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Storia di Moresco

di Gabriele Nepi

Moresco, uno dei borghi più belli d’Italia, di circa seicento abitanti, è posto a cavaliere su una collinetta in posizione di fortilizio sulla valle dell’Aso, a m. 405 sul livello del mare, circondato da Monterubbiano, Lapedona e Montefiore dell’Aso (AP)..
Sull’origine mancano notizie sicure. Come i paesi vicini ebbe immigrazioni dei giovani Sabini “per voto di primavera sacra”i inoltre dalle città della costa mediterranea orientale. Dopo la caduta dell’impero romani si ebbero le invasioni di varie popolazioni germaniche e nel secolo VIII le invasioni degli Arabi, i quali costituirono, in Sicilia, in Campania e altrove le loro stabili e fiorenti sedi.
Mancano documenti sulla origine della denominazione di Moresco, ma il pensiero va subito ai “Mori” (Arabi). Al centro il castello, fortilizio militare e intorno le case di agricoltori ed artigiani che dettero incremento al paese. La torre baronale, alta, sormontata la terrazza con cuspide, tipica dell’architettura araba, ha dato probabilmente la connotazione di Moresco a questo castello. Fino al 1918 conservava ancora una robusta terrazza sulla quale poggiava la cuspide, andata distrutta, in detto anno, quando venne restaurata e munita alla sommità, di una elegante merlature ghibellina.
Secondo una tradizione attendibile, la costruzione risalirebbe al V secolo. L’invasione dei Goti condotti da Alarico, determinò nel 415 una vera calamità a Fermo, Monterubbiano e dintorni, ragion per cui i Fermani avrebbero costruito Moresco, quale propugnacolo avanzato per cautelarsi da ulteriori assalti nemici. Il primo documento che nomina Moresco riguarda un corso d’acquaii. Ma il dato principale è l’edificazione curata dal conte Tebaldo, nipote del vescovo Uberto e legato all’amministrazione vescovile.iii
Alterne vicende lo posero sotto la giurisdizione di Fermo, con la cittadinanza secondo lo Statuto dei Fermani e a periodi, nel dominio immediato della Camera apostolica di Roma. Ecco una lettera dell’anno 1248, in cui è assegnato alla giurisdizione di Fermo dal Cardinale Ranieri, vicegerente del papa Innocenzo IV nelle Marche. “Ranieri cardinale del titolo di Santa Maria in Cosmedin, vicegerente del papa nella Tuscia, nel Ducato di Spoleto e nella Marca d’Ancona <scrive> al Capitano, al Consiglio ed al Comune di Fermo, salute !”. Prosegue poi in una lunga ed interessante esposizione. In sostanza, il Cardinale asserisce che, dato che i Fermani sono ritornati dalla via dell’errore e della infedeltà nel grembo della Chiesa, si è deciso di accogliere le loro richieste, per cui la sede apostolica conferma i diritti di privilegi già concessi a Fermo. “ Non solo osserveremo noi tali privilegi -continua il cardinale -ma li faremo osservare. Osserveremo poi i privilegi concessivi dagli Imperatori cattolici specie quelli sulla fascia costieraiv e i diritti del vostro Contado (circondario) da Monterubbiano, Monte Santa Maria (Montegiorgio), Ripatransone ecc.” nell’esposizione, restituisce solennemente a Fermo, Torre di Palme, il castello di Grottammare ed il castello di Moresco, castelli tolti a Fermo dall’imperatore Federico II, ora deposto. Nel 1258 re Manfredi, in grazia di servizi ricevuti dalla città di Fermo, conferma rissa alla giurisdizione sui castelli di Marano, Boccabianca, Torre di Palme, Monturano, Moresco, Massignano, Loro, Torre San Patrizio, Grottammare, Monte San Martino, Petritoli, Montefiore, Monterubbiano.
