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Il poderoso fusto della roverella del teatro romano di falerone

Roverella – teatro romano Falerone

(Quercus pubescens) – Piane di Falerone, Anfiteatro Romano
Circonferenza m. 5,20
Altezza m. 30
Chioma m. 31
Età anni 250-310

L’appellativo più curioso, ma anche più azzeccato, riferito a questa Quercia, è quello di un turista proveniente da Urbino, e giunto fin lì unicamente per fotografare le rovine dell’Anfiteatro Romano: “Esagerata!”

In effetti, la roverella del teatro sta un po’ esagerando con le sue dimensioni.
Racconterò un piccolo episodio di circa 25 anni fa, quando per la prima volta presi contatto con questa stupenda creatura.
Ero con dei parenti attorno al fusto di Cerquabella, per rilevarne la circonferenza, quando si avvicinò un vecchietto, in motorino, con un ramoscello in mano lungo una settantina di centimetri.
Senza nulla dire, si avvicinò anche lui al fusto di Cerquabella e, con quell’inusuale strumento, cominciò a misurarlo.
Terminata l’operazione:
“E’ più grande questa – disse – su quell’altra c’entra sette volte, su questa otto!”
Mi permisi di chiedere una spiegazione su quanto aveva fatto e su ciò che aveva appena detto, e il vecchietto mi raccontò di essere stato, poco prima, a misurare, con lo stesso ramoscello, una quercia situata pochi chilometri più avanti, nei pressi delle rovine dell’Anfiteatro di Piane di Falerone, e di essere poi venuto lì per togliersi la curiosità di sapere quale delle due querce fosse più grande. Il risultato era stato che la lunghezza del bastoncino entrava otto volte nel fusto di Cerquabella, e sette su quello dell’altra.
In quel momento, non conoscevo ancora la Quercia dell’Anfiteatro, ma se essa era tale da far nascere il dubbio che fosse più grande di quella che avevo davanti, mi rendeva estremamente curioso di farne la conoscenza.
Fattomi indicare il posto, raggiunsi anche la seconda pianta, e procedetti con il rilevamento: m. 4,70 contro 5,60 di Cerquabella.

roverella teatro romano veste invernale

roverella teatro romano veste invernale

Oggi, ulteriormente aumentata di dimensioni la pianta è divenuta una delle più conosciute della regione, soprattutto per il suo abbinamento con le rovine. Data la sua presenza così ingombrante, non esiste dépliant della parte architettonica che non comprenda anche la Quercia. Essa non solo ha acquisito il diritto a militare fra gli alberi di primo piano in ambito regionale ma, se dovessimo stilare una graduatoria fra tutte le querce, essa (per usare un termine sportivo) salirebbe sicuramente sul podio, insieme al gigante di Passo di Treia e a “Lu Cerquò” di Monsampietro Morico.

Un piccolo rimprovero che vorremmo rivolgere alla Pro Loco di Falerone, è di non aver pensato di inserire, fra i cartelli esplicativi posti all’ingresso dell’Anfiteatro, anche un piccolo cenno all’albero, che incuriosisce i visitatori forse non meno delle rovine stesse.
Quanti anni potrà avere una pianta di tal sorta? Formuliamo tutte le ipotesi possibili.
Secondo una stima della Pro Loco, la sua età dovrebbe aggirarsi intorno ai 250 anni.
Si potrebbe dedurre la stessa età dal tasso di incremento degli ultimi 24 anni, e dividendo poi la circonferenza per questo tasso. Calcoliamo. Passando da m. 4,70 a 5,20 la Quercia è aumentata di 50 cm (in 24 anni), pari a un tasso di crescita di 2,1 cm l’anno. Dividendo per esso i 520 centimetri attuali, si avrebbero, appunto, circa 250 anni, ma…
Il “ma” scaturisce da quanto ci rivela don Alberto Cinzio, parroco di Marina di Altidona, uomo di intelligenza vivacissima, dalla curiosità senza confini e spaziante su ogni campo dello scibile. Il sacerdote afferma, categoricamente: 310! Perché? Per aver egli stesso effettuato, di sua propria mano, il carotaggio del fusto.
Per i pochi che ancora lo ignorano, si ricorderà che, tagliando il tronco di un albero, si scorgono tanti anelli concentrici, ognuno dei quali rappresenta un anno di vita. La riga scura fra un anello e l’altro, rappresenta il momento in cui la crescita si arresta, con l’inverno; lo spessore dell’anello è invece la sua crescita in estate.

