Montegiorgio → Architettura

Nell’archivio delle Confraternite di Montegiorgio, un manoscritto del 1761, documenta l’esistenza anche della chiesa di S. Andrea.
Quindi l’origine è sicuramente molto antica.
Non figura come contribuente nella riscossione delle decime straordinarie, imposte da papa Nicolò IV nel triennio 1290-1292, è comunque ricordata in alcuni lasciti testamentari del secolo XV e nella Visita pastorale di mons. Maremonti nel 1573, è indicata come chiesa parrocchiale ed aveva un apprezzabile numero di famiglie, probabilmente il doppio di quelle assistite dal curato di S. Salvatore, come si può dedurre dall’esame dei diversi concordati proposti per la riscossione delle decime sacramentali, fatti con il Comune negli anni 1565 e 1573.
Nel secolo XVII fu soppressa la parrocchia e divenne la chiesa claustrale del monastero agostiniano, osservante la regola del Terzo Ordine Regolare. L’idea di fondare ed erigere in detta chiesa un monastero di sacre vergini, si formò nella mente del sig. Giovanni Antonio Passari, che supplicò il Santo Padre Urbano VIII, sia per l’idea della fondazione che per la soppressione della parrocchia.
Dall’inventario redatto nel 1728 per la badessa di detto monastero (Maria Orsola Girolama Moschetti), con la presenza dell’ill.mo sig. Francesco Passari soprintendente si dichiara:
«Il suddetto Monastero ha la sua chiesa chiamata di S. Andrea e posta in detta terra di Montegiorgio nel rione chiamato col medesimo vocabolo S. Andrea, ed è unito a detta chiesa il sopradetto Monastero fondato nel 1637 con beneplacito Apostolico e Bolla concessa da Papa Urbano VIII il 21 agosto 1637 nel XV del suo pontificato, come apparisce da pubblico documento in forma autentica, che si conserva nel Monastero e detta erezione fu fatta dal Sig. Giovanni Antonio Passari. La suddetta Chiesa poi di S. Andrea prima che si erigesse il Monastero era parrocchia, quale fu poi soppressa dal suo Pontefice Urbano Ottavo e furono dati e concessi i beni della medesima al Monastero ed aggregate le anime che erano di suddetta Cura, chiamata di quel tempo Parrocchia di S. Croce e S. Andrea, all’altra Parrocchia di S. Maria de Gigli. La suddetta Chiesa era obbligata pagare all’Abbadia di S. Croce di Fonte
Avellana un canone annuo… per l’autorità incorporata all’Almo Collegio Germanico et Ungarico di Roma»61.
Nell’inventario redatto nel 1771 in occasione della Visita pastorale dell’arcivescovo cardinal Paracciani, viene descritta la chiesa:
«…confinante davanti con la strada pubblica e dagli altri lati con lo stesso monastero, in essa vi è l’altare maggiore con un quadro in tela rappresentante il SS. Crocifisso e in un altro altare un quadro rappresentante la Madonna Santissima della Concezione, S. Giuseppe e S. Antonio di Padova. La lunghezza di essa è di palmi romani trentotto, di larghezza palmi venticinque, d’altezza palmi trenta circa, fatta a volta reale».
Questa comunità crebbe notevolmente nel corso del secolo XVIII, perciò venne dato incarico all’architetto Pietro Maggi del Canton Ticino, abitante in Montedinove, di progettare la ristrutturazione della chiesa e del monastero secondo lo stile neoclassico dell’epoca. Di quel progetto ora possiamo ammirare la facciata della chiesa che si esprime in un disegno architettonico lineare ed essenziale, con lesene e cornicioni aggettanti, rosone centrale e portale appena rilevato; nonché il campanile su base triangolare a sinistra della facciata, ove erano collocate tre campane.
La chiesa internamente era un’unica aula con due altari: quello maggiore dedicato a S. Andrea e uno laterale dedicato all’Immacolata. Sul vano della chiesa si affacciavano da più lati le grate delle monache claustrali, che assistevano dall’interno alle sacre funzioni.
