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organo 150

Organi e Organari a Sant’Elpidio a Mare: chiesa dell’Ospedale

Giovanni Fedeli 1741

Organo di Giovanni Fedeli, costruito nel 1741 (cfr. Nota critica in calce alla presente scheda). Posto sopra la porta d’ingresso, in cantoria lignea sorretta da bussola con parapetto mistilineo corniciato e dipinto a finto marmo, con due angeli musicanti nelle specchiature ai lati del pannello centrale. La cassa, lignea, presenta un prospetto sagomato dipinto (infelicemente ritoccato in epoca recente), sormontato da cimasa con angelo musicante.
Facciata di 23 canne di stagno, distribuite in unica campata a cuspide con ali laterali, con labbro superiore a scudo, bocche allineate e profilo piatto, del Principale dal Fa1.
Tastiera a finestra, di 45 note (Do1-Do5, con prima ottava corta), in bosso, con i frontalini dei tasti diatonici intagliati a chiocciola, mentre i cromatici, di legno duro tinto di nero, presentano un intarsio di stagno a forma di punto esclamativo; modiglioni laterali di noce, sagomati ad uncino.
Pedaliera diritta a leggio, scavezza, di 10 tasti (Do1-Do2 + Tamburo), costantemente unita alla tastiera.
Egistri a destra della tastiera, a tiranti di ferro con pomelli lignei torniti, disposti con 2 colonne e direttamente infissi sul legno della cassa: cartellini manoscritti ad inchiostro, originali:

Contro bassi [ P. 16′ ]                                                      Voce umana [S, 8′]
Principale [ 8′ ]                                                                [Fla]uto [2, 2/3′]in XII
Ottava                                                                              Cornetta [S, 1,3/5′] Flauto in XII
Quinta decima
Decima nona
Vigesima seconda
Vigesima sesta
Vigesima nona
Tiratutti                                                                            Tampurro [foro vuoto]

Registri soprani da Do3.
Tiratutti a tirante (dall’Ottava). Il tamburo acustico a tirante è stato eliminato; attualmente esso è comandato dall’ultimo tasto della pedaliera, frutto di aggiunta recenziore.
Somiere maestro di noce, a tiro, chiuso da 2 ante assicurate da naselli; all’interno 45 ventilabri con guide di ottone laterali e chiusura sul tirante a borsino con perlina. Ordine delle stecche, dalla facciata: 1. Princ.; 2. Voce um.; 3. Ottava; 4. Flauto; 5. XV; 6. XIX; 7. XXII; 8. XXVI; 9. XXIX; 10. Cornetta; 11. tamburo. Somiere di basseria di noce, chiuso da anta unica assicurata a naselli.
Trasmissioni meccaniche, solite. Unione nastro-pedale diretta. I contrabbassi sono azionati tramite stecche di legno poste all’altezza della tastiera: ciò rende possibile suonare questo registro, tipico del pedale, anche con la prima ottava del manuale.
Due mantici cuneiformi, a 5 pieghe, posti entro il basamento della cassa, azionabili manualmente a corde.
Crivello di legno; bocche delle canne metalliche interne tutte sotto il crivello, tranne la Cornetta. In fondo al somiere maestro, su apposito trasporto ligneo, 4 canne di legno verniciate di rosso, del Tamburo; altre 12, simili, ai lati dello stesso, tra cui le prime 3 note di Principale e Ottava (le altre non sono state meglio identificate, per le condizioni di insuonabilità dello strumento). Le 8 canne dei Contrabbassi sono pure di legno, tinte di rosso. La Cornetta ha canne a cuspide.
Sopra il portello di accesso alla parte inferiore della cassa, a sinistra della tastiera, iscrizione a matita: “L’autore del presente Organo Fedri/ a quanto si crede del 1600/ Ristaurato dal Sig. Professore Piero Fancini di Piacenza/ nel Mese di marzo 1894”.
Lo strumento non sembra aver subito sostanziali modificazioni, a parte il rimaneggiamento delle canne lignee interne sul somiere e lo scollegamento dell’originario meccanismo a tirante del Tamburo. Lo stato di conservazione è, nel complesso, precario: il tarlo ha intaccato le parti lignee, la meccanica non sempre risponde e la tastiera si presenta sconnessa. Lo strumento non è suonabile per il deperimento della manticeria e la polvere che intasa le canne.

Nota critica
La ventilata attribuzione ad Adriano Fedeli/Federi (Fedri), già avanzata in altra sede sulla base di una plausibile interpretazione dell’iscrizione di Fancini riportata nella scheda (cfr. Bibl. Peretti 1992/1. p.47), va definitivamente corretta con il dato della paternità e dell’anno di costruzione acquisiti attraverso TALAMONTI V. pp. 264-265; i documenti ivi citati non sono a tutt’oggi rintracciabili (l’archivio storico del Comune di Sant’Elpidio a Mare è in fase di riordino).

Paolo Peretti 

Tratto da: Organi e organari nella Marca dal Potenza al Tronto, a cura di Paolo Peretti, Fermo, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, 2000, pp. 187-189