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monte rinaldo museo 11

Museo civico archeologico di Monte Rinaldo

II – I sec. a.C.

Il Museo Civico Archeologico ha sede presso la ex chiesa del S.S. Crocifisso in Via Crocifisso, di proprietà dell’Amministrazione comunale di Monte Rinaldo. La chiesa, edificata nel corso della prima metà del XIII secolo, e poi ricostruita nel 1662, era nominata precedentemente Chiesa di Santa Maria del Soccorso e, prima ancora, Chiesa di San Flaviano. L’edificio, oggi in un buono stato di conservazione, è in stile tipicamente romanico e presenta sulle facciate dei grossi blocchi di arenaria che provengono quasi certamente dal muro di contenimento dell’area archeologica.

 altare interno chesa crocifissso ora museo

altare interno chesa crocifissso ora museo

Al suo interno presenta tre altari di stucco in stile barocco e un bellissimo altare intagliato costruito interamente in legno dorato.
Istituito nel 2014 il Museo ospita al suo interno una prestigiosa collezione di reperti archeologici rinvenuti nel vicino sito archeologico denominato “La Cuma”, in cui vi sono i resti monumentali di un santuario di età tardo repubblicana risalente al II – I sec. a.C., in un contesto territoriale e ambientale di notevole valore che si configura come un luogo ideale di conoscenza e riscoperta di realtà antiche. Fanno parte della collezione le lastre di rivestimento della copertura degli architravi, i rivestimenti degli spioventi, delle testate delle travi, le antefisse e le decorazioni del frontone. Queste ultime, esposte anch’esse nel Museo, consistono in diverse teste, sia maschili che femminili, frammenti di panneggi e di membra di notevole qualità artistica che si contraddistinguono da una vigorosa caratterizzazione patetica che le avvicina ad opere del barocco dell’Asia minore.

localizzazione

localizzazione

Lungo il percorso espositivo, sapientemente progettato per offrire al visitatore una comprensione del forte legame tra i reperti conservati e l’originario contesto storico d’appartenenza, sono esposte pregevoli testimonianze relative al luogo di culto in cui si eseguivano pratiche per la guarigione, la così detta “sanatio”.
La parte più consistente è costituita dalla decorazione fittile del santuario che comprende sia l’edificio templare vero e proprio sia il portico che ne costituiva la cornice architettonica e monumentale.
Le lastre di rivestimento erano destinate a proteggere gli architravi (antepagmenta), gli spioventi (simae), le testate delle travi e degli elementi terminali dell’ultimo coppo spiovente del tetto (antefisse); la funzione ornamentale era ulteriormente sottolineata dalla ricca policromia a colori vivaci di cui abbondanti resti sono a tratti tuttora visibili nei frammenti meglio conservati.
Numerose sono le lastre di rivestimento del tempio che ci suggeriscono un susseguirsi di più fasi decorative e di vita del santuario, grazie alle marcate differenze stilistiche che le caratterizzano. Accanto agli antepagmenta decorati con delicate palmette a bassorilievo separate da doppie spirali a formare diagonali o contrapposte entro nastri, confrontabili con esemplari frequentemente diffusi nei santuari di area adriatica e databili ad età tardo-ellenistica (II sec.a.C.), sono state rinvenute infatti lastre appartenenti a serie diverse, che presentano decori floreali ad alto rilievo con fiori su cui si posano colombe, o a basso rilievo, con girali e boccioli confrontabili con tipologie presenti in area centro-italica nel corso del I sec.a.C.
Particolarmente interessanti sono le antefisse che raffigurano la Signora degli Animali (Potnia theròn), una divinità femminile ritratta stante, con grandi ali e lunga veste ricca di panneggi, le cui mani impugnano le zampe anteriori di due pantere rampanti, secondo una iconografia nota e diffusa dal Lazio all’Abruzzo dal III al II secolo a.C. Catturano certamente l’attenzione dei visitatori i reperti relativi alle sculture a tutto tondo o ad alto rilievo che dovevano occupare lo spazio frontonale del tempio che comprendono teste femminili e maschili (di cui alcune barbate), parti di panneggi, di arti e porzioni di seggi che ci fanno constatare l’alto livello qualitativo dell’opera, databile nel II secolo a.C. e paragonabili a modelli asiatici, introdotti in Italia centrale attraverso la scultura etrusca, seppur con connotazioni provinciali secondo il gusto delle popolazioni locali.
Presso il Museo sono esposti anche oggetti di artigianato, come ex-voto anatomici che farebbero pensare ad un culto salutistico, probabilmente legato all’acqua.
L’individuazione della divinità di Monte Rinaldo, e la conseguente natura dei culti che nel suo santuario si svolgevano, resta ancora da chiarire e sarà forse possibile solo grazie ad uno studio sistematico e complessivo di quanto finora emerso o all’acquisizione di nuovi dati di scavo.
Il Museo Civico offre nel suo complesso una panoramica molto interessante al visitatore che potrà rendersi conto non solo della vita in un santuario tardo-ellenistico di area centro-italica, ma anche del ruolo fondamentale che esso dovette svolgere a partire dal III secolo.

Dott.sa Daniela Tisi
Direttore Museo Civico Archeologico di Monte Rinaldo