Montegiorgio → Architettura

Si hanno notizie del luogo di Alteta fin dal 1155. Era un castrum, un castello, con popolazione complessiva di circa 500 abitanti, a poca distanza dal castello di Ripa Cerreto.
La prima notizia trovata sulla chiesa è inserita nell’inventario redatto dal rettore don Grifoni, nel 1728, in occasione della visita dell’arcivescovo Borgia.
In questo documento si può leggere:
«La chiesa parrocchiale dei Santi Maria e Zenone nel Castello di Alteta, appresso la strada maggiore e da un lato la casa parrocchiale. Fu edificata nell’anno 1575 e consacrata in tempo che era vescovo il card. Peretti, che poi fu assunto al pontificato e chiamato Sisto V, il 10 luglio 1576, in atto di sagra visita, essendo Sommo Pontefice Gregorio XIII, come costa in una copia esistente nell’archivio di suddetta chiesa.
Sono in essa chiesa tre altari, cioè da capo la cappella dell’altare maggiore dedicata all’Assunta della Beata Vergine colle figure de Santi Apostoli, di S. Zenone vescovo di Verona e protettore del luogo e di San Silvestro Papa. Al lato destro l’altare del Ss.mo Rosario e figure di S. Domenico e S. Caterina da Siena. Dall’altro lato l’altare del SS. Crocifisso colle figure dei SS. Carlo Borromeo, Francesco d’Assisi e Filippo Neri».
Nell’inventario redatto il 17 gennaio 1772, dal rettore e pievano Gaetano Baccini in occasione della Visita pastorale si descrive:

«La Chiesa di S. Maria e S. Zenone è posta dentro il Castello di Alteta, poco lungi dalla porta di detto Castello di Alteta, innanzi, dietro e da un lato ha le strade pubbliche e dall’altro ha una casa spettante nella parte superiore ad essa chiesa e nella parte inferiore alla Compagnia del Sacramento. La medesima chiesa è a tetto, i muri di lei sono lisci senza nessun ornamento; nella facciata ha la porta che è unica e tre grandi finestre, una rotonda sopra la porta e due bislunghe munite di ferrate ed ha un finestrino con ferrata a lato dell’altare maggiore, tutte con i suoi vetri e ben conservate. In essa Chiesa non vi sono Cappelle. Solo nel prospetto interiore vi è una nicchia formata da un grand’Arco, nella quale è situato l’Altare Maggiore – Nei pilastri di quest’Arco, nel corno dell’Evangelo evvi un credenzino chiuso da una portoncina dipinta, munita di serratura e chiave, ove si conserva l’Olio Santo, coll’iscrizione 1751 e in un’altra credenza si custodisce la reliquia della Santa Croce.
Nel muro laterale di suddetta Chiesa, a cornu Evangelii (guardando l’altare a destra), si trova il Battistero in una nicchia scavata nel pieno del muro, dentro dipinto e fuori chiuso da sportelli di noce e sopra l’immagine di S. Giovanni Battista battezzante Nostro Signore. Nel pavimento di essa Chiesa sonovi cinque seppolture coperte da pietre intere una delle quali con l’epigrafe: COMMUNITARIS 1733.
Annessa alla stessa Chiesa è la torre, a cui si ascende con scale di legno e vi si entra per una porta situata a lato dell’Altare Maggiore dalla parte del Vangelo. Ed in questa oltre alle campane vi si trova l’Orologio della Comunità, al cui suono serve la campana maggiore.
Tutto questo edificio di Chiesa, compresa la Torre e la nicchia dell’Altare è lungo al di fuori palmi 70, largo palmi 40. Al di dentro poi il corpo della Chiesa è lungo palmi 52 e largo palmi 35, alto fino al pendio del tetto palmi 34. Il vero tempo della sua erezione non è noto ma nel 1563 esisteva come rilevasi dalla Bolla del 16 gennaio 1563, nella quale non è appellata parrocchiale. Nell’anno 1575 è stata in parte rifatta o abbellita leggendosi in un mattone collocato sopra la porta – Anno Jubilei 1575. Fu consacrata dal vescovo di Fermo Peretti, poscia Sommo Pontefice col nome di Sisto V, il 10 luglio 1576 in atto di visita, come ricavasi da una memoria posta nella pagina di un libro di battesimi di questo archivio parrocchiale, legato in pergamena».

La chiesa oggi sicuramente rinnovata, si presenta a navata unica con abside, internamente semicircolare e poligonale nella parte esterna. La copertura della navata è costituita da una volta a botte in camorcanna con lunette contenenti le aperture raccordate alla volta stessa da unghie; la volta della navata viene interrotta da un arco trionfale che poggia su due colonne giganti e delimita il presbiterio con volta a vela in camorcanna. La copertura dell’abside è a semicalotta sferica, sempre in camorcanna.
Le pareti laterali interne sono ritmate da lesene scanalate e dipinte con capitelli compositi che inquadrano delle piccole nicchie. Le lesene sostengono una ricca trabeazione composta da architrave, un fregio non decorato e un cornicione.
Dimensionalmente l’aula ha una lunghezza di circa 16 metri per circa 8 metri di larghezza; complessivamente compreso il presbiterio e l’abside la lunghezza in pianta è di circa 24,50 metri, mentre l’altezza libera interna dal pavimento alla volta è di 12,80 metri e l’altezza complessiva al colmo è di circa 15 metri.
La facciata esterna è caratterizzata da una serie di riquadri geometrici rettangolari di diverse dimensioni, nella quale si trova un semplice portale d’ingresso e una finestra rettangolare. Viene completata da un frontone in muratura che sottolinea la copertura a due falde del tetto.
La struttura lignea del tetto è costituita da capriate in legno e manto di copertura costituito da pianelle e coppi.
La struttura portante è costituita da muratura di mattoni a faccia vista, lo spessore delle murature risulta variabile da 60 cm a 90 cm; gli elementi laterizi sono legati con malta di calce e sabbia.
In prossimità della facciata, sul fianco sinistro, e raccordato a questa da uncorpo di fabbrica più piccolo si trova il campanile a pianta quadrata, risulta costituito da murature perimetrali in elementi laterizi legati con malta di calce e sabbia dello spessore di circa 60 cm con paramento esterno rastremato; l’altezza da terra alla sommità del campanile compresa la gabbia superiore di alloggiamento delle campane è di circa 17 metri.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 199, 201