Porto San Giorgio → Storia e Cultura

Stemma Salvadori

Luigi Salvadori e Porto San Giorgio

La bonificazione delle Marine

Luigi Salvadori
Luigi Salvadori

Luigi Salvadori era nato a Fermo il 7 maggio 1816 da Melchiorre e da Giulia Bonafede. Battezzato nella parrocchia di S. Zenone, fu poi messo a balia a Porto San Giorgio e lì trascorse la sua infanzia, in Contrada Castello dove si trovavano, l’una adiacente all’altra, la casa Paleotti e la casa Salvadori.

Luigi discendeva da una antica famiglia il cui capostipite, lo skipetari (“figlio dell’aquila”, nel cui stemma campeggiava un’aquila, unitamente a tre stelle) Giorgio di Prenta, era giunto sulla costa fermana nella seconda metà del Quattrocento, profugo dall’Albania invasa dai Turchi.

I Salvadori (da Salvatore, nipote di Giorgio) strinsero legami di parentela con molte importanti famiglie del luogo, tra cui i Paleotti, il cui nome aggiunsero al proprio (usandolo però saltuariamente) per disposizione testamentaria di Giovanni Antonio Paleotti, quando quella casata si estinse alla metà del Settecento.

Proprietari terrieri, patrizi di Fermo e di Montalto, i Salvadori presero viva parte agli avvenimenti del tempo e furono una presenza attiva e stimolante nella comunità locale, ricoprendo vari incarichi. Sia il nonno che il padre di Luigi furono viceconsoli per la Francia al Porto di Fermo e priori a Fermo, dove il padre di Luigi fu anche gonfaloniere. Patrioti e sostenitori delle idee liberali e dei primi moti risorgimentali nell’arretrato Stato Pontificio furono lo zio di Luigi, Tommaso senior, letterato e traduttore delle opere di Orazio e delle Satires di Boileau, e il cugino di Luigi, Camillo Silvestri. Entrambi pagarono di persona per il loro impegno civile e politico: Tommaso senior, avverso alla politica pontificia, per le sue idee liberali e per gli incarichi politici che ricoprì, fu più volte costretto a lasciare Fermo e fu imprigionato nel 1831; Camillo dovette andare in esilio dopo la restaurazione del 1849. Nel giugno del 1860 partì volontario garibaldino con la spedizione del generale Medici il primogenito di Luigi, Tommaso junior, il quale poi diventò un ornitologo di fama internazionale. Nel settembre dello stesso anno un altro figlio di Luigi, Giorgio, si unì ai volontari filo-piemontesi a Martinsicuro. Nel suo diario (conservato nell’Archivio Salvadori Paleotti di Fermo) Luigi annotò, insieme alla preoccupazione per i figli in guerra, la grande gioia da lui provata nell’apprendere la notizia della vittoria ottenuta dalle truppe piemontesi sulle truppe pontificie nella battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860. “Di ritorno a Grottammare m’ebbi la fausta notizia della disfatta delle truppe Pontificie disperse fuggiasche … Al mio ritorno a Porto San Giorgio colla gioja nel cuore, salii a San Vincenzo al Casino Emiliani… Giunsi ai Paludi [la sua casa di San Tommaso, in Contrada Paludi – ndr], e trovato tutti a pranzo balzando dal legno gridai “Viva l’Italia una e indipendente sotto il Regno Costituzionale di Vittorio Emanuele”.” L’ultimo figlio di Luigi, nato nel 1861, deceduto poi in tenera età, fu chiamato Vittorio Emanuele “con qualche difficoltà del Parroco”. Amore per la libertà, passione civile e spirito di sacrificio animarono anche quei discendenti di Luigi i quali negli anni bui della dittatura fascista lottarono per ridare all’Italia la libertà e la vita democratica: il nipote di Luigi, Guglielmo Salvadori (filosofo positivista e studioso di problemi sociali, traduttore delle opere del filosofo e sociologo britannico Herbert Spencer, fu costretto a un lungo esilio dopo la brutale aggressione fascista subita nel 1924 per la sua opposizione al fascismo), il pronipote di Luigi, Max Salvadori, (militante in “Giustizia e Libertà”, volontario nell’esercito britannico e, nell’unità operativa britannica dello Special Operations Executive, ufficiale alleato di collegamento tra il Comando Alleato e il Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, pluridecorato, storico e scrittore), la pronipote di Luigi, Joyce, (compagna del leggendario leader antifascista Emilio Lussu, partigiana decorata con la medaglia d’argento al valor militare, poetessa e scrittrice impegnata).

