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Storia di Monte San Pietrangeli

Castrum Montis Sancti Petri

Di Gabriele NEPI

Dove ora sorge il paese, nell’anno 1059 esisteva “Castellum Santi Petri ultra Tennam”. Nel 1080 i monaci dell’Abbazia di S. Pietro di Ferentillo – situata tra Terni e Spoleto – vi costruirono un convento e una chiesa dedicata al principe degli Apostoli (1). Qui si posero ad assistere i contadini del luogo e la loro attività richiamò nella zona altri agricoltori i quali, anche per difendersi dalle ricorrenti incursioni dei Normanni provenienti dal vicino regno di Napoli, costruirono abitazioni nelle immediate vicinanze del convento.
Nel XII secolo, l’agglomerato urbano si chiamava, come detto, “ S. Pietro oltre Tenna”. Tale denominazione è riportata in alcuni documenti degli anni 1059, 1162 e 1170 (2). Nel XIII secolo il castello era di proprietà dei canonici di Fermo e successivamente di Azzo III d’Este e poi ancora dei Legati della Marca e del vescovo di Fermo finché uno di questi ultimi non lo cedette, nel 1527, al Comune di Fermo (3). Nel 1258 è confermato da Manfredi al Comune di Fermo (4).
Nel 1266 e sempre in mano a Manfredi e per cento once d’oro lo vendette ai Fermani.
Nel 1277 il paese era denominato “ S. Pietro de Alleis” per indicare, secondo alcuni, che la maggiore produzione del luogo era quella….degli agli, ma è da ritenere invece che abbia assunto tale nome dalla famiglia guelfa De Alleis, riparata in tale castello, per sfuggire alle persecuzioni dei ghibellini di Fermo.
Nel 1276 Monte San Pietrangeli venne conquistato e incendiato dai Fermani. Tale azione di guerra costò cara gli assalitori, poiché il Rettore della Marca tolse loro i castelli di Torre di Palme, Montefalcone, Marano (=Cupra Marittima), Moresco, e Grottammare; tenne i castelli stessi sino a che Fermo non ebbe risarcito Monte San Pietrangeli dei danni subiti (5).
Fermo pagò interamente i danni causati a seguito di una ingiunzione di papa Niccolò III, il quale fece restituire alla città i cinque castelli.
Nel XIV secolo vediamo Monte San Pietrangeli alle prese con le lotte tra i guelfi e ghibellini, con incursioni di soldatesche delle numerose compagnie di ventura, che devastarono e saccheggiarono sia il territorio che il castello.
A queste sventure si aggiunsero le pestilenze che spopolarono la zona. Per la sua virulenza va ricordata la peste del 1348 che fece strage fra la popolazione, già provata dall’azione di guerra e dalle lotte intestine fra fazioni.
In tale periodo, il paese si trovava alle dipendenze di Fermo e i Priori di questa città avevano il diritto di nominarne il podestà (6). I monsampietrini cercarono più volte di sottrarsi a Fermo e a tale scopo nel 1367 ricorsero al papa Urbano V dichiarando di volersi porre sotto il diretto dominio della Sede Apostolica. Nonostante questa iniziativa, Monte San Pietrangeli rimane soggetta Fermo, ma ottenne numerosi privilegi e diritti tra cui quello di eleggersi il podestà, presentando però una lista di tre nomi, tra i quali i Priori di Fermo sceglievano colui che avrebbe assunto la carica.
Nel XV secolo il paese fu teatro di gravi turbolenze provocate dall’eccessivo vigore con cui Fermo vi esercitava i propri diritti militari e amministrativi. Nel 1414 il suo territorio fu invaso dalle truppe di Carlo Malatesta in guerra con Ludovico Migliorati, signore di Fermo. Due anni dopo, vinto il Malatesta, Monte San Pietrangeli tornò ad essere sottoposto a Fermo.
Successivamente Giacomo Vanni brigò per sollevare i cittadini contro il dominio fermano, ma l’intervento del Rettore Pontificio della Marca riportò ordine in paese ed indusse i maggiorenti a giurare nuovamente fedeltà alla Santa Sede e ai Priori fermani e ottenne da loro anche la promessa di non ospitare più i Vanni “né sovvenirli o favorirli in qualsiasi modo”.
Verso la metà del Quattrocento una nuova dura prova attendeva i Monsampietrini, i quali si sottomisero a Francesco Sforza, ma quando le fortune di questi sembrarono declinare, furono tra i primi a scuoterne il gioco (7).
Per punirli di tanto ardire, nel dicembre del 1443, gli Sforzeschi assediarono il paese dopo aver depredato le campagne distrutto le colture sino a che “ degli alberi furono divelti dalle radici”.
Gli assediati, sotto l’abile guida di Giacomo da Caivano, resisterono per circa un mese, sino a che non giunsero in loro aiuto gli armati di Niccolò Piccinino che combatteva al soldo del pontefice. Giacomo da Caivano, ritenendosi mal compensato per l’opera prestata, incendiò il paese, tolse i beni ai numerosi abitanti, molti dei quali furono costretti all’esilio.
