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Torre di Palme Chiesa S. Agostino 150

Fermo, Torre di Palme: Chiesa di Sant’Agostino

XIV secolo – con polittico di Vittore Crivelli

La chiesa, a pianta rettangolare, è unita a nord all’edificio che fu il convento dei monaci agostiniani eremitani.
Attraverso il portale di ingresso, a doppia strombatura con tre cornici diverse per intaglio e sormontato da un rosone circolare, si accede nella chiesa scendendo quattro gradini.
Sulla facciata a sud, posta lungo la via principale di Torre di Palme, troviamo il secondo ingresso della chiesa, il cui portale, sempre a doppia strombatura, è evidenziato da due lunghe finestre ad arco.
Interessante è la cornice dell’arco della finestra, posta a destra del portale di ingresso: composta di una serie di archetti sorretti da due colonnine, ricorda il loggiato di un chiostro. Nell’archetto centrale è inserita a bassorilievo la figurina di un santo.
E’ San Giovanni Battista, che con la mano destra sorregge la Chiesa di Sant’Agostino, mentre con la sinistra indica la Chiesa di San Giovanni Battista, posta ad ovest.
Tutto ciò potrebbe far pensare che sia il convento che la chiesa adiacente dipendevano dalla Chiesa di San Giovanni Battista. Internamente il presbiterio è sopraelevato di tre gradini rispetto al resto della chiesa.
A circa un metro dalla parete di fondo troviamo il polittico di Vittore Crivelli sorretto da un basamento.
Il polittico del Crivelli al centro, una tavola del Pagani, provenienti dalla Chiesa di Santa Maria a Mare, ed alcuni paramenti cinquecenteschi è quanto resta alla chiesa, spogliata da restauri maldestri, delle strutture e degli arredi sacri, testimonianze di un passato di grande importanza.
La datazione della chiesa è incerta.
Potrebbe essere stata costruita nel XIV secolo, ovvero dopo il 1296 anno in cui Bonifacio VIII costituì l’ordine degli Eremitani di Sant’Agostino.
Una parte dei frati si trasferì dal convento di Santa Maria a Mare presso l’edificio adiacente all’attuale chiesa di Sant’Agostino, al tempo probabilmente denominata in altro modo. In seguito la chiesa fu ricostruita e dedicata al loro patrono.
Ciò trova conferma nel fatto che il muro comune al convento e alla chiesa mostra, accanto al mattone, l’uso della pietra, entrambi i materili infatti sono utilizzati negli edifici di San Giovanni Battista e Santa Maria a Mare, databili il primo tra il III ed il VII secolo, metro il secondo intorno all’XI secolo.
Guardando le due facciate principali della chiesa di Sant’Agostino, invece si può notare che non solo i muri ma anche gli elementi decorativi sono realizzati interamente a mattone, “lasciato sempre nelle sue integrali dimensioni (26x12x5), lavorato di martello a losanghe, a rilievi, ad archi, a mensole e collocato in opera in modo da formare un insieme decorativo e di ottimo effetto”.

VITTORE CRIVELLI:
MADONNA COL BAMBINO, SAN GIOVANNI BATTISTA, SAN PIETRO, SAN PAOLO, SANT’AGOSTINO: ordine inferiore. CRISTO RISORTO tra due ANGELI, SAN SEBASTIANO, SAN GIROLAMO (o San Giovanni elemosinario), SAN NICOLA DA TOLENTINO, SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA: ordine superiore. Nella predella Gesù tra i 12 Apostoli.
Tempera su tavola, centimetri 252×23; polittico già in cornice coeva.

Considerato per molto tempo opera di Carlo Crivelli, il polittico rappresenta uno dei migliori lavori del pittore.
Incerta è la sua datazione.
Se lo scomparto centrale risulta migliore delle figure dei santi considerate dalla critica “al quanto legnose ed inerti, benchè piacevoli e delineate con diligente accuratezza “, nel complesso “l’effetto dell’opera è magnifico, … essa trae il suo fascino anche dalla profusione degli ori, dal colore”.
Vittore Crivelli nacque a Venezia intorno al 1440 si trasferì in seguito in Dalmazia, dove venne in contatto con le “ieratiche icone bizantine, rilucenti di oro e fiorite di arabeschi, decorate con preziosità minute e testimoni della splendida fastosità della tradizione orientale”.
Non appena la minaccia dell’invasione dei turchi si profilò in tutta la sua gravità, incominciò l’esodo dei cittadini dell’impero d’Oriente. Fu così che le maggiori famiglie slave ed albanesi vennero a stabilirsi soprattutto sul litorale piceno e fermano. “E’ lecito pensare quindi che siano state queste persone a chiamare nella Marche il pittore veneto, che aveva conosciuto la policromia dei mosaici bizantini ed assimilato dal gusto tardo-gotico lo sfarzo ornamentale della complessità del disegno”.
Le sue opere, il cui gusto pittorico si rifà anche a quello orientale, piacquero non solo agli albanesi, ma anche ai marchigiani, per cui divenne uno dei pittori più importanti di quel periodo.

Emilio Properzi

Da “Torre di Palme” di Emilio G. Properzi – Il Segno Editrice