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Storia di Porto San Giorgio

Castrum Portus, Rocha Portus Sancti Georgi Fermani

Di Gabriele NEPI

Porto San Giorgio, ridente cittadina rivierasca, sorse come scalo marittimo della vicina Fermo.
Strabone, storico greco del primo secolo a.C., lo nomina nella sua Geografia:”Le città di Piceno sono Ancona, Osimo, San Severino, Potenza, Fermo e il suo porto cioè il castello, Cupra etc.” (1).
A sua volta Plinio il Vecchio, scrittore latino, comandante della flotta romana, morto nell’eruzione del Vesuvio (79 d.C.), nella sua Naturalis Historia, lo designa come “castello dei Fermani”: Castellum Firmanorum (2).
Era tanta la sua importanza, che è nominato nell’Itinerario dell’Imperatore Antonino, risalente al III secolo d.C. e nella Tabula Peutingeriana, antichissima carta geografica dell’epoca imperiale romana (3). Vi figura col nome di Castello Firmani.
Nei documenti medievali compare col nome di Portus Firmi, Porto di Fermo o Portus Sancti Georgi.
È indicato nei portolani e nelle carte nautiche antiche come scalo marittimo di primaria importanza (4).
Dopo la calata dei barbari e le conseguenti distruzioni, si stabilirono nella zona alcuni pescatori che diedero vita ad un centro abitato che nel 1164 passa al Capitolo dei Canonici del Duomo di Fermo.
Questo possesso è confermato con diploma di Federico Barbarossa del 1164 (5). Nel 1214, esattamente il 10 giugno, Aldovrandino d’Este, marchese di Ancona, conferma la giurisdizione di Fermo su Porto San Giorgio: “Portum vero Sancti Georgii cum omni libertate qua hactenus usi estis et uti potestis damus et concedimus vobis”. (6). Dal 1260 i Canonici diedero al Comune di Fermo il castello di Porto San Giorgio.
Centro dei traffici marittimi dell’entroterra e di Fermo, da e per Venezia, fece sì che tra questa città e Fermo si stabilisse un’amichevole alleanza. Venezia che mirava al dominio dell’Adriatico, vedeva in Ancona la sua rivale potenziale e irreale e cercava di isolarla, stabilendo intense relazioni commerciali con le città costiere. Di qui l’amicizia con Fermo.
L’amicizia con Venezia aumentava sempre più. Nel sec. XIII ben due Podestà fermani, Ranieri Zeno e Lorenzo Tiepolo, divennero Dogi di Venezia: il primo, dal 21 gennaio 1253 al 7 luglio 1268; il secondo, dal 15 luglio 1268 al 15 agosto 1275.
Quest’ultimo giunge a Venezia prelevato a Porto San Giorgio da quattro galee veneziane (7) lo portarono in trionfo alla città lagunare, per assumere l’importante carica.
Anche da Dogi, i due mantennero relazioni di amicizia con Fermo rafforzando quei legami e quell’alleanza economica sancita nel 1260 da un trattato di commercio tra le due città Lorenzo Tiepolo, mentre era Podestà di Fermo, fece erigere a Porto San Giorgio la rocca che da lui prese (8) il nome di Rocca Tiepolo, baluardo possente poderoso contro le incursioni dal mare e sentinella vigile della potenza e giurisdizione fermana sulla costa che si estendeva dal fiume Potenza al fiume Tronto.
Ciò in virtù di un privilegio dell’imperatore Ottone IV, il 1 dicembre del 1211 (9); privilegio confermato da papa Onorio III (1216-1227) e quindi da Federico II a mezzo del suo Vicario, Rodolfo di Castiglione (1242).
