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Storia di Porto Sant’Elpidio

Staccatosi nel 1952 da sant’Elpidio a Mare, è Il più giovane comune del fermano.

di Gabriele NEPI

Comune istituito nel 1952, dista da Sant’Elpidio a Mare 7 Km.
La sua storia è legata a quella di Sant’Elpidio di cui costituiva il Porto. Il Comune più lungo della provincia di Ascoli Piceno: 5 km; la superficie è di 1841 ettari. L’ubicazione, ha favorito il sorgere di un’antichissima ricca civiltà e il suo porto ab immemorabili serviva per l’attracco dai barconi; di tale porto parla il più antico documento esistente nelle Marche (anno 883): è un Diploma rilasciato da Carlo il Grosso, pronipote di Carlo Magno (1).
La sua posizione facilitava intensi scambi commerciali con l’altra sponda adriatica e con la stessa Grecia; di ciò si ha testimonianza in Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.
Numerose suppellettili rinvenute nelle tombe picene scavate negli anni 1917, 1918, 1919, nella frazione La Corva, nella contrada Pian di Torre (dove fu rinvenuta la prima necropoli del Porto), ricca di tombe, e nella contrada Pescolla, dimostrano insediamenti umani risalenti all’VIII secolo a.C.
Importanti alcuni magnifici esemplari di fibule a occhiali in bronzo, testimonianza delle relazioni con la Dalmazia e la Grecia, dove si rinvengono esemplari identici. Risalenti allo stesso periodo (VIII secolo a.C.) sono state trovate in vari fondi della contrada Pian di Torre, fibule con arco a foglia, rasoi a mezza luna, tipici rasoi piceni. Una fibula ad arco ingrossato, di cui sono stati ritrovati diversi esemplari in contrada Pian di Torre, risale al IX secolo a.C.
Tra il Chienti ed il Tenna, a detta di Tito Livio (III,87) e Polibio, le truppe cartaginesi trovarono ogni ben di Dio.
Da notare un attraversamento di Giulio Cesare in marcia verso Ascoli dopo aver assoggettato Fermo (2).
Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, descrive il Piceno. Nel tratto da Cupra a Civitanova nomina Cluana sul litorale (3); questa combattè contro i romani nel 268; sconfitta fu annessa ai domini di Roma. Fu distrutta da Alarico. Nella lotta che dovette subire per la sopravvivenza durante le invasioni barbariche, la leggenda popolare parla di un intervento miracoloso del monaco Elpidio apparso a cavallo di un focoso destriero e incitando al combattimento li condusse alla vittoria; da ciò il cambiamento del nome da Cluello in Sant’Elpidio e lo stemma, in seguito (1860) con Sant’Elpidio a cavallo, reggente un vessillo bianco rosso sopra una rocca a merlatura guelfa; sul campanone del Comune, fuso nel 1687, figura l’effigie bronzea di Sant’Elpidio a cavallo con in mano una bandiera spiegata al vento con sotto la scritta: “Elpidii dextra, defendat nos intus et extra”.
Una Bolla di Papa Leone XIII, in data 30 settembre 1828, con cui si eleva Sant’Elpidio a città, sintetizza le vicende storiche: vi si parla anche del Porto.
Il documento cartografico, la Tavola Peutingeriana, che riporta le strade militari romane, parla di un nucleo abitato in Tinna o Tinna Mansio, sulla via costiera tra il Chienti (Flusor) e il Castello Firmani: questo proverebbe l’esistenza di Porto Sant’Elpidio sin dall’epoca dell’Impero Romano.

La basilica di Santa Croce

Nell’Archivio Comunale di Sant’Elpidio a Mare si trova in copia il documento più antico che esista nelle Marche dell’883, vi si parla del Porto di Sant’Elpidio; è una concessione di terreni fatta dall’imperatore Carlo il Grosso a un eremitaggio, ottenuta per opera del vescovo di Fermo Teodicio. I terreni sono ubicati tra tra il fiume Ete Morto e il Chienti, nel territorio di Sant’Elpidio a Mare (4).
In questo diploma del 24 giugno 883 l’Imperatore accoglie le richieste del Vescovo concedendo al Monastero terreni di sua proprietà e al Vescovo la facoltà di donare tutti i beni che avesse desiderato. Teodicio, aiutato così dall’Imperatore, in soli tre anni riuscì a portare a termine la costruzione della Chiesa e del Monastero.
Il 14 settembre 886 ebbe luogo la solenne inaugurazione della Basilica alla presenza di 19 Vescovi del Ducato di Spoleto, 27 Canonici, vari Principi, dell’Imperatore e del Vescovo di Fermo, del Capitolo di Fermo.
Nell’atto di questa elaborazione viene steso dal notaio Viquirino, firmato dai 19 vescovi e contrassegnato dal sigillo notarile (5).
Nel 1049 nella Basilica viene apposta una lapide, tuttora esistente, a perpetuo ricordo. Ottone I conferma Giovanni, Abate del Monastero, le concessioni del Vescovo Teodicio e dell’Imperatore. Altrettanto farà l’imperatore Federico II nel 1219, confermando tutta la riva e l’alveo del Chienti (6). Nel 1219 la Basilica venne chiusa e i monaci dispersi. Più tardi anche il Monastero andò in rovina. Ora resta la Basilica, ma in stato miserando e adibita ad usi profani.

