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Il cardinal Montelparo

Commedia di Filippo Cruciani sul cardinale Gregorio Petrocchini di Montelparo (era il tempo di Sisto V)

Ci sono persone che hanno l’incantevole dono di coltivare con cura più talenti e di essere così versatili da dar buona prova di sé in più campi delle umane attività, anche non attinenti alla loro professione: tra queste possiamo senza dubbio annoverare Filippo Cruciani.
Ho avuto il piacere di incontrarlo per la prima volta anni fa ad un convegno; ero allora presidente del Gatt Fita Marche (Federazione Italiana Teatro Amatori) e Cruciani affermato oftalmologo e già apprezzato drammaturgo. Mi è venuto subito spontaneo, dopo l’incontro, pensare a quanto, in quel signore dall’aspetto austero ed affabile, si affiancassero due anime così lontane l’una dall’altra: …lo scienziato in carriera a Roma conviveva con l’uomo di cultura “nostrano”, dedito all’amore per la sua terra al punto da “metterla in scena” anche con testi dialettali curati e premiati, a livello locale e nazionale (uno dei premi ho avuto l’onore di conferirglielo nel 2008).
Negli anni, la produzione del nostro autore, si è arricchita di nuovi titoli e riconoscimenti. Di recente ha dato alle stampe un agile e curioso libello, dal titolo I racconti della cataratta, in cui l’oculista ed il piacevole narratore vanno a braccetto, dando buonissima prova come autore di racconti brevi, tra scienza, storia e fantasia… e proprio dai racconti in questione mi è apparso un altro talento ben coltivato dal dottore: la passione per la storia (che condivido, anche se con modesti risultati).
Spesso gli storici non professionisti amano fare incursioni nella materia che li appassiona con saggi divulgativi o addirittura con “spigolature” e curiosità che li allontanano dal metodo scientifico del basarsi su documenti. Il Cruciani, pur non rinunciando alla scorrevolezza dello scrivere del narratore, immette in ogni racconto (oltre alla prevedibile conoscenza della sua materia, l’oculistica) un sicuro e documentato impianto che intreccia più saperi con una naturalezza tale che il lettore non si può esimere da un piccolo esercizio di ammirazione, ogni volta che ne legge una pagina.
E proprio uno dei Racconti della cataratta ha per protagonista il Cardinale Gregorio Petrocchini, ovvero il Cardinal Montelparo, a cui Filippo Cruciani ha dedicato, a quattrocento anni dalla scomparsa, il testo drammaturgico dal titolo omonimo. Ma, attenzione, l’autore non si è limitato ad una commedia in due atti dal sapore insieme storico e popolare, ma ha voluto inquadrare il periodo storico in cui è ambien- tata, donandoci due documentati saggi che affronta- no brillantemente la vita del Cardinale, il papato del Marchigiano (e suo amico) Sisto V ed il più vasto contesto, tra Montelparo e Roma, in cui il Petrocchini ha operato e vissuto, dimostrando una genuina inclinazione, propria degli accademici, alla cura a tutto tondo delle informazioni al lettore.
Un servizio importante, per chi si accinge a leggere (o a vedere a Teatro) Il Cardinal Montelparo, perché la fine analisi storica immette il lettore (lo spettatore) nel momento e nell’ambiente da cui prende le mosse la Commedia, facilitandone la comprensione ed ancorando il soggetto, che pure si regge su dialoghi di chiara invenzione, ad accadimenti plausibili e reali, come la piaga del brigantaggio, che tanto occupò i pensieri del Pontefice Sisto V.
Sbaglierebbe chi pensasse ad una commedia di ambientazione storica d’occasione: certamente le celebrazioni Montelparesi a ricordo dell’illustre concittadino sono state il viatico per il lavoro, ma il nostro autore, che ama la sua terra ed è avvezzo a sbozzare figure popolari gustose e genuine (che ne dimostrano la grande dimestichezza con l’osservazione della vita quotidiana) fa irrompere tra personaggi “alti” i popolani, con i loro modi ed il loro linguaggio. Uno in particolare, Jacumi’ de Frichetto’, il contadino conterraneo del Petrocchini, è un divertito e sentito omaggio dell’autore alla sua terra d’origine, ma gli consente anche di conferire alla Commedia una sapidità ed una spigliatezza che fa bene al ritmo complessivo, oltre al divertimento che ne consegue.
