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Origini e vicende storiche di Monte Rinaldo

Da “Monte Rinaldo” di Settimio Virgili

Come il sito nel corso dei secoli si sia connotato con il toponimo “Monte Rinaldo” è impossibile certificarlo con documenti e notizie certe. Si possono avanzare ipotesi, più o meno fantasiose, mutuate quasi sempre dalla tradizione popolare e tutte riconducibili a un omonimo personaggio cheha avuto una qualche relazione con il paese.

Nella “Guida di Ascoli Piceno”, edita nel 1889 l’autore associa l’origine del nome del castello con un tal Rinaldo Morico, vissuto intorno al secolo XIII, figlio naturale di un discendente della nobile famiglia dei Monteverde.
Tuttavia non è questa l’ipotesi attualmente più in voga. Nel sito internet del Comune, infatti, si associa l’origine del nome “Monte Rinaldo” con quella di due paesi vicini: Monsampietro Morico e Sant’Elpidio Morico. I tre castelli avrebbero avuto lo stesso “marchio” di origine; secondo questa “leggenda” tal Malugero Melo, conte normanno, figlio di Drogone D’Altavilla fuggì dalla sua residenza pugliese e dopo molte peripezie giunse nel Fermano. Qui mise su famiglia e ad uno dei suoi figli, Rinaldo appunto, assegnò il territorio che da lui prese il nome. Entrambe le ipotesi sono destituite di qualsiasi fondamento; come pure risultano privi di valore scientifico gli altri accostamenti a personaggi omonimi più o meno famosi.
Di certo si sa che il sito dalla sua nascita fino a un recente passato, sia nei documenti sia nelle carte geografiche, è connotato come Monte Rainaldo.

I castelli del territorio

Monte Rinaldo non fu mai nella sua interezza una pertinenza farfense.
L’abbazia di farfa di santa Vittoria ebbe sotto il suo diretto controllo numerosi latifondi e siti del Fermano, dell’Ascolano e del Maceratese.
Tuttavia i possedimenti talvolta non riguardavano un centro demico nella sua totalità: a volte essi erano rappresentati dalla maggior parte del comprensorio e altre volte solo da un appezzamento o addirittura da una contrada. E’ pertanto molto difficile poter tracciare i confini esatti di quello che è stato il “feudo” e il Presidio farfense. Monte Rinaldo come Comune dunque non fece mai parte delle proprietà farfensi, pertanto non fu neppure regolato dalla giurisdizione del Presidato, cioè da quell’insieme di leggi emanate e applicate dai giudici della potente abbazia che aveva in Santa Vittoria in Matenano la sua casa madre picena più importante. O meglio non lo è stato nella sua interezza poiché la contrada di Montorso e la chiesa omonima furono per un lungo periodo alle dipendenze dell’abate farfense.
Il paese non fece neppure parte, dopo il 1586, quando si costituì il Presidato di Montalto, di questa nuova entità giuridica; esso è rimasto sempre sotto il diretto controllo del vescovo di Fermo.
Nel territorio dove oggi sorge Monte Rinaldo e nelle sue vicinanze, dopo l’anno Mille, insistevano almeno quattro castelli. Il già citato castello di Bucchiano i cui resti ne testimoniano in maniera indiscutibile l’esatta ubicazione, quello di Podio che doveva trovarsi prossimo ai confini con Montelparo, quello di Pastina che si ergeva nel comprensorio di Monsanpietro Morico e che aveva nella chiesa di Sant’Emidio il luogo di culto più importante e infine il castello di Monte Rinaldo la cui chiesa parrocchiale era probabilmente intitolata a San Flaviano, la quale si trovava dove oggi sorge bl’edificio sacro del S.mo Crocifisso. Il territorio di quest’ultima fortificazione si estendeva sul versante sud-est dove insiste l’odierna contrada de “La Castelletta”.

