Belmonte Piceno → Eventi e Manifestazioni

Nei primi anni cinquanta, nel periodo di massimo splendore della C.O.M.A.B. e della S.A.F.A.B., società cooperative belmontesi rispettivamente di muratori e falegnami, che davano lavoro a molte persone, tutto sembrava possibile e non si aveva paura di pensare alla grande.

Su questa onda nacque un progetto a dir poco ambizioso per un piccolo centro: organizzare a Belmonte una corsa ciclistica con i più grandi assi del momento.
Una quarantina di persone formarono un comitato autotassandosi (magari firmando delle cambiali) per anticipare le spese, furono contattati corridori e società ciclistiche e l’avventura cominciò.
Aderirono una cinquantina di atleti, compresa la squadra di Bartali al completo, quella dell’Atala, ed altre. Sponsorizzata principalmente dalla C.O.M.A.B., la gara si chiamò “Gran Premio del Lavoro”, e Belmonte balzò agli onori della cronaca nazionale per questo importante evento sportivo.
La prima edizione ebbe luogo nell’aprile del 1951 e fu un avvenimento sensazionale che, oltre ad essere vissuto con grande partecipazione dalla gente del paese che si adoperò in tutti i modi per la riuscita della manifestazione, richiamò a Belmonte moltissime persone da ogni parte d’Italia.
Questo all’epoca era lo sport nazionale, popolare come oggi il calcio e si faceva qualunque sacrificio per essere presenti ad un evento come questo.
Il circuito di quindici chilometri da ripetere per dieci giri seguiva la strada che da Belmonte va a Servigliano, poi a Piane di Falerone, Querciabella e ritorno al paese, un percorso misto di pianure, salite e discese giudicato interessante dal Commissario tecnico, tanto che si parlò fin da allora di sceglierlo per la selezione dei pre-mondiali (cosa che avvenne nel 1971).
La prima corsa del Gran Premio del lavoro fu un vero trionfo sotto tutti i punti di vista: i corridori offrirono uno spettacolo da veri professionisti, gli incassi furono buoni tanto da coprire abbondantemente le spese e la vittoria di Gino Bartali dette alla corsa un sigillo di serietà e qualità.
Nella seconda edizione, l’anno dopo, ci fu una grande novità: la partecipazione di Fausto Coppi che accettò di venire con la sua squadra, la Bianchi, accompagnato dalla moglie Bruna.
La presenza del Campionissimo rese ancora più prestigiosa la corsa e i tifosi accorsero sempre più numerosi.
Nell’aprile 1953, altra edizione. La partecipazione di ciclisti stranieri fu più consistente specialmente tra i francesi. Tra gli italiani Coppi, Bartali, Magni, Gismondi… Da un articolo uscito in quei giorni sulla Gazzetta dello sport: “basterebbero questi nomi per porsi la domanda: può qualche altra gara nazionale e internazionale vantare una così eletta schiera di partecipanti? Il Gran Premio del lavoro di Belmonte Piceno è una delle più importanti gare internazionali”.
Una curiosità: quell’anno Coppi si presentò per la prima volta in pubblico con la “dama bianca” (indossava un montgomery bianco) la quale pensava di passare inosservata. Alcuni giornalisti invece pubblicarono le foto che la ritraevano insieme a Fausto e scoppiò il caso Coppi-Dama bianca, che per tanti anni riempì le pagine dei giornali.
Ci furono altre due edizioni, poi calò il sipario: le difficoltà economiche si fecero sentire e furono più forti del coraggio dei belmontesi.
La corsa rimase per tanti anni un orgoglioso ricordo fino a che, come l’Araba Fenice che risorge dalle ceneri, dopo tredici anni dall’ultima gara, fu rimessa in piedi da un’altra organizzazione la sesta edizione che vide la partecipazione della nuova generazione di ciclisti, compreso il nuovo asso Felice Gimondi. Si andò avanti ancora per sei anni realizzando belle corse, fino a che, per mancanza di fondi, si dovette chiudere il capitolo per sempre.
Ma nel ricordo di tutti i Belmontesi e non solo, quelle mitiche, di cui si è ancora particolarmente fieri, sono le prime edizioni caratterizzate dalla serietà e la passione dei partecipanti e soprattutto dal coraggio di mille persone che hanno saputo lavorare insieme con impegno e sacrificio per il raggiungimento di un grande traguardo comune.

Ivano Bascioni