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SS. Giacomo e Quirico 150

La Chiesa dei SS. Giacomo e Quirico a Lapedona vista da G. Crocetti

Chiesa Parrocchiale in stile neoclassico

Attraverso la via Veneto si accede alla contrada “da Capo”, antico quartiere del castello medievale. Fatti pochi passi eccoti un’altra piazza, non grande, intitolata a S. Giacomo, sulla quale lateralmente si stende la facciata della chiesa parrocchiale in stile neoclassico con tre ingressi, copertura a capanna, campanile quadrangolare a metà del lato sinistro. L’interno è a pianta basilicale con tre navate; altare maggiore e quattro cappelle laterali rivestite in marmi policromi, volta a botte in camorcanna, pavimento in piastrelle di cemento policromo, zoccolatura in marmo, tinteggiatura in bianco cenericio.

Chiesa SS.Giacomo e Quirico

Chiesa SS.Giacomo e Quirico

La prima notizia sulla chiesa risale al 1302; fu ultimata dai monaci avellaniti nel 1321.Da ritenersi fondatamente errata l’interpretazione degli storici lapedonesi circa il lascito di 20 soldi fatto nel 1199 dalla contessa di Forcella, castello sito tra Massignano e la Menocchia, in favore di chiese site in località diverse dove giacevano i suoi possessi: S. Atto, S. Gregorio, S. Quirico, S. Giacomo. Una chiesa di S. Giacomo era in Massignano; chiesa privilegiata fu quella di Campofilone, alla quale destinò tre lire lucchesi.

Restauri con trasformazioni sostanziali in stile neoclassico furono eseguiti nel 1823 dal Priore D. Vincenzo Corradi. Le diede senso di solenne grandiosità la serie di colonne laterali a sostegno delle pareti della navata centrale e dignitosa illuminazione le proporzionate finestre dotate di vetri cattedrali policromi.

Nella prima metà del sec. XX, a più riprese, il Priore D. Beniamino Santopaolo, assistito tecnicamente dall’ing. Tassotti di Lapedona, curò la sistemazione delle cappelle laterali, in stile moderno, rispettoso dell’impianto neoclassico fondamentale.

Nella controfacciata una lapide commemorativa ricorda il restauro della chiesa curato dal Priore Corradi. Essa fu posta nel 1901 dal Priore Santopaolo, in sostituzione di un’altra, murata nel 1823 sopra l’acquasantiera in “cornu Epistolae” a lato dell’ingresso, in occasione della traslazione in chiesa delle spoglie mortali del benemerito Priore Corradi, col consenso dei suoi parenti Luigi e Angelo Fares.

La cappella dell’altare maggiore, lavorata in legno con intagli e dorature, risale alla prima metà del sec. XVIII. Nel timpano resta la tela raffigurante: S. Margherita da Cortona, terziaria francescana del sec. XIII, col cagnolino accovacciato; iconografia tradizionale attribuita al pittore fermano Ubaldo Ricci (1669 – 1732).

Nella nicchia centrale restaurata, la statua lignea dell’Immacolata, scolpita nel 1930 da G. Stuflesser di Ortisei. Il tabernacolo, i candelieri sono da riferire all’epoca del restauro ottocentesco.

Nella seconda cappella, a destra, notevole è l’ovale raffigurante “il Sacro Cuore di Gesù”, buona copia della tela originale di Pompeo Batoni (1708 – 1787) con cornice intagliata e dorata (sec. XIX – XX).

Nella prima cappella a destra è esposto un gruppo scultoreo raffigurante “La B.V. Maria col bambino” riferibile ad ignoto scultore quattrocentesco, proveniente dalla monumentale chiesa rurale di S. Quirico. Il trono è un’aggiunta del sec. XIX: ha funzione di pacato ornamento alla Maestà regale di Maria e di residenza con finalità processionali. Nelle linee essenziali è un’imitazione della sedia-trono della Madonna del Pianto di fermo, raffigurata nelle antiche stampe.

Nella navata sinistra c’è un ripostiglio per la custodia di artistici reliquiari e altri oggetti. Degni di nota:

-4 reliquiari a palmetta, lavorati in legno dorato, da esporre nella solennità nell’altare maggiore

-2 reliquiari a forma di tempietto barocco, c.s.