Ne vennero poi Signori, Giorgio di Bordone e Felice Crescenzi di Sant’Andrea, i quali con atto in data 11 giugno 1266 (era di venerdì) rogato dal notaio Benvenuto Nicolicti, lo vendettero al Comune di Fermo, rappresentato dal podestà Lorenzo Tiepolo, veneziano (colui che fece costruire la rocca, tuttora esistente, di Porto San Giorgio), figlio del doge di Venezia, poi doge egli stesso. Il prezzo di vendita fu di lire 500 (cinquecento).
Dopo tre giorni, il 14 giugno alla presenza di alcuni testimoni, Andrea, Aldovrandino e Grimaldo, figli di Rinaldo di Sant’Andrea nipoti del detto Crescenzio, approvarono tale vendita. Promisero inoltre di osservare i patti per sempre. Il Comune di Fermo affidò Moresco ad un castellano e di esso ebbe sempre molta cura, essendo vicino a Monterubbiano ed a Montefiore dell’Aso, alleato questo di Ascoli Piceno, antagonista di Fermo.
Nel 1272 papa Gregorio X che si trovava al Lione, scrive al castellano di Moresco, Pietro Ispano di restituire il detto castello al Comune di Fermo. “Gregorio Vescovo, servo di Dio, al nostro diletto figlio Pietro Ispano castellano del Castello di Moresco della diocesi fermana, salute ed apostolica benedizione. Vogliamo e comandiamo per mezzo di lettere apostoliche… che tu restituisca senza alcuna difficoltà al Comune di Fermo il castello di Moresco, che tu tieni in custodia a nome nostro e della Chiesa Romana. Dato al Lione, il 10 febbraio 1272”.
Nel 1276 essendo papa Adriano, con atto rogato da tale Bongiovanni di Altidona, confermava alla città di Fermo il libero possesso di Moresco. Nicolò III Papa, nel 1278 restituì a Fermo, il possesso di vari castelli; essi sono: Torre di Palme, Marano (Cupramarittima), Grottammare, Montefalcone e Moresco. Questi castelli erano stati tenuti in ostaggio per i danni arrecati dai Fermani a Monte San Pietrangeli.
A metà secolo XIV, da mezzo secolo la Curia Papale si era trasferita in Avignone. A Fermo ci furono le tirannie di Mercenario da Monteverde (ucciso nel 1340) poi di Gentile da Mogliano (dal 1346 circa). Innocenzo VI nel 1353 inviò il cardinale Albornoz, che, poco a poco, riconquistò con accortezza e astuzia e occorrendo, con la forza, le Marche e lo Stato Pontificio al Papa. Nel 1355, con la lettera datata: Fermo 22 settembre, l’Albornoz ordinava ai comuni delle terre et castra di inviare i procuratori (sindaci) per prestare nelle sue mani il giuramento di fedeltà ed altri obblighi dovuti a Fermo. Tra essi figura il Castrum Morisci. Gentile da Mogliano era condannato a morte in contumacia.
Nel 1433 il conte Francesco Sforza occupò le Marche e tutto lo Stato Fermano. Cinse Monterubbiano di poderose mura. Suo fratello Alessandro Sforza, in guerra con Alfonso d’Aragona, nel 1442 si ritirò con le sue truppe a Monterubbiano; vi rimase per cinque mesi da gennaio a maggio, recando danni ai paesi vicini fra cui Moresco, obbligando i cittadini di Monterubbiano, Moresco e castelli limitrofi a somministrare alle truppe vino, olio, fieno, legna e danaro. I soldati non solo depredarono Moresco e i paesi vicini, ma le loro insolenze li spinsero in molti altri castelli del Contado Fermano spogliando poderi, case e magazzeni, fino alla cacciato dello Sforza nel 1445.
