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In veste estiva

La Cerquabella di Montottone

La “Cerquabella” (m. 4,90)

Fra le diverse Cerquebelle esistenti nella Marche (ma se ne conosce una anche in Umbria e una nel reatino), dopo la scomparsa della regina fra tutti gli alberi che recano questo nome, quella di Montegiorgio, si segnala per la sua permanenza in vita quella che con tale nome è conosciuta a Montottone.

Per la verità, si mormora che fino a qualche tempo fa il nomignolo appartenesse a un’altra quercia la quale, morendo, lo lasciò in eredità alla bella roverella che nobilita il podere dei Ruggeri.
La pianta viene raggiunta, per chi proviene dalle valli dell’Aso e dell’Indaco, imboccando una strada bianca che gira a gomito a destra alle prime case del paese, passa accanto a un lavatoio pubblico e, dopo nemmeno duecento metri, finisce davanti all’abitazione in cui vivono i tre Ruggeri, tutti maschi: il padre 84enne Mario, che vive con i figli Luciano e Franco.
La pianta è collocata in basso, rispetto alla casa, a circa cento metri, ed è raggiungibile a piedi attraverso una ripida strada in terra battuta che passa tra una vigna e un ovile.
La Cerquabella presenta una struttura deliziosa dei suoi rami, con una perfetta chioma di rami spioventi armonicamente da tutti i lati.
L’unica pecca, è la prepotente presenza dell’edera che avvolge e rende invisibile l’intero tronco e il primo palco di rami.
La circonferenza del fusto non è stata da noi rilevata direttamente, causa la presenza di rovi intricatissimi ma dal maresciallo forestale Ciccarelli, comandante della Stazione Forestale di Fermo.
Principale fonte di notizie sul passato della bellissima Quercia, è naturalmente il suo attuale proprietario, il quale ricorda che la nonna della moglie (parliamo di prima della guerra) si recava quasi quotidianamente giù per la ripida discesa, con una cesta di letame in capo, per depositarlo ai piedi della pianta e concimare tutto il terreno attorno. La stessa attività di trasporto del letame attorno alla Quercia, si perpetuò, in linea femminile, per altre due generazioni, fino alla moglie del signor Mario. Con la morte della donna, la consuetudine venne smarrita.
Un aneddoto delizioso, sulla Cerquabella, viene raccontato dal signor Mario. Nell’incavo del primo palco dei rami, quando pioveva, soleva formarsi una pozza d’acqua, una sorta di vasca la quale, complice la frescura prodotta dal denso fogliame che impediva l’evaporazione, permaneva a lungo. Era oltremodo simpatico, ricorda il signor Mario, vedere il continuo andirivieni degli uccellini che si recavano a bere.

In veste estiva

In veste estiva

Da tempo, purtroppo, il fusto della bella Quercia è tutto invaso dall’edera che, oltre che essere un notevole ostacolo alla contemplazione della bellezza della pianta, a lungo andare può costituire un pericolo per la sua salute, e perfino per la sua sopravvivenza. Un intervento, anche da parte delle autorità comunali che avrebbero tutto l’interesse a salvaguardare un patrimonio di bellezza comune, non sarebbe mal accetto.

Valido Capodarca