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Il palazzo comunale – Montegiorgio

Nella storia del nostro paese, la sede del palazzo comunale ha dato il nome alla contrada Palazzu. Durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio con cambio di destinazione (1880), la sede del Comune diventa prima palazzo Sant’Agostino e poi definitivamente l’ex convento di San Francesco, con un periodo dopo il 1930 nel quale sono utilizzati in affitto i locali di palazzo Alaleona. Di seguito si elenca una serie di notizie collegate al palazzo ed alla sua torre.
Una delibera del Consiglio Comunale del 20 aprile 1805, parla di traslazione del quartiere militare al primo piano del Palazzo del Priore e si accenna al fatto che l’edificio è molto rovinato.
Nel 28 aprile 1805 in Consiglio si chiede la benigna approvazione di fabbricarsi in sito stabile e conveniente la nuova torre per collocarvi la rifusa campana e l’orologio con i quarti approvato fin dal 22 settembre 1802: «Orologio co’ quarti, il di cui comodo uso è a tutti noto, in luogo dell’orologio semplice che abbiamo ridotto ugualmente in pessimo stato». Per sostenere la spesa oltre ai proventi stabiliti, si afferma che vi è unito il valore di due torrioni ora inutili sopra la porta del paese detta di San Giovanni e dell’altra di Santa Maria, dei quali si ottenne per sovrano ordine la demolizione per la costruzione della nuova torre fin dal 1803. Si parla inoltre di torre chiusa e laterale al palazzo pubblico essendo pericoloso il campanile aperto in mezzo al pubblico palazzo.
Nella delibera del 1° aprile 1807 si afferma: «riconosciutasi in atto pratico mostruosa la bassezza della nuova torre nel sito da collocarvi l’orologio, per rimediarvi a maggior soddisfazione di tutti… e che non resti imperfetta una tal opera di non indifferente spesa e di perpetua memoria, si eseguisca la maggiore elevazione in altri palmi dodici» spesa da sostenere con la vendita di vari siti pubblici che restano inutili alla comunità.
Una delibera del Consiglio Comunale dell’8 marzo 1817 riferisce di «un abbassamento del tetto della distrutta chiesa annessa al Palazzo Pubblico» (palazzo Sant’Agostino), si trattava del tetto della chiesa di S. Salvatore.
Con la delibera del 23 agosto 1823 il Consiglio Comunale decise di costruire una nuova chiesa. Si riprese la decisione di riparare il muro fatiscente di questo Pubblico Palazzo, «ora divenuto esterno per la caduta del tetto della chiesa annessa», argomento già trattato dal Consiglio Comunale del 29 luglio 1823, e fu stabilito che occorre una perizia di spesa per il restauro.
Una delibera del Consiglio Comunale del 17 agosto 1833 riporta che vengono sospesi i lavori per il rifacimento della parete, a seguito del crollo della facciata della chiesa e perché una parte dei locali del palazzo va destinata alle carceri.
Una delibera del Consiglio Comunale del 7 luglio 1869 chiede il rifacimento del palazzo comunale e del nuovo teatro.
Nel Consiglio del 13 novembre 1872, si discute la proposta del rifacimento della vecchia macchina oraria nella torre del pubblico palazzo, con l’intento di trasferire la vecchia macchina nella torre del soppresso convento di San Francesco «a maggior comodo dell’intera popolazione con riserva a quando si fosse ottenuta dal Governo, oggi proprietario dell’anzidetto Convento la facoltà di far uso della torre e delle campane». L’amministratore ecclesiastico di Fermo nell’esprimere l’assenso, pone la condizione che l’accesso alla torre debba farsi nella chiesa attigua senza servitù del chiostro, in modo da fissarsi di concerto con il superiore del convento e che il tutto sia eseguito a spese del Municipio (probabilmente questa proposta non ebbe alcun seguito).
Nel periodo nel quale furono realizzati i lavori del teatro (1880-1920) palazzo Sant’Agostino è stato sede municipale.
Una delibera del Consiglio Comunale del 27 novembre 1933 recita «in seguito ad un terremoto avvenuto 08 ottobre 1930, il fabbricato comunale di S. Francesco, sede comunale, deve essere sgombrato per cui si prendono in affitto i locali di proprietà degli eredi Alaleona».
Una delibera del Consiglio Comunale del 1936 prevede, in seguito ai danni provocati dal terremoto e dai fulmini, di restaurare la chiesa di S. Francesco, il campanile e il Palazzo Comunale.
Una delibera del Consiglio Comunale del 27 ottobre 1946 afferma che:
«…l’Ufficio del Genio Civile di Ascoli Piceno ha potuto includere nel programma dei lavori di opere pubbliche finanziate, un milione per i lavori di somma urgenza per la riparazione del fabbricato del Municipio di Montegiorgio;
– vi è una situazione locale di preoccupante disoccupazione;
– si accerta l’impossibilità da parte del Comune di eseguire le riparazioni del fabbricato a totale proprio carico».
Una delibera del Consiglio Comunale del 15 giugno 1947 aggiorna la situazione della perizia dei lavori di riparazione del municipio.
In una lettera inviata al ministro dei Lavori Pubblici del 10 luglio 1949, si chiede che sia rispettata la promessa fatta in occasione di una visita dello stesso ministro, di restituirci sistemato il palazzo comunale.
Una lettera dell’ufficio del genio civile di Ascoli Piceno datata 14 novembre 1949, dichiara che il Provveditorato alle Opere Pubbliche ha approvato un programma fra cui sono compresi i lavori di riparazione dell’edificio comunale danneggiato da eventi bellici per l’importo di L. 32.000.000 e si prega il Comune di trasmettere il progetto completo.
Il 16 novembre 1949 il ministro Tupini comunica che il finanziamento L.32.000.000 per i lavori di restauro del palazzo è stato incluso nella legge.
Una lettera del sindaco Del Bello del 4 ottobre 1951 riferisce:

