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La Necropoli Picena di Belmonte Piceno

Necropoli preromana nelle alture di Belmonte

L’esistenza di una necropoli preromana nelle alture di Belmonte fu per la prima volta resa nota da una pubblicazione scritta nel 1901 dallo scienziato belmontese Silvestro Baglioni, il quale fu il vero scopritore e il primo intelligente studioso del sepolcreto piceno, che seguì sempre, fin dai primi scavi, che riportarono alla luce numerosissimi reperti dell’antica civiltà picena..

Le suppellettili delle prime 12 tombe furono portate nel museo Pigorini di Roma e gli scavi, tra interruzioni invernali e riprese estive andarono avanti ancora per molti anni e restituirono materiale interessantissimo dal punto di vista storico e artistico; non mancarono però saccheggi e commerci tra contadini e archeologi ma anche con collezionisti senza scrupoli.
Con la mediazione del professor Baglioni, il direttore del museo di Bologna, Edoardo Bisio, dal quale dipendevano gli scavi nelle Marche, acquistò per il museo di quella città un’ importante suppellettile femminile ed una stele funeraria con iscrizione sabellico-picena a serpentina, di notevole interesse.
Nel 1909 gli scavi divennero governativi, promossi e diretti dal professor Dall’Osso, scavi che fruttarono al museo di Ancona le suppellettili di oltre trecento tombe, cioè il maggior numero di corredi funerari, superiori a quelli di tutte le altre necropoli picene.
Nelle tombe gli scheletri giacevano nella nuda terra, rannicchiati su un fianco, con le ginocchia piegate, la faccia rivolta verso est, adornati dai loro monili, dotati di tutte le loro ricchezze e le loro conquiste terrene, poste ai piedi e vicino alla testa.
Interessante tra queste la tomba del Duce, con le armi di difesa e di offesa e con ben sei carri greci, simbolo del comando e dell’appartenenza del defunto ad una classe sociale privilegiata.
Nelle tombe femminili oggetti di ornamento personale, come spilloni, diademi, anelli, pettorali, collane di bronzo vetro o conchiglie; numerosissime le fibule con cui le donne tenevano insieme i lembi delle tuniche che non avevano cuciture. Molto usata l’ambra nei corredi funerari delle persone di rango, trovata anche in notevole quantità tanto da essere scambiata dai contadini per “pietra che arde” e sprecata per accendere il forno. Purtroppo gran parte del prezioso materiale archeologico proveniente dalla necropoli di Belmonte e custodito nel museo di Ancona è andato perduto durante i bombardamenti del 1944.
Riguardo la datazione della necropoli, diversi studiosi sono concordi nel datarla tra il IX e III sec. a.C.
Non sappiamo in quale luogo abitasse la popolazione che ha lasciato sulle colline belmontesi i suoi morti, ma la ricchezza del materiale trovato fa supporre, oltre la presenza di personaggi di alto livello sociale, che le abitazioni non fossero lontane dal sepolcreto. Il Dall’Osso raccontò di aver trovato, dalle parti dell’attuale cimitero, resti di capannoni lunghi anche cinquanta metri, divisi da tramezzi in legno: forse l’abitato della gente che ha lasciato ai posteri la ricca necropoli.
Per non dimenticare questo glorioso passato, a Belmonte sta per essere aperto un interessante museo con reperti della necropoli picena, custoditi finora in altre strutture.

Ivano Bascioni