Fermo teneva dal conto il torrione di Moresco valorizzando la sua grande importanza strategica. Il castello rimase sempre in saldo possesso di Fermo, fino al tempo di papa Eugenio IV, morto nel 1447. Era pericolosa la vicinanza con Montefiore, castello allora alleato di Ascoli. E nel 1481, a Moresco si verificò un grave fatto di sangue, dovuto alle continue rivalità tra Ascoli è Fermo. Il dottor Pellegrino Morroni di Fermo, che si trovava nel castello di Moresco, venne ucciso proditoriamente da alcuni monterubbianesi.
Sisto V, il grande Pontefice marchigiano, con bolla del 13 dicembre 1586, creò a Montalto, sua patria, il Presidiato di Montalto, facendolo dipendere direttamente dalla Santa Sede e dai tribunali di Roma. A tale Presidiato viene aggregato anche Moresco. Il nuovo Presidiato gli aveva giurisdizione su Ripatransone, Castignano, Force, Cossignano, Montelparo, Montemonaco, Montefiore, Montefortino, Montedinove, Monterubbiano, Offida, Patrignone, Porchia, Rotella, S. Vittoria in Matenano oltre che Moresco.
Nel 1648 Moresco aveva dei soldati con un sergente. In quell’anno era sergente tal Giovanni Morelli, cittadino di Moresco, il quale, il 7 luglio 1648, guidò i soldati moreschini a Fermo, chiamativi dal Capitano Leone Montani a portare man forte in occasione dell’uccisione di Mons. Visconti, Governatore di Fermo, avvenuta nello stesso 7 luglio. Ciò risulta dal volume del processo contro gli uccisori del governatore Umberto Visconti.v
I Presidato durò circa due secoli e fu abolito dall’invasione di Napoleone I nel 1797.Durante il primo Regno Italico Moresco fu aggregato con il Comune di Lapedona a quello di Altidona, che fu capoluogo con sede di un Vice Governatore. Nel 1808 sotto Napoleone I, che divise le Marche in tre Dipartimenti: Metauro, Mosone e Tronto (di questo ultimo era capitale Fermo), Moresco venne aggregato a Monterubbiano insieme con Torchiaro. Caduto Napoleone ed avvenuta la reintegrazione del Governo Pontificio (1815) i comuni vennero separati, ma in seguito Moresco venne nuovamente aggregato da Leone XII ad Altidona capoluogo e sede di Podestà e tale rimase fino quando tornò autonomo nel 1848. Così rimase fino al 1 gennaio 1869, anno in cui, in applicazione del Regio Decreto 16 luglio 1868, alcuni maggiorenti del paese trattarono una pacifica aggregazione al Comune di Monterubbiano, contro la quale non fu sollevata alcuna manifesta opposizione.
È interessante una statistica presentata nel 1862 al prefetto di Ascoli Piceno, Cav.Scelsi. Da essa risultano i seguenti dati relativi a Moresco 1862: case n. 218, famiglie n. 176, abitanti n. 761, chiese n.4, parrocchie n.1, conventi n.3, persone del culto n.3, elettori politici n.7, elettori amministrativi n.28, sanitari n.2.
Nel 1910 Moresco riottiene l’autonomia, avvenimento di grande importanza e festeggiato: nei manifesti murali di esultanza per la riconquistata autonomia, si scrisse: “Vada il nostro plauso ed il nostro affettuoso saluto al degno rappresentante del gentile Abruzzo on. Mezzanotte”. “ Il popolo accoglie con viva gioia il deputato del Collegio Alceo Speranza”. Il paese circonda di venerazione i suoi prediletti figli che seppero dar prova di elevato patriottismo”. “Moresco lieta della rivendicata autonomia, saluta gli ospiti illustri che la onorano della gradita presenza”. In una parete della Sala Consiliare fu applicato una lapide in marmo. Nel decreto di autonomia si legge: “ Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia. Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato. (art.1) La frazione di Moresco è distaccata dal Comune di Monterubbiano, e costituita in Comune autonomo… Roma addì 25 giugno 1910. Vittorio Emanuele.