Il porto

Nei documenti di concessione (883) e di inaugurazione della Basilica (886) si parla del Porto.
Nell’atto dell’886 si legge fra l’altro: “Vogliamo fare eccezione e serbiamo alla Chiesa fermana il reddito proveniente dal porto di Chienti, di cui come al solito la nostra parte continui ad essere percepita dal Vescovo” (7).
Il Porto è menzionato in una donazione di Attone (1035) (8), in un atto di donazione del 1088 (9), qui si parla delle Porto e di zona di pesca, in una richiesta di usufrutto della terza parte del Porto nel 1104 da parte di Guidone Fermano, di Manerio e del fratello Ulderico (10).
Nel 1211 il Porto passa sotto il dominio di Fermo, con una concessione, dell’imperatore Ottone IV, del dominio della spiaggia dal Tronto al Potenza (11).
Nel 1247 Marcellino, Vescovo di Arezzo, allora Rettore della Marca di Ancona, con editto datato a Jesi 23 agosto 1247, concede a Sant’Elpidio la facoltà di avere un Porto nel suo territorio (12).
Nel 1248 papa Innocenzo IV accorda agli Elpidiensi il diritto di costruire il Porto (13).
Due anni più tardi, Gualtiero di Palearia. Vicario Generale della Marca, accogliendo le istanze dei Santelpidiensi da al loro il Porto e la riva nel suo territorio dal fiume Chienti al fiume Tenna, e la facoltà di caricare e scaricare merci e di effettuare compere e vendite (23 giugno 1250) (14).
Il papa Clemente IV nel 1267 conferma i diritti di Sant’Elpidio nel suo Porto e li rivendica contro i cittadini di Fermo. Nelle Costituzioni Egidiane del 1357, del Cardinale Albornoz, Sant’Elpidio e il suo Porto fanno parte delle città medie (Civitates Mediocres) (15).

