Lapedona → Curiosità

Una visione più ravvicinata, ci mostra il fusto colonnare e la poderosa impalcatura dei primi rami della Quercia delle Streghe

“lu Cerquò”” a Lapedona

Quercus pubescens – Località Saltareccio
Circonferenza m. 4,25
Altezza m 28
Chioma m. 33,5
Età anni 280

Dopo la scomparsa della gigantesca Quercia della contrada Madonna di Manù, la pianta più significativa del comune di Lapedona è, oggi, (ma per alcuni aspetti lo era anche prima) quella che tutti conoscono con il soprannome di “lu Cerquò” e che è radicata a poche centinaia di metri da un antichissimo edificio, noto come Convento di Saltareccio
L’esistenza del convento di Saltareccio – ci informa il prof. Luigi Rossi, autorevole studioso di storia locale e autore di numerose opere in merito – è testimoniata, già a partire dall’XI secolo, da un documento notarile che attesta la cessione dell’edificio, allora castello, da parte di un nobile longobardo, al vescovo di Fermo, per la salvezza della propria anima. Da allora, esso è stato, di volta in volta, dimora di agostiniani, benedettini, francescani, ma anche abitazione dei contadini che attendevano alle colture sui terreni di proprietà vescovile.

La splendida Cerqua delle Streghe, di Lapedona, sbarra con la sua colossale figura l’intera valletta del Fosso San Biagio.

La splendida Cerqua delle Streghe, di Lapedona, sbarra con la sua colossale figura l’intera valletta del Fosso San Biagio.

La strada che transita per Saltareccio, oggi di scarso traffico, è antichissima ed ha rivestito in passato grande importanza, essendo l’unica via di comunicazione tra Fermo e Marano, l’odierna Cupramarittima. Lungo importanti vie come questa, è facile si trovassero dei posti particolari che, con il tempo, hanno dato origine a leggende popolari.

Il convento è anch’esso avvolto da una piccola selva, nella quale spiccano altre querce secolari, ma la più spettacolare si trova a circa 300 metri, in una posizione dove nessuno al mondo andrebbe a cercare una grande quercia. Essa, infatti, è radicata sul fondo di un’angusta valletta nella quale scorre il tratto iniziale del fosso San Biagio. La valletta è una sorta di anfiteatro dalle pareti precipiti sui due lati, e aperto sul fronte .

Chi transita lungo la vecchia strada e, dallo spiazzo superiore, guarda verso il fosso, vede emergere dal fondo di esso una sorta di piccolo bosco di querce, e fa grande fatica ad immaginare che esse sono gli apici dei rami di un’unica pianta, una favolosa signora Quercia.

Per arrivare al suo piede, occorre compiere un ampio giro, lungo la direzione del fosso, per trovare un posto che consenta di scendere e di tornare poi indietro, verso la pianta.

La Quercia è un vero monumento naturale, per l’alto fusto molto armonico, ma soprattutto per la superba chioma dagli smisurati rami che avvolgono come in un abbraccio protettivo il visitatore. Allo stato attuale delle conoscenze, il diametro della sua chioma, dopo la scomparsa della Cerquabella, e il dimezzamento della Cerquagrossa, è il terzo fra tutte le querce delle Marche.

L’età che le viene attribuita, è quella che scaturisce dall’incremento avuto in venti anni, con una circonferenza del fusto che è passata da m. 3,95 del 1983 a 4,25 nel 2003. 30 cm in venti anni, danno un incremento di 1,5 cm l’anno; ad un ritmo costante, 280 anni sono quelli necessari a raggiungere la misura attuale; un’età più che plausibile.

A circa 50 metri da “Lu Cerquò”, un’altra grande quercia cattura l’attenzione del passante; essa è conosciuta come “La Cerqua de le streghe”. E’ un po’ più piccola de Lu Cerquò” (una circonferenza di “soli” m. 3,38) ma ugualmente ammirevole e degna di rispetto.

Il soprannome non nasconde degli episodi particolari ma solo un’antica credenza popolare secondo la quale sui lunghi rami della Quercia le streghe solessero tenere i loro convegni prima di partire per le loro scorribande notturne. Si dice che i contadini riuscissero ad accorgersi del loro passaggi presso le loro stalle, allorché al mattino trovavano la loro cavalla tutta sudata, e con la criniera acconciata in tante treccine.

Si dice anche che, ai piedi della Quercia, le streghe solessero nascondere i loro tesori, ma sembra che nessuno abbia mai tentato di appurarlo.

La figura un po’ inquietante della Quercia, unita al luogo alquanto sinistro, incuteva non poca apprensione nei bambini di un tempo, quando essi, al termine delle lezioni di catechismo che si tenevano in paese di pomeriggio, erano costretti a transitare nei pressi della pianta dopo l’imbrunire per tornare alle loro case nella valle dell’Aso. Ma torniamo a Lu Cerquò.

Una visione più ravvicinata, ci mostra il fusto colonnare e la poderosa impalcatura dei primi rami della Quercia delle Streghe

Una visione più ravvicinata, ci mostra il fusto colonnare e la poderosa impalcatura dei primi rami della Quercia delle Streghe

Per i cacciatori, la Quercia è stata, invece, ed è tuttora, luogo di sosta e raduno delle colombe che hanno scelto questa quercia per una caratteristica che la rende unica: la sua chioma, nella sua ampiezza ed altezza, è anche sufficientemente vuota, simile alla cupola di una cattedrale, sì che i volatili trovano ampio spazio per muoversi al suo interno.

Oggi “lu Cerquò” è un monumento vegetale di grandissimo pregio, ben degno di essere valorizzato, con l’apposizione di un cartello che la indichi, la tracciatura di un sentiero che consenta di raggiungerla, e la ripulitura della pianta e del terreno adiacente.