La proposta di rivendicazione dell’antica autonomia fu presentata al Parlamento Italiano dall’onorevole Camillo Mezzanotte del Collegio di Chieti, favorito dal Deputato del Collegio di Fermo on. Alceo Speranza. Nel fascicolo inviato al Parlamento risulta che appoggiarono la domanda di separazione i Comuni dell’allora collegio politico di Fermo e precisamente: Fermo, Altidona, Lapedona, Porto San Giorgio, Pedaso, Cupramarittima, Monte Vidon Combatte, Petritoli, Montegiberto, Montottone, Belmonte Piceno, Grottazzolina. Il Comune di Monterubbiano non ostacolò il movimento e, cavallerescamente, inviò due qualificati suoi rappresentanti alla cerimonia di insediamento del ricostituito Comune.
La prima seduta consiliare ebbe luogo il 19 marzo 1911, giorno di San Giuseppe, con la partecipazione di tutti i consiglieri neo-eletti. Essi erano: 1 Capotosti Lorenzo, 2 Capotosti cav.uff.Giuseppe, 3 Capotosti dott. Francesco, 4 Centini Luigi, 5 Scotucci Rufino, 6 Mircoli Ascenzo, 7 Meci Pietro, 8 Centini Giuseppe, 9 Centini Felice, 10 Magnaguadagno Lorenzo, 11 Amurri Antonio, 12 Nori dott. Anselmo, 13 Lauri Patrizio, 14 Marsili Pio, 15 Brasca Goffredo. Fungeva da segretario assunto il sig. Eugenio Brandimarte. Venne eletto sindaco il sig. Lorenzo Capotosti con forti 14 su 15 e una scheda bianca; gli assessori effettivi: Centini Felice e Meci Pietro; assessori supplenti: Marsili Pio e Brasca Goffredo. Al sindaco si vuole riconoscere l’opera svolta per il conseguimento dell’autonomia nella quale era stato validamente coadiuvato da vari fratelli, eletti consiglieri. L’iniziativa era incoraggiata dal giovane avvocato Anselmo Nori e dal professore Camillo Carpini, docente di fisica in Chieti ed amico del deputato di quel collegio politico On. Camillo Mezzanotte, che aveva presentato al Parlamento di progetto di legge sopra ricordato. Moresco che nel 1802 contava 704 abitanti nel 1864 ne aveva 881.vi Per oltre un secolo la popolazione aumentava.
UOMINI ILLUSTRI
*Lorenzo Angelini (Moresco 1729- Camerano 1782) Insegnò letteratura in varie cittadine e fece parte dell’Accademia dei Risorti di Bologna. Moltissimi sono i sonetti, le elegie ed altri canti poetici in latino ed in volgare.
*Lorenzo Ruffini. Pittore. Alcuni suoi quadri si trovano nella chiesa parrocchiale dei SS. Lorenzo e Nicolò e nella chiesa di Sant’Antonio. Anche i suoi due figli, Giuseppe Luigi, furono apprezzati pittori. Alcuni quadri di Giuseppe Ruffini si trovano nella chiesa parrocchiale.
*Patrizio Gennari, scienziato e patriota, qui nato nel 1820, percorse gli studi medi a Fermo e quindi studiò e si laureò in medicina a Bologna. Esercitò per due anni la medicina nel paese natio, non trascurando lo studio delle piante, per il quale era appassionatissimo. Nel 1844, appena ventiquattrenne, fu chiamato dal Consiglio Accademico dell’università di Macerata, alla cattedra di Medicina e Botanica. Al sopraggiungere degli eventi del 1848, lasciò la cattedra e la famiglia e partì, come semplice soldato, nella Legione Romana, conducendo con sé un gruppo di alunni. Nel 1849, a voti unanimi, venne eletto deputato alla Costituente Romana delle due province di Macerata e Fermo, optando per il secondo collegio. Proclamata la Repubblica, fu uno dei membri più attivi dei Comitati di Salute Pubblica. Nel 1854 meritò dal Governo Sardo la nomina a professore ordinario di Botanica all’Università di Cagliari, dove insegnò per circa 40 anni; fu “rettore e bibliotecario” in detta università, scrisse monografie interessantissime ed uno studio sulla Flora Sarda, nel quale è notevole la parte che riguarda Caprera, il cui Eroe lo stimò grandemente e lo amò con affetto di fratello. Morì serenamente a Cagliari il 1° febbraio 1897.
