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Montegiorgio Chiesa S Francesco 150

La chiesa e il convento di S. Francesco a Montegiorgio

XII-XIII secolo

ornamenti architettonici

ornamenti architettonici

L’edificio sito sul colle più alto del paese (colle di Cafagnano), ha origine da una primitiva costruzione di cui si parla nel secolo XI ed aveva il primitivo nome di S. Maria Grande, per distinguerla da altre chiese minori dedicate alla Madonna.
Della costruzione originaria insieme al convento, realizzati per opera dei monaci benedettini di Farfa non rimane nulla, ma rappresenta il luogo attorno al quale ebbe origine un significativo agglomerato che determina con il tempo floridezza economica, sicurezza ed incremento demografico al punto che l’area del convento e della chiesa prima del 1099 fu cinta da mura.
Sotto il pontificato di papa Urbano IV con atto del 1263, la chiesa, il convento e tutti i beni venivano donati dall’abate benedettino Pellegrino al cardinal Gaetani protettore e benefattore dei frati Minori Conventuali. La chiesa mutò quindi la sua intitolazione da S. Maria in quella di San Francesco.
Gli ordini mendicanti nei primi anni della loro diffusione hanno un carattere itinerante e si servono di chiese esistenti messe a disposizione dal clero, poi con il passare degli anni si attestano prima in comunità stabili ai margini dei centri urbani e successivamente, con l’esplosione dell’ordine, all’interno dei centri urbani.
In questo periodo diversi elementi contribuiscono al formarsi di sedi stabili dei frati minori all’interno dei centri abitati:
– il noviziato obbligatorio imposto con disposizione papale nel 1220;
– la possibilità di assistere la popolazione più attiva, numerosa ed anche più facilmente incontrabile e, nello stesso tempo, essere vicini ai cittadini bisognosi e malfermi;
– gli agglomerati urbani offrendo maggiore ospitalità e sicurezza, costituiscono un preciso punto di riferimento e di appoggio per la diffusione degli ordini;
– emerge la necessità di concentrare i frati laici attorno agli scarsi sacerdoti dell’ordine francescano;
– i conventi esterni potevano costituire basi di attacco per eventuali nemici;
– nasce nel tempo il bisogno di preparare i frati ad affrontare la diffusione di numerose eresie.
Sicuramente in questo periodo la chiesa ed il convento furono arricchiti di nuove opere d’arte ed ampliati architettonicamente secondo lo stile dell’epoca, confermando il carattere di polo più significativo del borgo.
L’edificio così come appare oggi all’esterno è di stile romanico-gotico, imponente ma semplice con pianta a navata unica, facciate in laterizio leggermente decorate con semicolonne e una cornice di archetti pensili che corre lungo l’espluvio del tetto originale a due falde. Questi motivi decorativi sono affidati all’uso sapiente del laterizio, con archetti pensili disposti su due file, la prima composta da una doppia cornice con arco a tutto sesto che poggia su capitelli a cono di due formati, la seconda, quella superiore, è formata da archetti a tutto sesto incrociati che formano degli archi a sesto acuto disposti su colonnine di cotto sopra il quale si trova il cornicione. L’intero fabbricato è realizzato con mattoni fatti a mano di laterizio, di diversa fattura ed epoca di fabbricazione.
Le chiese dei francescani conformi alla professione di povertà, esigevano spazi vasti e senza intralci, funzionali alla predicazione, aule semplici con strutture modeste, copertura in legno e tetto a due falde, requisiti che rispondevano anche a valutazioni di maggiore economia e rapidità di costruzione nel periodo di maggiore espansione dell’ordine.
Sotto il pontificato di Sisto V e precisamente nel 1585, la chiesa subì radicali trasformazioni: le pareti vennero sopraelevate, il tetto modificato e le capriate nascoste da una volta a botte generata da un arco a tutto sesto, realizzata in camorcanna, decorata a cassettoni con lunette in prossimità delle finestre che all’esterno interrompono la cornice composta di archetti pensili, mentre le originarie monofore lobate vengono chiuse e le pareti interne ricoperte di intonaco.
Uno schizzo del complesso pubblicato nel libro di Lidio Gasperini, mostra un disegno di padre Ilario Altobelli (1560-1637), dove è possibile verificare che a differenza di oggi, l’ingresso principale della chiesa era posto di fianco, al termine della salita che porta al colle e questa aveva anche una porta dalla parte opposta oggi tamponata, che metteva in comunicazione con l’attiguo chiostro del convento.
Il convento nel 1500 seppur di mole enorme, aveva dimensioni ridotte rispetto alla ricostruzione successiva.
Dagli archivi dei Francescani, viene affermato che fu convento di studio dal 1654 e che lo stesso convento viene rifatto dalle fondamenta dal 1743 al oltre il 1760.
Dopo i lavori di fine XVIII secolo in stile neoclassico, oggi si può vedere quanto è rimasto di quelle ricche e singolari decorazioni.
Di quei lavori il 31 ottobre del 1783 furono fatti i conti del dare e dell’avere con Pietro Augustoni di Fermo, architetto della fabbrica, sino a tutto il 26 dello stesso mese, in cui fu ucciso lo sventurato Basilio Fontana, suo capomastro. Tra gli stuccatori viene pagato Raffele Augustoni.
Una delibera del Consiglio Comunale del 1803, esprime giubilo per il trasporto nella nostra terra del sacro corpo di santa Fausta per il quale era stata predisposta negli anni precedenti una apposita cappella progettata dall’architetto Pietro Maggi di Montedinove, la cui muratura esterna viene addossata in maniera rude e semplicistica sopra gli archetti pensili esterni. Pietro Maggi lavorerà a Montegiorgio per la ristrutturazione della chiesa di S. Francesco, per le chiese monastiche di S. Chiara, S. Andrea e delle Agostiniane di S. Nicolò.
Dopo l’Unità d’Italia i Francescani vennero espulsi, la proprietà passò al Regio Demanio e successivamente al Comune. La chiesa fu officiata fino al terremoto del 1930, a causa del quale dopo alcuni crolli e ulteriori pericoli di cedimenti la resero inagibile. Un discutibile intervento di consolidamento fu realizzato nel 1974, con rifacimento della copertura dove le originarie capriate in legno ed il pianellato in laterizio furono sostituiti con capriate metalliche e tavelloni.
La chiesa si presenta a navata unica, con tre campate distinte da doppie colonne che incorniciano gli altari laterali e sorreggono una ricca trabeazione, sopra il quale si trova la volta a botte in camorcanna con sei grandi unghie in prossimità delle finestre.
Le pareti laterali sono ritmate dalle colonne giganti dell’ordine dorico che risultano staccate dalla parete laterale e creano l’effetto di cappelle laterali nelle quali si ritrova lo stesso ordine, ma con colonne addossate che inquadrano gli altari e la retrostante ancona. Le colonne sono rudentate, cioè con scanalature riempite da bastoncini, e capitello dorico con ovoli. L’ancona è caratterizzata da lesene scanalate e capitelli ionici, che sostengono una cornice con putti ed altre figure sopra cui è posto un frontone ad arco ribassato spezzato, mentre nell’ancona centrale, sempre della parete laterale, il frontone è triangolare.
La trabeazione è composta da un architrave, un fregio decorato con metope e triglifi leggermente modificati dell’ordine dorico, che sostengono un doppio cornicione, il primo decorato con ovoli, il secondo sostenuto da modiglioni (mensole rovesce che si prolungano orizzontalmente).
L’abside è quadrangolare e nella parete di fondo si trova un’ancona delimitata da colonne doriche che sostengono un frontone ad arco ribassato sul quale poggia una raggiera incorniciata. Il soffitto è composto da una volta a vela semisferica in camorcanna che poggia su quattro pennacchi. Il tutto arricchito con decori abbondanti di rosoni, lacunari, losanghe, medaglioni, festoni, putti, motivi ornamentali geometrici e vegetali del neoclassico.
Le dimensioni esterne dell’edificio sono di ml. 39,00 di lunghezza, ml. 14,50 di larghezza e ml. 18,50 di altezza. La torre in pianta è di circa ml. 5,00 x 5,00 e risulta alta dal piano interno della chiesa ml. 27,50 e all’esterno ml. 29,00. L’ingresso alla chiesa è costituito da un portale di antica realizzazione.
La triste storia della demolizione del convento viene riportata nella voce di questo stesso capitolo, che riguarda il palazzo comunale.