-2 mensole con scultura di putto alato in legno dorato

-2 busti reliquiario raffiguranti S. Giacomo Apostolo e S. Vincenzo de’ Paoli.

Detti manufatti sono da attribuire alla bottega artigiana del montegiorgese sante Morelli della prima metà del sec. XIX.

-Tronetto per esposizione eucaristica (sec. XX) riutilizzato come residenza della piccola statua del patrono S. Quirico (sec. XV).

-Tavola centinata(93,5×48) raffigurante “S. Quirico, martire patrono di Lapedona”, per tradizione locale attribuita al pittore Tobia Paoloni, nato a Lapedona nel 1852.

In Sacrestia si conservano altri oggetti o manufatti degni di particolare attenzione:

-Inginocchiatoio lavorato in legno di noce (sec. XIX).

-Leggio d’altare intagliato e dorato (sec. XIX).

-Supporto per esposizione (sec. XVIII), intagliato e dorato.

-Croce astile in lastra d’argento sbalzata (sec. XVIII).

-Croce stazionale in ottone (sec. XVI) adattata a croce astile.

-2 pianete preziose color rosso, ricamate in seta ed oro fino dei sec. XVIII e XIX.

-1 pianeta verde in seta, ricamata in oro fino (sec. XVIII).

-Ostensorio della Confr.ta del SS. Sacramento in argento sbalzato e dorato, datato 1794.

-calice d’argento con coppa dorata (sec. XVIII).

-Calice e pisside d’argento (sec. XIX) finemente lavorati, siglati R(affaele) A(ntonelli), orefice fermano, attivo tra Settecento ed Ottocento.

-Dipinto ad olio su tela (73×53) raffigurante “Il transito di S. Giuseppe” con cornice mistilinea originale del sec.XVIII; probabile bozzetto o ripetizione di una pala d’altare esistente nella Collegiata S. Stefano di Potenza Picena attribuita alla bottega fermana dei Ricci.

-Dittico in tempera su tavola (63×35) raffigurante “S. Rocco e S. Sebastiano”, attribuita al pittore Pietro Alemanno di Gottweic (Austria) presente nelle Marche dal 1474 al 1498.

I due pannelli provenienti da un nicchio laterale dell’altare maggiore, probabilmente fungevano da sportelli di un tempietto, o tabernacolo votivo.

La retrostante decorazione (corona con palme) risale alla fine del sec. XVIII, ed ha affinità con analogo disegno decorativo eseguito dal fermano Alessandro Ricci nella cripta del Duomo di Fermo.

-Scultura in legno policromo del sec. XVI raffigurante al vero il patrono di Lapedona, S. Quirico. L’aureola in metallo fuso e la sottanina sono aggiunte postume. Proviene dalla omonima chiesa rurale.

-Sul campanile sono istallate quattro campane: la Maggiore fusa nel 1527 al tempo del priore avellanita Agostino, proveniente dalla chiesa di S. Lorenzo; quella Minore, datata 1581; le due Mezzane, fuse nel 1947 dalla ditta Luigi Pasqualini di Fermo, dopo la requisizione avvenuta sotto il governo fascista per necessità belliche.

-Polittico; nella canonica si conserva un polittico con le figure della Beata Vergine Maria col figlio in braccio, S. Giacomo Maggiore e S. Giovanni Battista, fino al 1965 esposto nel presbiterio della chiesa. Inviato a Firenze per restauro, fu gravemente danneggiato nell’alluvione del novembre 1966, perché sommerso tra fango e nafta. Le operazioni di recupero ebbero scarso effetto.

L’esame critico attributivo dell’opera d’arte ha avuto alterne vicende con rimbalzi da Pietro Alemanno (Serra 1930) a Vittore Crivelli (Berenson 1932) e poi di nuovo a Pietro alemanno (Zampetti 1951-1966); di recente la Dr. Ferriani ha ricondotto questo polittico nell’area di un anonimo pittore marchigiano, seguace del Crivelli e dell’Alemanno con moduli formali di Cola dell’Amatrice, come il polittico datato 1500 che è nel museo diocesano di Ascoli Piceno, e l’altro conservato nel Municipio di Penna San Giovanni, e sembra che stia ottenendo ampi consensi.

Giuseppe Crocetti

Tratto da: “LAPEDONA storia ed arte”, a cura di Luigi Rossi e Giuseppe Crocetti, Andrea Livi Editore, anno 1998