*Cardinale Luigi Capotosti, nato a Montegiberto nel 1863, visse fin dall’infanzia, a Moresco, dove si era stabilita la sua famiglia. Fu educato nel Seminario di Fermo, venne ordinato sacerdote nel 1885. A quarantacinque anni fu creato vescovo di Modigliana. Da Benedetto XV venne chiamato a reggere l’Ufficio di Segreteria della Sacra Congregazione dei Sacramenti. Pio XI lo nominò cardinal datario nel concistoro del 1926 e tenne la carica fino alla morte nel 1937. Spirito sereno ed equilibrato, cultura vasta e profonda; bontà senza limiti e modestia veramente francescana, fu un ministro esemplare di Dio. Valente insegnante di teologia e diritto, pioniere dell’Azione Cattolica. Ella chiesa parrocchiale presso la sua tomba, una lapide, riporta quanto di lui disse Pio XII: “La porpora che nel cardinale Luigi Capotosti premiò il sapere, la saggezza, la virtù, i servigi resi alla Chiesa, diede nuovo splendore alla sua pietà profonda, alla sua commovente mansuetudine ed umiltà”.
CHIESE E PARROCCHIE
*Parrocchiale dei SS. Nicolò e Lorenzo. In piazza Castello la chiesa denominata di Santa Maria in Castro fu eretta in stile romanico a tre navate, di cui rimane oggi la prima di sinistra destinata al pubblico porticato. Nel 1804 ne fu decisa la demolizione per la ricostruzione in sito più adatto. Sorse così l’attuale parrocchiale intitolata ai ss. Lorenzo e Nicolò. L’architetto Alessandro Mistichelli ne tracciò il piano e ne diresse per vari anni di lavori ritardati dalla mancanza di fondi. Restaurata nel 1930, fu decorata nell’abside. San Lorenzo (10 agosto) è protettore del paese.
*Chiesa di Sant’Antonio da Padova. Sulla pubblica via, esisteva fino al 1951 una piccola chiesa costruita intorno al ‘500, inizialmente dedicata a San Cristianziano e successivamente a Sant’Antonio da Padova. Nel 1951 l’Amministrazione Comunale per ampliare la strada la demolì dando alla Confraternita di S. Antonio una nuova chiesa costruita in piazza Castello.
*Chiesa della Madonna delle Grazie. Esisteva una chiesa di Santa Maria in Castro, della quale si iniziò la demolizione del 1806, con salvaguardare la metà sinistra dell’abside, la sacrestia, la torre e la navata di sinistra con i suoi quattro archi romanici. Una parte della vecchia chiesa è divenuta il porticato pubblico, presso la porta sud della piazza, dinanzi al palazzo civico. Vennero sopraelevate le pareti dell’abside, decapitata la torre, sopraelevata la restante navata e vi si fece l’abitazione del parroco. Furono chiusi gli archi e il locale fu dedicato al culto della “Madonna delle Grazie” la cui bella immagine è dipinta in affresco nella parete di fondo. Raffigura la Madonna con Bambino in grembo, ed ai due lati, due angeli recanti fiori. E’ opera del pittore Vincenzo Pagani da Monterubbiano.
