può in gran parte dedurre a priori dalla conoscenza di quella marchigiana. Lo stesso autore suggerisce rimandi ben precisi, come quando parla del sordone, o del gracchio, che trovandosi a branchi sulle montagne dell’ascolano (specialmente sulla Sibilla e sul Vetore) è probabilissimo che abiti Monte Corno, come scrive giustamente il Salvadori.
Agli uccelli “marchigiani” è riservato un settore del Museo di Fermo, che custodisce esemplari provenienti in gran parte dal territorio piceno, con indicazioni didascaliche indicanti luoghi di avvistamento (“alla foce del Tenna, …alla foce dell’Aso…”), tratte dalla “Fauna d’Italia”. Tra essi spicca un superbo avvoltoio monaco (Aegypis monachus), allora presente dalle nostre parti (ma… chi l’ha più visto?), tanto è vero che nel 1863 ne furono catturati due nel territorio di Ripatransone, ed uno, donatogli dall’Illustre cav. Antonio Orsini, è quello qui conservato. Spesso vengono riportate notizie sulle abitudini degli uccelli, nonché riferimenti “ecologici” sulla diminuzione delle specie: per il topino, ad es., si osserva che “la cattiva gestione dei fiumi lo ha reso estremamente raro”.

Uccelli d’Italia
Venite qua, alati miei fratelli,
quanti dei contadini i fertili campi
abitate…,
e famiglie che sementi cogliete,
rapide al volo, dolci nel canto!

E quanti di voi nei giardini
dimorate tra i rami dell’edera
o, sui monti, corbezzoli e selvatiche olive
beccate…
E voi che in palustri convalli
le pungenti zanzare pigliate,
voi tutti che i rugiadosi luoghi della terra
abitate…
E stirpi d’uccelli che sul gonfio flutto del mare
con le alcioni volate…
Presto, tutti all’assemblea,
presto, tutti qui…!
Impossibile non ripensare a questi versi di Aristofane, entrando nel Museo ornitologico di Villa Vitali; e potresti chiamarli per nome, quegli uccelli, come faceva quasi due millenni e mezzo fa il grande commediografo greco: Lodoletta, Tortorella,/ Pica, Passero, Fringuello,/ Nerto, Cuculo, Colomba,/ Falco, Capo e Piedirosso,/ Palombella, Gheppio, Mergo,/ Verzellin, Beccofrosone,/ Picchio, Aquila marina…, e aspettarti che rispondano all’appello, tanto il Salvadori ha dato loro un aspetto ed un atteggiamento naturali! Uccelli di tutti i colori, di tutte le dimensioni, dai più grandi (pellicano, fenicottero, gru) ai più piccoli (scricciolo, luì, cincia dal ciuffo) e dai nomi più curiosi (dalla pittima alla pettegola, dal fratino alla monachella, dal pettazzurro al culbianco, dal porciglione alla passera scopaiola).

Fermo museo ornitologico

Fermo museo ornitologico

Impagliato, fa sempre il suo effetto
Un Museo ornitologico ha qualcosa di diverso da qualsiasi altro, poiché non ospita soltanto simulacri. Gli uccelli sono proprio quelli che vissero, che volarono, che cantarono, preservati dallo sfacelo, o meglio, ricondotti a nuova vita, con lo splendore del loro piumaggio, con l’atteggiamento più caratteristico, con l’espressione che in vita non si era potuta imporre alla nostra meraviglia.
Dànno l’impressione di sapere che non sono soprammobili e si mostrano con aria superba, o timida, o incuriosita, o maliziosa, o, nella maggior parte dei casi, beffarda. Giocano ancora, come hanno sempre giocato, si divertono, forse anche sorridono, a ricordo della loro indole fanciullesca, sempre vispa e gioiosa, come immaginava perfino il serioso Leopardi, che arrivò a desiderare per un poco di tempo essere convertito in uccello.
Il Salvadori ce li ha restituiti così, ma non perché impagliati fanno il loro effetto, come l’Airone di Bassani o come quelle “bestie” imbalsamate di Codigoro, magnifiche tutte, nella loro morte, più vive che se fossero vive. Nella sua opera c’è anche questo, ma c’è soprattutto un qualcosa che non li fa sembrare “bestie imbalsamate”: la sensibilità del Salvadori, d’altra parte, non era quella di un rozzo impagliatore, bensì quella di un raffinato ed artistico tassidermista.