Successivamente, nel 1248, anche il card. Ranieri, del titolo di Santa Maria in Cosmedin, conferma tali diritti (10); ovviamente, questa giurisdizione Fermo la esercitava attraverso il suo scalo marittimo cioè Porto San Giorgio. Ecco il motivo della Rocca Tiepolo
lo Stato fermano possedeva, è vero, altri porti. C’erano, oltre al porto di San Giorgio, quello di San Benedetto, quello di Grottammare, il Porto Sant’Elpidio, di Civitanova ecc.
alcuni erano porti come potevano esserlo a quel tempo, cioè semplici attracchi i più sicuri erano Porto San Giorgio e Grottammare. Ecco perché nel 1225, in un trattato commerciale stipulato con la città di Termoli, Fermo stabiliva che le navi provenienti da tale città dovevano attraccare e sbarcare le merci soltanto nel porto di San Giorgio e in quello di Grottammare: “Nisi in Gruptis et in portu Santi Georgii” (11).
Sono note le incursioni turche sulle coste dell’Italia, specie nel settore Adriatico, per cui Fermo decise di cingere Porto San Giorgio di mura castellane; la cinta verrà ampliata in rafforzata nel 1362 da Giovanni Visconti d’Olegio, Signore di Fermo (1297-1366). Ancor oggi si scorgono tratti della cinta muraria come gli archi a sesto acuto che facevano parte dell’antico impianto portuale.
Porto San Giorgio partecipava insieme ai numerosi castelli dell’antico stato di Fermo alla Cavalcata che aveva luogo a Fermo ogni 15 agosto. Era (ed è) una manifestazione storica, risalente a prima del 1182 (di tale anno è il primo documento ufficiale). Porto San Giorgio sfilava in testa al corteo multicolore e vivace, tra il rullo dei tamburi, il clamore delle chiarine, gli sfarzosi e festosi paludamenti dei magistrati, la selva dei vessilli ed orifiammi. Ma nel 1490, durante tale manifestazione, mentre i sangiorgiesi si trovavano a Fermo per detti festeggiamenti, duecento fermani capeggiati da tal Antonio Trovato irruppero nel palazzo del Vicario di Porto San Giorgio, asportando libri e documenti.
Nel 1538 hanno luogo alcune tensioni tra Porto San Giorgio e Fermo; tensioni che ogni tanto li faranno capolino come nel 1620 e nel 1711.
Nel 1504 vengono pubblicati a stampa a Venezia gli Statuti di Fermo, dove tra l’altro sono elencati i castelli dipendenti da Fermo, divisi in maggiori, mediocri e piccoli.
Porto San Giorgio figura tra i mediocri. In detti Statuti si parla delle mura castellane e degli archi (a cui si è accennato) che si protendevano verso il mare (12).
La Rocca Tiepolo assolveva sempre alla sua mansione di vedetta e sentinella avanzata di Fermo sul litorale; con la sua mole costituiva un monito a chiunque volesse attentare alla potenza e alla grandezza di Fermo e del suo Porto.
Significativi i distici che si leggono sul portone d’ingresso alla fortezza, distici che da secoli scandiscono al turista e al visitatore la sua vicenda storica: Urbs. o firmana. tibi, servo, litora, sana, facta. tibi. clavis. portus. tutelaque. navis. dans. felix. omen. sumo. de. martire. nomen. hoc. opus. est. castri. factum. tutelaque. claustri. Quando. currebat. Domini. millesimus. annus. et. bis. centenus. cum. septem. sex. deciesque. tempore. quo. venetus Dominus. Laurentius. olim progenies. Memoranda. ducis. Jacopi, quoque, Teupli Urbem. firmanam. rexit. per. prospera. sanam.
Che in italiano suonano: Oh città di Fermo, io ti conservo sicura la spiaggia, fatta per te chiusura del porto e protezione delle navi. Dal martire San Giorgio prendono il nome che dà buon augurio”. Quest’opera, è stata fatta a guardia del castello e della palizzata del porto, nell’anno del Signore 1267, al tempo in cui il veneto Lorenzo Tiepolo, progenie del Doge Jacopo, governò la città di Fermo, attraverso prosperi eventi”.
Dal 1550, per 125 anni, Fermo, Porto San Giorgio e l’intero Stato sono governati dal card. Nepote o dal parente più prossimo del Papa regnante e ciò conferisce notevole stabilità nella gestione della cosa pubblica.
