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Immagine del Beato Pellegrino 150

Beato Pellegrino da Falerone

Discepolo di san Francesco d’Assisi

Nella storia medioevale di Falerone e del circondario spicca la grande figura di un uomo, erede dei Signori di Falerone per discendenza, umile frate al servizio dei poveri e degli abietti per scelta. Ruggero nacque a Falerone intorno al 1198, figlio di Corrado e nipote di Ruggero detto Fallerone I°, acquisì in seguito l’appellativo di Pellegrino com’era usanza tra i Signori di Falerone di chiamarsi con pseudonimi.

Da giovanetto seguì i corsi del Trivio e del Quadrivio a Fermo studiando grammatica latina, retorica e dialettica, conseguendo ottimi risultati in tutte le discipline, anche se pochissimi tra i suoi parenti sapevano appena fare la loro firma.

Intorno al 1216 si recò a Bologna per frequentare i corsi di Giurisprudenza presso la celebre Università, appena in tempo per conoscere il famoso decretalista Bernardo di Balbo, del quale si procurerà tre libri per i suoi studi, nominati nel testamento del reverendo Corrado.

La svolta della sua vita avvenne il 15 agosto 1222, in seguito ad un discorso che San Francesco d’Assisi tenne a Bologna nella Piazza del Pubblico Consiglio davanti a tutta la cittadinanza, parlando degli angeli, degli uomini e dei diavoli con l’intento di sanare gli odi e le discordie riportando la pace fra gli uomini. Le parole di San Francesco decise ed efficaci toccarono il cuore dei presenti, specialmente quello dei giovani studenti Pellegrino da Falerone e Rizziero da Muccia, i quali chiesero al Santo assisiate di essere accolti nel suo Ordine. Il Santo acconsentì dando loro indicazioni sulla via da seguire per tutta la vita, predicendo a Pellegrino di “tenere nell’Ordine la via dell’umiltà“.

Nonostante egli fosse colto ed erudito, non volle mai essere ordinato sacerdote rimanendo allo stato laicale per occuparsi delle cose più umili e dei malati al servizio dei fratelli nel pieno rispetto della regola francescana. Nel suo vagare fra i conventi della Marca si fece apprezzare per il suo spirito di abnegazione e di amore per il prossimo unito ad una profonda estasi contemplativa e al rigore nella preghiera.

Molto raramente faceva visita ai suoi parenti restando con loro solo il tempo per esortarli ad amare Dio e non le cose di questo mondo. Visite che generarono sicuramente la vocazione del nipote Corrado e del Beato Giacomo da Falerone, conosciuto col nome di Giovanni della Verna (N.d.R. Si ricorda che i Beati Pellegrino e Giacomo sono raffigurati ai lati di San Fortunato nella pala di Domenico Malpiedi, conservata nelle chiesa dedicata al Patrono di Falerone).

 

Immagine del B.Pellegrino

Immagine del B.Pellegrino

L’amore per Gesù lo portò a voler imitare in tutto l’esempio e la vita di San Francesco. Per questo, armato di Vangelo, si recò in Terra Santa cercando il martirio. Ripercorrendo nel suo vagare i luoghi toccati da Gesù, predicava il Vangelo inginocchiandosi in terra e piangendo, suscitando ovunque fede e devozione. Con le sue predicazioni e il suo mistico esempio di religioso integralista, non solo fu risparmiato, ma riuscì persino a guadagnarsi rispetto ed ammirazione tra i musulmani.

Tornato in patria, prestò servizio presso i più piccoli e disagiati conventi della Marca, seguendo sempre la via dell’umiltà, lavorando ed accudendo i fratelli più bisognosi. Lo stesso Frate Bernardo da Quintavalle, il più prossimo a San Francesco, lo definì “uno de’ più perfetti frati di questo mondo”.

A questo punto della sua vita le fonti storiche sul nostro frate si interrompono. Nonostante qualche discordanza sulla data della sua morte, fonti storiche attendibili la datano al 5 settembre 1233 a San Severino Marche. Molto probabilmente fu sepolto nella chiesetta dedicata a Santa Caterina al castello, officiata dai P.P. Francescani. Dopo circa 70 anni ci fu la prima esumazione: il suo corpo era ancora integro dalla corruzione della carne, come sarà nel 1465 e nel 1512. Fu in seguito trasferito nella nuova e vicina chiesa di San Francesco. Nel 1585 il suo corpo disfatto fu composto in un’umile cassa di legno. Il 30 luglio 1865 le sue spoglie trovarono una definitiva collocazione presso il santuario della Madonna dei Lumi officiato dai monaci cistercensi, nell’altare della prima Cappella a destra. Attualmente esse sono state composte in una nuova urna, opera di un artigiano sanseverinate.

Subito dopo la morte, il suo culto si propagò rapidamente, tanto che già da allora a causa dei numerosi miracoli fu chiamato beato. Alcuni antichi scrittori testimoniano l’efficacia di una sua reliquia per la guarigione dal mal di denti e per le infezioni del cavo orale. A tal proposito esisteva un reliquiario d’argento ora trafugato, contenente un canino del Beato, che, toccando opportunamente la parte dolente, la sanava. Il suo culto fu approvato dal Papa Pio VII nel 1821, annoverandolo tra i beati del cielo.

Marco Armellini