Il poderoso fusto della roverella del teatro romano di falerone

Il poderoso fusto della roverella del teatro romano di falerone

Il carotaggio avviene mediante uno strumento chiamato “succhiello di Pressler”, una sorta di trapano con la punta cava all’interno sì che, man mano che essa si spinge nel tronco, una porzione di esso penetra dentro la cavità.
Giunti al centro della pianta, si estrae il succhiello, e da esso si toglie la porzione di legno al suo interno, la cosiddetta “carota”. Poiché la punta avrà attraversato tutti gli anelli, lungo questa carota si scorgeranno tante lineette più scure alternate a bande più chiare. Ogni lineetta, un anello; ogni anello, un anno. Sulla carota estratta dalla Quercia dell’Anfiteatro, sono stati contati 310 anelli. La data di nascita della pianta sarebbe dunque certa? Sicuro, se non fosse per l’ultima pulce nell’orecchio: qualche volta, una pianta riesce a sviluppare due anelli nello stesso anno. Dunque?…
Un aneddoto simpatico, è il seguente. Si stava recitando la scena di non so quale film ambientato sulle rovine del teatro. Fra gli attori, c’era Gigi Proietti. Giunto il momento di staccare per recarsi a pranzo, il grande attore si stava riposando sulle gradinate, disteso sotto i rami della quercia. Ai suoi colleghi e al regista che lo stavano sollecitando, il grande attore rispose: “E fateme godè ancora cinque minuti l’ombra de questa magnifica quercia!”

 

Roverella casa Belleggia nella sua veste invernale

Roverella casa Belleggia nella sua veste invernale

(Quercus pubescens) – Casa Belleggia
Circonferenza m. 4,76

 

Avevamo lasciato questa Quercia, venti anni or sono, ancora sofferente per un violento fulmine patito pochi anni prima, L’abbiamo ritrovata, trascorsi venti anni, nettamente migliorata in salute e vigoria. Le ferite che allora deturpavano il grande fusto si sono completamente rimarginate, e un paio di cicatrici per nulla sconvenienti restano oggi a ricordo del brutto momento passato.

La pianta è facilmente raggiungibile. Risalendo la Faleriense, allorché si giunge in prossimità delle prime case di Piane di Falerone, subito dopo un ponte su un modesto corso d’acqua, una canalizzazione sulla sede stradale indica, verso sinistra, la zona industriale di Falerone. Ci si immette su questa strada, all’inizio asfaltata, poi in macadam. Si procede sempre diritti per alcune centinaia di metri tenendo lo sguardo verso sinistra, fino a che la grande Quercia apparirà ai nostri occhi, inconfondibile, date le dimensioni. La strada condurrà, giusto giusto, sotto di essa. A fianco c’è la casa nuova dei proprietari, i Belleggia.

Il massiccio fusto della Quercia, ben proporzionato nelle sue dimensioni di altezza e spessore, non appare molto armonico, ma presenta alcuni restringimenti o rigonfiamenti, gibbosità e rientranze; l’insieme è, tuttavia, molto gradevole allo sguardo.
Osservando la chioma, si nota che le estremità di alcuni rami sono secche, ma nulla di allarmante; si tratta di un fenomeno fisiologico: la Quercia lascia morire alcune propaggini minori e non più necessarie, per sostituirle con altre più giovani.
Come tante grandi querce delle campagne marchigiane, anche la Nostra ha svolto le sue funzioni vitali nell’economia di generazioni di contadini ed ora, giunta ad una sana vecchiaia, si gode il più che meritato riposo.

Valido Capodarca