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Storia di Montefortino

Mons Fortinus

Di Gabriele Nepi

Montefortino sorge a cavaliere di un colle a m.689 s.m. di fronte ai monti Sibillini, sulla via che da Amandola conduce a Monte Monaco. Lo storico umanista Flavio Biondi da Forlì (1392-1463) lo chiamò “nobile terra del Piceno” (1) e il sin dal sec.XII lo vediamo guerreggiare contro i comuni vicini, specie contro Amandola e Visso. La sua origine risale all’epoca romana, e ciò si desume da un’antica lapide che esisteva nella rocca distrutta nel 1442. Tale lapide così recitava: ”C.LUCIO ROSCIO Q:F:PATRONO ET RESTAURAT FORTINI”. L’umanista Palmieri (1650) asserisce che la Casa Roscia, insigne famiglia fortinese, fosse una delle tante famiglie consolari, inviate nel Piceno ai tempi di Pompeo, facendo così risalire a quell’epoca la fondazione di Monte Fortino (2). Vi furono poi le invasioni barbariche dei Goti e dei Longobardi: questi ultimi donarono al santuario dell’Ambro “mille modioli di terreno” ed eressero la chiesa di San Michele, del quale santo erano devotissimi (3). Verso il 900 lo troviamo alle dipendenze della celebre Abbazia di Farfa, che estendeva il suo dominio su gran parte del territorio marchigiano. È descritto in un catasto dei possedimenti dell’abbazia farfense, compilato agli ultimi del secolo X (4). Nel 1084, si erige al libero Comune, ed inizia un periodo di benessere e di floridezza, da muovere l’invidia dei paesi vicini. Tali invidia, come vedremo, esplode quasi sempre in guerre lunghe e sanguinose; la prima avviene contro i Vissani nel prato detto di Sant’Antonio, presso il fiume Tenna. I fortinesi riportarono una completa vittoria in ricordo della quale e “per propria devozione” fecero fare una grande statua di legno di detto Santo (S. Antonio Abate) e vi scoprirono le seguenti parole, che ancora è in essa si leggono: ”In devotionis signum ob victoriam super Vissanos reportatam ann.MLXVI F.F.F.”: (in segno di devozione per la vittoria riportata sugli strani, l’anno 1066 i fortinesi fecero fare) (5).
Pensando che non potevano reggersi senza una legge scritta, nel 1084 i fortinesi si diedero lo Statuto che successivamente modificarono nel 1126, riducendo ad 8 le 80 persone che formavano il Consiglio Generale (6). Il paese veniva diviso in quattro quartieri: S. Maria, S. Angelo, S. Agostino, S. Biagio e con tali denominazioni era distinto il Consiglio che si adunava all’intimazione di un magistrato annuale che aveva il titolo di Console. Davanti a tale consiglio, nel 1157 si presentò Gentile di Pietro di Scambio, sindaco del comune di Valle e “ fece presente che il proprio signore Ruggiero, figlio del Conte Alberto era stato ucciso a furia di popolo che mal sopportava la di lui tirannide perciò, per autorizzazione di quel Comune, si dava liberamente a Montefortino con tutta la popolazione, purché fosse dato loro il possesso del mulino sul fiume Ambro esposero ricevuti entro Montefortino come Castellani e perpetui abitatori” (7).
Il paese si reggeva allora a Repubblica e non mancava una certa opulenza e benessere: ciò fece gola ad un certo Sesto Roscio il quale, con l’autorizzazione di Guarnerio III°, Marchese della Marca, tanto obbligò da essere nominato giudice e conte di Montefortino; ma i fortinesi non ne vollero sapere: lo cacciarono via e quello che rifugiò a Sarnano conservando il titolo di Conte di Montefortino (8).
Nel 1255 Rinaldo da Brunforte volle anche impossessarsi di Montefortino e lo tenne più di tre anni: i cittadini però insorsero, e con l’aiuto dei castelli dipendenti, specie di Vetice, lo discacciarono e, nonostante l’autorizzazione concessa dal Papa Alessandro IV con breve del 7 aprile 1258, non riuscì più a rientrarne in possesso. Verso il Duecento troviamo che Montefortino, Guardia (Carassai), Monte Monaco, Monte Falcone, Servigliano, S.Vittoria, Patrignone, Porchia, Smerillo, Belmonte, appartenevano ai dinasti di Monte Passillo (nelle vicinanze di Comunanza), castello allora potentissimo (9). Ma nel 1262 si affrancò da essi e questi gli vendettero sette loro castelli: Castel Ioge, Ripa Vecchia, Castel dell’Isola, Poggio Peretto, Castel Radiguso, Castel Guido, Castel Consilvano (10). Nel 1249 i dinasti di Monte Passillo, stanchi delle continue molestie dei vicini, chiesero e ottennero la cittadinanza ascolana, coll’onore di risiedere in Ascoli e fornire a detta città un contingente di otto cavalieri ben armati. Ovviamente la cittadinanza fu estesa anche a Montefortino ed a tutti gli altri castelli, che, con esso, dipendevano dai Dinasti.
