Montegiorgio → Architettura

Montegiorgio Teatro 150

Il Teatro di Montegiorgio

XVIII secolo

L’edificio del teatro si presenta come un fabbricato di notevole mole, un tempo isolato. Prospetta a nord sul piazzale Alaleona e questa facciata è chiaramente incompleta in quanto verso la fine del XIX secolo i fondi per completare la facciata furono utilizzati per le rifiniture interne. Su questa poggia un lato dell’antica Torre di Palazzo con campanone ed orologio. L’edificio ha una pianta rettangolare con dimensioni esterne di ml. 40,63 di lunghezza esclusa la torre, ml. 19,05 di larghezza e ml. 14,00 di altezza fino al cornicione dal lato dell’ingresso e ml. 17,00 come altezza media a valle; l’altezza della torre è di ml. 22,00. All’interno, il palcoscenico ha dimensioni di ml. 15,43 x ml. 8,95 e un boccascena largo ml. 8,61, mentre la platea ha una lunghezza di ml. 12,50, una larghezza di ml. 10,00 ed un’altezza interna media di ml. 14,00 nel quale sono disposti tre ordini con diciassette palchi ed un loggione.
La copertura è del tipo a due falde, con struttura composta da capriate lignee e manto di copertura in coppi. È costruito interamente con mattoni in laterizio faccia a vista e la facciata principale su via Roma è suddivisa in due ordini con finestre delimitate da una cornice archivoltata sempre in laterizio al piano terra e finestre concluse da una cornice a trabeazione al piano primo in asse con quelle sottostanti.
Sono sormontate da piccole finestre circolari sempre con cornice in laterizio.
La facciata viene completata da uno sporgente cornicione. Il prospetto su via Umberto I è simile a quello di via Roma, ma con un basamento notevolmente più alto dato il dislivello e l’inserimento di alcune uscite di sicurezza.
Le prime notizie che riguardano la costruzione dell’attuale teatro riguardano l’incarico che viene dato nel 1869 all’architetto-ingegnere Giuseppe Sabbatini di Montegiorgio, di redigere un progetto per la ricostruzione del teatro che occupasse tutto l’edificio del vecchio palazzo comunale e risultasse di dimensioni maggiori.
Il vecchio teatro si trovava in un salone del vecchio palazzo comunale, era composto da tre ordini interamente in legno, ognuno di tredici palchi, mentre in platea trovavano posto quaranta spettatori.
È nella seduta del 12 marzo 1870, che il Consiglio Comuale di Montegiorgio approva all’unanimità il «Primo Piano di Esecuzione del Nuovo Teatro Comunale ». Tale progetto redatto dal concittadino architetto Giuseppe Sabbatini comprende anche la sistemazione delle strade di accesso, di collegamento alla strada delle Noci, la sistemazione delle aree limitrofe e le espropriazioni necessarie per la nuova sistemazione di questa zona del paese.
(Una notizia interessante sull’architetto o ingegnere Sabatini riguarda il fatto che il 2 novembre 1871 viene approvato il progetto di restauro e rinnovo della chiesa di S. Nicolò presentato dall’ingegnere Giuseppe Sabatini per una spesa complessiva di L. 9.576,28).
Tale progetto viene approvato contemporaneamente ai lavori di sistemazione del palazzo comunale che in precedenza occupava l’area dell’attuale teatro poi viene spostato di fronte al monastero di S. Chiara nel palazzo Sant’Agostino.
Il sindaco nel presentare tale progetto invita i consiglieri comunali a non farsi spaventare dalla cifra complessiva che prevede una somma di L. 6.989,59 per i lavori di sistemazione del palazzo Comunale e L. 78.866,36 per i lavori del teatro e delle strade.
Comunque tale approvazione risulterà solo il primo passo per l’esecuzione del progetto definitivo, che verrà consegnato sempre dall’architetto ingegnere Sabbatini in data 11 aprile 1877, dopo sette anni e la stesura di tre progetti con diverse soluzioni.
Infatti nella relazione allegata a questo progetto del 1877 integrato da una variante del 1879 si legge:
«…con delibera consiliare del giugno 1876 allo scrivente venne affidata la redazione di un terzo progetto [che risulterà poi quello definitivo anche se modificato con piccole varianti] per la ricostruzione del teatro, destinandogli la località di quello esistente, per le parziali modificazioni al perimetro, perché l’ampiezza di questo potesse più ragionevolmente corrispondere all’animato del Paese».
Per spiegare quante difficoltà siano emerse nella redazione di questo progetto, basti pensare che sarà necessaria una nuova variante in data 8 giugno 1879 e che i lavori inizieranno 11 anni dopo l’incarico di preparare il progetto. Inoltre durante il verbale di consegna avvenuta il 30 dicembre 1880 vengono descritte nove ulteriori modifiche al progetto appaltato e, in data 2 gennaio 1881, viene presentata una perizia di variante sempre dell’architetto Sabbatini che prende atto di modifiche nelle demolizioni.