Nel 1824, all’età di otto anni, alla morte della madre, Luigi fu messo in collegio, prima a Spello, poi a Osimo. Nel 1833 venne richiamato a casa, dove trovò una disastrosa situazione finanziaria dovuta al fallimento del padre. Trovati nell’archivio di famiglia i documenti relativi ai relitti marittimi, Luigi decise di bonificare quelle terre per poter così pagare i creditori e riscattare il patrimonio familiare. Fatto un accordo con questi, egli riuscì, nel giro di pochi anni e a prezzo di duro lavoro e di enormi sacrifici, a estinguere le passività che ammontavano a scudi romani 60.000.

Nel 1834 Luigi sposò una giovane inglese, Ethelin Welby. Il padre di lei, Adlard, era un ricco proprietario terriero nella nativa Inghilterra, paese all’avanguardia del progresso agricolo fin dall’inizio del XVIII secolo. Adlard, intelligente, colto, irrequieto, viaggiatore attento e curioso che ci ha lasciato interessantissimi resoconti dei suoi viaggi, era giunto sul finire del 1832 con la numerosa famiglia nata dall’unione con Martha Hutchinson (da cui ebbe undici figli, mentre dalla prima moglie Mary Hall aveva avuto otto figli) a Porto San Giorgio e vi aveva soggiornato a lungo.

Fu una unione felice quella del diciottenne Luigi con la diciassettenne Ethelin, durata ben sessant’anni, allietata dalla nascita di dodici figli, quattro dei quali deceduti però purtroppo in tenera età. Furono indubbiamente di grande aiuto per Luigi lo scambio di idee con il suocero, il potersi documentare su quanto accadeva oltralpe, come anche la cospicua dote che Adlard diede alla figlia Ethelin, ricomprando anche per i giovani sposi la proprietà di SanTommaso, già dei Paleotti, dai creditori che l’avevano messa all’asta nel 1839. Con questo matrimonio ebbe luogo un originalissimo connubio tra le due culture, italiana e anglosassone, formando così una piccola enclave di pensiero critico e diverso nell’arretrato Stato Pontificio che fu feconda di stimoli per il formarsi di una società più aperta ai cambiamenti e al progresso.

Seguirono anni di intensa attività per Luigi, impegnato nell’immane opera di bonifica dei relitti marittimi, opera poi continuata dai figli Giorgio e Alfredo.

In un appunto lasciato da Luigi, ormai novantenne, si legge: “Fin dal 1842 dedicai l’opera mia alla bonifica dei relitti marittimi d’Istituzione Enfiteutica. Non con forti capitali come si è detto ma a forza di privazioni feci la grand’opera lunga 12 kmt di estensione […]. Feci tutto con i mezzi miei ristretti.” E, in una lettera al prof. Mecchi datata 9 luglio 1906, Luigi scriveva: “Comprenderà quindi come io mi ritenga Cittadino d’Italia. Agricoltore da aver spesa tutta la mia vita sui campi, a prò della Nazione, ed in conseguenza della creatami Famiglia, alieno da qualsiasi Titolare Onorificenza tranne quella che poté derivare da una vita spesa tutta per esser utile a chi ebbe d’uopo dell’opera mia”.

Cavaliere dell'Ordine al Merito del Lavoro
Cavaliere dell’Ordine al merito del Lavoro

Alla sua imponente opera, che produsse un notevole sviluppo economico e sociale nel territorio, documentata dalle relazioni del marchese prof. Raffaele Antinori “La bonificazione delle Marine del Conte Luigi Salvadori di Porto San Giorgio descritta ed illustrata dal Professore R. Antinori” 1880 e di Gino Morassutti “La sistemazione per colmata dei relitti marittimi nella proprietà C.ti Salvadori a Portosangiorgio” 1923 , giunsero con il tempo i riconoscimenti ufficiali: nel 1903 Luigi Salvadori venne nominato Cavaliere dell’Ordine al merito del Lavoro (già nel 1882 aveva ricevuto il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia) e nel 1905 gli venne conferita la medaglia d’oro (che si unì a quelle di bronzo e d’argento). Ottenne inoltre riconoscimenti e diplomi in varie esposizioni alle quali prese parte.