Divenuta chiesa parrocchiale fu oggetto di diversi e graduali interventi. Nel 1905 fu arricchita con una decorazione di stucchi e dorature nello stile neogotico-fiorito. In quel periodo la chiesa si presentava a tre navate, con soffitto a volta su sfondo azzurro, tempestato di stelle messe in oro; al centro entro una cornice
a mandorla, ornata di raggi dorati, era dipinta la figura di San Nicola da Tolentino. È il dipinto che ancora oggi vediamo ma per effetto dell’allungamento della navata non si trova più al centro della volta a botte.
La navata centrale si sviluppava su due campate con volta a botte di mattoni in foglio ed archi a tutto sesto, mentre la navata laterale aveva volte ribassate a crociera in camorcanna. Nelle pareti della navata principale sopra gli archi figuravano dieci medaglioni, cinque per parte. L’ingresso era protetto da una bussola sopra
la quale era la cantoria. L’abside fu costruita a forma di un ottagono dimezzato, con un arco trionfale anteriore a tutto sesto. Al centro della volta spiccava un medaglione decorato con la rappresentazione plastica dello Spirito Santo sotto forma di colomba con raggi. Al centro del lato di fondo, in alto, dentro un altro
medaglione, troneggiava la figura del SS. Salvatore un po’ più in basso era collocato il dipinto su tavola del Ghissi.
Il presbiterio rialzato di due gradini, era protetto da una balaustra in ferro battuto con cancelletti laterali; al centro si trovava l’altare maggiore con il tabernacolo.
Al centro delle pareti laterali in apposite nicchie, erano collocate le statue in pasta di Sant’Agostino e Santa Monica. Sopra queste nicchie si aprivano due finestre rotonde per dare luce al presbiterio.
Lungo la navata sinistra si trovavano due altari: quello della Madonna della Consolazione e quello di S. Rita.
Nella navata destra, verso l’orto della famiglia Fattorini, in una cappella ottagonale, si trovava l’altare in pietra di S. Nicola di Tolentino, privilegiato per la nobile famiglia Passari, e di fronte ad essa stava un dipinto ad olio su tela che raffigurava S. Andrea. Tutta la cappella era decorata con stucchi dorati che incorniciavano alcuni dipinti.
Alcune statue del santo e la coppia di confessionali, provenivano dalla distrutta chiesa di S. Salvatore (S. Agostino).
Nel corso del 1970 la chiesa è stata rimodernata ed ampliata su progetto di padre Stefano Pigini da Castelfidardo, religioso agostiniano, scultore e pittore.
Con questo intervento si è voluto raggiungere alcune finalità:
– abolire alcune pesanti decorazioni;
– ampliare di circa ml. 1,60 la navata destra con sviluppo lineare;
– abolire la cappella neogotica di S. Nicola;
– rifare il presbiterio ed allungare la navata realizzando una terza arcata;
– rifare il pavimento ed eliminare le tombe sottostanti;
– ripristinare e sviluppare le linee di un moderato neo-classicismo;
– aumentare la capienza della chiesa.
A capo della navata centrale, dentro una nuova cornice di legno di faggio, è stata collocata la tavola del Ghissi che rappresenta la Madonna dell’Umiltà. Più in alto è stato riprodotto il medaglione del SS. Salvatore, mentre nelle pareti laterali sono stati ripristinati i medaglioni che raffigurano S. Agostino e S. Monica.
L’altare maggiore, rivolto verso il popolo, poggia su due colonne fisse ed è dedicato al SS. Salvatore, il tabernacolo è inglobato nel muro in fondo all’abside nel presbiterio rialzato di un gradino.
Si tratta della chiesa attuale a tre navate, la principale al centro più grande, con volta a botte generata da un arco a tutto sesto di mattoni disposti in foglio che continua anche sopra il presbiterio. All’imposta della volta troviamo numerose unghie cieche, poste una accanto all’altra con appoggio su capitelli semplici e lineari.
Le pareti laterali sono ritmate da tre archi a tutto sesto che collegano la navata centrale con le due piccole navate laterali con volte a crociera ribassate realizzate in camorcanna.
Le dimensioni interne della chiesa sono: lunghezza complessiva ml. 16.50, larghezza totale ml. 12,85 – larghezza della navata centrale ml. 5,60 – altezza al colmo della volta ml. 7,35.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 176, 178