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La Storia di Ponzano di Fermo e Torchiaro

Castelli di Ponzano e Torchiaro

PONZANO – CENNI STORICI

Il più antico documento che riporta il nome di Ponzano risale al 1059 ed è contenuto nell’atto con cui Longino, detto Brictulo, dona al Vescovo Ulderico di Fermo cento moggi di terra con casali siti nell’attuale territorio, “da pede via qui da Sancta Maria Matrem Domino et pergit in rigo sub Pontiano et vadit in Eta”.
Questa semplice citazione in una descrizione di confini ci fa conoscere unicamente il nome di un toponimo, ma non ci permette di dedurre se alla metà del secolo Xi Ponzano era già un Castello, inteso come agglomerato di case e con abitanti, protetto da mura di cinta, oppure il nome di un fondo o di una contrada.
La successiva citazione in atti ufficiali la troviamo nel Privilegio del Vescovo Adenulfo in favore del monastero di S. Savino sul colle Vissiano, ed è del febbraio 1209.
Nel 1214 Ponzano esisteva organizzato come Castello di una certa importanza perché proprio in quell’anno il Marchese Aldovrandino , figlio di Azzo d’Este, lo conferma dipendente dalla Giurisdizione del Comune di Fermo insieme ai Castelli di Longiano (al confine con Fermo), Pazano (castello intermedio tra Longiano e Ponzano), Montone (omonima odierna contrada di Fermo) e S. Martino in Plumbarano (nell’attuale contrada S. Martino di Fermo).
I territori di questi Castelli col passar degli anni furono annessi a Fermo, mentre il Castello di Ponzano conservò sempre territorio e comunità distinti, non tanto perché favorito da un impianto di miglior difesa naturale, quanto vivificato da una realtà che gli altri non avevano e di cui parleremo più avanti: la Plebs S. Mariae Matris Domini.
Il nome di Ponzano compare nell’elenco dei Comuni e castelli cui il card. Egidio D’Albornoz, Legato del Papa per riorganizzare lo Stato Pontificio nelle Marche, il 22 settembre 1355 rivolge invito di convocazione dei loro Sindaci o Rappresentanti affinché si rechino a Fermo a prestare giuramento di fedeltà.
In questa circostanza, oltre a Ponzano, vengono citati: Torchiaro (odierna frazione di Ponzano) ed i Castelli, ora non più esistenti, di S. Maria Matris Domini sulla collina di fronte la chiesa di S. Marco e Longiano.
Nella primavera del 1415 durante l’avanzata nelle Marche delle milizie di Malatesta, signore di Rimini, il Castello di Ponzano si ribella ai fermani ed il 2 aprile 1415 è occupato, mentre il Castello di Torchiaro è saccheggiato e distrutto.
Il 28 febbraio 1416 sei cittadini ponzanesi tentano, senza riuscirvi, di riconsegnare il Castello ai fermani. L’effettivo ritorni della Giurisdizione dello Stato di Fermo avviene il 16 luglio 1416.
Il 30 settembre 1443, presso Torchiaro, durante la resistenza contro le Milizie di Alessandro Sforza, si registra l’episodio dell’eccidio di 15 soldati napoletani da parte dei petritolesi.
La reazione dei 300 soldati aragonesi, guidati da Pier Brunoro, è immediata ed il Castello di Torchiaro è di nuovo saccheggiato.
In questo periodo di scorribande di Milizie mercenarie, vengono distrutti anche i Castelli di S. Maria Matris Domini, Longiano e Montone.
Solo gli abitanti di Torchiaro hanno il coraggio di ricostruire il loro Castello. Gli altri, o per mancato accordo o per difficoltà a crearsi un nuovo saldo apparato difensivo, preferiscono chiedere asilo entro il Castello di Ponzano.
Il 22 aprile 1449 nella pubblica seduta del Parlamento Generale si discute e si delibera sul fatto che molte famiglie avevano fabbricato le loro case addossate alle mura di cinta nella parte occidentale del Castello, verso la chiesa di S. Giorgio, e che in dette case non avevano innalzato merli né avevano provveduto ad approntare altre opere di difesa.