Nella Descriptio Marchiae Anconitanae Porto San Giorgio figura come una delle Rocche del Comitato Fermano ecco quanto si legge nella Descriptio: “Nella città di Fermo c’è la Rocca del Girfalco. Nel Comitato Fermano vi sono le Rocche di Porto San Giorgio Fermano, di Torre di Palme, di Grottammare, di San Benedetto, di Moresco, di Sant’Angelo in Pontano, di Gualdo, di Smerillo, di Montefalcone, di Marano (13).
Negli Statuti di Fermo, nel 1507 negli Acta Diversa, Porto San Giorgio figura sempre come Rocca e la sua denominazione è o Portus Sancti Georgii o Portus Firmi o Portus Sancti Georgii Firmani.
La denominazione Portus Sancti Georgii, come detto, compare in un privilegio di Federico Barbarossa già nel 1164.

Cronologia
Qualche pseudo-storico, ha voluto affermare che il nome di Porto San Giorgio, sarebbe stato dato alla località da papa Pio IX, quando nel maggio 1857 passò a Porto San Giorgio dopo avere visitato Fermo, dove si trattenne per due giorni. Invece c’e un privilegium di Federico Barbarossa (1190) concesso in data 2 maggio 1164. Esso è fatto conoscere a tutti i sudditi italiani del suo impero (universi fideles imperii per Italiam costituiti) presenti e futuri.
Barbarossa prende sotto la sua protezione la Chiesa Fermana, conferma beni e possessi e precisa che nessun vescovo, marchese o conte, nessuna persona importante o umile osi tenere un placito, trattare cause od esigere imposte nei castelli, nelle curtes, ville e possessi, compreso il porto, cioè Porto San Giorgio (“iubemus ut nullus episcopus, nullus marchio, nullus comes, nulla persona magna vel parva in castellis curtibus et villis set possessionibus portu quoque ipsorum videlicet Sancti Georgi….”).
Anno 1177:
L’arcivescovo scomunicato di Magonza, dopo aver distrutto l’anno precedente la città di Fermo, restituisce alla città diritti e possessi e proibisce a chiunque di edificare edifici e fortilizi in città e nel suo Porto (cioè Porto San Giorgio).
Anno 1211: 1 Dicembre
Un privilegio dell’imperatore Ottone interessa Porto San Giorgio. Si concede a Fermo il dominio sul litorale dal Tronto al Potenza e nessuno può costruire per la profondità di 1000 passi senza il permesso di Fermo.
Anno 1260:
Strumento di consegna e concessione del girone castellare e del Porto San Giorgio dal Chienti fino a detto porto al Sindaco di Fermo Giacomo del signor Nicola, da parte del preposto della Chiesa fermana Noè, col consenso dei canonici. Ciò per la durata di cinquant’anni rinnovabili alla scadenza. Il sindaco al nome del Comune promise di versare 100 libbre volterrane o di moneta usuale delle rendite delle case ed altro del Porto. Ciò, ogni anno, nel giorno della festa di Santa Maria di agosto. Anno Domini 1260. L’atto è rogato da Nicoletto Benvenuti Notaio.
Anno 1267:
Viene eretta la Rocca Tiepolo mentre questi è Podestà di Fermo. Abbiamo già accennato e magnifici distici che si leggono sulla porta d’ingresso e che dicono della sua funzione di difesa del litorale e del nome assunto dal Porto: “Sumo de martire nomen”. Da una meticolosa consultazione dei Libri delle Riformanze (deliberazioni) della città di Fermo, abbiamo trovato delle interessanti tessere che contribuiscono a formare il mosaico della storia sangiorgese.
18 gennaio 1474:
Si concede al maestro Piero di Giovanni da Francavilla, la nomina di capitano dello scalo del Comune di Fermo nel castello di Porto San Giorgio (scali communis in castro Portus).
27 ottobre 1475:
Abbiamo castellano del Porto Giovanni di Ser Giovanni Basili.