«…è ben noto che il Palazzo Comunale è stato da vari anni abbandonato, perché in condizioni statiche di grave pericolo, che non ne consentono l’uso nemmeno parziale;
– che i lavori di restauro vennero inclusi nel 1949 nella nuova legge dei LL.PP. Con pagamento differito della spesa;
– il progetto dei lavori per tale importo all’esame del Consiglio Superiore della
Magistratura fin dai primi del 1950, non ha avuto mai esecuzione;
– che nel novembre del 1950 venne effettuato un sopralluogo dall’Ispettore
Generale del Ministero dei LL.PP. e in seguito a tale sopralluogo venne predisposto un nuovo progetto completo con una previsione di spesa di £. 38.000.000;
– che il progetto giace presso il Provveditorato delle OO.PP. di Ancona e sembra destinato ad arenarsi per varie ragioni, che in verità appaiono fondate.
Infatti è ovvio che se tale finanziamento dovesse risultare invariato o subire una lieve integrazione, Montegiorgio non raggiungerebbe mai lo scopo di avere una casa comunale stabile e sicura, efficiente e funzionale, in quanto con la somma posta a disposizione si potrebbe ottenere appena un rabberciamento generale della vastissima mole esistente. Non bisogna dimenticare che il progetto completo prevede una spesa di £. 85.000.000.
Dinnanzi a questi ostacoli di ordine soprattutto finanziario che appaiono insormontabili, l’amministrazione si è preoccupata di studiare una soluzione che contemperando una spesa più modesta, offra la possibilità concreta e sollecita di riavere la propria casa.
Le soluzioni prospettate sono due:
Abbandonare la vecchia casa comunale e ricostruirla in un’altra area;
Demolire la vecchia casa e ricostruirla in mole più modesta nella medesima area.
La prima soluzione si è dovuta scartare per mancanza di area idonea.
Resta la seconda soluzione e cioè la demolizione della vecchia casa e ricostruzione sulla medesima area. Questa soluzione, scelta dopo accurato studio con tecnici competenti, è realizzabile in breve tempo e preferibile, in quanto con una somma leggermente superiore a quella messa a disposizione si avrebbe una casa comunale completa, moderna, efficiente e funzionale.
Poiché la mole della vecchia costruzione è imponente e vastissima, con mura di spessore notevolissimo, la spesa di demolizione verrebbe ampiamente compensata dall’ingente materiale di recupero.
Qualcuno sconsiglia una nuova costruzione nell’area della vecchia, in quanto il terreno sarebbe di natura franosa, ma in realtà tale pericolo non sussiste in quanto la vecchia casa ha resistito centinaia di anni, le sue mura perimetrali sono tuttora perfettamente a piombo, nonostante l’immenso peso del tetto, delle sovrastrutture e la forte spinta delle volte reali ed i numerosissimi terremoti che da vari secoli a questa parte hanno scosso la zona.
L’accoglimento di questa seconda soluzione non è quindi ostacolata da motivi tecnici ma preferibile per motivi di ordine finanziario.
Montegiorgio è l’unico Comune rimasto senza casa comunale i cui uffici sono sistemati alla buona in un vecchio fabbricato.
Questa amministrazione chiede al Ministero l’autorizzazione a impiegare la somma di £. 32.000.000 per la demolizione e conseguente ricostruzione della casa comunale nella medesima area attuale».