*Chiesa di S. Sofia. Sorge sulla prosecuzione del borgo ad est del centro abitato. Fa notare particolari stilistici trecenteschi nella facciata e nell’abside. E’ divenuta di proprietà comunale. La santa è comprotettrice del paese. Un dipinto che vi rappresenta la santa è di scuola veneta del 1600. Attualmente lo stabile è ridotto a pubblico teatrino.
*Chiesa di San Lorenzo. Questa chiesetta suburbana sorge poco oltre la chiesa di S. Sofia, costruita dal 1764 al 1777 ad uso di sepolture. Poi il Comune di Monterubbiano, ebbe un nuovo cimitero.
* Chiesa di S. Maria dell’Olmo. Così denominata forse perché vicina ad una pianta di olmo, in località Tredico, fu costruita intorno al 1500, in stile romanico. Vi sono due altari abbelliti dall’arte del pittore Vincenzo Pagani che nel primo fece un affresco “Gesù Crocifisso e due angeli”, nel secondo fece una meravigliosa “Madonna con Bambino e Santi”, dipinto ad olio su tavola di metri 2,75 × 1,75. In alto siede la Vergine con il Bambino benedicente, in basso le dignitose le figure di S. Lorenzo, S. Rocco, S. Sofia e S. Nicola da Bari. Questa pala d’altare nell’ottobre 1897, fu portata nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale. Dal 1927 fu sospesa l’ufficiatura della chiesa per necessità di restauri.
*Chiesa della Madonna della Salute. E’ un piccolo santuario dell’Immacolata, in contrada Monti che si dice venisse fondato nell’ottavo secolo. Secondo un’antica tradizione l’immagine miracolosa fu pietosamente sottratta alla distruzione degli iconoclasti, dai cristiani di Costantinopoli. Portata nel Fermano venne qui collocata e, da secoli, è venerata quale dispensatrice di grazie ai fedeli.
MONUMENTI E INFORMAZIONI TURISTICHE
Moresco è ritenuto uno dei paesi più graziosi pittoreschi delle Marche, perché è riuscito a mantenere inalterate le sue caratteristiche originarie di “castello”: è quindi, di per sé, un monumento. Il centro storico, intatto, è tutto circondato dalle mura a pianta ellissoidale e dominato da due torri. Particolarmente suggestiva è Piazza Castello,su cui converge l’intero centro urbano, che si presenta come un’elegante “salotto” e che si presta magnificamente per rappresentazioni e spettacoli. Per questo, dal 1963 al 1974, vi si rappresentava il famoso “Merlo di Moresco”, festival nazionale della canzone per bambini, che ha fatto apprezzare Moresco in tutta Italia. Ha richiamato i mini-cantanti di ogni parte della penisola. Viene visitato, in essa, lo stupendo Portico gotico, che ripara un bell’affresco del pittore Vincenzo Pagani di Monterubbiano (1490-1568). Tale portico costituiva, originariamente, la terza navata della chiesa di Santa Maria in Castro (sec.XVI), in gran parte demolita.
Il Palazzo Comunale conserva nella sala consiliare una “ Madonna con Bambino e santi”, splendida tavola ad olio dello stesso Pagani.
L’accesso alla piazza avveniva soltanto attraverso due ingressi. Il lato nord è dominato da un imponente Torre, a sette lati disuguali, del secolo XI, monumento nazionale. Nel secolo XX vi è stata aggiunta una merlature ghibellina. Sul lato sud, dà il benvenuto al visitatore un elegantissimo portico cinquecentesco che vuol essere una degna anticamera della piazza stessa, dove spicca la quadrata torre del secolo XIV, detta poi dell’orologio.
Il suggestivo panorama che spazia per la vallata del fiume Aso fino al mare fa apprezzare i coltivi
Che, visti dall’alto, danno l’impressione di autentici giardini: particolarmente curati sono i frutteti. Il 9 agosto, giorno precedente la festa patronale di S. Lorenzo, si svolge una riuscita “Sagra della polenta con vongole”, che richiama turisti da tutta la costa e da ogni parte dell’entroterra.