27 dicembre 1475:
Sono solo tre inimicizie tra Giacomo Paccaroni e soci e i figli di Giovanni Ruti del Porto. Si opera per sedare tali inimicizie (ut sedantur in imicitiae).
23 ottobre 1476:
E’ castellano del porto Nicola Ioannuzi.
Gennaio 1478:
In considerazione della fedeltà si dà l’ufficio del Porto al figlio di Piervesanti.
24 maggio 1479:
Si dà facoltà ai massari del porto non affetti da morbo (non morbatis) di recarsi a Fermo.
10 agosto 1498:
Piermatteo di Gianfilippo è creato conestabile (comandante) di 200 fanti per la custodia del Porto.
20 ottobre 1479
E’ castellano del Porto Piersimonino de Ozzolini.
22 aprile 1481:
Giacomo di Nicola di Domenico di Fermo manda alcuni custodi (nonnulli custodes) al Porto per la durata di un anno.
27 maggio 1481:
Pace tra alcuni del Porto (inter quosdam de Portu).
25 aprile 1491:
E’ capitano del Porto Francesco Iannucci. Il 2 maggio successivo gli si conferma a vicario Ser Gaspare di Altidona.
4 novembre 1491:
Ser Francesco del Castello di Porto San Giorgio diventa vicario di Torre di Palme.
10 dicembre 1492:
Piermarino è ammiraglio (armirallus) del Porto.
Ottobre 1493:
E’ capitano del Porto Francesco Franchi e nel dicembre 1497 lp è Lodovico di Geri (?) o Cico.

7 aprile 1498:
Capitano del Porto è Melchiorre Stabile.
5 gennaio 1499:
Viene confermato vicario del Porto Pietro Matteo di Torre di Palme.
12 aprile 1489:
Capitano del Porto e Simone Bartolomei Tindoli.
9 giugno 1500:
Capitano del Porto è Fazio di Ser Giacomo; mentre il 6 ottobre 1500 è capitano Pietro Antonio Morfo.
Aprile 1501:
Alfonso Azzulino è capitano del Porto; dal novembre 1501 lo è Pietro Matteo.
22 novembre 1525:
Un piccolo spaccato delle guerre di successione. Giovanbattista Antonio e Girolamo Barthi sono stati i commissari al Porto per provvedere all’esercito spagnolo (exercitui Hispanorum in Portu); si noti che nello stesso anno il 24 febbraio c’era stata la battaglia di Pavia tra i francesi al comando di Francesco I e spagnoli. Questi ultimi sono i vincitori. “Tutto è perduto fuorché l’onore” scrive Francesco I alla madre Luisa di Savoia.
4 luglio 1519:
Sono rafforzate le difese al Porto nel timore di sbarchi Turchi.
27 novembre 1519:
Gerolamo Brancadoro “oratore”, ospita il marchese di Acquaviva al Porto.
5 gennaio 152:
Matteuccio Pieri è castellano del Porto.
5 gennaio 1521:
Lorenzo (non vi è il cognome) teneva la rocca del Porto.
23 giugno 1521:
Viene confermato nella rocca del Porto Matteuccio Pieri.
9 febbraio 1525:
Si decide di mandare commissari per riparare le mura di Porto San Giorgio e degli altri castelli.
24 maggio 1525:
E’ confermato custode (custos) del Porto Andrea di Palma. Le Riformanze ci informano inoltre che il 20 settembre 1528 vengono restaurate le mura del Porto e il 3 gennaio 1529 è ammiraglio nel Porto di Fermo tale Cesare del Porto; ma il 22 novembre 1529 leggiamo che è castellano della rocca del Porto Cesare Pieri mentre il 24 giugno 1532 si decide di concedere al castellano futuro sei scudi mensili.
7 marzo 1543:
Sono ricevuti al porto il cardinale Acquaviva e il Duca di Atri.
2 gennaio 1548:
Gerolamo, fedele esattore (gabellarius), è creato castellano.