Nei secoli successivi al XV, queste opere sono state distrutte altrimenti oggi, in una spettacolare visione, avremmo ammirato il Centro Storico di Ponzano cinto da ogni lato da torri e mura merlate con le due porte: la Porta del Torrione, ad oriente, verso la chiesa di S. Maria e quella ad occidente, verso la chiesa di S. Giorgio (dialettale “Lu ntrotu” dal latino “Introitus”, entrata).
Il territorio del Castrum S.Mariae Matris Domini, chiamato nel frattempo “il Castellare” (territorio di un castello andato in rovina), prima di essere annesso a Ponzano, per alcuni decenni rimane indiviso e conteso anche da Monte Giberto.
Non siamo a conoscenza quando sia avvenuta con esattezza l’annessione a Ponzano. Anche se la possiamo supporre tra il 1450 ed il 1458, la citazione che in modo inequivocabile assegna la chiesa, e quindi il territorio dell’ex castello di S. Maria Matris Domini, è quella contenuta nel “testamento di Salvetto”, redatto il 28 maggio 1475. Si legge chiaramente “…in ecclesia S. Mariae Matris Domini di Ponzano”.
Nel 1509 vengono definiti i confini con il Castello di Torchiaro.
Il 28 gennaio 1545 si chiude la lunga vertenza con la limitrofa Comunità di Grottazzolina ugualmente per questioni di confini. Con la mediazione del Card. Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III, vi è la definitiva acquisizione, per il Castello di Ponzano, dei territori oltre il fiume Ete Vivo: è l’odierna Contrada e Frazione Capparuccia.
Nel 1537 Papa Paolo III crea lo Stato Ecclesiastico in Agro Piceno, con sede in Montottone, per punire i fermani a causa dei loro eccessi commessi contro Monte S. Pietrangeli
Molti Castelli e Terre (fra cui Ponzano9 vengono staccati dallo Stato di Fermo ed inglobati nella nuova entità.
E’ in questa occasione che viene concessa la facoltà di tenere una Fiera, divenuta poi famosa, nella Festa di S. Marco, nei campi intorno alla chiesa di S. Maria Matris Domini, della durata di dieci giorni con esenzione di tasse e gabelle in entrata ed in uscita.
Ed è proprio dalla fiera che è nata la attuale denominazione della chiesa di S. Marco, denominazione scaturita più dall’uso popolare che da documenti ufficiali.
L’effettiva reintegrazione dei Castelli nello Stato Fermano avviene nel 1547.
Ma è nel 1570 che Ponzano assapora l’ebbrezza della vera Libertà Comunale. Il 5 aprile di quell’anno, Papa Pio V, con Motu Proprio, divide, separa il Castello di Ponzano dalla Giurisdizione della Città di Fermo, lo rende immediatamente soggetto alla S. Sede, lo costituisce “Terra” con facoltà di eleggersi un proprio Podestà con funzioni d Pretore, lo autorizza ad imporre collette e tasse.
Il Vescovo di Fermo viene contemporaneamente nominato difensore perpetuo della “Terra di Ponzano”.
Il 5 giugno 1570 i Ponzanesi adunati in Parlamento eleggono il loro primo Podestà , per il secondo semestre dell’anno, Marco Attilio Alberini da Monterone.
Da questo specifico episodio ha preso spunto la Rievocazione StoricaDa Castello a Comune Libero-1570” che viene svolta a Ponzano l’ultima domenica di Luglio di ogni anno.
L’attuale denominazione di PONZANO DI FERMO è stata assunta il 24 agosto 1862.
Con l’unione di altre Regioni al Regno d’Italia. I nomi di Comuni con eguale denominazione creavano equivoci soprattutto nella Pubblica Amministrazione. Basti pensare che in Italia vi sono ben 14 località che portano il nome di Ponzano.
A togliere siffatti inconvenienti, per disposizione governativa, le Amministrazioni Comunali furono invitate a recare aggiunte alla principale denominazione del Comune.
Il Consiglio Comunale di Ponzano, il 24 agosto 1862, deliberava: “… considerato che manca a questo Comune una località distinta negli estremi ministeriali e perché meglio siano eliminati gli equivoci, proporrebbe di completare il nome del Comune con la aggiunta della sua Centrale Fermo, esprimendosi PONZANO DI FERMO”.
Il Decreto Reale per l’autorizzazione della nuova denominazione si ebbe il 9 novembre 1862 con il n. 978.

