Montegiorgio → Architettura

Una chiesa piccola e semplice che contiene affreschi di notevole valore, definita da mons. Giovanni Cicconi, nel novembre del 1900:
«Vera perla nascosta del Patrimonio Artistico delle Marche. Cerreto, perduto giù in fondo tra il verde cupo di una ricca vegetazione e chiuso intorno da monti e colline, non è stato sempre quale ora si presenta all’osservatore. Cerreto era un luogo di ritrovo dell’alta aristocrazia dei paesi vicini, ed attorno all’anno 1870 godeva ancora dell’autonomia comunale. In uno stato d’anime della parrocchia del 1765 si riscontra che a Cerreto allora vivevano 76 famiglie con un numero di 372 abitanti, vi era il palazzo municipale, la via degli ebrei e la piazza delle erbe».
La chiesa di S. Maria delle Grazie è costruita isolata a poca distanza dalle mura del castello di Cerreto, in Soli Lateranensi, come da bolla di erezione in data 20 luglio 1520, cioè costruita su «suolo lateranense», sotto la giurisdizione del capitolo di S. Giovanni in Laterano e fin da quell’epoca era di jus patronato della nobile famiglia fermana dei Pernesi, ossia la famiglia poteva indicare una serie di nomi per la scelta del parroco, e si caratterizza per le offerte e le opere realizzate nella chiesa.
Nell’inventario redatto nel 1771 dal sindaco della Confraternita del SS. Rosario per ordine del cardinale Urbano Paracciani, arcivescovo di Fermo, si descrive:
«Non si ha notizia della fondazione di questa Confraternita e ne meno della sua edificazione dell’Altare dedicato alla B.V. del Rosario, ma bensì si trova confermata dalla chiara memoria di Mons. Alessandro Strozzi Arcivescovo predecessore con suo Breve dell’anno 1618 alli 20 marzo, e rinnovata con privilegio del R.mo.Pre Tomasso Ripoll dell’ordine Domenicano di chiara Memoria li 14 maggio 1736». Poi vengono descritti la chiesa, l’altare ed i quadri. Nell’archivio si osservano le cose descritte: «Un Breve di Papa Clemente X per l’indulgenza Plenaria a chiunque s’ascriverà in suddetta Confraternita e similmente per li giorni delle feste principali,… per tutti li fedeli dell’uno e dell’altro sesso, che confessati visiteranno la suddetta chiesa e appresso Santa Maria Maggiore …sotto l’anno 8 agosto 1675».
Si presenta all’esterno molto semplice, con tetto a capanna ed un prospetto principale caratterizzato da un portale a tutto sesto in pietra calcarea che poggia su esili stipiti lineari (questi sembrano di epoca e pietra diversa rispetto all’archivolto, ed anche la base degli stipiti sembra confermarlo).
L’arco è delimitato da una modanatura perimetrale che termina all’imposta realizzando un semplice capitello e da una cornice interna arricchita da una dentellatura; questa decorazione a forma di piccoli parallelepipedi separati uno dall’altro, si ripete anche nella facciata (capitello delle paraste, cornicione che sottolinea le falde del tetto a capanna) e all’interno sia nell’imposta dell’arco trionfale a sesto acuto, che poggia su mensole decorate da dentelli, sia nella trabeazione della pala d’altare posta nella cappella di destra.
Al centro della facciata troviamo sopra l’arco, un rosone con cornice in cotto, che delimita una vetrata; sulla
facciata viene riferito, nei documenti d’archivio della chiesa, che era possibile leggere su un mattone la data 1519.
La chiesa è formata da vari corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse di cui il presbiterio e l’abside rappresentano la parte più antica. Il presbiterio è leggermente rialzato rispetto alla navata, è uno spazio di forma rettangolare, caratterizzato da archi a sesto acuto e coperto da volta a crociera ogivale.
La presenza dell’arco e della volta ogivale fanno dedurre che l’origine sia riferibile ai secoli XIV-XV e che in quel periodo poteva rappresentare una piccola cappella.
La famiglia Pernesi, probabilmente utilizza questa preesistenza e vi costruisce intorno la nuova chiesa con una navata di due campate con volte a crociera ed archi a tutto sesto nei primi decenni del XVI secolo.
Alla navata longitudinale sono state aggiunte due cappelle laterali del XVII secolo. Quella di destra è stata edificata nel 1655 (o 1665?) per volontà della famiglia Rossi di Cerreto, demolendo l’antica cappella cinquecentesca del SS. Crocifisso e realizzando un altare e una soprastante ancona in stucco bianco che incornicia un Crocifisso.