6 gennaio 1571:
La rocca del Porto è concessa a Ser Troiano Ricti perché vi abiti con il beneplacito della città.Il Porto viene restaurato. Le Riformanze ci dicono che il 23 gennaio 1571 Mecozzi Gigliucci; Vincenzo Paccaroni e Nicolò Calducci, Trailo Raccamadori sono praesides cioè presiedono alla fabbrica del Porto e il 17 dicembre 1574 viene riattato (reactatur) il molo di scalo del porto.
3 marzo 1580:
Questa sera il Duca d’Atri sarà al Porto nel suo viaggio alla Santa Casa di Loreto. È ricevuto con grandi onori. Viene riattata la strada tra Fermo e il Porto.
20 maggio 1582:
Abramo degli Adami è commissario del Porto; tre anni dopo l’8 marzo la rocca di Porto San Giorgio viene concessa a Francesco Orlandi.
5 novembre 1589:
Cesare Ottinelli da Roma scrive che viene trattato all’ordine del giorno della costruzione di un porto nel territorio di Fermo e che gli Anconetani e gli Ascolani vogliono la sede arcivescovile. Viene accettata la richiesta di Fermo relativa alla costruzione del Porto; nulla da fare per le sedi arcivescovili di Ancona e di Ascoli. Si noti che Ancona l’ha avuta solo nel 1904; Ascoli nulla a tutt’oggi.
20 novembre 1589:
Il Pontefice dona cinquantamila scudi per la costruzione di un porto.
14 gennaio 1575:
Si concede l’uso del torrione a Felice di Giovanni Bernardino del Porto con riserva di restituirlo a Fermo in caso di bisogno. 9 marzo 1607: Si stabilisce che “li Signori Priori e Signori Regolatori facciano Deputazione di due cittadini alla cura della restaurazione della Rocca del Porto”.
21 luglio 1617:
Si concede a Giovanni Valcarino la custodia della Rocca del Porto.
4 ottobre 1623:
La Rocca del Porto si trova senza castellano. Pier Lorenzo Raccamadori chiede che gli si conceda la custodia per il semestre. Gli viene concesso; continuerà tenerlo fino al 1628. La custodia passa poi (3 ottobre 1628) a Francesco Semproni, ma non potendo espletare la sua mansione per vari motivi la passa a Girolamo Costantino.
23 aprile 1632:
Cesare Squarcioni è vicario del Porto, ma si ammala e chiede di essere sostituito.
27 agosto 1636:
E’ nuovamente castellano della Rocca del Porto, Bastiano Raccamadori.
22 dicembre 1664:
Viene eletto medico il Dott. Fortunato Fortunati di Falerone. Si chiede l’approvazione. Lo stesso avviene il 5 febbraio 1672 quando è eletto Antonio Tomasini da Spello. Il 29 agosto 1684 viene eletto il nuovo medico. E’ il Dott. Filippo Palombini di Acquasanta. Anche qui se ne chiede l’approvazione.
12 aprile 1690:
Muore Lorenzo Di Pietro capo bombardiere della Rocca; è sostituito da Lorenzo di Ser Antonio de Porto.
21 aprile 1693:
Nuovo medico. E’ Felice Antonio Gervari di Massignano. Il 17 novembre 1711 subentra un altro medico. E’ il Dott. Giovanni Maria Accieri di Civitella del Tronto.
A.D. 1502
De Minicis pag. 237
nel 1502 Oliverotto da Fermo il tiranno che venne poi fatto strangolare nella notte del 31 dicembre 1502 a Senigallia dal Duca Valentino (come ci narra il Machiavelli nel Principe e Guicciardini nella Storia d’Italia), fa fabbricare una fusta nel Porto di Fermo. Tale fusta allestita di tutto punto serviva per “costeggiare il mare”.
“Piersante Evangelista – dice il cronista – bandito dal detto fu preso in mare mentre da Senigallia se ne passava al Marchese di Bitonto per una lega fatta tra loro con il signore di Camerino che voleva molestare Oliverotto come tiranno crudele; menato alla città fattoli confessare fatto appiccare in piazza”.