In effetti si trattava non solo di progettare il nuovo teatro ma anche di ridisegnare un nuovo quartiere con la previsione di espropriazioni, demolizioni e la costituzione di nuove strade che rendevano questa zona ancora più rilevante per l’intero paese.
Il progetto quindi ridisegnava tutto il piazzale come oggi lo vediamo e che risulta delimitato dal teatro, dal palazzo Alaleona e dal convento delle Clarisse e la sua realizzazione è prevista insieme alle due nuove strade che delimitano il teatro, una che dà accesso al convento di S. Francesco oggi sede del palazzo comunale e l’altra alla strada delle Noci.
Dal quadro dei lavori allegato al progetto del Sabbatini risulta una spesa generale di L. 50.000,00.
Con delibera del 30 settembre 1879 e successivo atto di sottomissione in data 3 dicembre 1879, i lavori furono concessi in appalto al signor Pietro Fattorini del fu Vincenzo, impresa locale, al prezzo di lire 38.270,00 con un ribasso di lire 432,70.
L’incarico della direzione lavori fu affidato allo stesso architetto Sabbatini che con «Verbale di Consegna» del 30 dicembre 1880 dava formale inizio all’opera che verrà realizzata dall’impresa Fattorini.
Quindi come già scritto, fin dall’inizio dei lavori si resero necessarie delle modifiche,
in particolare per le parti di muro da demolire e per gli scavi da effettuare. La prima modifica riguardò un ampliamento della demolizione del vecchio muro ad ovest poi successivamente «verificate le pessime condizioni degli altri vecchi muri di facciata cioè quello ad Est verso Clementi e quello a Sud verso l’orto Crisi, l’Amministrazione Comunale ne ordinò l’immediata demolizione e ricostruzione del primo in linea con la parte già costruita e del secondo in linea coll’esistente vecchio muro sporgente». Da queste notizie rintracciate nel collaudo del 1885 si può dedurre che la pianta rettangolare fu una conseguenza «forzata» decisa durante il corso dei lavori, che comportò un aumento di L. 2.600, somma concordata dall’amministrazione con l’appaltatore, anche se da disegni generali del 1883 il teatro viene già disegnato rettangolare.
Sempre dal collaudo, consegnato dall’ingegnere Vincenzo Maggi, il 17 ottobre 1885, si possono ricavare le seguenti notizie:
– i lavori appaltati all’impresario Fattorini e iniziati nel dicembre del 1880 furono ultimati nel dicembre del 1882, quindi i lavori della struttura furono completati in due anni;
– il 17 ottobre del 1885 l’ingegnere incaricato collauda i lavori che hanno concorso alla costruzione del teatro comunale anche per la quantità e la qualità utilizzati, affermando che l’appaltatore Fattorini ha regolarmente adempiuto a quanto al medesimo veniva richiesto dal «Capitolato Speciale» e colla maggiore convinzione derivante dal tempo che i lavori medesimi sono stati compiuti.
Nella seduta del Consiglio Comunale del 26 ottobre 1886 viene presentato il progetto dei lavori di completamento del nuovo teatro, affidato all’ingegnere architetto Sabbatini Giuseppe. I lavori consistono nella costruzione della facciata principale… (che non verrà mai realizzata), nella pittura, nella doratura, scenografia, marchingegni, mobilio e lumi, il cui ammontare complessivo ammonta a L. 20.576,08.
Nella seduta del Consiglio Comunale del 28 aprile 1887 viene presa la decisione sui lavori di completamento dell’interno del teatro. Erano state presentate due proposte sulla base del progetto dell’architetto Sabbatini. La prima del sig. professor Salomone Salomoni di Fermo, che innalza il prezzo dei lavori previsti dal Sabbatini da L. 9.025,51 a L. 12.294,03 lasciando inoltre a carico del Comune la costruzione del ponte.
E la seconda del professore Giovanni Picca di Ascoli Piceno che prevede una spesa di L. 10.693,63 compreso il ponte ed altra qualsiasi occorrenza.
Si afferma che la proposta del Picca è stata fatta esaminare dal Sabbatini, che la riconosce equa ed accettabile anche perché in precedenza si pensava di riutilizzare del vecchio materiale per il ponte allo stato, però, non più disponibile.
I lavori di completamento prevedevano tutta una serie di lavori di rifinitura che consistevano:
1. nella pittura interna a tempera dei vari locali;
2. nella pittura di teloni e quinte;
3. nella doratura a velatura delle decorazioni architettoniche e ornamentali, pitturando a bianco neve varie parti di queste ultime;
4. nei meccanismi quali telai, motori, congegni, rocchetti e arganetto per innalzare e abbassare i teloni, i telai per le quinte, i tubi di legno per guidare i pezzi che vengono applicati per tirare i teloni, le braccia fisse per fermare le corde al muro e le pulegge per agevolare i movimenti;
5. nell’acquisto di mobili necessari alla platea, ai palchi, al loggione e ai camerini;
6. nell’acquisto di lumi a petrolio occorrenti tanto nel palcoscenico quanto per le corsie; dell’acquisto del lumiere per il vano d’ingresso e per l’atrio ad un sol becco e a trenta becchi per la sala teatrale;
Il collaudo dei lavori interni redatto dal perito Albanesi, viene approvato dal Consiglio Comunale in data 23 dicembre 1889, dopo che il verbale è stato esaminato da una commissione nominata il 14 dicembre e dopo che il Consiglio Comunale aveva approvato lo stato finale dei lavori di completamento con delibera del 15 luglio 1889, per la somma di L. 10.500,00.