In tale periodo Montefortino conta ben 8.000 abitanti (11). Contro le 178 famiglie (allora erano contati i “fumanti” ossia i camini) del 7 giugno 1308 (12), i 2398 abitanti del 1865, i 2624 del 1889 e i 2672 del 01.01.1960 (13).
I Dinasti di Monte Passillo, nel 1250, ossia dopo un solo anno, tentarono di riprendere i sette castelli minacciando altresì Amandola se non avesse “restituite” le 180 famiglie che erano andate a stabilirsi colà. Ne nacque una guerra; i fortinesi uniti ad Amandola, sconfissero i Dinasti di Monte Passillo, ed il 20 luglio 1267 fu firmata la pace (14).
Altra guerra aveva combattuto in antecedenza Montefortino assieme ad Amandola e Sarnano, stavolta contro Manfredi. Questi era riuscito a farsi proclamare Re della Sicilia, aveva conquistato l’Italia e a mezzo del figlio Corradino, aveva occupato le Marche. Montefortino, Amandola e Sarnano attaccarono battaglia contro le truppe di Manfredi, e lo sconfissero clamorosamente nella piana fra San Ginesio e Sarnano (15).
Guerra contro Amandola, Monte Monaco e Monte San Martino.
Comincia ora quella serie di guerre, paci, lotte e giunse, poi di nuovo paci, liti e controversie.
Amandola e Montemonaco mal sopportavano l’ingrandirsi e il progredire di Montefortino: già nel 1265 troviamo Amandola in guerra aperta contro quest’ultimo. Il papa Clemente IV per mettere d’accordo i due belligeranti, manda come paciere Tommaso da S. Severino. Si fa la pace, e al ricordo si erige una Chiesa dal titolo Madonna della Pace, esistente ai piedi di Montefortino quando si va al mulino (16).
Ma dieci anni dopo, scoppia di nuovo un’altra guerra. Gli Amandolesi penetrarono nel territorio di Montefortino (17). I Fortinesi, per rappresaglia, effettuano una incursione e cavalcata contro Amandola (18).
Sorgono a questo punto le liti contro Monte Monaco: è diffusa la tradizione di una guerricciola combattuta contro il predetto Comune nel 1265 e conclusasi con un atto di pace presso Montefortino; vi furono invece dei delitti allorché nel 1309 Monte Monaco riuscì a farsi riconoscere lo “jus lignando” (diritto di tagliar legna) e pretendere lo “jus pascendi” (diritto di pascolo) nella selva detta Vallaria.
Montefortino reagì immediatamente, sostenendo che Monte Monaco aveva sempre avuto una innata voglia di litigare (Comunitas Monti Monaci ingenitam semper habuit litigandi libidinem) (19).
Monte Monaco, a sua volta sosteneva di “voler difendere i confini ed altri diritti, contro gli animosi grassi di Montefortino”.
Dopo sette anni erano ancora in lite per questioni relative alla riscossione di tasse nelle zone di confine; soltanto nel 1395, accomunati dal pericolo delle Compagnie di ventura, stipularono solenne atto di pace e nel 1421 vediamo che sia Montefortino che Monte Monaco, hanno eguali diritti sulla selva di Valleria (20).
Precedentemente Montefortino insieme ad Amandola, Force e Montegallo va all’assalto di Monte S. Martino: è il 19 agosto 1306. Da una parte i soldati di Montefortino, Amandola, Force e Montegallo, dall’altra i Martinesi che, colti alla sprovvista, dopo aver allestito un piccolo esercito e suonate le campane sono pronti. Il Rettore della Marca (21), saputa la cosa, vuol metterci le mani, ma alla fine i contendenti scelgono degli arbitri per risolvere la vertenza e il 30 giugno 1307 si stipula la pace. Montefortino dal 1306 al 1316 risulta in buona armonia con Amandola; ma tale concordia ben presto infranta. Il 10 ottobre 1312 gli uomini della Valle che, come vedemmo, avevano chiesto di essere aggregati a Montefortino nel 1157, si ribellano ad Amandola e si pongono sotto Montefortino con i possedimenti che avevano nelle contrade di colle Scolca, Scoppio, Portelle, Pian Vallese, Ravarolo, Campolungo, ecc (22). La reazione di Amandola fu consona alla situazione: prontamente preparò un esercito, dichiarò guerra Montefortino, elesse a comandante delle truppe Nallo de Brunforte, irruppe su Montefortino e ne commise di ogni sorta “accesserunt ad castrum M.F. et ipsum castrum hostiliter intraverunt et alia fecerunt..) (23).
