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La Quercia di Valmir, dopo la nevicata di fine gennaio 2005, spoglia per la stagione invernale, ma non meno bella. Sono ben visibili le piante di ulivo che vedono ostacolato il loro sviluppo dalla Quercia.

Roverella di Petritoli

Roverella (Quercus pubescens) – Petritoli – Valmir

Circonferenza m. 3,53
Altezza m 16
Chioma m 28

“Sta Cerqua ‘gna tajalla, ‘n serve a co’! Chissa’ che se ‘spetta?”

“Come, bisogna tagliarla!? ma non vede quanto è bella? se tagliamo questa, qua non ci rimane nulla!”
“’gna tajalla, perché me da fastidiu a le jie; n’a vedi, sta pora jia, che gna fa manco a respirà, e fra mocco’ se secca? se tajemo la cerqua, questa se ‘rpija! La jia me dà l’ojo, la cerqua non me dà cosa!”
“Ma la Quercia va salvata, non tagliata; va salvata perché è bella, e perché dopo ci vogliono duecento anni per rifarne un’altra come questa!”
“A che serve, lo vello? se magna? L’ojo, serve!”
“E tu a che cosa servi, allora? Perché, anche tu, non ti fai tagliare la testa?”
Questo dialogo, parola più, parola meno, si svolgeva sotto la bellissima Quercia di Valmir, fra l’autore, che in quel momento stava effettuando i rilevamenti sulle misure della pianta, e un vecchietto che stava curando il terreno adiacente.
Gli ulivi in parola, erano quello posti sul campo al di là della strada provinciale e che, in effetti, venivano sovrastati, uno in particolare, dall’ampio ombrello della Quercia, con grave detrimento per la loro produzione, e il vecchietto aveva le sue ragioni, dal suo punto di vista, per lamentarsi.
La pianta è molto nota in zona, e su tutto il territorio comunale di Petritoli.
Ad esser pedanti, non sarebbe esageratamente grande, specialmente per quanto riguarda lo spessore del fusto. Ciò che rende molto pregevole la Quercia è l’armonia delle forme e l’estensione della chioma.
La pianta è radicata subito a margine della strada provinciale che da Valmir (borgata conosciuta ancora come Bivio di Petritoli, prima che, alcuni anni fa, le venisse conferito il nuovo nome) si dirige a Carassai, a duecento metri dalla strada statale Valdaso, e trecento metri prima del ponte sull’Aso.
Transitando in auto, non si può fare a meno di notarla, specie in estate, in quanto la pianta abbraccia e copre tutta la sede stradale, spingendo i suoi rami fin sul terreno e sugli ulivi posti al di là di essa.
Per qualche tempo si era pensato che la quercia fosse stata protagonista di una importante assemblea tenuta nel 1929 dai proprietari dei terreni della Val d’Aso. Fino a quella data, infatti, ognuno usava a propria discrezione l’acqua del fiume per irrigare, tanto da far nascere forti diatribe nei periodi in cui più forte era la richiesta. Così i più grandi proprietari dei terreni della valle (per citare qualche nome: Pelagallo, De Vecchis, De Scrilli, Giovannetti, Passari…), decisero di riunirsi per darsi delle regole, e fondarono il Consorzio di Bonifica della Val d’Aso, ancora esistente pur se modificato nelle sue forme. Da sempre era noto che questa riunione era stata tenuta sotto una quercia in località Bivio di Petritoli. Poiché a memoria di ultrasettantenni nati e vissuti sul posto questa era stata sempre la più grande quercia del luogo, si era pensato di identificare in essa la protagonista dell’episodio. Solo il reperimento di due coniugi ultraottantenni faceva sapere che, fino all’ultima guerra, a 50 metri di distanza esisteva una quercia enorme, sotto la quale si svolgevano tutte le attività del paese: feste paesane, pranzi, perfino gare di tiro a piattello. La quercia sarebbe stata abbattuta durante la guerra, probabilmente solo per far legna. Dicono i due testimoni che occorrevano 8 persone per abbracciarne il tronco. Ovvio che la quercia della riunione fosse stata quest’altra.
Nel corso dell’estate 2005, la Quercia ha avuto l’onore di una citazione, con foto, nella pubblicazione dell’Unione Comuni della Valdaso dal titolo “Sguardi Stranieri”, in un bel pezzo di Lorenzo Pavolini.

La bella Quercia di Valmir, in versione primaverile.
La bella Quercia di Valmir, in versione primaverile.

A cosa può servire, una pianta così? Secondo il vecchietto, a nulla, dal momento che nulla produce. Secondo qualcun altro, a provare un sentimento di vero piacere, come ogni volta che ci si trova di fronte a qualcosa di bello.

Valido Capodarca