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I decoratori a Montegiorgio

Il Settecento vede Montegiorgio, insieme a tanti altri centri delle Marche, investito da una fervida attività edilizia di ammodernamento e di decoro degli edifici sacri e di costruzione di palazzi gentilizi. Questa attività offre occasioni di lavoro ai pittori e ai decoratori di interni che si protrarrà per tutto l’Ottocento.
In una nota manoscritta (Archivio di Stato di Fermo) si sa che giunse a Montegiorgio il «30 agosto 1773… questa mattina venne di Bologna il sig. Pio Panfili pittore per dipingere a sotto in su la volta della scala nuova, convenuto per pittura, manifattura 2.140 …», la nota redatta in modo essenziale fa riferimento all’intervento del Panfili per lo scalone del palazzo comunale di Montegiorgio allora convento annesso alla chiesa di S. Francesco, si tratta di decorazioni improntate a un prezioso gusto scenografico che discende dalla tradizione dei Bibbiena e dalla lezione dei quadraturisti bolognesi.
Il ciclo di decorazioni eseguite nel palazzo dei marchesi Passari, iniziate verosimilmente sul finire del Settecento, si protrasse fino al 1900. Nelle volte di alcuni soffitti l’impianto quadraturistico viene concepito entro soluzioni agili, scattanti, particolarmente suggestive per l’uso di gaie e bizzarre grottesche, alcune delle quali di chiara derivazione classica.
Ne scaturisce un effetto di variata armonica ingegnosità che si apre su uno sfondato di modeste pretese illusive. Entro riquadri volteggiano le figure allegoriche della stanza delle Arti e dei Mestieri; si sporgono gli amorini presentando Angelica e Medoro, e dal medaglione centrale di un soffitto un putto che regge la torcia ci ricorda, rinnovando un motivo illusionistico ampiamente usato nella concezione quadraturistica del Sei-Settecento, la grande stagione decorativa di palazzo Bernetti per opera di Fontana e dei suoi collaboratori.
La varietà di soggetti tratti dalla natura e dai miti classici, il gaio concerto dei festoni, di putti impostati sull’emblema araldico dei Passari, di figurette mitologiche, l’accordo delle tinte, tenuto su tonalità di rosa antico, rossi pompeiani, azzurri, grigi perlacei, verdi teneri, creano un ambiente di armoniosa eleganza che, in forma ridotta, si ripeterà, nella semplificazione geometrica delle decorazioni, nei soffitti delle chiese e di palazzi patrizi. I decoratori che operarono a Montegiorgio nel corso dell’Ottocento hanno rappresentato una fiorente tradizione notevole per valore artistico anche se circoscritta alla bottega artigiana. Il riscontro che ebbero nel nostro paese è in relazione alle commesse dei privati per i numerosi palazzi nobiliari e borghesi e alla committenza della Chiesa. Si segnala in una nota manoscritta relativa alla chiesa delle Clarisse: «Ristrutturazione e Manutenzione Chiesa Monastero S. Chiara dal 1784 al 1929 …che il 20 ottobre 1828 Catalani pittore sta a dipingere l’appartamento in casa Calisti» la nota lascia intendere che il pittore non era disponibile ad eseguire la decorazione della chiesa perché impegnato altrove; la commessa venne affidata a Francesco Ercolani pittore e figurista di Macerata che presentò, in una lettera sempre nel 1828, la bozza per la pittura del volto della chiesa per un compenso di scudi 60. Parte del lavoro venne svolto da un tale Venanzio Ciccioni e Gianbattista Balzelli – aiutanti di bottega? – in 52 giornate e che il 3 febbraio 1829 riscosse il Balzelli, per conto dell’Ercolani, parte del compenso pattuito.
Una nota a sé meriterebbe l’apparato decorativo della collegiata dei Ss. Giovanni Battista e Benedetto che ad un primo ed essenziale lavoro eseguito da Luigi Cimarelli nel 1824-25 a cui è da attribuire la pregevole decorazione a finto marmo, seguì successivamente una decorazione accurata, di cui resta un disegno nell’archivio parrocchiale. Il lavoro venne svolto da Nicola Achilli, il cui progetto probabilmente fu concomitante o in previsione dei dipinti della volta tratti dai disegni di Luigi Fontana, ed ebbe inizio nel 1913. La decorazione ripartisce la volta in fasce diverse seguendo la segmentazione architettonica: fasce di lacunari con corolle di fiori aperte, elementi floreali e vari simboli nelle vele, e alternativamente fasce a riquadrature geometriche. Tale ricca e fantasiosa decorazione, al colmo della volta si interrompe ricavando tre ampie cornici entro le quali spiccano le tre Virtù Teologali: Fede, Speranza e Carità dipinte da Tommaso, figlio di Luigi Fontana. Attilio Tentoni, pittore e decoratore eseguì sul primo decennio del Novecento la decorazione della volta della chiesa dei Cappuccini a Montegiorgio prima di recarsi a Roma, dove nel 1908 attendeva alla decorazione della Scala Regia del Quirinale.

Mario Liberati

“Montegiorgio” di Mario Liberati – Andrea Livi Editore – pag. 237, 239