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Montelparo – La Chiesa di Sant’Antonio da Padova


sec. XIV – XVI – non aperta al culto

Come attestano i documenti, Sant’Antonio da Padova fu consacrata nel 1668. La fabbrica si presenta di modeste dimensioni, realizzata in pietra arenaria e laterizio, con il campanile a vela sul lato destro della facciata.

Facciata e portale

Facciata e portale

Attraverso un portale a tutto sesto si accede all’interno a un’unica navata, con il tetto a capriate lignee. Sia l’ingresso principale che quello secondario, posto sul lato lungo di sinistra, presentano acquasantiere in travertino con lo stemma del vescovo di Montalto Girolamo Codebò in carica dal 1645 al 1661.
 La chiesa non ha più arredi sacri. 
L’altare maggiore, il meglio conservato, è dedicato a san Michele Arcangelo, come si evince dalla statua situata sulla sua sommità. Esso, realizzato completamente con la tecnica dello stucco, si compone di elementi dell’architettura classica: due coppie di colonne scanalate con capitelli corinzi, sormontate da un sontuoso architrave decorato con palmette e dotato di due timpani ornati da volute asimmetriche; queste fiancheggiano una cimasa dove due putti sorreggono un timpano spezzato contenente la statua di san Michele. Il Santo patrono del paese è raffigurato, come nello stemma del Comune di Montelparo, mentre si erge su tre colli, nella mano destra una lancia, oggi perduta, nella sinistra il modello della cittadina.
 Gli altari laterali, ugualmente realizzati in stucco, presentano ancora delle tracce di pittura e di doratura. Entrambi sono composti da due colonne con decorazione fitomorfa che sorreggono una trabeazione ornata da fregi e un frontone con timpano spezzato. Da una visita pastorale del 1749, sappiamo che l’altare di sinistra era dedicato alla Beata Vergine del Carmelo e quello di destra a sant’Alessio e santa Chiara. Nel primo si può vedere sulla sommità uno stemma con un leone rampante non identificabile. Nel secondo, su una delle colonne compare una figura di angelo guerriero purtroppo priva del volto; inoltre, all’interno di un cartiglio posto sulla parte alta dell’altare, si legge la data del 1661, quale testimonianza dell’intervento disposto dal vescovo Codebò per questa chiesa.

Affreschi e dipinti murali

 

Nell’altare maggiore è presente una immagine della Vergine, assisa su un trono, che regge con una mano il Bambino e con l’altra tiene una rosa. Si tratta dell’iconografia della Madonna della Rosa, culto mariano diffuso anche nelle Marche, si veda ad esempio il santuario a Ostra Vetere. L’immagine, staccata a massello, proviene dalla chiesa detta “Madonna della Polisiana”, una chiesa rurale non più esistente che si trovava in contrada Cocciarella di Montelparo. Pastori ricorda che la cerimonia di trasferimento della sacra immagine fu ordinata dal vescovo Leonardo Cecconi nel 1753. L’affresco, che secondo il Crocetti risalirebbe al XVI secolo, dopo essere stato ricollocato sull’altare è stato integrato con una struttura architettonica dipinta, decorata con trionfi di fiori e girali e con due putti che sorreggono un telo dietro il trono della Madonna. Al di sopra di questo frammento, ne affiora un altro che mostra un volto sofferente di Cristo, forse ciò che resta di una Crocifissione oppure di un Cristo come uomo dei dolori. Secondo il Crocetti risalirebbe alla seconda metà del XV secolo e sarebbe riferibile al pittore vittorese Fra Marino Angeli. Inedite sono le due figure di santi che si vedono sulla cimasa dell’altare di destra. E’ molto probabile che risalgano al 1661, data che compare sull’altare. Dagli attributi iconografici del giglio e del libro si può riconoscere con certezza sant’Antonio da Padova; per l’altra figura, sussistono dei dubbi, forse si tratta di santa Chiara.

Letizia Ferracuti