Una curiosità: questa delibera del Consiglio Comunale che approva il collaudo dei lavori di completamento, viene approvata senza voti contrari ma con l’astensione dei signori Giambattista Compagnoni e Giacomo Sabbatini; il primo perché rappresentante legale del professor Picca e il secondo perché fratello dell’ingegnere Sabbatini, progettista e direttore dei lavori del teatro e redattore dello stato finale dei medesimi.
In data 25 febbraio 1890 viene proposta la nomina di una commissione che presenti entro un mese una relazione riguardante l’apertura del nuovo teatro con opera in musica nel prossimo settembre e che riferisca sui proventi dei beni amministrati dalla congregazione teatrale.
Tale proposta viene approvata e viene stabilito che la commissione dovrà esaminare i conti della congregazione e riferire quanta somma disponibile vi sia; dovrà osservare quali lavori siano ancora necessari ed essenziali perché il teatro possa venire aperto, indicare quale somma può disporre il Municipio per l’apertura del teatro e proporre un’opera confacente alla circostanza e indicare la spesa che potrà essere necessaria.
In data 30 maggio 1890 la commissione presenta la relazione dalla quale emerge:
– che la congregazione teatrale può disporre di L. 1.016,57 – il comune di L. 5.321,16 compresi i residui passivi al quale si potrebbero aggiungere L. 398 dal pagamento dei palchetti e L. 50 dalla cessione dei palchi da parte del Municipio per una somma complessiva di L. 6.785,73;
– risulta ancora che per l’apertura del teatro occorrano alcuni lavori indispensabili di completamento, che potrebbero raggiungere la somma approssimativa di L. 764.
– si fa riflettere all’utile che indubbiamente verrebbe a risentire la popolazione con l’apertura del nuovo teatro, specialmente ora che le condizioni economiche della popolazione non sono punto soddisfacenti;
– non sembra in quest’anno che nei Comuni vicini si abbiano trattenimenti musicali;
– che i condomini da 14 anni paghino senza poter disporre della loro proprietà e per compenso del pagamento sostenuto verso l’erario comunale la cittadinanza non desidera altro che godere di uno spettacolo musicale.
Il sindaco propone la revoca della deliberazione del 1886, nel quale vengono stanziate delle somme per la costruzione della facciata e invita a deliberare di utilizzare tale somma per l’apertura del teatro con opera in musica nel prossimo settembre. Fa osservare che le condizioni economiche del Comune non permettono per ora di poter provvedere a tali lavori, che dovranno quindi essere rimandati a migliore occasione; che se anche non si dovessero toccare le quote esistenti ai residui passivi, difficilmente si potrebbe aprire il teatro per molti anni.
Tale proposta viene approvata con l’astensione del consigliere Nicola Alaleona, il quale ritiene che i mezzi e le forze di cui può disporre l’amministrazione comunale non sono sufficienti per riuscire convenientemente nell’intento desiderato.
Nel 1891 vengono completate tutte le rifiniture e viene nominata una commissione per l’apertura del teatro, intanto, con delibera del Consiglio Comunale del 20 giugno 1890, parte della somma destinata alla facciata era stata stornata al completamento dei lavori ed alla scorta teatrale per lo spettacolo di inaugurazione che avviene nel settembre del 1891 con lo spettacolo Maria di Rohan.
Inizialmente prese il nome di teatro dell’Aquila, nel 1914 in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Verdi il teatro fu intitolato a questo grande musicista, poi l’8 settembre 1945 fu definitivamente intitolato al musicista montegiorgese Domenico Alaleona.
Subito pochi anni dopo l’inaugurazione con precisione nel gennaio del 1893 viene presentata una perizia sempre dall’ingegnere Sabbatini per lavori antincendio, tra i quali la posa in opera di bussole nell’ingresso e consolidamenti alle murature.
Tra i lavori più significativi dei primi anni dopo l’inaugurazione, ci fu l’incarico del Consiglio Comunale nel 30 settembre 1901 all’ebanista Giacomo Calisti, riguardo il progetto per l’arredamento dei palchetti del teatro. Infatti, l’amministrazione, preoccupata dei guasti che arrecano le seggiole alle pareti dei palchetti, esprime la necessità di ovviare a siffatto inconveniente, fornendo a ciascun palchetto due piccoli divani imbottiti ed una spalliera in legno per proteggere la carta da parati. Giacomo Calisti viene incaricato di realizzare sessantasei divani consimili al campione presentato al prezzo di L. 6,20 cadauno.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore, Fermo – pag. 209, 214