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SILVESTRO BAGLIONI di Belmonte Piceno

(1876 -1957), fisiologo, scoprì per primo la necropoli di Belmonte

S.B.

S.B.

Il personaggio più illustre a cui Belmonte abbia mai dato i natali è senza dubbio Silvestro Baglioni. Vissuto a cavallo di due secoli (1876 -1957) ha abbracciato un’epoca storica di grandi cambiamenti, dall’invenzione del telefono nell’anno della sua nascita, al lancio nello spazio dei primi satelliti artificiali nell’anno della sua morte.

In questo lasso di tempo il nostro personaggio, partendo da una modesta condizione sociale (era figlio di agricoltori) ha saputo scalare fino alla vetta molti settori dello scibile umano e ha contribuito in maniera significativa al progresso della scienza in molti campi,
Silvestro Baglioni fu prima di tutto un grande fisiologo che compì con successo importantissimi studi riguardo le proprietà del sistema nervoso centrale: il “metodo Baglioni” e il “preparato centrale di Baglioni” sono ancora oggi la testimonianza più eloquente della sua eredità scientifica.
Egli visse la fisiologia in tutta la sua vasta estensione, in tutti i campi con cui essa confina, particolarmente con la medicina ed i suoi addentellati con le varie manifestazioni dell’arte.
Così si dedicò con tenacia allo studio della meccanica e della innervazione respiratoria, ideando anche un nuovo apparecchio chiamato toracopneumografo, per l’esame dei movimenti respiratori nelle diverse zone del torace e dell’addome; durante il soggiorno nella stazione zoologica di Napoli compì importanti ricerche nel campo della fisiologia degli animali marini e su alcune proprietà dei centri nervosi degli stessi; condusse numerosi e importanti lavori nel campo della fisiologia dell’alimentazione. L’attività scientifica si estese anche alla fisiologia dell’udito e della voce che egli coltivò con particolare passione e successo.
Silvestro Baglioni sentì sempre la seduzione dell’arte in tutte le sue molteplici espressioni; così diventò un fine raccoglitore di oggetti antichi, critico d’arte, collezionista di tele, appassionato di musica e poesia, archeologia e numismatica, intenditore di opere di scultura classica e vecchi codici.
Nel campo della musica condusse degli studi particolari ideando una scala di quarti di tono, un antico genere musicale greco che applicò all’enarmonium, uno strumento musicale a due tastiere da lui ideato; durante la sua permanenza in Sardegna all’Università di Sassari, si interessò, unico fisiologo, alla tecnica della respirazione a fiato continuo che permise ai suonatori di strumenti a fiato di non interrompere il suono nel respirare.
Analizzò l’estetica musicale di Giacomo Leopardi e musicò sei fra i più bei canti del grande poeta recanatese.
Alla sua fervida attività di ricercatore, affiancò una gloriosa carriera di docente universitario che trasmise le sue passioni scientifiche a centinaia di allievi nei vari atenei in cui ricoprì la cattedra di fisiologia: Gottinga in Germania, Napoli, Sassari, Pavia e infine a Roma dove rimase per trent’anni.
La fama dello scienziato Baglioni si divulgò in tutto il mondo della medicina sia in Italia che all’estero grazie alle numerosissime pubblicazioni in diverse lingue (era poliglotta) in forma di note, memorie, monografie (più di 300) relative ai più disparati rami della fisiologia; molto apprezzato il suo “Trattato di fisiologia umana” edito nel 1926 e ristampato più volte, un testo basilare per gli studenti di medicina. Estese la comunicazione delle sue indagini in conferenze, convegni, corsi; molte le partecipazioni a congressi scientifici come relatore o come presidente. Moltissimi i riconoscimenti per Baglioni da parte di prestigiose accademie italiane e straniere, sodalizi e ministeri.
Anche se era diventato uno scienziato di fama internazionale, Baglioni non dimenticò mai la sua terra natia e portò sempre le Marche nel cuore; conosceva storie e problematiche di molti ambienti e spesso le trattava in conferenze di speciale interesse.
Scoprì per primo la necropoli di Belmonte, seguì con passione gli scavi e fece delle pubblicazioni sui reperti rinvenuti man mano nelle numerose tombe.
A Sarnano, dopo accurate analisi, indicò per primo le proprietà benefiche delle acque termali che hanno dato vita allo stabilimento a lui dedicato.
Quasi tutte le estati il professore trascorreva un periodo di riposo a Sarnano e uno nel suo paese natale, dove aveva rapporti di grande cordialità con tutti.

S.B.

S.B.

Morì a Roma nel 1957 e molte furono le commemorazioni che seguirono in diverse città italiane, non ultimo il suo paese che eresse un busto nel trigesimo della morte per onorare la sua memoria e additare come esempio la sua figura alle future generazioni.

Ivano Bascioni