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Storia di Montappone

Castrum Montis Apponi

Di Gabriele NEPI

Montappone è piccolo e grazioso centro del Fermano a metri 369 s.l.m. La sua storia non è semplice, le sue vicende sono tutte legate a quelle di Fermo. Per trattarli e delinearle, ci siamo avvalsi, oltre che di documenti di archivio, dell’ottimo volumetto “Cenni Storici di Montappone” di Pierino Zamputi.
Per non perderci in vane congetture e basandoci su fatti storici e documenti, possiamo affermare che già nel 1055 era soggetto alla giurisdizione del vescovo di Fermo, insieme ad altri Castelli del Fermano.
Alla fine del secolo XIII, i due fratelli Folco e Ricciardo, signorotti di quei luoghi, si divisero terre possedimenti ed a Folco toccò il Castello di Massa; a Ricciardo quello di Montappone con i due luoghi di Podiolo e Montapponello.
Nel libro dei rogiti di Sebastiano Jacobi di Montappone, si trova all’estratto di un’antica sentenza dei Commissari di Fermo composta con la mediazione di G.Battista Capranica, Luogotenente del Legato della Marca. In essa si stabiliscono i confini e rispettivi territori tra Folco e Ricciardo e si precisa molto chiaramente che prima i due Castelli di Massa e Montappone erano un unico territorio.
“….. ante divisionem Domini Folchi et Domini Ricciardi, qui eran Domini Massae et Montis Apponi, erat unus corpus et sic per eorum divisionem fuerunt facta duo territoris; quorum territorium castri Massae tetigit Domino Folco et territorium Castri Montis Apponi et Apponellio et Podioli tetigit Domico Ricciardo”. (P. Zamputi, Cenni Storici di Montappone).
Non sappiamo fin quando Ricciardo ebbe il dominio sul Castello di Montappone, ma è sicuro che questo passò alla famiglia Nobili Brunforte che possedeva Monteverde, non lontano da Monte Giorgio.
Agli inizi del sec. XIV, Montappone fu devastato da Gentile da Mogliano. La stessa sorte toccò a lei vicini borghi di Podiolo e Montapponello. Oggi, di questi due luoghi non abbiamo più traccia, ma si può vedere la collina di San Giorgio (Podiolo).
Non si può in assoluto asserire per quali motivi siano avvenute queste distruzioni, ma non s’andrebbe lontano dal vero se si attribuisce ogni cosa alla rivalità tra i signori di Mogliano e di Monteverde, ovvero alla lotta tra Guelfi e Ghibellini. Né i signorotti si mostravano miti ed indulgenti verso la popolazione. I tempi infatti lasciavano molto spazio a vessazioni, soprusi, delitti; e la radicata tranquillità di questa gente ha portato a chiedere aiuto alla città di Fermo, la quale, con molto favore ha accolto la richiesta, sia per sottomettere e soffocare la potenza dei signorotti, sia per aumentare ed ampliare la propria. Così nel 1327 gli uomini di Montappone decisero e deliberarono di donarsi ai Fermani. Larghi poi furono i Fermani stessi nelle concessioni e privilegi alla Terra di Montappone cui concessero l’onore della cittadinanza perpetua, nonostante Mercenario da Monteverde contrastasse il dominio di Fermo su questo Castello (1). La pace e la tranquillità tornò solo con l’uccisione di Mercenario (2) dopo il 1340 nonostante che Mitarella, figlia dell’ucciso tiranno e moglie di Gualtiero di Alberghetto de Chiavelli, Signore di Fabriano, richiedesse al card. Egidio d’Albornoz, Legato di Papa Innocenzo VI, il permesso di poter riedificare il Castello di Montappone, distrutto da Gentile da Mogliano (3). L’assenso del legato venne nel giugno 1354, ma i Montapponesi ed i Priori di Fermo si opposero fermamente (4) a questa decisione rendendola inefficace. Così non avendo potuto la Mitarella eseguire tale ricostruzione, nel 1371 gli uomini di Montappone la ottennero dal card. Pietro de Stagno il quale dopo il card. Angelo Grinaldi successe all’Albornoz alla legazione.
Con questo fatto vollero così dimostrare di accettare la sottomissione alla città di Fermo. Nel sec. Successivo (XV) altri disastri sopravvennero con le incursioni nello Stato Fermano di Carlo Malatesta di Cesena, sostenitore dei diritti di papa Gregorio XII, contro Ludovico Migliorati (signore di Fermo) ghibellino. E così nel 1413 ; Montappone fu assediato dal Malatesta e distrutto di nuovo.
Nel 1415 riprese il Malatesta ad avanzare nello Stato Fermano. Il 12 febbraio assediò Monteverde e ne ottenne la resa da Simone dell’Aquila, in cambio della pelle e della libertà personale. Il 31 marzo, festa di Pasqua, col suo esercito circondò il castello di Monteleone e nei due giorni successivi mise sotto il suo potere Montottone, M.S.Pietro Morico, Collina, M.V.Combatte ed Ortezzano. Poi tornando verso Fermo cominciò a battere con bombarde le mura del Castello di Torchiaro, di giorno e di notte, per quarantott’ore, senza riuscire a prenderlo. Vista la difficoltà tra il Malatesta ed il Migliorati, si prese a trattare una tregua sospendendo le ostilità. Ma mentre questi trattavano avvenne che (non si sa se per frode o per ignoranza) un tal Giorgio di Roma che era della brigata di Andrea Campano assoldata dal Migliorati, chiamasse alcuni uomini del Malatesta accampati fuori i quali entrarono con lui dentro il Castello.
Furono in molti ad entrare e una volta entrati, incominciarono a derubare, saccheggiare, facendo prigionieri tutti gli uomini anche i più piccoli ed infine appiccarono il fuoco incendiando tutto il Castello.
Cessata la lunga e sanguinosa lotta con la mediazione di vari potentati d’Italia, Fermo nel 1416 recuperò interamente il suo Stato. Ad un’altra grande prova sono già dello Stato Fermano dopo poco più di tre lustri quando la Marca fu invasa da Francesco Sforza.
Ma le vicende di Montappone, d’ora in poi furono sempre legate a quelle di Fermo e rimase tranquillo sotto la mite soggezione di quella città fino a tutto il secolo XVIII. D’altra parte però se la città di Fermo offriva una certa sicurezza contro invasioni, soprusi e mercenari, non mancava di ricorrere ai suoi Castelli nei momenti del bisogno.
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1 Arch. di Stato, Fermo. Pergamena 1638
2 Arch. di Stato, Fermo, Pergamena 671
3 1761 Literae Rev/mi D.Egidi Apostolicae Sedis Legati in Italia Vicarii Generalis prohibentis ne costruatur seu reedificetur in Castellum M.Apponis fortilitium sive Castrum vetus, Firmi Oct. Pont. Innocentii papae sexti Anno Tertio.
4 1763 Licentia data per Rev/mi D. Petrum Tituli S.Mariae Transtiberim, cardinalem Hominibus Castri Montis Apponis posse reparare ac reficere Castrum praedicto et habitare in dicto castro et contribuire Communi Civitatis Firmi ac facere ea omnia quae de jure tenentur et soliti erant temporibus retroactis sicut alii districtuales faciunt s.a. 2 Cal. 7mbris Pontif. Gregori papae XI.