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Montegiorgio S Savino 150

La chiesa dei Ss. Nicolò e Savino a Montegiorgio

XIII secolo

Facciata Chiesa dei Ss Savino e Onorato

Facciata Chiesa dei Ss Nicolò e Savino

Nell’archivio delle Confraternite di Montegiorgio, in un manoscritto del 1761, si afferma che nel 1263 esistevano le seguenti chiese: S. Angelo de Collicillo, S. Michele, S. Andrea, S. Salvatore, S. Nicolò e la cappella dei Ss. Giovanni Battista e Benedetto.
Quindi l’origine della chiesa di S. Nicolò è sicuramente molto antica.
Ulteriore notizia riferita alla chiesa riguarda la Visita pastorale tenuta da mons. Maremonti nel 1573, mandato da papa Pio V a controllare l’applicazione dei decreti del concilio di Trento. Si riferisce di una parrocchia unita dal nome di San Nicola e San Savino ma con due chiese «altera prope diruta, altera ruinam dirutans » che in quel periodo sono entrambe in cattivo stato, addirittura dirute (e invita la parrocchia a realizzare un’unica chiesa).
Non sappiamo quando è stata realizzata la nuova chiesa unica, ma dall’inventario redatto nel 1771 in occasione della Visita pastorale del card. Urbano Paracciani, arcivescovo di Fermo, troviamo una precisa descrizione della chiesa parrocchiale dei Ss. Nicolò e Savino.
«La suddetta Chiesa è posta nella terra di Montegiorgio al rione detto S. Nicolò appresso la strada pubblica, confinante con la medesima davanti, dietro le mura castellane, da un lato la casa di Domenico Tordini, dall’altro un piccolo orto spettante a suddetta chiesa ed a questo contigua la casa di Mariantonia ed Anna sorelle e figlie del fu Felice Piergentili. La di cui edificazione non trovasi memoria e neppure costa che sia consacrata. Sono in essa chiesa altari numero tre con i Santi Niccolò e Savino, S. Pietro Apostolo e San Francesco di Paola ai quali sono dedicati.
L’altare dei SS. Nicolò e Savino è situato nel mezzo della cappella di legno dorato e colorato. Non ha assegnamento alcuno particolare per la sua reparazione, ma resta provveduto e mantenuto tanto per il mantenimento della lampada, che deve ardere continuamente, conservandosi in esso altare il SS. Sacramento e quanto per altro che bisogna dal rettore pro-tempore.
Il secondo altare è dal lato dell’Evangelo dedicato a S. Francesco di Paola, con cappella di legno dorato e colorato. Questo fondato e dotato con scudi duecento in censi fruttiferi dal fu D. Francesco Liberati che si dichi messa una la settimana nel giorno di venerdì, come appare per testamento del 17 ottobre 1717; e la di cui erezione appare per rescritto del Eminentissimo sig. Cardinale Cenci, arcivescovo e principe di Fermo, di chiara memoria sotto il dì 24 aprile 1706.
Questo altare trovasi legato di due messe arbitrarie la settimana, istituito dal suddetto Don Francesco Liberati fondatore del suddetto altare, avendo per tal fine lasciato un corpo di terreno con casa esistente posto in questo territorio in contrada Pedezzano. In suddetto altare trovasi altri legati per messe del 1716 dei coniugi Leoni e del 1744 dal fu Pierantonio Liberati anche a comodo delle monache terziarie di Sant’Agostino e una trasferita nella Chiesa delle monache di Santa Chiara.
Il terzo altare è dal lato dell’epistola dedicato alla Crocifissione di S. Pietro Apostolo con cappella di legno dorato e colorato; fu fondato dal fu sig. Pietrangiolo Calisti come appare dal testamento rogato nel 2 aprile 1717. Segue l’inventario dei beni mobili».
In un altro inventario del 13 ottobre 1809 oltre agli altari sono descritti un dipinto in tela con cornice che rappresenta la Madonna Santissima con Gesù Bambino e i Santi Nicolò e Savino e altre tele.
Verso la metà dell’800 la chiesa si trovava in cattivo stato e il parroco Vincenzo Del Bello scriveva al papa:
«Beatissimo Padre, in qualità di economo della parrocchia, alla Santità Vostra umilmente espone…, la chiesa di detta parrocchia è troppo angusta, si trova in uno stato bisognevole di restauro e di maggiore decorazione per il Divin Culto e per ridurla conveniente allo scopo, anziché impiegare in essa una somma considerevole, sarebbe preferibile la traslocazione di detta Parrocchia, nell’altra Chiesa in parte fatiscente anch’essa, ma più grande e più capace della prima, situata a poca distanza da questa e che è sotto il titolo della SS.ma Annunziata, appartenente alla confraternita della Buona Morte, la quale per mancanza assoluta di mezzi si trova nella impossibilità di restaurarla e renderla officiabile e cedere alla Confraternita stessa la Chiesa attuale di detta Parrocchia o assegnarle un locale o nella nuova chiesa o in quella di Santa Maria.
A questo fine si è fatto elevare da una persona esperta una perizia e questa ascende ad una spesa di scudi 943,87 da impiegarsi nei restauro della Chiesa della SS. Annunziata, …spesa da sopperire con la riduzione di obblighi e legati di messe».
La Santa Sede con documento del 1859 concedeva la sospensione per un decennio della celebrazione di Cappellanie e Benefici (istituto secondo il quale alcuni benefattori donavano dei beni alla chiesa i cui frutti servivano per sostenere i sacerdoti o i cappellani) in modo che le relative elemosine venissero impiegate per l’esecuzione dei lavori di restauro.
Il 18 settembre 1869 il capomastro Raffaele Fattorini presentava una perizia sui lavori di restauro, che ammontava a L. 6.938,40.
