Montegiorgio → Architettura

La chiesa oggi non esiste più, è stata demolita intorno al 1930 ed al suo posto è stato costruito l’attuale moderno edificio dell’ospedale. Da una vecchia cartolina possiamo vedere il precedente edificio e la chiesa.
Il 7 luglio 1562 la comunità di Montegiorgio e la confraternita del SS. Sacramento sottoscrissero l’atto di cessione della chiesa di Santa Maria delle Grazie fuori la porta a fra Ludovico Ferri da San Ginesio, in nome del Terzo Ordine regolare francescano, con l’impegno che la religione la officiasse diligentemente.
La presa di possesso da parte dei frati dell’ordine di San Francesco eremiti nella provincia della Marca avvenne con l’entrare e l’uscire dalla chiesa del delegato, aprire e chiudere le porte, suonare le campane e tutte le altre cose che sono solite farsi.
Tale convento insieme a quello di San Ginesio, fu salvo dalla soppressione avvenuta dopo l’unione dei conventi delle Marche alla provincia dell’Umbria, avvenuta dopo il capitolo generale del 1653.
Il convento fu ricostruito nel 1790 dai padri provinciali Galgani e Polimanti, poi nel 1809 ha seguito la sorte di moltissime proprietà di enti religiosi: è stato soppresso dai francesi ed inglobato nelle pubbliche proprietà e la grande e solida fabbrica fu convertita e trasformata in ospedale civico. Quindi con il ritorno dello
Stato pontificio nel 1815, non fu più possibile il ripristino della precedente destinazione a convento.
La destinazione non divenne subito operativa perché in una delibera del Consiglio Comunale del 15 marzo 1851, viene trattato l’acquisto del locale una volta convento dei Francescani del Terzo Ordine. Il presidente della Commissione municipale (in quel periodo di governo dello Stato pontificio, il Municipio era retto da una Commissione composta da quattro componenti al quale si aggiungeva un delegato ecclesiastico) espone:
«Non appena si ebbe cognizione sin dal gennaio 1850 che la Direzione delle Proprietà Camerali proponeva la vendita del locale con annessa chiesa, si concepì nell’animo di ciascun individuo di questa popolazione, il più vivo desiderio di acquistare quel locale per adattarlo al sollievo dell’umanità con il trasportarvi il pubblico ospedale degli Infermi. In tale evenienza non fu restia questa commissione municipale nell’adoprarsi co’ modi più energici per giungere al sospirato scopo; vane riuscirono per altro le premure, mentre ostacoli in allora insuperabili si frapposero per lo che arrestare si dovette nell’intrapresa.
Sino ad oggi per parte del Governo non si divenne alla definitiva alienazione del locale che anzi per parte del Governo vedesi riaperta una via per riassumere la ben ideata proposizione. L’ottimo arcivescovo anelante sempre mai del bene dei suoi diocesani con lettera di cui si fa lettura, nel manifestare, che il Pro Ministro delle Finanze ha esibita la gratuita cessione della chiesa e campanile annesso al convento e che tal cessione non può da esso porporato accettarsi per i riflessi espressi nel foglio stesso, ha suggerito per conciliare la conservazione del Tempio, l’acquisto del
Convento, per il che farebbe dopo l’avvio di firmare un progetto capace di essere accolto dal Municipio in luogo dell’offerta data per la compra del solo locale. Non potrebbe la Commissione Municipale rimanere inoperosa in tale circostanza sia per non privare la classe indigente di un vantaggio mai più sperabile, sia per venerare i saggi consigli di quel Pastore che veglia per bene di tutti e che sopra ad ognuno scorge i bisogni della languente umanità. E pertanto per quanto può comportarsi dalla borsa comunale, l’Esponente opinerebbe di concorrere su tal progetto nel modo come appresso; che tutte le volte che il locale del convento unitamente all’annessa chiesa venisse acquistato per uso dell’Ospedale degli Infermi, l’Amministrazione Comunale supplisse alla relativa spesa per la rata di scudi trecento, senza che però il Municipio si assuma il carico di procedere al contratto in faccia al Governo, lo che possa adempiersi o dagli amministratori dell’Ospedale, ovvero da chiunque altro concorra all’opera pia.
Che per far fronte a siffatta spesa, ritenendosi immediato lo sborso del prezzo, senza portare aggravio all’interesse degli amministrati, lo stesso Esponente parla delle voci di bilancio dove finanziare la spesa».
Di fatto il Comune acquista l’ex convento per destinarlo ad ospedale, subito utilizzato dopo qualche anno, mentre la parrocchia si tiene la chiesa, che intorno al 1930 verrà demolita.
Nell’archivio provinciale di Assisi, è conservato il registro della costruzione della nuova chiesa e del nuovo convento di S. Maria delle Grazie. La prima pietra fu posta dal priore Corrado Polimanti il 29 settembre del 1790: «si uscì processionalmente dalla vecchia chiesa, posta nella stessa contrada fuori dalla portarella, ma viene detto in posizione infelice, cantando il “Veni Creator Spiritus” con un grande concorso di popolo».
Il progetto era stato realizzato dall’architetto Augustoni. Il 23 aprile 1794, per decreto dell’arcivescovo di Fermo, ebbe inizio la celebrazione provvisoria dei sacri riti all’ingresso del convento. Il 6 dicembre 1794 venne ultimata la copertura della chiesa mentre le opere di finitura durarono fino al 1804, quando vennero ultimati i lavori di decorazione che durarono a lungo.
La chiesa aveva come dimensioni una lunghezza esterna di ml. 31,00 e una larghezza di ml. 14,00 – mentre il convento individuabile nella planimetria del 1815 aveva una forma ad L, con corpi della lunghezza di circa ml. 31,00.
Per quanto riguarda le caratteristiche architettoniche di quel convento le possiamo paragonare all’attuale palazzo Sant’Agostino, sede della Scuola Media, e alle facciate delle chiese dell’epoca, tipo S. Giovanni.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 190, 192