Montegiorgio → Architettura

La chiesa si trova in prossimità della «portarella», una delle quattro porte del paese insieme a San Giovanni, San Nicolò e Sant’Andrea. In origine tale chiesetta-oratorio era dedicata al Santo Spirito e si trovava proprio adiacente al vecchio ospedale o ricovero degli infermi, che dopo il 1851 venne spostato nell’ex convento di S. Maria delle Grazie, vicino a porta San Giovanni, dove si trova attualmente.
Tale oratorio fu costruito dopo che il 25 giugno 1326, i priori del Comune, che erano amministratori dei beni lasciati da Giacomo Stefano Diotallevi per l’ospedale concessero a Nicoluccio di Offida, proposto dalle cappelle di S. Giovanni e S. Benedetto di Montegiorgio, la facoltà di erigere un oratorio con altare in onore e
riverenza della gloriosa Vergine Maria, dello Spirito Santo e soprattutto dei Beati Innocenti, ed anche in aiuto dei poveri.
Infatti nella relazione alla Visita pastorale dell’arcivescovo Ferretti tenuta nel 1838, alla domanda quando fu eretta la confraternita si legge:
«Giacomo Stefano Diotallevi eresse la Casa che attualmente è l’Ospedale de Poveri Infermi, dal medesimo dichiarata Domus Pauperum e la dotò di molti suoi beni stabili, affinché in essa si dovessero in perpetuo ricoverare i poveri e somministrar loro alimenti, panni e letti a seconda delle necessità e di far celebrare nella chiesa annessa da esso benefattore edificata in contrada Cafagnano vicino alla Portarella, come il tutto risulta dall’ultimo suo testamento in data 1 luglio 1320 sotto il pontificato di Papa Giovanni XXII (1316-1334). Rogato dal notaio Nuccio di Grazia. [Quindi una chiesa o piccola cappella, già esisteva].
Amministratore custode di tutto istituì e dichiarò Matteo Girardi suo nipote e di lui erede che non facendo, non potendo o non volendo prestarsi, istituì sua erede la Comunità di Santa Maria in Giorgio, di tutti i beni lasciati per l’ospedale, con l’obbligo di nominare uno o più idonei soggetti per amministrare li terreni, le vigne, le case e tutti i di lui beni per il suddetto Ospedale e la Casa dei Poveri, affinché esso Pio stabilimento venisse sempre di bene in meglio aumentato per il loro governo e con inibizione di vendere o alienare cosa alcuna. Il nominato Matteo Girardi, dopo tre anni circa e precisamente il 2 luglio 1326 …dichiarò apertamente di non aver bene eseguito il suo dovere di amministratore, …per aver alienato diversi fondi e mobili… e abdicò all’amministrazione e ad ogni suo diritto… Successivamente nel 1326 il Consiglio Comunale dichiarò che Matteo Giradi dovesse solennemente rinunciare a qualunque diritto sulla eredità del fu Diotallevi e ceder dovesse la sua casa.
Successivamente Giovanna vedova del Diotallevi consegnò tutti i suoi beni a favore dell’Ospedale avanti al Podestà locale Andrea Vanni ed in mano di Giovanni Albertini Sindaco della Comunità a condizione di essere mantenuta durante la sua vita di vitto e vestito a spese dell’Ospedale. Finalmente il Padre Nicoluccio di Offida proposto dalla Chiesa dé SS. Giovanni e Benedetto e vicario generale del vescovo ed amministratore dell’abbazia di Farfa, nella sala del Pubblico Palazzo, alla presenza del Podestà, istituì e diede il possesso, in qualità di custode della casa de’ Poveri ed Ospedale ed amministratore di tutto il capitale del fu Diotallevi e quindi per esso della comunità, il sacerdote Francesco Gerardini con l’obbligo di celebrare la messa e il divino ufficio nella chiesa annessa… e di raccogliere elemosine, con l’obbligo di render conto al Podestà, Magistrato e Sindaco della Comunità delle entrate ed uscite annuali. Nell’intervallo dall’anno suddetto fino all’anno 1525, vale a dire di anni 199 null’altro si conosce per difetto di notizie…».
Ulteriore notizia la troviamo nei documenti della Visita pastorale tenuta da monsignor Maremonti nel 1573. Si riferisce di un oratorio di Santo Spirito con ospedale di Santo Spirito, retto dalla Confraternita di Santa Maria della Luna.