Siamo al 1315. Montefortino per sbarrare le porte ai suoi nemici, acquista il castello di Volubrò presso San Leonardo: erano così chiuse le porte ai Vissani e ai Camerinesi. Ma dopo solo tre anni, ecco che Fermo, per ingrandire il suo dominio, tanto briga e macchina per aggregare a sé Montefortino. La dominazione fermana porta con sé prepotenza, soprusi ed angherie, talché i Fortinesi, nel 1328, chiedono che vengano rispettati i patti. Per tutta risposta Fermo manda Mercenario da Monteverde che inasprisce la tirannia sui Fortinesi, e si impossessa della fortezza; interviene alla fine il card. Egidio Albornoz di Granata (1352-1367) Rettore della Marca, che rivendica Montefortino alla Santa Sede e lo libera dai fermani.

Dell’importanza di Montefortino
Montefortino era ritenuto importante. Il card. Egidio Albornoz il 1° maggio 1357 pubblica a Fano, alla presenza di tutti gli ambasciatori dei Comuni delle Marche, le Costituzioni, che da lui ebbero poi il nome di Costituzioni Egidiane.
In esse si stabiliva anche la classificazione delle varie città e Comuni della Regione in cinque grandi suddvisioni:
1. Città Maggiori (civitates majores)
2. Città Grandi (Civitates magnae)
3. Città Mediocri (Civitates mediocres)
4. Città Piccole (Civitates parvae)
5. Città Minori (Civitates Minores) (24)
Le Città Maggiori erano Ancona, Fermo, Camerino, Ascoli, Urbino.
Le Città Grandi: Pesaro, Fano, Fossombrone, Cagli, Jesi, Recanati, Macerata, Fabriano, San Severino.
Le Città Mediocri: Osimo, Cingoli, Tolentino, Ripatransone, Civitanova, Monte Fortino, Arcevia, Treia, Matelica, San Ginesio, Amandola, Monte Milone, Sarnano, Arquata, Sant’Elpidio, Offida, Monterubbiano, Montegiorgio, Corridonia (allora Montolmo), Potenza Picena, Ostra.
Montefortino è tra le mediocri con la stessa importanza di Civitanova, Osimo, Cingoli, Amandola, Tolentino, Sarnano ed è superiore alla stessa Senigallia, Montalto, Penna San Giovanni.

Con i Varano, il Piccinino e lo Sforza
Antonio Aceti, tiranno di Fermo, sin dal 1397 aveva rioccupato Montefortino, ma nel 1405 ne era stato scacciato. Decise allora di venderlo per 4000 (quattromila) Ducati a Bernardo Varani; questi vi spedì Rinaldo da Jesi detto e Farricello. Uniti agli abitanti di Visso, eterni nemici di Montefortino (25) calarono dalla montagna e mossero all’assalto; ma non riuscendo però ad espugnare la fortezza, si diedero a depredare a saccheggiare le campagne. Montefortino chiese allora aiuto ad Amandola ed a Monte Monaco e, insieme, misero in fuga gli invasori. Un anno dopo, il Marchese Ludovico Migliorati, Rettore della marca, per ordine dello zio, Papa Innocenzo VII, ingiunge a Montefortino di cedere la fortezza ai Varano, che divennero così i signori del paese e furono confermati in tale signoria da Papa Gregorio XII (1502-1585) (26). Più tardi i Varano, volendosi assicurare il dominio di Montefortino, supplicarono il Concilio di Costanza per ottenerlo invariato ed infatti nel 1416 l’ottennero con altre terre. I Fortinesi si trovarono bene sotto i Varano e, quantunque Francesco Sforza occupasse tutte le Marche, Montefortino continuò a vivere sotto quei signori, né si ribellò ad essi come altre città marchigiane. Ma nel 1439, stremato dalla fame e dalla sete dovette cedere alle armi di Niccolò Piccinino (27). Dopo pochi giorni avviene un formidabile scontro fra loro Sforza ed il Piccinino nei pressi del Tenna, fra il cimitero e il torrente Era: Piccinino è sconfitto, ma si ritira in direzione di Ascoli con ingente bottino e così non resta difficile allo Sforza occupare Montefortino che insieme a Sarnano gli si dà spontaneamente (28). I Fermani furono contentissimi che lo Sforza avesse occupato Montefortino, temendo che potesse ritornare in mano ai Varano. Ne chiesero allo Sforza la concessione al loro favore che fu loro concessa nel 1477. I Papi Innocenzo VIII e Giulio II accordarono a Montefortino sovvenzioni e privilegi e durante il pontificato di Leone X (1468-1559), dipese sempre da Fermo (29). Salito Sisto V al trono pontificio, nel 1586 Montefortino è incorporato al Presidiato di Montalto e, dopo questo periodo, inizia la lenta ma continua decadenza fortinese.