Un Museo dei ricordi
Certo, in un Museo molte cose bisogna immaginarsele; da questo punto di vista, e prescindendo dall’aspetto culturale e didattico, i suoi meriti sono due: il primo è quello di consentire, almeno e ancora, di immaginare; il secondo è quello di ammonire, per il futuro, di immaginare il meno possibile.
Racconti, leggende, credenze, magia, divinazione. Quante reminiscenze, quanti simbolismi si affollano nella mente guardandosi intorno…
L’eleganza e la poesia di queste remiganti e di queste timoniere, materializzazione delle bellezze del paradiso secondo un’ingenua leggenda delle Molucche (ingenua sì, ma certamente più gentile di quella nostrana, che vedeva nelle penne la materializzazione dell’urina, non altrimenti emessa dai pennuti!)…
E questo è il pascoliano cuculo ozioso, e questa è l’onomatopeica upupa foscoliana che svolazzava tra le croci….
E questi avvoltoi hanno deciso la nascita di Roma, e questo picchio ha condotto per di qua i Sabini diventati Piceni; e questa calandra (è il calandrello dell’Acerba?), messa accanto ad un malato,
se morir deve, voltagli la coda,
se campar deve, riguardalo fermo;
e questa merla potrebbe essere quella dei “tre giorni”; e questa cicogna chissà quanti neonati ha portato; se tendi l’orecchio, poi, potresti sentire garrir Progne e pianger Filomena.
Manca l’araba fenice, è vero, ma quella…, dove sia nessun lo sa, neppure uno come Salvadori.

Una favoletta per i più piccoli
Soltanto gli alunni in visita al Museo degli uccelli potrebbero sentire, con gli orecchi della fantasia, una storiella di questo tipo (i personaggi, naturalmente, sono tutti uccelli, qui presenti… in corsivo):
Un Cavaliere d’Italia si era segretamente innamorato di una bella Ballerina bianca. Ma siccome l’habitat è piccolo e gli uccelli… cantano, la cosa si riseppe. Un giorno gli disse una Pettegola: “A forza di guardarla, ti verrà il Torcicollo, ma sta’ attento, che se riuscirai ad Averla, ti ridurrai come un Allocco!”.
Ma lo sposo, da vero Combattente, la rimbeccò: “Non sono mica un Merlo, io, che mi lascio convincere dalle tue calunnie! E poi, proprio tu, che sei sciocca come un’Oca, vorresti farmi fare la figura di un Beccafico?”.
L’invidiosa chiacchierona, però, non si diede per vinta e provò ancora a distoglierlo mettendoci di mezzo una bella Moretta. Costei, incontratolo, gli disse a Quattrocchi: “Lasciala perdere quella Ballerina, tutti sanno che è una poco di buono, e, anche se non sembra, si comporta come una Pesciaiola: spesso si lancia in acqua con un Tuffetto ed è anche corteggiata da un Beccapesci e da un Martin Pescatore!
Ma il Cavaliere, uomo d’onore, sapeva bene che la calunnia risale ai tempi che Berta filava, e decise perciò di sposare l’amata Ballerina.
Ad unirli in matrimonio, nella chiesa degli uccelli, fu un pio Fratino, mentre un Avvoltoio Monaco ed una graziosa Monachella facevano da chierichetti.
Gli uccelli che parteciparono alla festa furono molti, e Cinciallegramente ballarono tutti al suono di un Organetto. Per dare maggiore importanza all’avvenimento, arrivarono perfino il Germano Reale, il Gufo Reale e l’Aquila Reale!
E così furono tutti presenti, tranne, naturalmente, la Cicogna, che arrivò dopo nove mesi.
-Nove mesi…?!-
E va bene, mi sono imbrogliato… è vero, gli uccelli nascono prima, perché sono ovipari… ma ti pareva che non saltava fuori la solita Pittima a cercare il pelo… nell’uovo?!

Odo augelli far festa
(per quanto tempo ancora?)
Immaginare, dunque, grazie ad un museo.
Peccato, però, che siamo costretti ad immaginare anche qualcosa che avremmo potuto realmente osservare in natura, e invece non possiamo; molti di questi uccelli non popolano più i nostri cieli e i nostri ambienti, per cui abbiamo perso irrimediabilmente la possibilità di godere del loro canto, della loro allegria, del loro stile di volo.
Odo augelli far festa: sarà ancora possibile dirlo?
Credo che la didattica museale del Salvadori implichi l’invito ad avere giudizio, a non provocare squilibri, a conoscere, a difendere, o meglio, ad amare la Natura, conservando il più possibile nel loro habitat gli uccelli ancora esistenti e a ricorrere al Museo soltanto per studiare le specie estinte: altrimenti saremmo costretti ad assistere al paradosso di uccelli incollati sui trespoli, che fanno volare noi sulle ali dell’immaginazione, mentre logica vorrebbe proprio il contrario, cioè noi con i piedi per terra e loro con… la testa per aria.

Franco Regi

Da “Personaggi Piceni” vol. I di Franco Regi e Settimio Virgili