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Le chiese di Moresco

Fino al 1803, soltanto la chiesa parrocchiale dedicata ai santi protettori del paese, Lorenzo e Nicolò, è dentro le mura ma è talmente piccola e antigienica che all’inizio dell’Ottocento il vescovo dovrà dare tali e tante prescrizioni per evitare inconvenienti e promiscuità che si preferirà demolirla e riedificarla fuori le mura. La chiesa, della quale resta una navata a formare prima una cappella (Santa Maria) poi semplicemente un portico nell’attuale piazza, era “bislunga con due navate” in stile romanico. Gli affreschi che la abbellivano erano stati coperti da cinque altari, eretti a partire dal Cinquecento da confraternite e da privati lungo le pareti. In compenso ciascun altare era dotato di una statua o di una tela: sull’altare maggiore campeggiava un “Cristo che va al Calvario”, mentre da “capo alla navate delle donne” c’era l’altare della madonna delle Grazie con un affresco del pittore monterubbianese Vincenzo Pagani fortunatamente rimasto al suo posto. Nel 1803, a seguito del diffondersi di febbri perniciose, che i medici deputati di sanità ritennero provocate piuttosto dalle esalazioni dei cadaveri sepolti sotto il pavimento che dalle risaie presenti in prossimità del fiume Aso, la chiesa venne chiusa al culto e si iniziò la costruzione della nuova parrocchiale fuori le mura, nel luogo dove sorgeva la chiesa di San Francesco Borgia, che era stata edificata dal comune nel 1703 “per evitare il flagello del terremoto”.
La nuova chiesa, ultimata solo nel 1836, ha conservato qualche parte della precedente compreso l’altare maggiore e una pala raffigurante la Madonna di Loreto, San Francesco Borgia, San Nicola da Tolentino e, sotto un angelo, il prospetto del castello di Moresco.

Immediatamente fuori la porta del paese, in cima alle case del borgo, sorgeva un’altra piccola chiesa, inizialmente dedicata a San Cristanziano. Da quando, alla metà del Seicento, era divenuta sede della confraternita di Sant’Antonio di Padova, venne a questo santo intitolata. Il Comune, che ne era il proprietario, ne aveva proposto la demolizione fin dai tempi della costruzione della nuova parrocchiale in quanto la chiesa era da tempo sconsacrata ed era di intralcio per l’accesso al paese. Ma l’opposizione dei fedeli impedì la realizzazione del progetto fino al 1951, quando si edificò una nuova chiesa con lo stesso titolo, all’interno del paese recuperando lo spazio del demolito forno.

madonna della salute

madonna della salute

Altre chiese fanno cornice al castello fuori le mura. Sul lato nord, in prossimità della fonte e lavatoio della comunità, sorge la chiesetta-santuario della Madonna della salute dove si venera una immagine che si dice sottratta alle distruzioni iconoclaste di Costantinopoli e qui collocata fin dal IX secolo.
Lungo la strada “del molino”, che dalla porta del paese scende verso l’Aso, la presenza di ben tre chiese sta a testimoniare l’importanza di quella via che non solo collegava il castello al sottostante contado e al molino sul fiume, ma anche Monterubbiano al mare di Pedaso e di Cupra.
La chiesa di santa Sofia sorge alla fin del centro abitato verso est. Edificata dal Comune su terreno di proprietà dei canonici lateranensi di Roma risale agli ultimi anni del Quattrocento o ai primi del Cinquecento. Il culto della santa, che è comprotettrice di Moresco, è riferito a due diverse tradizioni: l’una la vuole dedicata al ricordo di una fanciulla di nome Sofia caduta per difendere il proprio onore; l’altra invece alla tradizione “che la madre d’essa santa fosse nativa del medesimo castello”.
affreschi santa sofia morescoLa chiesa aveva una campata datata 1526 mentre all’interno si conservano resti di affreschi della Resurrezione, Madonna del parto con altri santi (San Lorenzo, San Nicolò, San Francesco d’Assisi, Santa Sofia, San Rocco e San Domenico). Il giorno della festa, che cade il 30 aprile, la statua della santa veniva vestita con abiti sontuosi e adornata di preziosi gioielli fino a che il vescovo di Fermo nel 1768 non ne ordinò la sostituzione con una tela, ora conservata nel palazzo comunale.

Poche notizie si hanno della chiesa di San Lorenzo, che sorge a poche decine di metri da quella di Santa Sofia. Essa veniva utilizzata come cimitero ed era annessa nel culto alla parrocchiale. Già a metà Settecento risultava “in pessimo e rovinoso stato” tanto che si proponeva di demolirla e “mettere le case al suo posto”. Ora invece è stata finalmente restaurata e nessuno, si spera, pensa più di costruire case al suo posto.
L’ultima e la più importante delle chiese extraurbane di Moresco è quella che sorge in un punto nevralgico della viabilità antica, da dove si dipartono più vie (da qui il nome della contrada Tredico) in direzione della valle verso il mare (strada del molino), verso Montefiore (Montefiore lunga) e verso gli antichi impianti idrici di contrada Canali fin verso la Castelletta di Monterubbiano, Monte Maggio di Altidona. In prossimità di questo snodo probabilmente sorgeva un monumento romano i cui resti potrebbero essere quelli visibili sul sagrato della chiesa. Qui, come sempre si faceva per sostituire il culto delle divinità pagane, era stata edificata una edicola sacra. L’importanza del luogo, che la fantasia popolare voleva ricco di tesori nascosti, veniva enfatizzata dal Comune che agli inizi del Cinquecento decise di inglobare la pintura in una nuova chiesa, subito denominata di santa Maria dell’Olmo probabilmente per una pianta presente in quel luogo. Fu quindi chiamato dalla vicina Monterubbiano il maggior pittore del momento, Vincenzo pagani, con l’incarico di ridipingere la primitiva edicola e di realizzare una pala d’altare il più possibile solenne. Egli non deluse le aspettative: rifece a suo modo l’affresco della crocifissione con angeli e molte altre figure ed arricchì l’altare maggiore di una tavola di grandi dimensioni raffigurante una Madonna degli Angeli contornata dai santi protettori e comprotettori di Moresco. Questa pala d’altare ora può essere ammirata nel palazzo comunale mentre l’affresco fa bella mostra di sé nel luogo originario.

La chiesa della Madonna dell’Olmo divenne luogo di molte devozioni e meta di numerose processioni. Nel 1538 le donne di Moresco vollero far dono alla chiesa di una croce in argento cesellato con le figure a sbalzo del Padre Eterno e di molti santi, commissionato a due artisti di Montelparo. Le tre promotrici dell’iniziativa non dimenticarono di far incidere il proprio nome sull’opera; per la storia esse erano: Diana Cruciani, Andreetta Giuliani e Romana Martini, essendo amministratori della chiesa Bartolomei Recchia e Rodolfo Dominici e cappellano Don salvatore. La croce d’argento, descritta negli inventari dl Settecento come di gran valore, non si sa che fine abbia fatto. Nella chiesa di santa Maria dell’Olmo aveva la propria sede anche la Compagnia del Crocifisso, detta “dei Scarponi”, che vestiva di sacco nelle processioni al pari dei “fratelli” delle altre quattro Compagnie o Confraternite presenti a Moresco.

Luigi Rossi

Da: “MORESCO comunità di castello”, di Luigi Rossi – Andrea Livi Editore, anno 1996