Relazioni con Amandola
Dal 1360 al 1522 Montefortino è in ottimi rapporti con Amandola, che concede persino la sua cittadinanza ai Fortinesi, non solo, ma dopo una scorreria dei Vissani contro di questi, si impegna a prestare aiuto a Montefortino qualora questo lo avesse richiesto (30). Il 6 aprile 1416 Montefortino offre ad Amandola una tregua per iscritto, rogata con regolare atto, quattro giorni dopo (31). Amandola decide di avere rapporti di buon vicinato oltre che con Montefortino, con Bolognola, Sarnano, Gualdo, Penna San Giovanni. Però concluse la tregua solo con Montefortino, perché gli altri comuni o tergiversarono o non risposero affatto (32). Ma nel 1523, dopo ben due secoli di pace, scoppia la guerra contro Amandola per il possesso della Fonte di Faggio (33). ImmediatamenteAmandola revoca la cittadinanza ai Fortihnesi (34) ed arma i suoi cittadini con “ 428 lancioni, archibugi e munizioni da guerra” (35). Si ha un breve armistizio, ma Amandola non disarma: impone ai cittadini un prestito di 1000 ducati d’oro ed effettua la leva sui giovani atti a portare le armi. Fermo si interpone per la pace ed il 29 dicembre si stipula un armistizio fino a tutto agosto dell’anno successivo; ma dopo appena una settimana, a causa di un’altra scorreria di Montefortino, che sta per scoppiare una nuova guerra. Ad un tratto giunge a Fermo (18 marzo 1524) un ordine del Commissario Apostolico, con cui si minacciavano scomuniche e multe, se si fosse venuti alle armi. I Fortinesi, incuranti delle minacce, effettuano una scorreria in territorio di Amandola; questa subito allestisce un esercito di 600 uomini ed il giorno di S. Marco muove contro Montefortino. I cittadini si asserragliano entro le mura e gli Amandolesi, irati per non poter ingaggiare battaglia, si rivolgono alle campagne depredando e devastando. Insoddisfatti, tornano il mattino dopo, ma Montefortino temporeggia; ritornano allora alle loro case. In tale circostanza, sebbene non si fosse combattuto, gli abitanti di Penna San Giovanni mandano le loro congratulazioni agli Amandolesi (36). Poi si fa la pace e di due comuni si alleano per combattere i banditi. Questo avveniva nel 1570, ma nel 1598 sorgono nuove liti (37). Per farla breve, il delegato il 27 febbraio 1602 emise sentenza favorevole a Montefortino: si appellò a Mantova ancora davanti alla Sacra Consulta a Roma, ma questa, il 16 maggio 1616, respinse il ricorso. Così da allora, la Fonte di Maggio , per cui, come scrisse il Panfili furono “sacrificate vittime ed innumerevoli greggi”, appartenne sempre a Montefortino (38).

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1 Monsofortinus nobile oppidum, Italia Illustr., Pag.84
2 Memorie istoriche di Montefortino raccolte dal Conte Lopardo Leopardi Patrizio recanatese e cittadino di essa terra; Manoscritto 1783 pag.5
3 I. SCHUSTER, L’imperiale Abbazia di Farfa, Roma 1921, pag.316, nota 4
4 Infrasciptae sunt civitates, terre set castra, quae sunt et semper fuerunt antiquitus sun Praesidiatu Abbatiae Farfensis, cum eorum comitatibus et districtibus: Civitas Firmanensis, Civitas Asculana, S. Victoria…Arquata, Amandula, MONS FORTINUS, Penna San Joannis, Mons S.Martini (le seguenti sono leggi da, terre castelli, che sono state e sono dall’antichità sotto il Presidiato dell’Abbazia Farfense: Fermo, Ascoli, Santa Vittoria, Monte Torario, Monte di Nove, Montalto, Patrignano, Porchia, Cossignano, Ripatransone, Monterubbiano, Montefiore, Offida, Castignano, Rotella, Force, Montemonaco, S.Maria in Lapide (Montegallo), Arquata, Amandola, MONTEFORTINO, Penna S.Giovanni, Monte S.Martino.
