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Porto San Giorgio: Gino Nibbi e Acruto Vitali

Alfredo Luzi: Lettere di Gino Nibbi e di Acruto Vitali ad Ermenegildo Catalini

Politica e cultura in un cenacolo di provincia

Da alcuni anni l’interesse per la storia delle ‘ piccole patrie’, i territori di provincia, decentrati rispetto al potere economico e politico, come può essere quello del circondario fermano, sta sgretolando il luogo comune che attribuisce ad essi la mancanza di cultura,l’assenza di progettualità, l’immobilità del tempo esistenziale.
Lo sviluppo di alcune ricerche individuali, proiettate verso la ricostruzione puntuale ed analitica di biografie di personaggi ricchi di fascino ( Licini, Catalini, Nibbi, Vitali, Bartolini, Matacotta ), ha determinato, soprattutto per quanto riguarda l’ambito comprensoriale tra Fermo, Porto S. Giorgio, Monte Vidon Corrado, Grottazzolina, una convergenza d’indagine sulla vitalità culturale e sociale del territorio.
Come primo risultato, è da sottolineare la revisione metodologica del rapporto tra nazione e regione, tra centralità urbana e periferia, con la conseguente rivalutazione di ciò che può sembrare marginale ed emarginato e che invece partecipa attivamente, certo in modo meno aggressivo di quanto si possa fare nelle grandi ‘capitali della cultura’, della dinamica tra passato presente e futuro. Senza riesumare la bandiera del municipalismo, sarà opportuno indagare con maggiore attenzione e con prospettive nuove sulla rete di rapporti che univano personalità diverse per formazione e generazione , alcune allontanatesi dal territorio ma rimaste in contatto con i sodali, per individuare quali erano i legami antropologici e culturali che tenevano uniti i componenti di un vero e proprio cenacolo di provincia.
Già alcuni anni or sono, impegnato nella riscoperta critica di un grande scrittore fermano, Franco Matacotta, avevo potuto rendermi conto che quel linguaggio così ricco di richiami culturali,quel coraggio etico, il rigore ideologico che spesso tramuta in crudeltà del pensiero , non potevano non essersi alimentati di un rapporto costante con le idee e le proposte di altri uomini di cultura, gli amici, i coetanei o i maestri riconosciuti che figuravano con maggior frequenza nella biografia dell’inquieto cantore degli orti marchigiani. Ma non ero riuscito a superare la soglia delle supposizioni, non avendo disponibili riscontri documentali.
Successivamente mi ero imbattuto nella figura di Gino Nibbi, narratore e giornalista fermano-sangiorgese, di venti anni più anziano di Matacotta, che ben presto aveva abbandonato le Marche per sperimentare l’avventura australiana. Grazie alla lettura di alcune sue lettere agli amici marchigiani, pur nella incompletezza del materiale epistolare e dei dati biografici, seppi che tra gli interlocutori c’erano figure note come Osvaldo Licini e meno note come Ubaldo Fagioli o Ermenegildo Catalini ( detto Checco ).
Il quadro era divenuto più completo e più complesso in occasione di una ricerca sulla biografia di Acruto Vitali, poeta e pittore sangiorgese, preliminare ad una prefazione inserita in un volumetto di poesie inedite pubblicato dalla Stamperia dell’Arancio di Grottammare nel 1992.
Dovevo però attendere la comparsa del volume di Domenico Pupilli, Il Professor Catalini. Vicenda umana e passione democratica di un “piccolo maestro” (Fermo, Livi ed.,1995 ) per avere finalmente alcune informazioni fondamentali su un intellettuale, a me del tutto sconosciuto, che aveva invece svolto un ruolo di guida nel gruppo dei coetanei e dei più giovani .A lui, lontano dalle Marche, si rivolgevano per avere consigli o sollecitare giudizi, talvolta rimproverandolo per il lungo silenzio che intervallava le sue rare lettere.
In questi ultimi anni fortunatamente i responsabili degli archivi pubblici e gli eredi dei fondi epistolari privati hanno favorito la consultazione del materiale, permettendo agli studiosi di ricostruire un tessuto culturale, sociale e politico, di inaspettata vitalità e ricchezza, che emerge dalla reciproca corrispondenza intercorsa tra i componenti di quel gruppo di giovani di talento, originari del comprensorio fermano, che, tra il 1920 e il 1940, dall’instaurarsi del fascismo alla sua caduta, si erano scambiati utopie, delusioni, opinioni letterarie,polemiche politiche, ossessioni,esperienze di vita quotidiana.

Alfredo Luzi

 

Alfredo Luzi: Lettere di Gino Nibbi e di Acruto Vitali ad Ermenegildo Catalini