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Ortezzano Pagani-chiesa S.Maria 150

L’arte ad Ortezzano

NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DEL SOCCORSO

Pala d'altare, particolare

Pala d’altare, particolare

-Oltre ad una pala d’altare, olio su tavola 182×150, del 1510, attribuita a Vincenzo Pagani e raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i santi Girolamo, Sebastiano, Francesco ed Agostino (?) troviamo inoltre una tela (190×135 cm) con cornice dorata, che originariamente è pala d’altare della chiesa di Santa Maria della Sanità, ubicata in località Cisterna, ma ora quasi completamente distrutta.
Il dipinto raffigura una Sacra Conversazione e sembra risalire al Settecento, realizzato da un’artista proveniente da Penna San Giovanni, nel maceratese. Vi si vede raffigurata, in alto, la Beata Vergine col Bambino benedicente in gloria tra nubi, angeli ed un alone luminoso su fondo oro. In primo piano si possono identificare san Francesco di Assisi e san Carlo Borromeo, aventi alle spalle i “Santi patrocinatori contro le malattie”: san Giacomo, santa Lucia, santa Vittoria e santa Caterina d’Alessandria. C’è chi ha visto nell’opera la mano del pittore Antonio Liozzi; tuttavia il Crocetti, dopo un attento studio sulle modalità di resa dei personaggi, dell’uso del colore e dopo aver confrontato il dipinto con altre opere realizzate da Liozzi, padre e figlio, ritiene di poter attribuire la tela non ad Antonio ma al padre Giuseppe; in effetti detta tela è segnalata in un inventario del 1728 e tale data esclude la sua attribuzione ad Antonio.

Sacra Conversazione (Liozzi?)

Sacra Conversazione (Liozzi?)

Questo quadro è dono di una famiglia nobile, di cui è visibile lo stemma, dipinto in basso al centro, tra le figure dei santi. Sullo stemma si vede un elmo caricato da un pennacchio, ma senza nessuna corona di nobiltà, questo indica che la famiglia committente dell’opera non appartiene ad un alto rango nobiliare, potrebbe trattarsi di uno stemma concesso ad un cavaliere; inoltre la presenza del ramo spezzato dipinto sopra lo stemma indica che la famiglia è poi decaduta dal rango nobiliare. Lo stemma ha il campo rosso inquartato, al 1° e 4° una croce bianca patente, al 2° ed al 3° tre pali bianchi sovrapposti ed invertiti, sopra lo stemma c’è un elmo caricato da un pennacchio, senza corona.
Lo stemma raffigurato nel dipinto sembra appartenere alla famiglia Giulietti, che proprio in contrada castello ha la sua dimora; tale famiglia annovera tra i suoi membri uomini di cultura, tra i quali ricordiamo in particolare don Federico Giulietti (1710.1807), professore di lettere greche e latine a San Severino Marche, gli organari Francesco Giulietti (Ortezzano 1750-1846) ed il figlio Nicola (Ortezzano 1811-1904).

-A sinistra dell’altare, nella stessa chiesa, è collocata un’opera di Carlo Maratta, pittore marchigiano, nato a Camerano (AN) nel 1625 e morto a Roma nel 1713; il quadro raffigura la Madonna del Carmine e i santi Antonio di Padova, Francesco, Apollonia, Lucia e Luigi IX re di Francia. Quest’ultimo protettore dell’ordine dei frati minori devoti alla Madonna del Carmine.

-Pregevole Via Crucis di scuola romana, opera di Sebastiano Conca di Gaeta;

-un fac simile della Bibbia aurea di Borso d’Este; questa, eseguita per il duca di Ferrara tra il 1455 e il 1461, costituisce un capolavoro della miniatura italiana del Rinascimento. Le sue pagine sono ornate dai maggiori artisti dell’epoca, decisi a creare un’opera destinata a tramandare nei secoli lo splendore della corte estense e la munificenza del duca. I miniatori, tra i quali spiccano i nomi di Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, dipingono ogni carta del manoscritto nel recto e nel verso, conferendo immagine figurata alle Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Le vicende dei cristiani sono rievocate e rivissute nel clima squisito della corte di Borso, di cui riflettono l’eleganza del costume, la raffinatezza dei modi e la cordiale aristocrazia del sentire.

Il linguaggio formale è condotto secondo le regole nuove della prospettiva giunte dalla Toscana, e nello stesso tempo con la meticolosa attenzione al vero, tipica dell’arte fiamminga. L’ornato della Bibbia è pure ricchissimo, fulgido di colori e baluginante d’oro, in una straordinaria varietà di fregi popolata da un ricco repertorio mitologico e animalistico, da bianche sculture dipinte, da imprese ed emblemi degli Este. Questo insieme costituisce un’eccezionale galleria d’arte rinascimentale, la cui ricchezza non trova paragone in nessuna altra testimonianza artistica coeva;

-vetrate in mosaici policromi istoriati;

-arazzi posti ai lati dell’altare, provenienti dalla Reggia di Caserta ed acquistati all’asta;

-un mosaico in oro che corre lungo il cornicione interno, con scritta riportante i versi del XXXIII canto del Paradiso di Dante: “Donna sei tanto grande e tanto vali, che qual vuole grazie e a te non ricorre, sua devianza vuol volare senz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate”;

-un organo costruito nel 1751 da Giuseppe Attili, uno degli esponenti della scuola di Montecarotto. Questo strumento è posto in un sottarco nella parete destra del presbiterio, sul pavimento. La cassa recenziore, indipendente dalla parete, è in legno naturale verniciato con mordente, con prospetto a unica campata sagomato ad arco nella parte superiore, ornato da cornici. La facciata ha 19 canne di stagno, distribuite in un’unica campata a cuspide, con labbro superiore a mitria, bocche allineate e profilo piatto. La tastiera unica in quattro ottave, con 34 tasti d’ebano e bosso, con frontalini dei tasti diatonici intagliati a chiocciola e i cromatici intarsiati con doppio filetto di bosso; la pedaliera, con otto richiami, è unita alla tastiera e priva di canne proprie. Sul fondo della secreta del somiere, direttamente sul legno, c’è l’iscrizione ad inchiostro, manoscritta: “Ortezzano [sullo scomparto di sinistra] 17 SI [sullo scomparto di destra]”. All’interno, sul fianco destro della parte superiore della cassa, è scritto a matita: “Rip.to / e Restauro / Giovanni Brandi- / marte / da Lapedona / il 15 M. / 1906”. L’organo conserva tutte le parti originali, tuttavia non è possibile suonarlo per il non funzionamento dell’elettroventilatore e l’impossibilità di azionamento manuale del mantice.

 

NELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE

-quadro raffigurante la Madonna del Carmine e santi, della scuola del Maratta, posto sull’altare maggiore;

-via Crucis xilografica

Giusy Scendoni