Con delibera della Giunta Comunale del 9 dicembre 1952, viene approvato il progetto per la ricostruzione del palazzo comunale, che prevede la demolizione della vecchia sede e ricostruzione ex novo nella medesima area di un nuovo edificio, avendo avuto la comunicazione dall’ufficio del genio civile di Ascoli Piceno che lo Stato avrebbe contribuito alla nuova opera.
In una lettera dell’8 aprile 1954 inviata alla Soprintendenza ed al Genio Civile, il tecnico incaricato del progetto e della direzione lavori, architetto Mariano Pallottini, fa riferimento ad un telegramma pervenuto dalla Soprintendenza nel quale constatata l’importanza prospettica dello scalone del palazzo comunale (con pitture di Pio Panfili che trasformano illusorialmente la realtà spaziale con finte architetture, 1773-74)106 si impone la conservazione completa di ogni suo elemento e in considerazione della monumentalità della chiesa trecentesca devesi stabilire una zona di rispetto. Pertanto dovrà essere studiato un nuovo progetto completamente staccato dalla chiesa. Invito immediata sospensione.
L’architetto in risposta comunica che ha provveduto a sospendere i lavori e riassume i precedenti:

«Nell’agosto del 1952 a seguito di incarico avviai lo studio del progetto in oggetto e per la condizione di estrema fatiscenza del vecchio edificio conclusi per la convenienza di non conservare nulla del medesimo perché anche la scala non consentiva un ragionevole recupero, …aveva orribili scalini in pietra grigia ed una sconnessa balaustra in legno.
Giudicati scarsi i motivi di ordini artistico e l’originalità della costruzione e mancando la possibilità di inserire funzionalmente un mastodontico scalone in un modesto edificio ad uffici, in considerazione anche degli oneri per la restituzione in pristino.
La vecchia costruzione occultava totalmente la chiesa, il progetto prevedeva di riportarne in luce circa un terzo, lasciando in vista tutto il fregio esterno.
Nel nuovo progetto mi sono attenuto alle richieste della Soprintendenza ed il progetto così approvato è stato appaltato nel giugno del 1953.
Il ritardo nello svolgimento dei lavori mi ha consentito di studiare un terzo progetto che prevedeva un miglior inserimento dello scalone monumentale».

La soprintendenza richiederà un quarto progetto aumentando gli oneri di conservazione con l’aggiunta della integrale ricostruzione della scala e dell’isolamento totale della chiesa con un arretramento di metri due.
In una richiesta di contributo statale del 10 ottobre 1954, viene riportata la seguente cronistoria:

«È ben noto che il Comune di Montegiorgio da diversi anni non ha più casa comunale, perché gravissimamente danneggiata dagli eventi sismici.
Dopo lunghi studi e vari sopralluoghi di funzionari del Genio Civile e del Ministero del LL.PP. è apparsa soluzione più conveniente quella della totale demolizione e della costruzione ex novo. È stato infatti accertato che per i soli lavori di riparazione non sarebbero stati sufficienti cento milioni.
Interessato anche il Provveditorato alle OO.PP., questo confermò la soluzione della demolizione, mentre fece accertare e periziare il danno bellico, che venne stabilito in £. 25.000.000. Tale somma sarebbe stata data a titolo di contributo, purché il Comune si impegnasse a sostenere la differenza.
Il progetto generale prevedeva una spesa di £. 71.000.000 di cui £. 46.000.000 a carico del Comune, ma successivamente ci sono state le richieste della Soprintendenza».
Continua esprimendo le necessità di reperire fondi per finanziare la somma a carico del Comune e chiede l’accoglimento della istanza di contributo.
Con delibera del 22 maggio 1955 viene approvata dal Consiglio Comunale una perizia di variante dovuta alle richieste della Soprintendenza dove l’importo generale di spesa si eleva a L. 75.300.000.
Nel marzo del 1957 viene approvata una proroga di 108 giorni per l’ultimazione dei lavori.
Con delibera della Giunta municipale l’8 marzo del 1958 viene approvato lo stato finale dei lavori delle opere murarie di completamento e rifinitura per un importo aggiuntivo di L. 17.933.000.
Non possiamo che esprimere tutta la nostra amarezza per la decisione di demolire il vecchio convento, simbolo architettonico e storico del paese.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 202, 207