Cruciani non rinuncia, dunque, a trattare un argo- mento “serio” impastandolo con inserimenti dialettali, intrecciando realtà ed artificio drammaturgico, sulla scia di grandi autori classici, che hanno fatto la storia del Teatro. Non sembri peregrino un pensiero a William Shakespeare, il quale usava in gran parte dei suoi drammi l’irruzione dell’elemento popolare, che è poi l’elemento della vita quotidiana, che è valore aggiunto e non “deminutio” dell’elemento letterario.
Leggendo la Commedia di Cruciani, Shakespeare mi viene in mente per un altro importante motivo: c’è un suo straordinario verso che dice che l’uomo ha “un piede a terra, l’altro tra le stelle”. Ebbene questo verso calza perfettamente su persone come Filippo Cruciani, il quale se ne va dalla sua terra, seguendo la sua vocazione di brillante uomo di scienza (e anche di lettere, oltre che di storia), ma alla sua terra fa costantemente ritorno, dimostrando di aver ben presente, nel cuore e nella mente, la radice che gli tiene il piede ben saldo nella terra, la sua!
E bene ha fatto l’Associazione Culturale – Compagnia Teatrale Il Murello di Montelparo a sti- molarlo a scrivere tante belle storie, che ne hanno ulteriormente saldato il vincolo con i suoi luoghi, perché è anche grazie a persone come il nostro autore (che non soffre certo di campanilismo) che il nostro territorio ed il suo linguaggio popolare, che per molti è ancora “la lingua del cuore”, riprende la sua dignità! …Spesso dimentichiamo che il vero prodotto tipico dei nostri bei paesi non è solo quello gastronomico, importante sì, ma non solo! …Il prodotto tipico più importante è la nostra umanità locale, con la sua cultura, il suo linguaggio ed i suoi modi. Esse trovano la loro valorizzazione nella dedizione di persone come il professor Cruciani, che è tra coloro che vanno segnalati per il loro impegno controcorrente, che ci fa riflettere sul pericolo di impoverimento, se non di desertificazione, del nostro mondo locale (sia chiaro, nessun becero localismo, ma vero approfondimento della cultura locale!).
A ben vedere, leggendo Il Cardinal Montelparo, si possono rintracciare i principi della moderna prosopografia, che basa la sua ricerca sulle persone, perché anche le più umili fanno la storia più grande, e non c’è niente di meglio del Teatro, per dare vita a personaggi ben delineati! In questo Cruciani ha un “mestiere” ormai consolidato, che gli permette di restituirci del protagonista un ritratto che non trascura gli aspetti più intimi, come la profonda devozione.
Spero che il lettore di queste povere note sia incuriosito e voglia leggere la Commedia, ma soprattutto seguirla a Teatro, visto che una Compagnia appositamente costituita la sta per mettere in scena: della Compagnia fanno parte alcuni attori di riferimento della Fita Gatt Marche delle province di Fermo ed Ancona (naturalmente la compagnia Il Murello è ben rappresentata dai Montelparesi D.o.c. Mariucci, padre e figlio, e dall’organizzazione tecnica!). Il mio rammarico è non poter dare altro contributo, per problemi personali, che queste modeste righe, ma spero vivamente di poter essere alla prima rappresentazione a Montelparo per applaudire la Commedia, ma soprattutto il suo autore, che ha dato ennesima prova della sua versatilità…
Ad majora, Filippo Cruciani, continui così, con “un piede a terra, l’altro tra le stelle”

Mauro Pierfederici

Direttore Artistico Nazionale dellaFederazione Italiana Teatro Amatori

 

Depliant di sala Il Cardinal Montelparo 7 AGOSTO 2013 

 

Staff Commedia IL CARDINAL MONTELPARO