Per normalizzare la situazione soprattutto per proteggere la popolazione dalle continue angherie perpetrate da soldati, Signori e briganti, intervenne il Legato Papale della Marca, che era allora il cardinale Capranica. Egli ottenne che Monte San Pietrangeli fosse posto alla immediata dipendenza della Sede Apostolica, decisione che fu convalidata dal Papa Eugenio IV (1383-1447).
Fermo non fu certo favorevole alla nuova situazione creatasi e cercò di conseguenza in tutti i modi di recuperare il paese al suo dominio, ma papa Niccolò V protesse la sua indipendenza amministrativa, così pure Callisto III il quale condannò Fermo a risarcire i danni arrecati.
Il paese fu più volte assalito dai Fermani, ma ogni volta Ascoli intervenne in sua difesa combattendo contro gli invasori.
In tale periodo, i cittadini di Monte San Pietrangeli, in segno di riconoscenza, stabilirono di donare al Comune di Ascoli un pallio di seta in occasione della festa di S.Emidio.
Giunse, finalmente, il 9 settembre 1537, giorno della definitiva liberazione dalle pretese fermane sul castello e sul territorio. Da tale data, il Fiscale della Curia Generale della Marca, ne assunse il possesso in nome del Papa. Il paese esplose in una gioia irrefrenabile e le vie vennero percorse da cittadini al grido di “chiesa, chiesa, libertà, viva papa Paolo”; nella notte i falò costellarono il territorio.
I reggitori del Comune, in ossequio al San Michele Arcangelo, a cui attribuirono l’ottenuta libertà, cambiarono il nome del paese da Monte San Pietro degli Agli, in quello di Monte San Pietro degli Angeli. La rocca, simbolo di potere della dominazione Fermana, venne distrutta a furore di popolo.
Il Pontefice Paolo III (1534-1549) convalidò tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori e decretò la dipendenza del paese dalla Sede Apostolica e ciò venne confermato dai papi Giulio II, Pio IV e Pio V.
Il Comune, per governarsi, adottò lo Statuto redatto nel 1483.
Con il trascorrere del tempo, l’avversione verso Fermo andò attenuandosi fino a scomparire del tutto, tanto che le due comunità giunsero una così perfetta concordia da stipulare persino trattati di amicizia e commerciali.
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1 A.M.Orazi, L’abazia di Ferentillo. Centro politico religioso e culturale nell’Alto Medioevo, Roma, 1979.
2 AA.VV., Liber Iurium dell’Episcopato e della città di Fermo AD 937-1266, a cura di A.Avarucci. D.Pacini, U Paoli, Fermo-Ancona, 1933.
3 G.Nepi, Storia di Monte Urano, Macerata, 1989, pag. 111. Cfr. pure Liber iurium, op.cit.
4 Manfredus Dei gratia rex Sicilie. Per presens privilegium notum facimus universis tam presentibus quam futuris, quod nos ad supplicationem Johannis de Alexandro sindici et ambasciatoris communis civitatis Firmane, nostrorum devotorum fidelium, pro parte ipsius communis specialiter nobis factam, de speciali nostra gracia et certa scientia ipsi communi concedimus et confirmamus perpetuo iura et iurisdicionem,quam et que Curia nostra habet in castro Mariani, Buccablancae, Turris Palmarum, Monturani, Morisci, Massegnani, Lafredi, Turris Sacti Patritii, Gruptemaris, castro Montis Sancti Johannis, castro Montis Sancti Petri, castro Montis Sancti Martini, castro Petretuli, castro Montisfalconis, et castro Montisrubbiani et eorum omnibus tenimentis, que predictum commune tenet ad presens; presenti privilegio generosius confirmantes eisdem convenctiones et pacta omnia ispis facta.
5 Pergamena 1311 – anno 1278 Nicolaus episcopus firmanus, dei etc. dilectis filiis Turris Palmarum, Marani, Criptarum ad mare, Montisfalconis, Morisci, castrorum seu villarum castellanis firmanae diocesis salutem et apostolicam benedictionem.Ex parte dilectorum filiorum potestatis consilii et Communis Civitatis Firmanae fuit nobis expositum ut cum ipsi super iniuris dapnis pariter et offensis que ho minibus Castri Montis Sancti Petri….non sine manifesta iniuria et contemptu Sedis Apostolicae auso temerario intulerunt, petebatur a nobis pro parte ipsorum humiliter supplicando ut easdem sententias et condepnationes remittere nec non Turris Palmarum, Marani, Criprarum ad mare, Montisfalconis et Morisci, castra seu Villas vestra occasione premissorum de benignitate solita curaremus. Non pertransire molentes ac satisfactionem huismodi acceptantes easdem sententias et condepnationes in eos qualitercunque apostolica auctoritate remittimus ac etia relaxamus eadem castra vel villas propter hoc detenta restituent eisdem et restitui cum integritate iubentes de gratia speciali.
6 A.Avarucci, Gli Statuti di Montesampietrangeli, Padova, 1987.
7 G.De Minicis, Cronaca della città di Fermo….con annotazioni e giunte del Cav. Gaetano De Minicis, Firenze, 1870.