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“Lu Cerquò” (Quercus pubescens) – Monsampietro Morico – Contrada Ete

Circonferenza           m.    6,10
Altezza                      m  23  
Chioma                     m.  31,5
Età                   anni      500 (?)

Lu cerquò di Monsampietro Morico

“Lu Cerquò” (Quercus pubescens) – Contrada Ete
Circonferenza m. 6,10
Altezza m. 23
Chioma m. 31,5
Età anni 500 (?)

Fino a qualche decennio fa, nella provincia di Ascoli esistevano diversi esemplari di querce che le gente del luogo conosceva con il soprannome de “Lu Cerquò” (ricordiamo l’ormai leggendario “Cerquò de Munata”, a Porchia, che sembra, ancor oggi, reggere tutto il paese con il suo apparato radicale, anche a cinquant’anni dalla scomparsa; un altro “Cerquò” era noto a Maliscia; un terzo era “Lu Cerquò de la ‘Nsalara” presso Roccafluvione). Il termine, per la gente del posto, stava ad indicare quella pianta, e nessun altra, e celava, al tempo stesso, un misto di affetto per la vecchiaia della pianta, e di ammirazione per le sue dimensioni.

Tutti questi alberi omonimi sono oggi scomparsi e, quel che è peggio, sono morti assassinati, cioè abbattuti, lasciando in chi li ricorda una vena di rimpianto.

La grandiosa figura de “Lu Cerquò”, così come si staglia sopra il poggio che domina la Val d’Ete

La grandiosa figura de “Lu Cerquò”, così come si staglia sopra il poggio che domina la Val d’Ete

Forse l’unico superstite, fra così nobile schiera di “Cerquò” è quello che si può ammirare, alto su un poggio dominante la valle dell’Ete, fra il torrente e Monsampietro Morico, di proprietà di Colarizzi Luigi.

Racconta il figlio dell’attuale proprietario, Giuseppe che, allorché suo padre, una trentina di anni fa, prese visione del podere e riferì al figlio come esso fosse composto, la cosa che più lo aveva colpito era stata proprio la Quercia. Infatti, parlando del futuro acquisto, disse:

“Tra le altre cose, c’è una Quercia che avrà 700 anni!”

Che la pianta abbia 700 anni o meno, non è dimostrabile. La sua età deve essere sicuramente straordinaria, date le dimensioni.

Secondo il parere dell’ispettore forestale Ciccarelli, comandante della stazione forestale di Fermo, siamo in presenza della Quercia più grande della provincia.

La circonferenza del suo fusto è al primo posto, fra tutte le querce della provincia; non solo, ma in ambito regionale esso si colloca chiaramente al secondo posto, dietro la Quercia del Passo di Treia (MC) che raggiunge i 6,42.

Sul diametro della chioma c’è da fare un discorso molto interessante. Esso raggiunge addiritura i 35 metri, se misurato sull’asse nord-sud, mentre scende a “soli” 28 metri su quello est-ovest. E’ tuttavia il figlio del proprietario, Giuseppe, a farci notare che, lungo questo asse, è crollato un ramo di grosse dimensioni, ed è proprio la sua assenza, a far sì che oggi non si raggiunga la stessa misura anche in questa direzione.

Pertanto, con i 35 metri “Lu Cerquò” sarebbe al secondo posto nelle Marche anche per estensione di chioma) dietro la Quercia “Pierigè”, di Cingoli.

Viene spontaneo chiedersi come poi sia potuto accadere che, all’epoca del censimento, “Lu Cerquò”sia sfuggito alla segnalazione che avrebbe dovuto essere effettuata dal Comando Stazione di Fermo alla Direzione Generale Economia Montana e Foreste ma questo è, e resterà per sempre, un mistero. La pianta, infatti, non solo è enorme, ma anche visibilissima: la sua sagoma si staglia sopra la cima della collina per chi procede lungo la strada provinciale della Val d’Ete; ma è anche avvistabile da molte alture poste a grande distanza. Nonostante ciò, della pianta non esiste traccia, nelle schede redatte all’epoca dal Comando Stazione Forestale di Fermo. D’altra parte, chiedere una spiegazione a chi, venti anni or sono, comandava la stessa stazione, non è più possibile, essendo egli, purtroppo, deceduto.

Il lontano passato della Quercia, più che conoscere, lo si può intuire, vista la sua collocazione, accanto a una casa colonica abbandonata. Si può ancora con facilità immaginare quanta vita sia passata sotto l’ombra della grande quercia, quante generazioni di contadini abbiano dormito alla sua ombra, a quante persone abbia offerto la sua frescura nel corso dei faticosi lavori di mietitura e di trebbiatura; quanti pranzi vi siano stati apparecchiati sotto; a quante centinaia di maiali abbia dato nutrimento, per il vitale sostentamento della famiglia nel corso di tutto l’anno.
Un bell’aneddoto ci viene raccontato da un contadino di Monsampietro. Nella tarda primavera del 1944, al momento del Passaggio del Fronte, si svolgeva una accanita lotta a base di sotterfugi fra i tedeschi in fase di ritirata verso il nord i quali, per approvvigionarsi di cibo e altro, saccheggiavano le case dei contadini, e i contadini stessi, che dello stesso materiale avevano bisogno per sopravvivere. L’allora contadino proprietario della quercia, soprannominato Ficià, nascose ben due quintali di grano nell’incavo formato dal primo palco di rami de Lu Cerquò, tornando a riprenderlo dopo che i tedeschi se ne erano andati

“Lu Cerquò”, in abito estivo, mostra ancora un soddisfacente stato di salute

“Lu Cerquò”, in abito estivo, mostra ancora un soddisfacente stato di salute

Osservando attentamente la sua figura, si nota la traccia di un violento, antichissimo fulmine, che ha lasciato una cicatrice perfettamente rimarginata.
Quello che desta apprensione, è la caduta di alcuni grossi rami, di cui uno giace ancora a terra (proprio quello che ha determinato il restringimento della chioma). Sul relitto di questo ramo, e su altri ancora sulla pianta, si notano allarmanti gallerie scavate dalle micidiali larve dei cerambici.
Nell’incavo determinato dal primo palco di rami, c’è un pericoloso ristagno di acqua piovana.
La pianta sta pagando il suo tributo ad un’età certamente fuori della norma, ma forse qualcosa può essere ancora fatto per prolungare la vita della Quercia nr. 1 della provincia, e far sì che il suo regno possa ancora durare per molto tempo. I progetti dei nuovi proprietari prevedono un recupero dell’area, soprattutto in funzione dell’eccezionale creatura che merita di essere adeguatamente valorizzata.

Valido Capodarca

Il poderoso fusto de “Lu Cerquò”, il tronco di quercia più grande della provincia di Ascoli Piceno

Il poderoso fusto de “Lu Cerquò”, il tronco di quercia più grande della provincia di Fermo