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particolare pala Pagani San Ginesio

Grandi a Monterubbiano: Vincenzo Pagani

Il pittore devoto fra Raffaello e Lotto – Monterubbiano 1490, 1568

Vincenzo Pagani rappresenta un caso emblematico di pittore dimenticato per secoli, che ora rivive un momento di valorizzazione.
Un “pittore devoto”  come il noto storico dell’arte Vittorio Sgarbi lo ha chiamato nella grande mostra dedicatagli a Fermo, molto vicino ai grandi e celebrati artisti del suo tempo. “Artista pieno di sorprese, con quella straordinaria capacità di recuperare volti, espressioni, movimenti, immergendoli in nuove composizioni che sono sue e soltanto sue” come ha scritto Pietro Zampetti.
Vincenzo Pagani nacque a Monterubbiano intorno al 1490 da Giovanni, anch’egli pittore. Formatosi all’impronta paterna, subì gli influssi del tempo, legati ancora nel Fermano alla scuola veneta del Crivelli, ma ben presto acquisì una dimensione propria, attingendo alle tendenze della scuola umbra, sotto gli influssi dell’Alamanno, del Perugino, di Antonio da Faenza, dell’Agabiti e, infine e principalmente, del grande Raffaello, con il quale non è escluso che ebbe un contatto diretto a Roma.
Purtuttavia, e questa è l’originalità del Pagani, non mancò di curiosità e di costante osservazione, “correggendo” grazie alla sua innata creatività, ciò che vedeva e apprendeva dagli altri pittori con le cui opere veniva a contatto.
Fu un pittore abbastanza attivo e prolifico. Le sue opere sono disseminate in molte località del Fermano e delle zone limitrofe (ebbe una forte committenza da parte dei francescani, ma anche dagli agostiniani) nonché, per effetto di spoliazioni e vendite successive, in alcune raccolte e musei italiani e stranieri, anche in vaticano.
Fu pittore sacro, “devoto” come è stato chiamato. Le sue Madonne ed i suoi santi inseriti in sereni e ricchi paesaggi che ricordano campagna e colline della nostra terra, lo hanno affermato nel tempo. In essi si riconoscono gli influssi della scuola pittorica umbro-marchigiana, ma anche il messaggio creativo di Lorenzo Lotto, il fascino di Luca Signorelli, il segno di Raffaello.
La sua pittura influenzò altri artisti dell’epoca: pur non potendo attribuirgli una “scuola” (la sua bottega continuò con i figli, pittori minori, fra questi il più distinto fu Lattanzio, che però non raggiunse la fama del padre) si può senz’altro affermare che Vincenzo Pagani è stato l’artista che ha saputo traghettare la pittura da vecchi stili (cari, spesso, alla committenza) verso le innovazioni che anticiparono il rinascimento.
Per questo i critici lo hanno riportato all’attenzione e questo rinnovato interesse non potrà, in futuro, non portare a nuovi temi di ricerca e novità sulla sua impronta artistica.
Pagani fu anche uomo pubblico: membro di reggimento, ricoprì vari e importanti incarichi per il Comune.
Morì a Monterubbiano nel 1568.

 Giovanni Martinelli

(Da “100 illustri personaggi del fermano” – Giovanni Martinelli – Andrea Livi Editore Fermo)