L’oratorio e l’ospedale hanno ricevuto diversi interventi e completi rifacimenti, infatti, dall’inventario della Compagnia della Luna redatto nel 1728, si legge:
«Non si sa in quale tempo fosse eretta la Compagnia della Madonna della Luna, né con quali entrate, o beni, si tiene per certo però che fosse eretta nella Chiesa del Convento di S. Agostino di suddetta terra. Dai libri più vecchi di essa compagnia, il più antico è del 1530, si legge una prima data del 1483 e l’altra del 25 settembre del 1621. La Compagnia con il consenso del Rev.mo Ordinario e sotto il Patrocinio del Rev.mo Capitolo di S. Giovanni in Laterano di Roma, diede e concesse nel 1525, alla medesima Compagnia un suo proprio sito qui dentro suddetta terra di Monte Giorgio in contrada Cafagnano, vicino alla Portarella, ed altri noti confini con facoltà di potervi far fabbricare una chiesa con altari e cappelle, campanile con campane…
Secondo l’ordine appresso in privilegio al quale pure farvi un Ospitale dei Poveri e degli infermi».
Nell’inventario della Confraternita dello Spirito Santo, redatto nel 1765, si riferisce:
«…questa Venerabile Confraternita dello Spirito Santo con sua Chiesa, contenente tre altari, sagrestia, campanile, Ospedale ed altre mansioni in essa annesse: fondata sul suolo e fondo Lateranense fin dall’anno 1536, come dalle bolle esistenti nell’archivio della stessa confraternita riconoscesi pagando per tal effetto un annuo canone di libra di una di cera al sagro Capitolo di S. Giovanni in Roma».
Sono notizie sulla fondazione dell’oratorio e dell’ospedale che vanno ulteriormente approfondite, soprattutto per capire come e quando l’area diventa suolo e fondo Lateranense.
In una lettera del 21 settembre 1770, il priore della Confraternita espone la seguente proposta:
«Per aderire alle savie determinazioni dell’E.mo e Rev.mo Cardinale Arcivescovo e Principe di Fermo, che vuole resti provveduta questa terra di uno Spedale per beneficio de poveri infermi, è stato fatto il progetto di ridurre lo stesso Spedale vecchio in un sistema migliore e più proprio mediante l’assicurazione primiera delle Mura Castellane con un forte sperone simile all’altro contiguo e quindi nella parte superiore costruire corsie ad uso tanto degli uomini, che delle donne inferme e tutt’altro, che si crederà necessario ed opportuno per rendere tutto quel sito ad uso di vero e compito ospedale…».
Si tratta di una piccola chiesa a navata unica, con dimensioni interne di ml. 11,50 di lunghezza, ml. 7,90 di larghezza e ml. 5,90 di altezza all’imposta delle capriate che sorreggono il tetto a capanna. La facciata è caratterizzata da un portale di notevole pregio che si sovrappone agli archetti pensili posti sotto il cornicione e quindi realizzato successivamente a questi probabilmente nel secolo XVI, mentre la chiesetta è precedente.
Tale portale, che richiama quello di S. Giacomo, è formato da cinque archi concentrici a tutto sesto, strombati, con mattoni di costa tagliati radialmente. L’arco esterno è decorato con archetti pensili contenuti da due pianelle sporgenti come il motivo decorativo. All’imposta degli archi troviamo un capitello lineare dove la cornice più sporgente è formata da una serie di prismi a base triangolare (a diamante) molto singolari e da una doppia fila di dentelli.
Il portale è sormontato da un’alta cuspide, cioè un elemento architettonico con profilo triangolare piuttosto acuto con punta tagliata, dove nella parte alta troviamo una finestra rettangolare.
Nella parte alta a sostenere il cornicione vi sono una serie di archetti pensili che corrono lungo l’espluvio del tetto originale a due falde. Sono motivi decorativi tutti affidati all’uso sapiente del laterizio. Si tratta di archetti pensili a tutto sesto incrociati, che formano degli archi a sesto acuto su colonnine di cotto sopra il quale si trova il cornicione. Le colonnine di questi archi sono caratterizzate da due mattoni semicircolari disposti al livello di una ipotetica base e di un capitello.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 184, 186