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Monte rinaldo archeo 150

Il santuario in località “LA CUMA” di Monte Rinaldo

II-I sec.a.C.

Fotografia e montaggio Giovanni Vagnarelli
Colonna sonora OGAM musiche celtiche

Alla fine degli anni Cinquanta del ‘900, il rinvenimento casuale in località La Cuma, a poca distanza dal borgo medievale di Monte Rinaldo, di alcune strutture murarie in blocchi squadrati di arenaria diede il via ad una serie di fortunate campagne di scavo che permisero di riportare in luce parte di un grande santuario di età tardo-ellenistica (II-I sec.a.C.).

Santuario

Santuario

Il complesso monumentale, a quanto risulta a tutt’oggi già in origine isolato nella campagna fermana e posto ad occupare un ampio terrazzamento collinare in buona parte di natura artificiale, può agevolmente essere ascritto ad uno schema tipologico e planimetrico ampiamente attestato nell’Italia centrale per questa fase cronologica, che vede un grande porticato posto ad inquadrare, quale cornice monumentale, l’edificio di culto vero e proprio (il tempio) e le altre eventuali strutture ad esso annesse o collegate. Questi stessi elementi sono certamente presenti in quanto riemerso in località La Cuma di Monte Rinaldo, dove il complesso si compone ad oggi, (ma parte del santuario è certamente ancora da scoprire), di un porticato in due bracci sui lati settentrionale ed orientale (A-B), dai resti del tempio (C), da un edificio rettangolare di incerta destinazione (D), e da un pozzo (F), attualmente non più visibile.
Se questo è quanto ad oggi accertato, altamente probabile appare la presenza, sulla base non solo o non tanto dello schema canonico di questo tipo di complessi monumentali, in cui frequenti e vari sono gli adattamenti alla natura dei luoghi, di un terzo braccio del portico a chiudere il lato occidentale, sintomaticamente posto verso monte, mentre per certa deve essere data una maggiore lunghezza di quello orientale, come testimoniato da recenti sondaggi realizzati dalla Soprintendenza Archeologia delle Marche.
Seppure in via ipotetica ne deriva, in definitiva, l’immagine originaria di una piazza dalle proporzioni assai più allungate di quelle che lascia intendere la sistemazione attuale, e con una quinta architettonica che abbracciava su tre lati l’edificio di culto vero e proprio, così come testimoniato in vari altri esempi di santuari tardo-ellenistici, anche in area medio-adriatica.
Il porticato che chiude il complesso sul lato di fondo (A), a duplice fila di colonne (porticus duplex), presenta un orientamento Est-Ovest per una lunghezza di ben m 63,50 ed una larghezza di m 10,10. Esso è formato da un muro di fondo in blocchi di arenaria e da due colonnati paralleli, quello interno di ordine ionico-italico con colonne alte m 6,80 (di cui 4 rialzate), di ordine dorico quello esterno, con colonne alte m 4,75 (di cui 7 rialzate). Alle estremità (E, E’) sono stati ricavati due ambienti chiusi su tre lati (m 10,30×5,50) ed aperti verso l’interno tramite un breve colonnato di ordine ionico, i cui capitelli si datano entro la seconda metà del I secolo a.C. Dei due, il piccolo vano orientale (E’) costituiva certamente l’elemento di snodo per il secondo braccio porticato che chiudeva il complesso su questo lato (B), ed un’analoga funzione doveva svolgere lo speculare, piccolo vano E nei confronti dell’ipotetico braccio porticato occidentale.
All’interno dell’angolo creato dai due portici oggi visibili (A-B) si collocano, con orientamento Nord-Sud, i resti delle fondazioni del tempio (C), del tipo forse a tre celle con colonne di ordine tuscanico sulla fronte (II-I sec. a.C.). Anche in questo caso, è certamente completa la dimensione della larghezza, di cui è noto l’intero lato di fondo, mentre ancora da determinare è la lunghezza originaria.
Immediatamente ad Ovest dell’edificio templare, e forse con questo collegato da un punto di vista funzionale, è un secondo edificio (D), suddiviso al proprio interno in cinque piccoli vani di cui almeno uno interpretabile come vasca, dato questo che sembra assumere un particolare significato se letto in associazione alla peculiare presenza di un pozzo (F) immediatamente alle spalle della costruzione: la natura e la posizione di questo apprestamento, individuato in fase di scavo ed oggi non più visibile, e la prossimità a spazi legati all’uso dell’acqua sembrano suggerire un probabile collegamento funzionale con i riti ed i culti officiati all’interno del santuario.
Da un punto di vista cronologico, sulla base dei materiali rinvenuti durante le campagne di scavo succedutesi nel corso degli anni la prima fase di vita del santuario, precedente forse all’effettiva monumentalizzazione, potrebbe risalire già al III secolo a.C., come testimoniato da un gruppo di votivi anatomici e da una serie di statuette votive di tipo etrusco-laziale. Gli edifici oggi in luce sarebbero invece da ascrivere ad una fase successiva, inquadrabile tra la metà del II secolo a.C. e gli inizi di quello successivo, mentre rifacimenti e migliorie relativamente più recenti, di che entità non è possibile dire, sono comunque ipotizzabili fino al periodo a cavallo fra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale (fine del I secolo a.C.).
Al periodo compreso fra il II il III secolo d.C. sembra doversi datare invece il periodo di abbandono del santuario, con ogni probabilità conseguente ad una serie di frane e terremoti che, andando ad aggiungersi ad una costante instabilità della terrazza artificiale, dovettero compromettere le stesse strutture edilizie, per le quali si avviò un processo di spoliazione finalizzato al recupero di materiale da costruzione.
Se, in definitiva, il silenzio delle fonti e la mancanza di uno studio sistematico sui materiali e sugli edifici non consentono allo stato dei fatti di identificare né la divinità cui il santuario era votato né le modalità dei riti che al suo interno si svolgevano e la funzione precisa di parte degli stessi resti monumentali, in alcuni casi non chiari fin dalla planimetria, ciononostante il santuario di Monte Rinaldo nel suo complesso rientra in una ben nota tipologia di complessi sacri tardo-ellenistici, realizzati spesso in ambito extraurbano e racchiusi da ali porticate che dovevano, oltre a costituire una monumentale quinta architettonica, essere almeno in parte collegati e funzionali al culto e al rito, che la presenza del pozzo e di altri apprestamenti legati all’acqua e la stessa natura degli ex voto esposti nel vicino Museo civico permettono di leggere in questo caso come di natura salutifera, forse in relazione ad un’antica sorgente ritenuta in qualche modo curativa.

Dott. Giorgio Postrioti
Funzionario Soprintendenza