L’ancona è caratterizzata da due colonne corinzie decorate con un motivo vegetale che continua nel fregio della trabeazione e da un frontone ad arco ribassato spezzato.
Nelle pareti laterali vi sono due dipinti con cornice a stucco, che raffigurano quello a sinistra San Pietro Apostolo e quello a destra Santa Caterina da Siena commissionati dalla famiglia Rossi, della quale, sopra il dipinto di San Pietro, troviamo lo stemma all’interno di una cartella (motivo decorativo chiuso formato da volute ed elementi naturali simmetrici caratteristico del rinascimento e soprattutto del barocco).
La cappella di sinistra, situata di fronte all’altra, è stata completamente ristrutturata nel 1805 demolendo le antiche pitture che raffiguravano la Madonna del Rosario.
Comunque il grande valore non è rappresentato dalla struttura architettonica ma dagli affreschi cinquecenteschi, che si possono osservare tuttora nelle pareti e nell’abside e che vengono descritti a parte. Brevemente riprendiamo la descrizione di mons. Vincenzo Vagnoni: «Ma ciò che più merita l’attenzione e colpisce lo sguardo del visitatore intelligente è l’abside: difatti subito si rimane impressionati per le pitture che la investono nella sua interezza e immediatamente rivelano l’autore nella persona di Vincenzo Pagani».
In effetti tale attribuzione non è così sicura o almeno riguarda una sola parte degli affreschi, per gli altri ci sono riferimenti a più autori. Gli affreschi sono descritti in apposito capitolo.
Continua descrivendo gli affreschi del presbiterio: la Madonna delle Grazie seduta in trono e sopra le ginocchia il Bambino ed ai due lati San Sebastiano e San Rocco; sopra, il soggetto dell’Annunciazione. Negli affreschi delle pareti laterali troviamo diversi temi: l’incontro di Elisabetta con Maria, dentro le lunette l’Incoronazione della Vergine e la Visitazione, la sequela di diversi santi; nel lato destra la Resurrezione di Cristo. Sulle campiture della crociera i quattro dottori della Chiesa Occidentale: Sant’Agostino, San Gerolamo, Sant’Ambrogio e San Gregorio Magno. Nelle pareti della navata a sinistra si osservano una Madonna della Misericordia che ricopre col suo manto i fedeli e a destra e lo Sposalizio di San Giuseppe con la Vergine. Monsignor Vincenzo Vagnoni continua affermando che:
«Mons. Cicconi afferma che le pitture sono della scuola del Perugino e che non siano di una sola mano. Ma ormai lo studio comparativo delle opere del Pagani non lascia dubbio sul suo nome. Merita ricordare che il pittore Luigi Fontana veniva assiduamente ad ispirarsi per le sue creazioni in questo piccolo tempio, passando lunghe ore nella contemplazione e studio per i suoi affreschi. Che la Chiesa è dichiarata Monumento Nazionale, come si legge nell’elenco degli edifici monumentali di Ascoli Piceno …e che di essa si è occupato G.B. Compagnoni di Montegiorgio, amoroso e paziente conservatore ed illustratore di opere artistiche della sua Patria».
La sua conservazione è dovuta anche all’interessamento ed alla cura della confraternita del SS. Sacramento di Cerreto.
In una delibera del Consiglio Comunale anno 1902, viene trattato il problema del restauro dell’edificio. Si afferma di aver interessato il Ministero della Pubblica Istruzione, al fine di ottenere un conveniente sussidio per eseguire i più urgenti lavori atti ad impedire il deperimento delle insigni opere d’arte e cioè la ricostruzione del tetto del tutto crollato. Il Ministero, dopo incessanti pratiche, promette un contributo di L. 190 da pagarsi a restauri ultimati, mentre il rifacimento del tetto comporta una spesa di L. 869,47 come da stima dell’ufficio tecnico comunale.
Vista la difficoltà di reperire una più congrua sovvenzione e la necessità di intervenire rapidamente, la confraternita del SS. Sacramento di Cerreto, dolentissima di tale irreparabile inconveniente, stabilì di contribuire attraverso la vendita di venti quintali di grano con il quale pensava di realizzare L. 470.
L’amministrazione anticipò la somma generale e intervenne con la somma di L. 250.
Successivamente per merito del professor don Goffredo De Angelis, allora parroco del luogo nel 1949, vennero iniziate pratiche per il restauro della chiesa, nel quale l’umidità aveva procurato moltissimi danni, e fu riaperta al culto nel 1960.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 196, 199