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Montegiorgio: uno sguardo al passato

Breve carrellata sulle origini

Numerosi e significativi reperti archeologici testimoniano il sorgere di Montegiorgio in un’area di antico insediamento piceno e romano. Questi reperti, tra i quali una stele frammentaria con epigrafe arcaica medio-adriatica, una lapide «rinvenuta in contrada Caprella sopra l’arco di un’antica fonte» già segnalata da
Lidio Gasperini nel 1987, purtroppo scomparsa, alcuni frammenti di decreto municipale e di dedica a Claudio, un epitaffio mutilo, un milliario di Valentiniano, Valente e Graziano, provenienti probabilmente dal Museo archeologico, smembrato e disperso, che localmente istituì e ordinò il montegiorgese Gian Battista
Compagnoni Natali nella seconda metà dell’Ottocento, insieme con altri sono conservati presso le sale comunali.
In età romana doveva far parte del territorio compreso nella centuriazione augustea che interessò la città di Falerio Picenus, quando furono assegnate le terre ai veterani reduci delle battaglie di Azio (31 a.C.). Alcuni storici ritennero che qui fosse esistita l’antica Tignum occupata dal pretore M. Termo nel 664, con cinque
coorti.
Con la caduta dell’impero romano la continuità economica e culturale avviene per opera dell’autorità religiosa, divisa tra potere vescovile e i centri monastici.
L’impatto del monachesimo farfense-benedettino tra i secoli VI-VIII, si diffonde nelle campagne e riadatta resti di santuari, edifici romani, ricostruendo così quella rete politico-religiosa-amministrativa che farà da guida sul nostro territorio fino al XV secolo.
La struttura urbana di Montegiorgio risale al Medioevo, quando dal X-XI secolo vi si stabilirono i monaci benedettini, che accolsero intorno alla chiesa di S. Maria Grande – l’attuale S. Francesco – e al monastero gli abitanti di Montegiorgio.
Tra il 1200 e il 1300 si hanno momenti di notevole espansione territoriale e di fermenti culturali, grazie all’insediarsi in territorio montegiorgese di due ordini religiosi: quello dei Francescani presenti fin dal 1246 e degli Eremitani di Sant’Agostino nel 1265. Sono proprio questi ordini a promuovere grandi attività
in ogni campo. Si innalzano o sono completate ed adornate chiese dedicate ai santi Francesco ed Agostino, tutte a carattere conventuale, quindi facenti parte di complessi monumentale-urbanistici di grande rilievo, che incidono profondamente nel tessuto della città.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 225, 226