La Torre del Porto

Se se ne parla in una ingiunzione di sospensione dei lavori di costruzione del 18 novembre 1335 e compare per la prima volta il nome di Sallopidio.
In tutti documenti successivi al 1116 il Porto è sempre collegato alle vicende di Sant’Elpidio a Mare.
E torniamo al 1355 il comune di Sant’Elpidio a Mare ed un suo cittadino, di nome Gerardino, avevano inoltrato domanda per la costruzione sulla spiaggia di una torre. Ne ottennero regolare licenza, purché dalla costruzione non derivasse danno a terzi.
Il 15 novembre 1355 il Rettore della Marca di Ancona, Blasco Fernandez de Belviso, nipote del Cardinale Albornoz viene a sapere ( e lo constata personalmente) che la torre non è stata eretta secondo quanto prescritto nell’autorizzazione e, dato che non sono state fornite giustificazioni plausibili, il Cardinale intima al Rettore della Marca la sospensione della costruzione della torre in parola (16).
Il documento che riporta l’autorizzazione, redatto in lingua spagnola (con gli arcaismi del tempo) è molto interessante perché si parla di “Sallopidio” proprio come avviene ancora oggi chiamata, sia pure dialettalmente, dal Comune (17), e come del resto lo chiama Boccaccio nel Decamerone Novella V, giornata ottava.
Il 3 marzo 1560, il papa Pio IV concede ai cittadini di poter proseguire la costruzione della Torre, già iniziata, sul litorale contro le incursioni dei Turchi e dei pirati.
Negli Statuti del 1571 della Terra ecclesiastica di Sant’Elpidio e precisamente nella prefazione, si parla del Porto e si afferma inoltre che “l’olio e il grano sono trasportati per terra e per mare”.
Il 4 ottobre 1584 si eseguono dei lavori per il Porto e si ha la nota della somma impiegata: 115 fiorini e 21 bolognini.
Nel 1620 il Capitano di Sant’Elpidio, Belisario Spiriti, è nominato Revisore dei Corpi di Guardia del Litorale Adriatico e in seguito, Sopraintendente alla spiaggia Adriatica; in questa veste installerà una Dogana e un Corpo di Guardia a porto Sant’Elpidio.
Il Porto fu uno dei capisaldi delle difese contro gli assalti dei Turchi di tutta la fascia costiera da Sirolo a Porto d’Ascoli.
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1 E.LODOLINI, Gli Archivi storici dei Comuni delle Marche, Roma, p. 33.
2 C.Giulio CESARE, De Bello Civili, lib.I, XI.
3 PLINIO il Vecchio, Naturalis Historia, III, 110-111.
4 Archivio comunale di Sant’Elpidio a Mare, Perg.V, n° 16.
5 P.KHER, Monumenta Germaniae Historica Berolini, 1937pp. 136-13.
6 Archivio Comunale di Sant’Elpidio a Mare, Perg.C.V.n°16 “…item concedit nonnulla alia digna et notabilia privilegia eidem Monasterio, abbati et fratribus eiusdem inspectione et lectione digna”.
7 Dipl. di Carlo il Grosso.
8 “…concedo ipso dicto Monasterio….et de ipsa Ecclesia et de ipso portu exinde”.
9 “et in ipso Castello et pro eorum vocaboli cum portu et piscationibus”. Arch. Vesc. Fermo, Reg. dei Vescovi; Maggiori cc. 20 B 21 B N XX 3 / V.
10 Maggiori, op.cit. Arch.Vesc., Fermo
11 Arch di Stato, Fermo, Perg.397.
12 “Marcellinus miseratione divina….Marchiae Anconitanae Rector…portum autem in territorio vestro habere et potestatem petere et ligere vobis liceat”. (Arch.Com. Sant’Elpidio, Pergamena C I n°9 = A).
13 “…faciendi portum et habendi in districtu et territorio dicti castri, vobis licentiam concedimus”. (Arch.Comunale di Sant’Elpidio a Mare Perg. C. I = B).
14 “quod concedatur communi dicti castri Sancti Helpidii portus et riva in suo territorio a flumine Clenti usque in flumen Tenne…..et Licentiam incarnandi et excarcandi”. Cfr.G.NEPI, Storia di Porto Sant’Elpidio, Fermo, 1968, p.75.
15 Cfr. anche: Emilia Saracco Previdi, Descriptio Marchiae Anconitanae, Ancona, 2000.
16 “Ad Blasco Fernando de Belvis rector de la Marcha dancona (sic) por el cardenal de Spangia, Blasco Fernandis, facimos vos saber che nos demos licentia ad Gerardino da Sallopidio (sic) che figes un locar edificar ad certa de la mare.Et percio nosta intention fo et esche se fagha sin preiuditio dennegun (sic) el otro dia quando nos per y venemos ivemos chera (sic) encomenzada de agers una tor. Et noves nostra entention ad un che faga sin preioditio dotro (sic) nigun como dicemos che face fortellecza (sic) perche non mandamos che defendades per nostra carta so certa pena al dicto Gerardino e al Comune di Sallopidio (sic) ala (sic) mare che nel dicto edificio non fagan mas ochi (?) adennati fasia che sia declarato et iusta la raion del dicito Commun et de Gerardino. Et del Commun de Fermo. Dada in Ancona disiocto de Novembre (1355) con nostro sigil de la puritade”.
17 “…..Blasco Fernandi de Belviso Rector de la Marcha dancona (sic) por el cardenal d’Espangia…..facimone ad saper che nui demmo Licentia ad Gerardino da Sallopidio che facesse un lacar (sic) edificare ad presso del mare. Et per nostra entention fo etcetera, che se factia sinza preioditio de neguno. Et laltro (sic) di quondo nui per dela venimmo che era comenzata doperare (sic) una tour (sic) et none nostra intentione anche che operasse sinza preioditio daltrui (sic) como dicemmo che facesse fortecza et per che ne comandamo che commandate per nostre lectere so certa pena al dicto Gerardino et al Commune di Sallopidio al mare che nel dicto edifitio non opere più (senza accento) de quinanzi (sic) sin che sia dechiarata et veduta la raione de lu dicto Commune et de Gerardino et del Commune de Fermo. Dada en Ancona dì XVIII de Novembre so noser segillo secreto. Jean Glenisson, Guillame Mollat, Gil Albornoz, et Androin de la Roche, 1353-1367, Paris, 1964, e Arch. di Stato, Fermo, perg.2310. Copia autentica su pergamena del 23 novembre 1335.