A.D. 1509
De Minicis pag. 245
Si rifanno le “mura della città e del Porto, scavare fossi, tenere gente nella Marina e città. Per restare lesti ad ogni cenno” è un “corollario” questo della lega di Cambrai.
Tale lega fu costituita il 10 dicembre 1508, fu il Papa (era Giulio II), il Re di Francia (quello di Aragona), l’imperatore Massimiliano, il Duca di Savoia, quello di Ferrara, il marchese di Mantova e il re d’Ungheria per abbattere la potenza di Venezia: il Porto era quindi “ in prima linea” dati precedenti rapporti con Venezia.
Questa fu sconfitta ad Agnadello nel 1509, ma seppe sfruttare le discordie dei collegati e la lega fu sciolta e il nostro cronista commenta: “ma i signori veneziani vi ebbero tutto il loro stato antico come ne sono piene tutte le Historie”.
A.D. 1527
De Minicis pag. 260
Si abbatte su Fermo, Porto San Giorgio e tutto il contado un’ondata di cavallette che rovinò tutto, i germogli delle piante e degli alberi è il 7 aprile 1527: Fermo stabilì di “mandare gente a prenderle e pagare tanto la quarta e buttarle nelle fosse, e così si salvò qualche poco le campagne ma con grande dispendio”.
Giungono intanto gli echi del sacco di Roma. La notizia desta grande penosa impressione. Si decide di mandare trecento fanti in aiuto del Papa. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, si approfitta della situazione per commettere furti, ingiustizie e riappare la peste.

A.D. 1552
De Minicis pag. 263
I Turchi ricominciano a farsi vedere sulle spiagge ed incrociano in Adriatico pronti ad atti di pirateria o a sbarchi improvvisi. Intanto il Governo Pontificio impone la tassa di un duca la tua famiglia (un ducato per fuoco) per far fronte alle spese di guerra e alla fortificazione della città.
A.D. 1533
il Papa (è Clemente VII) si reca in visita al Loreto e in Ancona. Fermo manda ad ossequiarlo una delegazione di cittadini a Porto San Giorgio; c’è un via vai di frati di San Francesco. Si recano a Capodarco dove ha luogo il capitolo.
A.D. 1543
De Minicis pag. 271
Fermo dispone una cordiale accoglienza al Duca di Cera e al Cardinale Acquaviva diretti al Loreto, passano a Porto San Giorgio: “Passò il Duca di Cera…..assieme al Cardinale Acquaviva e dalla città furono accettati nel Porto”.
A.D. 1510
De Minicis pag. 246
“Cominciò di nuovo il Governatore della Marca attraversare le cose della città al solito suo modo antico, che bisogna mandare a Roma Felice de Ludovico per certe ingiustizie che aveva cominciato a fare e non vuole riammettere risposte in una causa dei buoi venuti al Porto e venduti da certi che gli aveva rubati a precettare la città che non era in colpa che ne riportò inibizioni e poi in capo di due mesi cominciò di nuovo detta causa”.
A.D. 1528
De Minicis pag. 202
Nel mese di ottobre ripassano diretti al Nord e i resti dell’esercito francese era stato battuto a Napoli; ai soldati vengono forniti gratis i viveri.
A.D. 1555
De Minicis pag. 197
E’ bello e suggestivo vedere nel 1555 nel mese di aprile la zona di San Marco alle Paludi formicolare di fanti e di cavalli. Sono quattromila cavalieri e dodicimila fanti all’incirca. A capo di tale esercito c’è Monsignor de Viso. Tali truppe sono diretti a Napoli, “ad estanzia (istanza) il Papa Paolo IV napoletano di casa Caraffa con animo di ripigliare Napoli con Regno; del che fece condurre ventitré pezzi di artiglieria……con con 400 muli carichi di palle di ferro, a sette palle per mulo”.
Con una pennellata a forti tinte il cronista aggiunge che furono condotti a Fermo e al Porto con duecento paia di buoi (con duecento para de bò) ed era tanta l’abbondanza di vino e farina che sarebbe stata sufficiente non tanto per i bisogni del bivacco nella Marca, ma per i traslochi in mezza Italia.