5 La statua suddetta fu allora collocata nella chiesa del Monastero di Sant’ Antonio, poco distante dal luogo della battaglia, indi fu trasportata dentro il paese, nel convento di Sant’Agostino, finché l’arcivescovo di Fermo (1933) la fece rimuovere dal culto. Ora (1998) è conservata nella civica pinacoteca di Montefortino.
6 LEOPARDI, op.cit.pag.22
7 Ibidem pag.23
8 Tale famiglia si spense con la morte di Cesare Roscio, cavaliere gerosolimitano, avvenuta a Macerata nel 1609. Cfr Guida della Provincia di Ascoli, Ivi, 1889, pag. 231
9 PIETRO FERRANTI, Memorie storiche di Amandola, Ascoli P., 1891, pag. 52 e Giuseppe Colucci, Antichità Picene, 1794, pag. 158
10 Archivio Com. di Montefortino: Sentenza arbitrale del 15 luglio 1315 favorevole a M.Fortino contro Monaco.
11 Guida Prov.A.P. op.cit. pag. 230
12 Codice Diplomatico delle Pergamene esistenti nell’Archivio Comunale di Amandola, Pergamena N. 390 del 7 giugno 1308
13 Cifre desunte dall’Annuario della Provincia di Ascoli del 1865, dalla Guida di Ascoli, op.cit. e dall’Anagrafe del Comune
14 FERRANTI op.cit. pag. 54
15 FERRANTI op.cit. pag. 23
16 FERRANTI op.cit. pag. 34
17 Cod.Dipl. Perg.N. 217
18 Idem n. 469, protocollata dal Marocchi nel 1826
19 A.VITTORI, Monte Monaco, Firenze 1938 pag. 32
20 Archivio Comunale di Monte Monaco
21 Rettore della Marca era quel il Ministro che il Papa mandava a governare le Marche: quasi sempre era un Cardinale
22 Perg. N. 521
23 Perg.N. 562
24 Aegidianae Contitutiones, Romae, 1575
25 Non per nulla premesso agli Statuti di Montefortino, si legge il distico latino: “vissanae gente set novit Amandula quid sit inter finitimos nec mea fama latet!”
26 in un pubblico istrumento del 1400, si leggono queste parole: “… pro magnifico e potenti domino, domino antonio aceti comite montisfortini et domino dictae terrae”; Aceti finì male i suoi giorni essendo poco tempo dopo, condannato al taglio della testa (Leopardi op.cit.pag. 37)
27 Die insequenti M.F. fame ac siti laborans, captus est a Piccinini militibus.N. Piccinio (Perugia 1386-1444) celebre condottiero italiano, batté Fiorentini e Veneziani mentre era al servizio dei Visconti; occupò Bologna e se ne fece il signore: si oppose, ma senza successo, alle ambizioni dello Sforza.
28 Kalendis octobris eiusdem anni (cioè nel 1442) Sarnanum et Monsfortinus sponte in ditione Comitis redierunt.
29 MICHELE CATALANI: De ecclesia firmana eiusque episcopi set archiepiscopis commentarius, Fermo, 1783. Pag. 261
30 Archivio Comunale di Montefortino N. 58
31 Libro dei consigli Comunali di Amandola, 1416, pag. 3
32 Ibidem, pag. 11
33 Lib.Cons. Com.li Amandola, op. cit. 1523, pag. 31
34 FERRANTI, op.cit. pag. 274
35 Ibidem, pag. 275
36 Nell’Arch. Com. di Amandola si conserva ancora (Cod. Dipl. 1019 e il 1020) la lettera con cui i “ priores populi et Comune Terae Penna (sic!) S.Jois si rallegano con i priori della terra di amandola, affermando che è stato per loro Piacer svincolare la vittoria che havete haute contro i vostri in/niici”.
37 FERRANTI, op.cit. pag. 287
38 Arch. Com. Montefortino. Processo per la Fonte di Faggio.