Portale

Portale

IL PORTALE – La chiesa ha un magnifico portale gotico in pietra calcarea, costruito nel 1325 dal maestro Gallo  (dati riportati in un blocco quadrato interamente occupato da un’epigrafe nel quale si afferma che il portale viene ultimato nel 1325 dal magister Gallus), con colonnine tortili che continuano nell’arco.
Si tratta di un portale a strombo con archivolto a tutto sesto e architrave liscio che si appoggia all’imposta, su una pietra decorata con un leone posto sul lato interno ed un animale fantastico o un drago all’esterno. Probabilmente in questi casi il leone simboleggia la chiesa che difende la fede dal male.
La base è formata da un lato obliquo che al livello superiore degrada in modo scalare con tre colonnine diversamente scolpite; la prima all’esterno è tortile con spirale regolare, la centrale è lanceolata con un fiore tra una lancia e l’altra, la terza è a spirale dentellata.
Il capitello è formato da una doppia fila di foglie d’acanto finemente intagliate ed è completato da una cornice decorata a boccioli di rosa.
L’archivolto è delimitato da una ghiera dove alla base troviamo una spiga e poi una successione di foglie scolpite.
Nella parte esterna dei due stipiti troviamo due leoni stilofori che avevano la funzione di portare sul dorso colonne che sostenevano un timpano o qualche elemento sporgente.
Nella lunetta troviamo oggi lo stemma di Sisto V, un tempo vi era sicuramente un gruppo scultoreo.
LA CAPPELLA FARFENSE – Annessa alla chiesa troviamo la cosiddetta Cappella Farfense che era adibita alla sepoltura delle famiglie nobili montegiorgesi. Si tratta di uno spazio unico con volta ogivale suddivisa in otto spazi da altrettanti costoloni, decorata con pregevoli affreschi di scuola umbro-marchigiana. Nelle pareti gli affreschi sono distribuiti in sedici riquadri su due livelli che raffigurano le Storie del ritrovamento della Vera Croce e sotto un ciclo molto rovinato, di Storie della vita della Vergine attribuibile ad un pittore locale. Recenti studi individuano l’autore del ciclo pittorico nel maestro Antonio Alberti da Ferrara, documentato in Umbria e nelle Marche dal 1420 al 1442.
Le dimensioni interne della cappella sono di ml. 7,50 x 9,00 e ml. 9,30 in altezza nel punto più alto alla sommità della volta.
La muratura esterna della cappella è modellata da archi a tutto sesto che ne fanno una delle parti più antiche del complesso.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore, Fermo – pag. 157, 163