Piazza e chiesa S. Simone

Piazza e chiesa S. Simone

TORCHIARO – CENNI STORICI

La testimonianza della presenza di insediamenti romani nel territorio di Ponzano, risalenti al III secolo d.C. , è evidenziata non solo da reperti archeologici presenti nella chiesa di S. Marco, ma anche nel piccolo centro di Torchiaro.
Recenti studi sulle vie consolari romane ed in generale sugli itinerari romani nel tratto Ausculum-Firmum, hanno confermato che un diverticolo risaliva a Petritoli, transitava a Moregnano, e proseguiva lungo la valle del Cosollo.
Un ramo raggiungeva il Pons Magnus Longiani sull’Ete Vivo, nei pressi di Monte Rosato e saliva a Fermo; l’altro ramo, dal Rio Petroso, saliva verso il sito di S. Maria matris Domini, scendeva la fiume Ete, nei pressi dell’attuale Madonna delle Cataste (ove nel Medioevo veniva ancora ricordata la Contrada Miliano), saliva la collina per dirigersi verso il fiume Tenna e quindi Pausola (Corridonia).
Nella chiesa parrocchiale di Torchiaro dedicata ai SS.mi Simone e Giuda. Le due colonne di marmo che sorreggono la tribuna della cantoria ed il piedistallo dell’acquasantiera, ci portano all’epoca romana del periodo imperiale.
Ma per arrivare a documentare l’esistenza di Torchiarodobbiamo ancora aspettare. L’Ughelli prima ed il Porti poi, nell’atto di donazione fatto da un certo Gozo e da sua moglie Burga al Vescovo di Fermo nell’agosto 1083, erroneamente hanno letto “oppidum Trocchianum”anziché “oppidum Corlianum”.
Tale correzione è stata già affermata dal pacini nei Ministeria nel territorio di Fermo-secoli X-XIII.
Torchiaro non compare nemmeno tra i 129 Castelli che il Porti elenca come sottoposti all’ordinaria amministrazione dei vescovi di Fermo nel corso del secolo XI, né tra i Castelli che il Marchese Aldovrandino, figlio di Azzo d’Este, nel 1214, confermò nella Giurisdizione Fermana.
Il De Minicis, nel “Memoriale intorno alle Belle Arti, antichità ed altre cose rimarchevoli”, cita una iscrizione del 1293 in cui compare un “Ronaldus de Trocclario”, da riferirsi, stando alle nostre ricerche, come il più antico documento che rechi il nomr di Torchiaro.
La seconda citazione della sua esistenza la troviamo nel 1356, nella relazione fatta al tempo del Card. Egidio d’Albornoz, Legato del Papa per riorganizzare lo Stato Pontificio.
Nel lungo elenco di Castelli e Terre, fra i Castra versus montes, compaiono: “Castra Lognani, Ponzani, S. Mariae Matris Domini, Torchiarii, Moregnani, Montis Giberti, Petrituli ecc.
Nel 1415 viene saccheggiato ed incendiato dalle milizie del Malatesta. Stessa sorte il 30 Settembre 1443 ad opera di Francesco Sforza.
I secoli successivi passano nella normale vita amministrativa e nell’autonomia, con rapporti sempre amichevoli e di collaborazione con il confinante Castello di Ponzano , se si eccettua la controversia per questioni di confini avvenuta nei primi anni del sec. XVI e conclusa il 14 ottobre 1509.
Nell’occasione nel Palazzo dei Priori di fermo, in pubblica udienza, viene stabilita, in via definitiva, la linea di confine tra i due Castelli segnata dal Rio e dalla Fossa del Lupo, (situata nella zona di confluenza dei due torrenti Rio e Cosollo in prossimità del confine con Fermo), mettendo a tacere le risse tra gli abitanti delle due Comunità.
Gli avvenimenti nazionali del 1860 che hanno portato all’Unità i vari Stati della Penisola, generarono una totale riorganizzazione territoriale ed amministrativa, per cui la piccola Comunità di Torchiaro venne privata dell’autonomia ed appodiata al vicino Comune di Ponzano.

                                                                                                                                            Ferruccio Scoccia