Purtroppo tali truppe, nonostante la dovizia di vettovaglie e di vini (nunc vino pellite curas….avrebbe detto Virgilio nell’Eneide) giunte a Napoli ed accampatesi, furono assalite da morbide pestilenze che causarono vuoti paurosi tra le file dei soldati.
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1 Strabone, Geografia, lib.V.
2 “Quinta regio Piceni est quondam uberrimae multitudinis CCCLX millia Picentum in fidem populi romani venere: orti sunt a Sabinis Voto vere sacro. Tenuere ad aeterno amne, ubi nunc est ager Hadrianus ed Hadria colonia a Mari VIII mille passuum; flumen
Vomanum; ager Pretutianus Palmensisque: item Castrum Novum et flumen Vibatinum; Truentum cum amne quod solum Liburnorum in Italia reliquum est. Flumina Albula, Tessuinum, Elvinum quo finitur Pretutiana regio et Picentum incipit. Cupra oppidum, Castellum Firmanorum et super id colonia Asculum Piceni nobilissima; intus Novana, in ora Cluana, Potentia, Numana a Siculis condita […], Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 13.
3 “La Tavola Peutigeriana carta rappresentante le terre conosciute dell’età antica, è una striscia di pergamena lunga metri 5,50 e vorrebbe essere un sommario delle grandi strade dell’Impero Romano e delle stazioni situate lungo di esse, come delle distanze che li
separavano. Le città sono segnate da piccole case e torri; quelle più importanti, da mura turrite. La Tavola, ora conservata a Vienna nell’ex biblioteca di Corte, è così chiamata dal nome del suo antico proprietario Konrad Peutinger di Asburg, il quale l’aveva ricevuta
dall’umanista Konrad Celter di Vienna, nel 1507, essa sarebbe copia di altra più antica e per la cronologia dell’opera, è significativo il fatto che nella tavola sono indicati sia i templi pagani che quelli cristiani e quindi la sua composizione risale sicuramente al periodo dell’età imperiale romana”; Cfr. K. Miller, Die Peutingersche Tafel, a cura di F.A.Brockhaus, Komm. – Gesch Stuttgart, 1962.
4 G.Luzzato, I più antichi trattati tra Venezia e le città marchigiane, Venezia, 1906; vedi anche: G.Nepi Atlante Storico del Fermano, in via di pubblicazione, vi ricorre spesso il toponimo Portus Sancti Georgi, Portus Firmi.
Arch. di Stato di Fermo, Perg. 11 cfr Ughelli, Italia Sacra, Tomo II, col. 694.
6 G.Nepi, Storia dei Comuni Piceni, vol.I, pagg. 159-278; VIII, pag. 75; vedi anche: Liber iurium dell’Episcopato e della città di Fermo, Ancona, 1996, Vol.III, pag.745.
7 G.Nepi, Curiosità storiche di Fermo e del Fermano, Grottammare 1996.
8 G.Nepi, Guida di Fermo e dintorni, XX ediz., Macerata, 1995.
9 Ibidem.
10 Arch. di Stato di Fermo, Paerg.1101.
11 “Item conventum est inter eos quod nullum portum Termulenses faciant a Trunto, usque ad Potentiam nsi in Gruptis et in Sancto Georgio”. (Arch di Stato di Fermo,Perg.397).
12 Statuta Firmanorum, 1589.
13 “In civitate Firmana est/ Rocha Girfalchi notabilis./in comitatu Firmanensi sunt roche infrascripte:/Rocha Portus Sancti Georgii
Firmani/ Rocha Turris Palmarum/ Rocha Groctarum ad Mare/Rocha Sancti Benedicti/ Rocha Morischi/Rocha Sancti Angeli in Pontano/Rocha Gualdi/Rocha Smirilli/Rocha Montis Falconis/Rocha Marani” (Descriptio Marchiae Anconitanae, Deputazione di
Storia Patria delle marche, Ancona, 2000).