Luigi Salvadori, oltre a essere un imprenditore agricolo illuminato e capace, vero pioniere delle innovazioni agrarie nella sua zona, partecipò anche attivamente alla vita della comunità, ricoprendo numerose cariche pubbliche. Oltre che consigliere comunale e assessore, fu per molti anni sindaco di Porto San Giorgio, nel periodo 1873-1888, e si impegnò attivamente perché a questa cittadina fosse restituita la circoscrizione territoriale, ottenuta con il 1° Regno d’Italia e poi perduta dopo la restaurazione del Governo Pontificio nel 1815. Già a suo tempo, nel 1860, Luigi Salvadori aveva perorato questa causa con il Regio Commissario Straordinario Valerio e successivamente, nel 1864, si era recato a Torino, allora capitale del nuovo Regno d’Italia, per lo stesso motivo, ma senza risultato. (Ottenne comunque dal Commissario Valerio benefici per Porto San Giorgio quali la restituzione delle paranze sequestrate dal generale Lamoricière più L. 5000 per attrezzarle per la pesca; ottenne anche, con decreto, L.6000 annue per l’istruzione pubblica). Finalmente, con l’aiuto del Macchi e del Pericoli, Luigi Salvadori riuscì nel suo intento. Con Decreto Reale del 18 novembre 1877 venne concessa a Porto San Giorgio una circoscrizione territoriale (con la riunione della Parrocchia San Giorgio a questo Comune) e venne sancita la sua autonomia.

Il 27 dicembre 1877 Luigi Salvadori, nella sua qualità di sindaco, annunciava l’avvenuta firma del Decreto da parte del Re con un Manifesto ai concittadini nel quale, ricordando la lunga attesa e le difficoltà incontrate nella realizzazione di questa aspirazione, citava “quei generosi ed integerrimi, Macchi e Pericoli, che ci confortarono del loro consiglio, del loro aiuto.” E continuava: “E le amarezze d’ogni sorte, onde fui fatto segno nel procurare il bene del mio paese, oh! quanto volentieri io le dimentico! Però non farò sosta nel procacciare ogni possibile vantaggio ed ogni vostro incremento, io vivo in una fede incrollabile, che il destino di Porto San Giorgio dovrà migliorarsi.” E così esortava i suoi concittadini: “Or dunque siate concordi, e studiatevi per il bene morale e materiale del vostro Paese; accogliete come vostri fratelli i nuovi amministrati; essi confusero sempre secovoi i loro interessi anche nei dì della separazione, ed al momento opportuno espressero unanimi e volenterosi la loro unione con voi; una sorte comune li attende, la sorte della prosperità, se con la prudenza, con la economia e con la rettitudine saprete procacciarvela.”

Luigi Salvadori ricoprì anche altri incarichi, quali la presidenza della Congregazione di Carità. Giurato alla Corte di Assise di Fermo, si adoperò per evitare le condanne a morte. Così nel 1861 annotava a questo proposito nel suo diario: “Delicatissimo ufficio, di grande responsabilità… Oh come mi godeva l’animo di poter trovare cause attenuanti per persuaderne i colleghi. La vita per me non è che nelle mani di Dio, e sarò ben lieto di sentire depennato dal Codice penale il diritto che se ne dà all’Uomo”.

Condividendo gli ideali della Società Operaia di Mutuo Soccorso, Luigi Salvadori ne divenne socio, con il n° 25, il giorno stesso della sua fondazione, nel 1865. Animato da spirito umanitario, sensibile alle necessità del prossimo, pronto ad aiutare quanti trovandosi in difficoltà si rivolgevano a lui, egli si impegnò molto per migliorare le condizioni di vita dei suoi coloni. Su questo punto Luigi ritorna più volte, nel corso degli anni, nel suo diario: “…avendo avanti agli occhi l’infelice modo col quale molti dei miei migliori coloni eran tenuti essi e le loro bestie nelle rispettive case… Fu in quest’anno 1857 che divisai di dar principio al restauro delle case coloniche… L’umanità sopratutto mi dirigeva a fare queste ulteriori ampliazioni di case coloniche”. Nel 1864 così scriveva nel suo diario: “Prescelsi il sistema di riuscir utile agli altri. Vi sarò riuscito? L’ho almeno tentato.”

Nel 1895 egli ebbe il grandissimo dolore di perdere la moglie, la sua dilettissima Ethelin.

Luigi Salvadori si spense, dopo una lunga vita operosa dedicata al lavoro, alla famiglia e al bene comune, all’età di 94 anni, a Porto San Giorgio, il 14 giugno 1910.

Clara Muzzarelli Formentini

Da “Luigi Salvadori e la bonificazione delle Marine” a cura di Clara Muzzarelli Formentini e Andrea Recchioni, Edizioni Arteficium Porto Sant’Elpidio, 2011