Gli eventi più significativi

Del centro demico di Monte Rinaldo si parla già nel 1192 in un elenco di nomi dei censuari di Santa Vittoria in Matenano. La chiesa del castello intitolata a San Flaviano (oggi del Crocifisso) era ubicata extra moenia (fuori le mura), distante dalla cinta muraria diverse centinaia di metri e vicina alla sorgente idrica alla quale attingevano acqua potabile gli abitanti del castello. Essa, chiamata fonte di S. Flaviano, benché nascosta da una folta vegetazione, è ancora visibile ed è protetta da una struttura muraria recentemente restaurata.
Dall’analisi architettonica dell’antico incasato del paese si può facilmente individuare il girone, cioè il primitivo centro fortificato che ad ovest aveva il suo ingresso in quella che oggi è connotata come porta Romana e che in alcuni documenti è detta porta antica.

 

L’ubicazione extra moenia della chiesa principale, al di fuori del nucleo fortificato, non è una particolarità di Monte Rinaldo. Anche a Carassai la pieve di Sant’Eusebio era originariamente lontana circa 600 m dalle muracastellane80; e la pieve di Santa Lucia di Montefiore dell’Aso è stata ricostruita all’interno della cinta muraria solo nel corso del XV secolo.
Nel 1227 Monte Rinaldo e Monsanpietro Morico si sottomisero a Fermo ricevendo dall’autorità fermana la garanzia di protezione.
Il centro demico era di dimensioni piuttosto ridotte, infatti nella descrizione della Marca di Ancona fatta nel 1356 al tempo del card. Egidio Albornoz in cui si dividono gli insediamenti in civitas, castra ultra Tennam, castra versus montes, castra marina e villae, Monte Rinaldo viene considerato in quest’ultimo raggruppamento che include i villaggi più piccoli.
L’antico girone fu successivamente ampliato, dopo la distruzione del castello di Bucchiano e di altri centri del circondario, gli abitanti di queste piccole fortificazioni infatti, invece di ricostruire le loro case nei luoghi d’origine devastati dai reiterati assedi, si trasferirono sul colle dove sorgeva Monte Rinaldo posto più in alto e dunque, meno esposto alle scorribande degli avventurieri in transito. La primitiva cinta muraria subì in questo periodo un significativo ampliamento. Ciò iniziava nel corso del secolo decimo quarto e proseguiva nel successivo.
E’ probabile che, durante tali lavori di allungamento verso est delle mura castellane, le autorità locali pianificassero la costruzione della chiesa di San Leonardo e la realizzazione della seconda porta oggi denominata di Vittorio Emanuele II.
Il 24 marzo del 1416 Ludovico Migliorati signore di Fermo assediò Monte Rinaldo e il 14 luglio il castello si sottomise al tiranno.
Nel 1420 esso compare tra i castra e le terrae della diocesi di Fermo.
Nel 1497 i signori di Monte Rinaldo, durante la trattativa per stabilire gli esatti confini, ebbero forti contrasti con le autorità del castello di Montottone; i due paesi sarebbero arrivati allo scontro armato se non fossero intervenuti i priori di Fermo che inviarono due esperti mediatori, Prospero Montani e Piermarino de’ Brancadori, i quali riuscirono a convincere le parti ad addivenire a un accordo.
Ma i contrasti conseguenti l’esatta ricognizione dei confini territoriali di Monte Rinaldo proseguirono anche con i castelli limitrofi di Montelparo e Sant’Elpidio Morico: nel 1507 tali dissapori si acutizzarono, in tale circostanza intervennero gli Ascolani i quali misero a disposizione cavalli e comandanti al fine di piegare la combattività del popolo monterinaldese.
I condottieri ascolani alleati di Montelparo organizzarono un esercito forte di 600 uomini, il quale da Penna San Giovanni e da Sarnano marciò verso Monte Rinaldo con l’intento di espugnarlo. L’azione militare fu organizzata poiché i Fermani, alleati dei Monterinaldesi, erano militarmente impegnati a San Claudio al Chienti, quindi non si trovavano nelle condizioni di poter intervenire in favore del castello amico.
I Monterinaldesi venuti a conoscenza che l’esercito allestito dagli Ascolani stava per giungere in paese uscirono dalla cinta muraria e lo affrontarono con ripetute azioni di guerriglia: riuscirono così a respingere gli assalitori lasciando sul campo relativamente pochi uomini. Numerosi furono i feriti ma solo sette monterinaldesi persero la vita.

Settimio Virgili

Da “Monte Rinaldo” di Settimio Virgili