Il 16 agosto 1870 il capomastro Giacomo Ferrantini fece alcune proposte e offriva riduzioni e migliorie sul prezzo.
Intanto una commissione nominata dalla curia di Fermo esaminò i risparmi accumulati nel decennio, dovuti alla sospensione di alcuni benefici per la celebrazione delle messe, che ammontavano a L. 5.432,44.
Nel 1871 venne approvato il progetto di restauro radicale presentato dall’ingegnere-architetto Giuseppe Sabatini e firmato anche dall’impresa Fattorini.
Due notizie interessanti:
– la prima, l’architetto Sabatini, nativo del paese, era stato incaricato nel 1869 del progetto del Nuovo Teatro Comunale di Montegiorgio, mentre all’impresa Fattorini si assegna l’appalto dei lavori del nuovo teatro nel 1879;
– la seconda che una copia del progetto si trova nell’archivio della parrocchia dei Ss. Giovanni Battista e Benedetto.
In tale progetto approvato dal cardinale Filippo De Angelis, vescovo di Fermo, il 12 maggio 1871, è interessante la soluzione presentata dall’architetto Sabatini che prevede lo spostamento dell’ingresso dove si trovava l’altare principale, stabilito in quella parte seguendo il desiderio esternato dall’intera deputazione e per aumentare l’area interna, troppo limitata per la popolazione. Nei disegni poi troviamo un’interessante soluzione della torre campanaria, una sorta di grande pilastro decorato, contenuto nella muratura, che comprende una piccola cupola e sottolinea la facciata sulla strada. Tale disegno è stato poi ripreso in forma semplificata nell’attuale torre che risulta infatti ben proporzionata e gradevole.
Il progetto realizzato a matita espone la chiesa così come oggi la vediamo con piccole modifiche e prospettava una spesa complessiva di L. 9.576,28. I soldi disponibili non arrivavano a tanto e fu fatto uno stralcio dei lavori più necessari.
Furono fatte altre varianti e il 13 febbraio 1873 fu indetta l’asta che venne assegnata a Giacomo Ferrantini l’11 marzo 1873. Le modifiche principali rispetto al vecchio edificio furono:
– l’apertura della porta d’ingresso dov’era la sagrestia e l’altare maggiore;
– occupare un orticello di proprietà parrocchiale per allungare la chiesa e realizzare una sagrestia lunga ml. 5,00;
– alzare i vecchi muri della chiesa di ml. 1,26 e quelli della facciata principale di ml. 3,60.
– l’acquisto della casa di Nicola Del Bello.
Lo stato pessimo dei muri costrinsero l’impresa a rifarli e sia per le maggiori spese che per la cattiva stagione i lavori furono sospesi il 3 dicembre 1873.
Per la mancanza di denaro nel 1874 fu avvisato l’arcivescovo e l’appaltatore Ferrantini chiese la riscossione dei lavori realizzati e l’esonero da ogni responsabilità per i lavori non compiuti. È curioso che lo «Stato di Situazione» dei lavori presentato nel febbraio del 1874, nel quale l’ammontare della spesa veniva stabilito in
L. 4.735,12 viene firmato dal geometra Remigio Burocchi, perito del Comune.
I lavori rimasero sospesi fino al 1881 quando ripresero ad opera del nuovo parroco don Giacomo Tarulli che trasformò il presbiterio in abside semicircolare e innalzò il campanile spendendo L. 3.908,85.
Il successore Clementi D. Dario stipulò un nuovo contratto col capomastro Pietro Fattorini che per L. 4.750 si obbligò ad eseguire i seguenti lavori:
– completare le facciate della chiesa;
– chiudere tutte le aperture superflue;
– completare la zoccolatura esterna;
– eseguire la volta a tutto sesto in camorcanna;
– completare il cornicione;
– innalzare tre nuovi altari a stucco e predelle di legno;
– eseguire quattro sponde per i confessionali;
– realizzare un nuovo pavimento;
– fornire tutti gli infissi del campanile;
– completare l’atrio con sovrastante cantoria;
– costruire la sacrestia e il corridoio per accedervi.
Il tutto da completare entro il maggio 1886.
Il 10 giugno 1886 venne acquistato lo spazio per formare il piazzale davanti alla chiesa per una spesa di L. 100.
Nel 1898 fu acquistata a Parigi la statua del Sacro Cuore, mentre ulteriori lavori di restauro furono realizzati nel 1925.
Nel 1947 fu realizzata l’arrotatura del pavimento e tre nuovi altari in marmo.
Nel 1972 l’altare maggiore fu girato verso il popolo.
DESCRIZIONE – Si tratta di una chiesa a navata unica, con volta a botte generata da un arco policentrico, realizzata in camorcanna con archi che sottolineano le campate e otto unghie con lunette in prossimità delle finestre a forma semicircolare. Le pareti laterali sono ritmate da lesene con scanalature dipinte e capitelli compositi al centro dei quali si trova un angioletto. Le lesene incorniciano al centro della navata piccole
nicchie dove troviamo i due altari minori in marmo con retrostante ancona che ospita dei dipinti. Le lesene sostengono una ricca trabeazione composta da architrave, un fregio non decorato e un cornicione molto sporgente sorretto da mensole in gesso.
La volta della navata a botte viene interrotta da un arco trionfale policentrico, che delimita il presbiterio coperto con una volta a bacino.
La chiesa ha le seguenti dimensioni interne: lunghezza ml. 15,20 fino all’arco trionfale e ml. 4,80 il presbiterio, larghezza di ml. 6,15, altezza esterna all’imposta del tetto ml. 10,40 e ml. 15,00 nel prospetto a valle; torre alta ml. 19,50 fino alla sfera ed esclusa la croce che non c’è più.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 172, 175